OSPEDALE DELLA MURGIA, AVVIATA RAPIDAMENTE NUOVA PROCEDURA DI RECLUTAMENTO DEI MEDICI TRASFUSIONISTI PER LA BANCA DEL SANGUE.

EVVIVA. NON DEMORDIAMO!

Sulla Banca del Sangue all’Ospedale della Murgia, dopo le amarezze apprese nelle ultime settimane, le buone notizie.

Come avevo anticipato due giorni fa, infatti, la ASL Bari ha già avviato la procedura di reclutamento di medici trasfusionisti da destinare al Servizio trasfusionale che sarò attivato all’Ospedale “Perinei”.

Un provvedimento tempestivo e opportuno, reso necessario in seguito alla richiesta di trasferimento in altre sedi dei due professionisti già assunti per tale incarico e all’impossibilità di assumerne altri attingendo ad una precedente graduatoria (circostanze di cui ho dato conto qui).

I medici saranno reclutati attraverso una procedura di mobilità volontaria, il cui avviso è stato già pubblicato nel Bollettino regionale e presto, probabilmente lunedì, lo sarà anche nella Gazzetta Ufficiale nazionale.

L’avviso è rivolto a dirigenti medici, specializzati in medicina trasfusionale, e dipendenti presso Aziende e/o Enti pubblici del comparto sanità, che, entro trenta giorni dalla pubblicazione, potranno presentare domanda per lavorare alla Banca del Sangue dell’ospedale murgiano.

Dunque, ancora un po’ di pazienza; qualche mese per la definizione di questa procedura e per l’attivazione del nuovo Servizio, un obiettivo che sarà comunque raggiunto a beneficio di tutto il territorio murgiano.
Ringrazio per il lavoro che stanno svolgendo e la eccezionale e rapida reazione dinanzi all’imprevisto problema, il Direttore generale della ASL di Bari, Vito Montanaro, il Direttore sanitario, Silvana Fornelli, e il Direttore del Dipartimento di “Medicina Trasfusionale”, Michele Scelsi.

Davanti agli ostacoli non ci si ferma, si prosegue con idee e lavoro. Ecco, il cammino è stato ripreso, senza indugi. Avanti così!

 

CENTRO RIABILITATIVO “PADRE PIO” DI CAPURSO: NECESSARIO RAPIDO INTERVENTO PER ASSICURARE AI PAZIENTI LA CONTINUITÀ DEI PIANI RIABILITATIVI.

Occorre intervenire rapidamente per assicurare continuità ai piani riabilitativi e terapeutici dei pazienti della ASL Bari.

Nel luglio del 2017, ricordo, la Regione ha revocato l’accreditamento nei confronti della GMS s.p.a., società che gestisce il centro di riabilitazione “Padre Pio” di Capurso. Con una successiva deliberazione (la numero 2313 del 28 dicembre 2017), la Giunta ha affidato alla ASL di Bari la titolarità dell’erogazione delle prestazioni riabilitative prima erogate dal Padre Pio, incaricando il Direttore generale di individuare, mediante procedura ad evidenza pubblica, un operatore sanitario qualificato in grado di rilevare personale e pazienti dello stesso centro [da qui la successiva deliberazione del Direttore Generale della ASL Bari di indizione della gara].

In attesa della definizione di tale complessa vicenda e degli esiti della procedura di individuazione del nuovo operatore, opportunamente avviata, sono numerosi i pazienti cui purtroppo viene negata l’erogazione delle prestazioni di riabilitazione da parte delle altre quattro strutture convenzionate, le quali riferiscono di non avere disponibilità di posti letto e di fisioterapisti per le cure domiciliari.

È necessario e chiedo, pertanto, che, nelle more dell’individuazione del nuovo soggetto che rileverà le prestazioni e il personale del centro “Padre Pio”, la ASL Bari e il Dipartimento regionale “Promozione della salute”, intervengano rapidamente per affrontare la questione, verificando la fondatezza e le ragioni della indisponibilità di altre strutture e, soprattutto, adottando misure, anche transitorie, che garantiscano ai pazienti la continuità dei piani di riabilitazione prescritti dai medici ASL e dunque una tutela effettiva del diritto alla salute.

