Una ragione di pià¹

C’è qualcosa di nuovo, nella vile uccisione del professore Marco Biagi. Il copione è sempre lo stesso, anche se ogni volta ci coglie di sorpresa e ci fa inorridire. E questa volta è addirittura una calcografia del delitto D’Antona, se si può usare questo termine per un evento sanguinoso. Ma c’è qualcosa di più, che non è un dettaglio ma un mistero che bisognerebbe capire.

Si legge su tutti i giornali che si è trattato di una “morte annunciata”. Non è il titolo di un romanzo sudamericano. Significa che questo agguato mortale era stato autorevolmente previsto cinque giorni prima, non in una palla di vetro ma negli uffici ministeriali e dai servizi di sicurezza. E non in termini generici ma specifici, con l’identificazione della vittima designata.

La dietrologia è un brutto esercizio e neppure voglio chiedere, da comune cittadino, perché le autorità  di governo non abbiano provveduto, in quei cinque giorni, a tutelare la vita della persona in pericolo. Dovrebbero bastare una telefonata e due ore di tempo per ripristinare una scorta. Ma il vero interrogativo è: com’è possibile che le autorità  e i servizi competenti conoscano tutto di un imminente delitto e ignorino tutto, prima e dopo, dei suoi autori? Così come ignorano tutto, a tre anni di distanza, dei killer del professor D’Antona che sono presumibilmente gli stessi?

Non voglio arrivare alla conclusione che le autorità  e i servizi preposti alla sicurezza pubblica siano degli incapaci oltre misura, anche se il sospetto è lecito. E tanto meno che siano in qualche modo conniventi, magari per omissione, anche se in molte occasioni del passato questo sospetto si è dimostrato fondato. Dico che c’è del marcio in danimarca e che nasconderlo con grida manzoniane contro un terrorismo senza volto è una disonestà  troppo facile.

Certo basta un singolo delitto come questo, che non è una bomba di carta, per resuscitare allarme nell’animo di tutti. E’ una provocazione sanguinosa che raggiunge un massimo effetto con un minimo sforzo. Ma quale che sia la sua matrice e quali che siano gli esecutori (sicari, estremisti, sigle occasionali, manovalanza malavitosa) non basta per evocare gli anni di piombo per sempre sepolti. E l’oscurità  che avvolge questa e altre vicende non ci impedisce di vedere chiaramente che il bersaglio politico siamo noi, è il sindacato, sono i movimenti di lotta, è tutta la sinistra italiana.

Non è una difficoltà  in più ma una ragione di più per alzare il livello della mobilitazione contro le politiche dissennate della destra di governo. La manifestazione romana di sabato sarà  contro il terrorismo, anzi i terrorismi, ogni terrorismo, in quanto e perché sarà  per la democrazia e per il primato del lavoro: umiliando il quale i fondamenti stessi della repubblica e della convivenza civile vengono meno. Sarà  un solare primo maggio anticipato, così come il raduno milanese di otto anni or sono fu un eccellente venticinque aprile sotto il diluvio. Poi lo sciopero generale ci ricorderà  che a far girare il mondo non è la prepotenza dei potenti ma la fatica materiale e immateriale delle persone in carne e ossa.

Il dovere di dimettersi

Una verità  concreta, fra i tanti deliri di una campagna elettorale permanente. Nessuno in Italia aveva più bisogno e diritto a una scorta dell’uomo ucciso l’altra sera a Bologna. Nessun assassinio è stato altrettanto annunciato. Marco Biagi era il nome e il cognome mancanti al perfetto identikit del “prossimo obiettivo del terrorismo”, disegnato dai servizi segreti e pubblicato pochi giorni fa da Panorama.

“Personalità  impegnate nelle riforme economico-sociali e del mercato del lavoro e, segnatamente, quelle con ruoli chiave in veste di tecnici e consulenti”. Le conclusioni, rilette, suonano agghiaccianti: “In cima alla lista dei potenziali obiettivi delle Br ci sono il ministro Maroni e i suoi collaboratori più stretti che lavorano nell’ombra”.

Marco Biagi aveva letto quell’articolo con la notizia della propria morte. Si era riconosciuto, aveva confessato le sue paure alla famiglia, agli amici. Al ministro Maroni, due giorni prima di essere ucciso, aveva detto: “Non vorrei che foste costretti a intitolarmi una sala, come a Massimo D’Antona…[bb]. Ma la scorta non era arrivata. I suoi assassini, indisturbati dallo Stato, avevano ripreso a braccarlo. E’ una storia che parte da lontano, dall’omicidio D’Antona, e prosegue nel 2000.