OSPEDALE DELLA MURGIA, PER AVVIO DELLA BANCA DEL SANGUE NECESSARIO RECLUTARE DUE TRASFUSIONISTI

Nella attività politica e istituzionale, ci sono alti e bassi, gioie e dolori. Risultati e passi in avanti, ma anche, numerosi, ostacoli insormontabili o difficoltà e imprevisti da superare, con un supplemento di pazienza e lavoro. Il più delle volte (contrariamente a quanto si possa pensare) sono del tutto indipendenti dalla volontà e dalla capacità di lavoro di chi è impegnato in ruoli amministrativi o politici.

Oggi, devo mettervi a parte di un imprevisto di questo tipo, su una questione che sto seguendo, quasi ossessivamente, dall’inizio del mio mandato (un anno e mezzo fa): l’attivazione del Servizio Trasfusionale presso l’Ospedale della Murgia “Fabio Perinei”, comunemente indicato con l’espressione Banca del Sangue. Un servizio atteso da molti anni.

Vi ho aggiornato su tutte le tappe consumate e conquistate sinora. L’ultima sono stati i lavori edili effettuati per ricavare un ambiente più ampio, per il laboratorio annesso, dotato di finestra verso l’esterno (da qui la mia ultima nota).

Era imminente il raggiungimento del risultato. Purtroppo non sarà così. Dobbiamo attendere ancora qualche altro mese. Agli inizi di aprile, era tutto pronto per la richiesta di accreditamento: nuovo personale (due medici trasfusionisti, tecnici di laboratorio, attrezzature, spazi, auto, ecc.). Pochi giorni fa, la doccia fredda. Entrambi i medici trasfusionisti destinati al Servizio, assunti da una graduatoria di concorso conclusosi alcuni mesi fa, hanno chiesto il trasferimento presso strutture ospedaliere di altre regioni (uno a Matera, l’altro a Frosinone). A questo si aggiunga che tutti i 23 medici trasfusionisti risultati idonei in quella procedura concorsuale sono stati assunti in Asl pugliesi. Quindi non è stato possibile procedere allo scorrimento della graduatoria ormai esaurita.

Una dolorosa battuta d’arresto.

Con pazienza, abbiamo ripreso il percorso e l’attività di impulso e sollecitazione. Nelle ultime ore, dal Direttore generale della ASL di Bari, Vito Montanaro, dal Direttore sanitario, Silvana Fornelli, e dal Direttore del Dipartimento di “Medicina Trasfusionale”, Michele Scelsi, ho avuto conferma che si è attivata una nuova procedura per la copertura di quelle due posizioni mediche presso il Servizio Trasfusionale della Murgia: si sta procedendo con un avviso di mobilità regionale e sovraregionale e, contestuale avvio, in caso di esito negativo, di nuova procedura concorsuale. Li ringrazio, con grande sincerità.

Ecco, con pazienza, andiamo avanti. Un passo alla volta, senza fermarsi o riprendendo il cammino senza troppi indugi.

Vi tengo aggiornati.

PUGLIA KM 0: VIA LIBERA ALLA LEGGE PER PROMUOVERE E VALORIZZARE PRODOTTI AGROALIMENTARI DI QUALITÀ DELLA FILIERA CORTA.

È stata approvata oggi a larghissima maggioranza dal Consiglio regionale la proposta di legge, da me presentata, che punta a valorizzare e promuovere i prodotti agricoli e agroalimentari “a chilometro zero”, istituendo anche un apposito segno distintivo [da qui la scheda della proposta di legge con il testo originario, gli emendamenti in commissione e aula, a breve con il testo coordinato finale].

Si tratta di un articolato e organico intervento legislativo che, per la prima volta in Puglia ma anche nel panorama normativo nazionale, si propone, per un verso, di sostenere le produzioni di qualità e a basso impatto ambientale e, per l’altro, di promuovere la loro diffusione e commercializzazione, favorendo altresì la vendita diretta da parte degli stessi produttori agricoli.

La proposta, presentata lo scorso lo scorso giugno a valle di una lunga fase di elaborazione e di una proficua interlocuzione con organizzazioni del mondo agricolo (in particolare con la Coldiretti Puglia, che ringrazio per gli argomenti e gli spunti di riflessione forniti), è scaturita dalla necessità di intervenire sul piano legislativo per invertire la rotta nei processi di commercializzazione e distruibuzione dei prodotti agricoli. Negli ultimi decenni, infatti, si sono consolidate le cosiddette “filiere lunghe”, modalità di distribuzione dominate da imprese di grandi dimensioni che operano su mercati globali. Tale processo ha condotto all’omologazione delle colture agricole, all’impoverimento della diversità biologica e culturale, nonché di gusti e consumi, e all’incremento dei costi ambientali (dovuto ai molteplici passaggi intermedi della distribuzione). Ha inoltre decisamente ridimensionato la possibilità per il cittadino-consumatore di esercitare un effettivo controllo sull’origine e sulle modalità di produzione di ciò che acquista e consuma.

Tuttavia, in anni recenti, numerose iniziative hanno cercato di ricondurre i prodotti agroalimentari al loro luogo di origine e di restituire visibilità e dignità al lavoro dei produttori, secondo un modello di «filiera corta», radicata cioè nel territorio in cui il prodotto è coltivato e quindi legata alle sue risorse naturali, culturali e sociali. Un approccio che consente anche di salvaguardare l’ambiente. Si stima infatti che un pasto medio percorre oltre 1.900 chilometri su camion, navi o aerei prima di arrivare sulla tavola. Consumare prodotti di filiera corta, originari del territorio e quindi a «chilometro zero», significa ridurre considerevolmente le emissioni in atmosfera di gas nocivi (in termini di emissioni annue una tonnellata di anidride carbonica per famiglia), i numerosi passaggi di imballaggio e confezionamento, oltre che promuovere modelli virtuosi ed ecocompatibili di sviluppo economico.

La legge approvata oggi punta perciò a valorizzare nel territorio regionale i prodotti agricoli e agroalimentari «a chilometro zero», ossia quelli che soddisfano congiuntamente requisiti di sostenibilità ambientale e di qualità alimentare (prodotti di qualità certificata, di aree protette, di risorse genetiche autoctone, a marchio collettivo, ecc.), promuovendone l’acquisto e il consumo da parte delle pubbliche amministrazioni e da operatori commerciali privati, garantendo ai consumatori una informazione trasparente, puntuale ed efficace in ordine alla tracciabilità dei prodotti.

Quanto al primo requisito è necessario che, per il trasporto dal luogo di produzione a quello presumibile di consumo, siano prodotti meno di 25 kg di anidride carbonica equivalente per tonnellata. Ad esempio, ai fini della definizione di prodotto a km 0, una tonnellata di prodotto non può percorrere più di 110 km circa tra un punto e l’altro.

Diversi gli interventi previsti:

  • disposizioni per favorire l’utilizzo di prodotti a “Km 0” nell’ambito dei servizi di ristorazione collettiva e nelle forniture di prodotti alimentari gestiti da enti pubblici, con la previsione di criteri preferenziali, nelle procedure di aggiudicazione dei relativi appalti, per le imprese che garantiscano l’utilizzo di questi prodotti per almeno il 35%;
  • disciplina della vendita diretta da parte dei produttori;
  • disposizioni in ordine alla diffusione e commercializzazione di tali prodotti, con la previsione di incentivi a favore degli operatori del settore della ristorazione, della ricettività e della distribuzione che assicurino soglie minime di prodotti a “Km 0”;
  • previsioni indirizzate ai Comuni nella programmazione dei mercati finalizzate a riservare una quota di posteggi per la vendita diretta e la vendita di prodotti a “Km 0”;
  • creazione di un marchio «Puglia Km 0», un segno distintivo destinato a certificare la provenienza dei prodotti oltre che delle attività che ne fanno uso;
  • disposizioni dirette a garantire ai cittadini, anche attraverso una specifica sezione del portale web della regione, le informazioni sulle iniziative regionali di promozione dei prodotti a “Km 0” e l’elenco delle imprese che assicurano la vendita o l’utilizzo di tali prodotti.

Con tali misure, che saranno avviate grazie a una iniziale dotazione finanziaria di 500 mila euro, si intende sostenere sul territorio regionale nuovi modelli di distribuzione e vendita, innescando nuove economie e valorizzando il lavoro delle piccole e medie imprese agricole pugliesi.

Un provvedimento dunque “di sistema”, atteso da anni da produttori e consumatori, frutto anche di un proficuo confronto avviato cone le organizzazioni del settore del Commercio (Confcommercio, Confesercenti) e che, nel corso del suo iter di approvazione ha ottenuto pieno sostegno da parte di importanti organizzazioni del mondo agricolo (come CIA e Coldiretti), dell’ANCI Puglia, del Governo regionale, espresso attraverso gli assessori all’Agricoltura, Leo Di Gioia, e allo Sviluppo Economico, Michele Mazzarano, che ringrazio anche per il contributo fornito attraverso le strutture di riferimento.