Dopo la firma del patto del lavoro di Milano. Marco Biagi figura come obiettivo in un volantino delle Br. Gli danno una scorta che gli viene tolta lo scorso novembre. I killer, bene informati, tornano all’attacco: “Adesso che ti hanno tolto gli angeli…”. gli dicono al telefono. Lui ne parla con l’ex ministro Treu, suo amico, chiede aiuto al ministro Maroni, il quale gira la richiesta al collega Scajola. Ma la lettera, dicono al ministero degli Interni, non arriva.

Strano, Maroni dovrebbe conoscere bene l’indirizzo. Di colpo, lo Stato e il governo spariscono intorno a quest’uomo, “leale servitore delle istituzioni”, come dicono oggi le autorità . Come, tanto tempo fa, intorno all”eroe borghese Ambrosoli. All”appuntamento con un omicidio annunciato Marco Biagi arriva da solo, in bicicletta, con due borse.

In un paese normale a questo punto il ministro degli Interni si dimette a furor di popolo. Ma il ministro Scajola non ha alcuna intenzione di dimettersi. Anzi, si lancia fra i primi nel gioco delle speculazioni, nella caccia alle streghe, nelle dietrologie sui presunti mandanti morali e responsabili politici. Quanto alle sue concrete responsabilità  di ministro, Scajola se la cava con una frase di un cinismo nuovo perfino per la politica italiana: “Non è con le scorte che si combatte il terrorismo”. Certo, si sarebbe la vita di un uomo, di quell’uomo ucciso sulla strada di casa.

Ma che può contare una vittima nei grandi orizzonti della strategia politica? Provi però il ministro a spiegarlo alla vedova. Non bastasse, il ministro inaugura il solito scaricabarile sui sottoposti, nella circostanza prefetti e questori. Colpevoli di che cosa, signor ministro? Di aver obbedito alle sue circolari sul taglio delle scorte. In cambio, fra l’altro, di “incentivi economici”. Nella perfetta logica dello Stato azienda: più tagli, più ti premio.

E’ lo spettacolo più indecente di queste ore, fra i tanti offerti da una classe politica che ci fa rimpiangere la fermezza, la civiltà  e l’alto senso dello Stato con cui i partiti usciti dalla Resistenza seppero affrontare e vincere il tremendo assalto degli anni Settanta, portato da migliaia di brigatisti e non dalla piccola banda di disperati (e impuniti) di oggi. Ed è tanto indecente da scandalizzare perfino questa maggioranza. La partita è stata aperta nel consiglio dei ministri, con la richiesta di dimissioni di Scajola e dei vertici dei servizi, il cui compito è proteggere la vita dei cittadini e non fornire lugubri “scoop” ai giornali. Che si risolva o meno in un regolamento di conti interno al governo, non importa.

Importa che la vita di un uomo minacciato da tempo si poteva salvare e chi sapeva e poteva non si è mosso. Altre vite di servitori dello Stato, tecnici, consulenti e magistrati, come il caso clamoroso di Ilda Boccassini, sono in pericolo, qui e oggi, e non vorremmo che domani venissero intitolate altre sale. Si deve provvedere subito, per oggi e per domani: e per ieri chi ha responsabilità , se la assuma.

Anche in questo caso, se vogliamo uscire dai deliri e tornare alla realtà , non sono state le parole ad armare gli assassini. Sono stati gli atti, compiuti o mancati.

(21 marzo 2002)

La risposta dei No Global al volantino BR

L’ e-mail di rivendicazione delle Brigate Rosse è arrivata anche all’indirizzo di posta del movimento dei new global napoletano. Il loro portavoce, Francesco Caruso, non ha letto il voluminoso contenuto. Ha risposto direttamente. Ha risposto così: «Non leggerò mai i vostri deliri e le vostre elucubrazioni mentali. Per questo vi rispedisco indietro il documento, senza averlo neppure aperto». Di più: «Non perderei mai il tempo -continua Caruso – per cercare di comprendere le vostre paranoie e se credete di costringermi o attirare l’attenzione in quanto le avete impregnate di sangue, vi sbagliate di grosso. L’effetto è esattamente il contrario: mi viene lo schifo, un senso di nausea solo se penso che voi avete ucciso un uomo per fare in modo che io e tanti altri leggessimo le vostre allucinazioni». Perchè, continua ancora il portavoce dei No global, «solo le allucinazioni vi possono portare a rincorrere la morte, solo una visione distorta, paranoica e psicopatica della realtà  vi può consegnare l’assurdo diritto di annientare una vita umana. Io non so se siete convinti o pagati: so solo che voi uccidete insieme a un uomo, uccidete indirettamente anche gli sforzi, le speranze e le utopie di una generazione in lotta per un futuro migliore, per un altro mondo possibile». «Se il vostro obiettivo è anche levarci dai piedi – conclude Caruso – o perchè troppo antagonisti o perchè poco antagonisti, in ogni caso non ci riuscirete: continueremo con forza, con passione e con gioia a mobilitarci, a lottare per un altro mondo possibile, un mondo dove non ci sia spazio per i carri armati israeliani nè per i bombardieri americani … e nemmeno per le vostre pistole».