Alla Giunta regionale spetterà ora il compito di disciplinare, entro novanta giorni dalla pubblicazione della nuova legge, gli aspetti di dettaglio delle singole disposizioni, dando concreto respiro ai principi e finalità in essa contenute.

Ringrazio tutti i colleghi, in particolare i membri della IV Commissione, guidata da Donato Pentassuglia, per aver sostenuto questa proposta e che, con il proprio voto favorevole, hanno consentito di dotare la nostra regione di uno strumento normativo in grado di valorizzare appieno le produzioni di qualità e di filera corta.

EDILIZIA SCOLASTICA, GIUNTA REGIONALE APPROVA LINEE GUIDA PER UN AMBIZIOSO PIANO TRIENNALE DI INTERVENTI. UN’OCCASIONE DA NON PERDERE.

La Giunta regionale ha approvato le linee guida per la definizione del Piano regionale triennale di edilizia scolastica 2018/2020 e dei relativi piani annuali.

Si tratta di un importante e articolato provvedimento con il quale la Regione Puglia recepisce e specifica i criteri fissati dal decreto interministeriale pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo scorso 4 aprile, emanato a valle dell’accordo raggiunto nel mese di novembre in sede di Conferenza Stato-Regioni.

Nei prossimi giorni verrà adottato un avviso pubblico finalizzato a costituire un elenco di interventi di miglioramento, messa in sicurezza, ristrutturazione e nuova realizzazione di edifici scolastici pubblici pugliesi (comprese le palestre), che saranno finanziati nei prossimi tre anni. Tale avviso sarà formulato in modo tale che le graduatorie possano essere utilizzate dallo Stato o da parte della Regione per la concessione di ulteriori finanziamenti, anche con riferimento a specifiche tipologie di intervento e/o specifiche lavorazioni in ragione della coerenza con il finanziamento da assegnare.

Per la nostra regione sono già disponibili circa 90 milioni di euro stanziati dalla legge di bilancio dello Stato, a cui dovrebbero aggiungersi altre cospicue risorse derivanti sia dal Programma Operativo Regionale (POR Puglia 2014/2020), per circa 70 milioni di euro a valere sull’Asse X (“investire nell’istruzione, nella formazione e nell’apprendimento”). Sono inoltre, in attesa di conferma un ulteriore riparto di fondi statali destinati alla Puglia, pari a circa 200 milioni, e risorse specifiche per l’adeguamento alla normativa antincendio con un contributo per ogni singola scuola pari a 50 mila euro per le scuole di primo grado e 70 mila per quelle di secondo grado.

Le risorse già disponibili saranno ripartite e destinate per il 30% a progetti presentati da Province e dalla Città Metropolitana di Bari, e per il 70% a quelli presentati dai Comuni.

L’obiettivo strategico è quello di definire un piano organico e molto ambizioso per il miglioramento complessivo dell’edilizia scolastica regionale cui stanno lavorando con grande impegno e ciascuno per le proprie competenze, l’Assessore Sebastiano Leo e la Sezione regionale “Istruzione e Università”, diretta dall’Arch. Maria Raffaella Lamacchia, di concerto con la consigliera del Presidente Emiliano in materia di opere pubbliche, Anna Maria Curcuruto, e la Sezione “Lavori Pubblici”, diretta dall’Ing. Antonio Pulli, che ringrazio.

Tra gli interventi ritenuti prioritari, quelli di adeguamento sismico delle scuole esistenti o progetti di edifici di nuova costruzione nel caso in cui l’adeguamento risulti eccessivamente oneroso.

Seguono, in ordine di priorità, gli interventi finalizzati all’ottenimento del certificato di agibilità degli edifici scolastici e all’adeguamento degli stessi alla normativa antincendio, gli ampliamenti di edifici esistenti o la realizzazione di nuovi per specifiche esigenze scolastiche, e altre tipologie di intervento per edifici già a norma.

La Regione selezionerà i progetti tenendo conto di una serie di criteri, tra cui il livello di progettazione (progetto di fattibilità, progetto definitivo o progetto esecutivo), il completamento dei lavori già avviati, la sostenibilità ambientale del progetto, il grado di dispersione scolastica, la qualità architettonica o la disponibilità dell’ente proponente a cofinanziare il progetto.

Un punteggio aggiuntivo sarà attribuito qualora l’intervento proposto sia l’esito di un concorso di idee o di progettazione, strumento, questo, previsto dal Codice degli appalti pubblici e finalizzato a valorizzare l’innovatività e la creatività soprattutto dei giovani professionisti.

Ulteriore elemento caratterizzante delle linee guida approvate è che il piano triennale di edilizia scolastica sarà aggiornato annualmente con la rideterminazione dei punteggi sulla base di una serie di criteri tra cui lo stato di avanzamento delle progettazioni.

In conclusione, si tratta evidentemente di una straordinaria opportunità che gli Enti locali non devono lascarsi sfuggire per proporre e realizzare progetti utili oltre che a migliorare complessivamente il patrimonio di edilizia scolastica esistente, anche a contrastare l’abbandono scolastico attraverso il miglioramento degli standard di sicurezza e di qualità degli ambienti e delle infrastrutture per l’apprendimento.

Nei prossimi giorni sarà pubblicato il bando cui seguirà la fase di invio e di valutazione delle proposte progettuali.

Un’occasione da non perdere per Altamura.

La Città Metropolitana di Bari e l’Amministrazione comunale di Altamura siano pronte con progetti da candidare a finanziamento nell’ambito del nuovo piano regionale di edilizia scolastica triennale.

Si tratta di una straordinaria opportunità, assolutamente da non perdere, per proporre progetti riguardanti il nostro territorio, come, ad esempio, interventi di adeguamento dell’Istituto tecnico- commerciale “F. M. Genco”; oppure, come ripeto ormai da tempo, è possibile immaginare la delocalizzazione di un edificio scolastico esistente o la realizzazione di uno nuovo da destinare a scuola elementare e media nel quartiere Trentacapilli, su un’area disponibile e di proprietà pubblica di circa 19 mila metri quadrati. Una struttura che si andrebbe ad integrare con il futuro Polo per l’Infanzia Innovativo, dedicato ai bambini nella fascia di età 0-6 anni, già selezionato dalla Regione per essere finanziato con fondi ministeriali e che sorgerà nella medesima area (sui restanti 5 mila metri quadrati dei complessivi 24 mila).

In questo modo si potrebbe dar vita a un vero e proprio istituto comprensivo per bambini e ragazzi dai 0 ai 13 anni, in grado di completare la dotazione di infrastrutture destinate a servizi didattici e ricreativi di un quartiere popoloso come Trentacapilli, abitato da oltre 6 mila persone (soprattutto giovani famiglie) costrette, ogni giorno, ad oltrepassare la Statale 96 per accompagnare bambini e ragazzi a scuola.

Questo intervento, inoltre, consentirebbe di ospitare la comunità scolastica attualmente in altre strutture vetuste, per le quali si potranno mettere in cantiere interventi radicali di ristrutturazione e non di mera manutenzione che, ripetuti nel tempo, risultano alla fine costosi e insoddisfacenti.

Insomma, un’opera necessaria per tutta la comunità altamurana che si può, anzi si deve fare!

LISTE DI ATTESA IN SANITÀ, UNA RISPOSTA NECESSARIA AD UN PROBLEMA LARGAMENTE AVVERTITO.

LISTE DI ATTESA IN SANITÀ, LE FORZE POLITICHE SI CONFRONTINO SUL MERITO PER FORNIRE UNA RISPOSTA NECESSARIA AD UN PROBLEMA LARGAMENTE AVVERTITO.

Il dibattito pubblico che si è aperto in questi giorni sulla proposta di legge avanzata dal collega consigliere Fabiano Amati e da me sottoscritta [da qui il testo e la relativa scheda], finalizzata ad abbattere in Puglia la piaga delle liste di attesa in sanità, dimostra quanto questo tema sia molto sentito e, quindi, che una iniziativa legislativa in materia sia quanto mai opportuna.

Alla luce dei molteplici interventi sulla materia e anche delle diverse opinioni espresse, possiamo certamente dire che l’iniziativa legislativa consiliare abbia già conseguito un primo meritorio e importante risultato, quello cioè di aver avviato una discussione franca e aperta su una problematica odiosa che, forse più di ogni altra, penalizza i cittadini e rende non effettivo il diritto alla salute garantito dall’art. 32 della Costituzione.

È bene ricordare, a questo proposito, che stiamo parlando di una iniziativa coraggiosa che affronta in modo innovativo e assolutamente ineccepibile sul piano giuridico, lungi da ogni deriva populista e demagogica, uno dei temi più delicati che riguardano il sistema sanitario pugliese e cioè le liste di attesa che, in molti casi, rendono difficoltoso per i cittadini poter effettuare, in regime pubblicistico, visite mediche o esami diagnostici in tempi ragionevoli. Tra l’altro si tratta, sovente, delle stesse prestazioni che, privatamente e dietro il pagamento della parcella al medesimo professionista, si possono ottenere nel giro di qualche giorno. Tutto questo rende obiettivamente iniquo il sistema, ingenerando sentimenti di sfiducia e disapprovazione nei cittadini che sono difficilmente biasimabili.

Con questo, ovviamente, non si vuole nè demonizzare la generalità dei medici pugliesi che lavorano con competenza e professionalità, spesso in contesti difficili nell’ambito del servizio sanitario regionale, né addossare loro colpe e responsabilità per l’esistenza di lunghe liste di attesa (che, per la verità, interessano, a macchia di leopardo, solo talune strutture) la cui responsabilità spesso è da ricercare nella mancanza di personale o in deficit di carattere organizzativo, ma si vuole evidentemente introdurre correttivi che possano affrontare una criticità sulla cui esistenza immagino nessuno voglia avanzare dubbi.

Molti passi avanti sono stati compiuti in questi anni per rendere la sanità pugliese migliore e all’altezza delle aspettative dei cittadini, anche compiendo sacrifici dolorosi e difficili allo scopo di recuperare terreno in termini di efficienza, efficacia ed economicità di tutto il sistema sanitario. Ora, accanto alla fase di concreta attuazione del nuovo piano di riordino ospedaliero (che dovrà essere accompagnato da verifiche costanti per migliorarne e integrarne i contenuti) e al potenziamento del personale in corso, è indispensabile fornire una risposta concreta anche al bisogno di tempestività delle prestazioni richieste dai cittadini.

La proposta di legge che sarà discussa in Commissione Salute a partire dalla prossima settimana affronta proprio questo tema, introducendo correttivi (quali ad esempio la sospensione temporanea delle prestazioni in regime intramurario ove sussista un evidente disallineamento tra i tempi di attesa) per assicurare la tempestività delle prestazioni del servizio sanitario pubblico.

Questo tema, tra l’altro, è certamente di competenza regionale dal momento che, come noto, la stessa Corte Costituzionale ha più volte ribadito che la disciplina dell’attività medica intramuraria rientra nell’ambito della materia concorrente della “tutela della salute”, ai sensi dell’art. 117, terzo comma, della Costituzione. Spetta quindi alle Regioni disciplinare nel dettaglio la materia, nell’ambito dei principi di carattere generale dettati dalle norme statali. A tale riguardo, l’art. 1, comma 4, della legge 3 agosto 2007, n. 120 recante “Disposizioni in materia di attività libero-professionale intramuraria e altre norme in materia sanitaria”, prevede espressamente che le Regioni adottino misure finalizzate (tra le altre cose) a garantire il monitoraggio aziendale dei tempi di attesa delle prestazioni erogate nell’ambito dell’attività istituzionale, al fine di assicurare il rispetto dei tempi medi, attivando ogni misura idonea a ridurre le liste di attesa.

Esattamente in questo quadro e nei limiti fissati dalle norme costituzionali e statali, pertanto, si muove la proposta di legge presentata che ha l’obiettivo di rendere più efficace e tempestivo il servizio sanitario regionale.

Dinanzi a questa sfida che come legislatori siamo chiamati ad affrontare, le argomentazioni addotte da chi sta criticando la proposta di legge di cui trattasi, appaiono in molti casi francamente sorprendenti in quanto, in larga misura, pretestuose e fuorvianti. Ma non volendo assolutamente mettere in discussione la buona fede dei colleghi consiglieri, mi auguro che da parte di tutti venga un contributo fattivo finalizzato a migliorare il testo di legge proposto. L’unica cosa che troverei davvero incomprensibile, sarebbe l’atteggiamento di chi si volesse opporre strenuamente alla iniziativa legislativa intrapresa senza proporre alcuna soluzione alternativa per affrontare il medesimo problema, tradendo in questo modo l’intenzione reale di lasciare evidentemente che nulla cambi.

Sono sicuro che nessuno nutra questo intendimento e che quindi si potrà alacremente lavorare in Commissione, prima, e in Consiglio poi, per dotare la Regione Puglia di una disciplina in grado di risolvere la grave iniquità rappresentata dalle lunghe liste d’attesa in sanità. I cittadini pugliesi questo si aspettano da una classe dirigente responsabile.

 

PUBBLICATA GRADUATORIA BORSE DI STUDIO, A.S. 2017/2018, PER STUDENTI SCUOLE SECONDARIE DI II GRADO.

È stata pubblicata la graduatoria provvisoria delle domande per l’erogazione delle borse di studio relative all’anno scolastico 2017/2018, di cui avevo informato alcune settimane fa.

Con il codice pratica è possibile verificare se la domanda è stata accolta. Da qui:
https://www.dirittoallostudiopuglia.it

Le borse di studio dovrebbero ammontare a poco meno di 300 euro e saranno disponibili a partire dal mese di maggio. Tutti i dettagli sull’utilizzo dei buoni saranno pubblicati sul PORTALE DELLO STUDENTE
http://iostudio.pubblica.istruzione.it/

MONITORAGGIO E TRATTAMENTO DEL DIABETE, LA PUGLIA ALL’AVANGUARDIA PER ACCESSO ALLE TECNOLOGIE E MIGLIORE QUALITÀ DELLA VITA DEI PAZIENTI.

Anche in Puglia alcuni dispositivi tecnologici per il monitoraggio e il trattamento del diabete, inseriti nei nuovi Livelli essenziali di assistenza (LEA), saranno a carico del Servizio Sanitario Regionale.

Con una recente deliberazione (n. 387 del 13.03.2018, pubblicata nel Bollettino ufficiale n. 49 del 09.04.2018), la Giunta regionale, su proposta del Presidente Emiliano, ha infatti adottato le “linee guida per l’utilizzo dei dispositivi per la somministrazione dell’insulina e il monitoraggio in continuo della glicemia nei pazienti affetti da diabete”, elaborate e approvate dal Tavolo tecnico regionale sulla diabetologia, coordinato dal Direttore del Dipartimento regionale Politiche della salute, benessere sociale e sport per tutti, Giancarlo Ruscitti, dal Commissario straordinario dell’Agenzia regionale per la salute ed il sociale (Aress), Giovanni Gorgoni, e dal responsabile scientifico, prof. Francesco Giorgino, Direttore dell’Endocrinologia del Policlinico di Bari.

Si tratta di un importante obiettivo raggiunto dalla Puglia per migliorare la qualità della vita dei soggetti affetti da questa diffusa patologia (soprattutto minori dai 4 ai 18 anni e particolari categorie di adulti che rientrano nei criteri individuati dalle evidenze scientifiche) i quali potranno finalmente trarre vantaggio da un monitoraggio non invasivo della glicemia.

Un risultato frutto anche di un metodo di lavoro partecipato, nel quale gli attori istituzionali, le associazioni dei pazienti, i tecnici del settore e gli accademici, riuniti nel Tavolo tecnico, hanno consentito alla Giunta regionale di adottare un provvedimento all’avanguardia in Italia, secondo un approccio scientifico alla decisione politica.

In particolare, lo studio del Tavolo tecnico si è concentrato su quattro dispositivi: le pompe per l’infusione continua di insulina (microinfusori), il sistema integrato microinfusore e sensore per il monitoraggio del glucosio interstiziale in continuo (SAP), i sistemi per il monitoraggio del glucosio interstiziale in continuo e la terapia insulinica iniettiva con ago-cannula sottocutanea.

Sono circa 27.000, si stima, i pazienti destinatari di tale tecnologia in Puglia, di cui circa 800 in età pediatrica.

Il provvedimento adottato dal governo regionale non solo individua le modalità di accertamento del diritto alla prestazioni, le modalità di fornitura dei prodotti e i quantitativi massimi concedibili, ma punta anche a riorganizzare l’intero sistema di assistenza dei pazienti affetti da diabete, che sarà omogeneo nell’intero territorio regionale.

 

VITALIZI, CONTRIBUTO DI SOLIDARIETÀ PER LA RICERCA SU MALATTIE RARE. BENE L’APPROVAZIONE.

Esprimo grande soddisfazione per l’approvazione, avvenuta oggi in Consiglio regionale, della norma proposta dal Presidente Mario Loizzo e finalizzata a reintrodurre l’applicazione di un contributo di solidarietà agli assegni vitalizi, compresi quelli di reversibilità, erogati dalla Regione Puglia agli ex amministratori regionali (presidenti, assessori e consiglieri), aboliti a partire dal 2013. La norma è rispettosa dei limiti e vincoli stabiliti, in più occasioni, dalla Corte Costituzionale, secondo cui è possibile intaccare i “diritti acquisiti”, come i trattamenti previdenziali, a patto che gli interventi «siano temporanei e ragionevoli».
Con la norma approvata oggi, infatti, ai titolari di questi trattamenti economici sarà applicato un contributo straordinario del 3% per la parte dell’assegno vitalizio che eccede i 25.000 euro e fino a 50.000 euro annui, del 6% per la parte che eccede i 50.000 e fino a 90.000, del 12% per la parte che eccede i 90.000 euro. Tali percentuali sono incrementate di un ulteriore 3% nel caso in cui il beneficiario percepisca un analogo trattamento economico in quanto ex parlamentare (nazionale o europeo).
Le risorse che deriveranno da questo contributo straordinario (della durata di due anni) ammontano ad oltre 1 milione di euro e, alla stregua di una tassa di scopo, saranno destinate a sostenere progetti per finalità di ricerca in materia di cura delle malattie rare.
Un’iniziativa importante e significativa, quindi, alla quale io e il mio gruppo consiliare abbiamo assicurato la nostra convinta adesione e il nostro contributo per raggiungere un duplice scopo, lontani da ogni distorsione populista o propagandistica: ridurre i cosiddetti “costi della politica”, in un periodo storico in cui sempre maggiore appare la distanza tra cittadini e istituzioni, e sostenere importanti attività di ricerca in favore di soggetti affetti da patologie rare.
Quella scritta oggi dal Consiglio regionale, pertanto, rappresenta certamente una pagina di buona politica che merita di essere apprezzata.

21 MILIONI DI EURO PER LA MANUTENZIONE DELLA RETE STRADALE PROVINCIALE: VIA LIBERA DELLA GIUNTA REGIONALE AGLI INTERVENTI.

20 milioni e 457 mila euro (oltre alla copertura delle spese di progettazione) per interventi di manutenzione di strade provinciali e della Città Metropolitana di Bari.

Con una deliberazione approvata oggi, su proposta del Presidente Emiliano, infatti, la Giunta regionale ha preso atto della ricognizione effettuata dai predetti Enti territoriali e ha approvato i progetti da finanziare.

Le risorse per tali interventi, ricordo, erano state stanziate quasi un anno fa su iniziativa dell’allora Assessore alle Opere Pubbliche Gianni Giannini (delibera di Giunta n. 815 del 29 maggio 2017), a seguito di una ricognizione effettuata dal Dipartimento regionale “Mobilita, Qualità urbana, Opere pubbliche e Paesaggio” su progetti già finanziati nel 2010 nell’ambito della programmazione statale denominata ‘Strada Facendo’, ma in parte non eseguiti o mai avviati.

In attuazione di tale provvedimento le Province e la Città Metropolitana hanno individuato e comunicato agli uffici regionali una serie di interventi da realizzare, ritenuti prioritari e, secondo la direttiva regionale, rapidamente cantierabili.

Per il definitivo sblocco di tali risorse occorreva dunque un atto ricognitivo e deliberativo da parte della Regione. Sul punto sono intervenuto diverse volte, da ultimo la scorsa settimana [leggi qui oppure qui], sollecitando le strutture regionali a definire la procedura, al fine di consentire la realizzazione in tempi brevi di lavori di manutenzione non più rinviabili, indispensabili per migliorare la viabilità di competenza provinciale.

Grazie al provvedimento approvato oggi, i fondi disponibili saranno finalmente erogati in favore degli Enti territoriali che potranno così dare esecuzione ai progetti approvati.

Per quanto riguarda la Città Metropolitana di Bari, le risorse ammontano a oltre 7 milioni e 500 mila euro e potranno essere utilizzate per realizzare diversi interventi su strade provinciali del barese, ad esempio quelli finalizzati ad aumentare le condizioni di sicurezza lungo la Altamura-Corato (S.P. 238) o la Altamura-Laterza (S.P. 41), un’arteria che collega la Murgia barese con il ‘tarantino’.

Ringrazio, per aver colto la mia sollecitazione e per l’attenzione rivolta a questa questione, il Presidente Emiliano, nonché, per il lavoro svolto, la struttura del Dipartimento “Mobilita, Qualità urbana, Opere pubbliche e Paesaggio” diretta dall’ing. Barbara Valenzano e, in particolare, la Sezione “Lavori Pubblici”.