Diario di una giornata di delirii

Giovedì
21 marzo 2002
I
fatti del giorno

– 

Come tutte le rivendicazioni
delle Brigate rosse quella
pubblicata oggi su Internet
dal sito Caserta24ore,
e giudicata attendibile dagli inquirenti, è di una noia mortale.
La prosa è al solito farraginosa, infarcita di subordinate e prolissa,
pachidermica, priva di qualsiasi raffinatezza di analisi. Verrebbe da
definirla bulgara e ottusa. Leggendola non puoi fare a meno di immaginare
le sinapsi di chi l’ha redatta e ne senti quasi il rumore, meccanico,
industriale, ottocentesco. Da questo punto di vista, niente di nuovo quindi.
Eccone alcuni brani:
"Con
questa azione combattente le Brigate Rosse attaccano la progettualità 
politica della frazione dominante della borghesia imperialista nostrana
per la quale l’accentramento dei poteri nell’Esecutivo, il neocorporativismo,
l’alternanza tra coalizioni di governo incentrate sugli interessi della
borghesia imperialista e il “federalismo” costituiscono le condizioni
per governare la crisi e il conflitto di classe in questa fase storica
segnata dalla stagnazione economica e dalla guerra imperialista. (…)
Compito di una forza rivoluzionaria come le Brigate Rosse è attaccare
questa progettualità  e così incidere nello scontro politico tra le classi,
in funzione di una linea di combattimento che in questa fase della guerra
di classe deve riferirsi a obiettivi rivolti a produrre disarticolazione
politica dello Stato e in cui si sostanzia l’agire da partito per costruire
il Partito. Con questo attacco le Brigate Rosse operano per spostare in
avanti lo scontro tra le classi e collocano su un punto di forza la posizione
degli interessi politici autonomi del proletariato, facendo così avanzare
la linea politica sulla quale indirizzare lo scontro prolungato con lo
Stato e l’imperialismo, che propongono alle avanguardie e al proletariato
rivoluzionario e a tutta la classe. (…) L’azione riformatrice di Marco
Biagi, esperto giuslavorista e delle relazioni industriali, rappresentante
delle istanze e persino dei sogni della Confindustria, si è espressa nell’Esecutivo
Berlusconi nelle responsabilità  primarie ricoperte nell’elaborazione del
“Libro Bianco”, nell’aver sostenuto le misure di abrogazione dell’articolo
18 dello Statuto dei lavoratori, e nell’essere promotore e conseguentemente
incaricato del compito di guidare l’ apposita commissione governativa,
che ne dovrà  realizzare il definitivo superamento con lo “Statuto dei
lavori” che adeguerebbe la regolazione dei rapporti di lavoro alle nuove
condizioni di mercato, e cioè costituirebbe uno strumento normativo che,
alludendo alla tutela dei nuovi lavoratori precarizzati, in realtà  definisce
le garanzie per i padroni nelle diverse forme di sfruttamento del lavoro
salariato. (…) Non meno degna di nota è la sua responsabilità  nel Patto
di Milano, anticipazione del modello di mercato del lavoro e sociale che
avrebbe voluto oggi generalizzare e con cui si è tentato di ritagliare
il prezzo e le condizioni di impiego della forza-lavoro sulla base nuda
e cruda della ricattibilità  di condizioni sociali di dipendenza particolarmente
svantaggiate, a prescindere e persino in contrasto con le condizioni di
mercato locali della forza-lavoro, con cui veniva dimostrato in modo inequivoco
come gli intenti odierni della borghesia non siano affatto riferibili
alla ideologia liberista che segnò lo sviluppo del capitalismo, non sono
rivolti a lasciare al “libero mercato” il rapporto tra capitale e lavoro,
sciogliendolo da vincoli politici, ma sono tesi a disporne altri a proprio
favore e a garanzia della subordinazione politica del proletariato. (…)
In relazione a questo quadro l’attacco portato dalle Br, nella figura
di Marco Biagi, alla progettualità  politica della borghesia imperialista,
si colloca nella contraddizione dominante tra classe e Stato e sull’asse
programmatico dell’attacco allo Stato e si dialettizza con le istanze
di potere espresse dalla lotta di classe per l’affermazione dei suoi interessi
generali contro quelli della borghesia imperialista, sancendo nella pratica
la necessità  e realizzabilità  di una prospettiva rivoluzionaria politica
e sociale. Il proletariato e la classe operaia in questa fase politica
non sono disposti nello scontro perseguendo autonome finalità  rivoluzionarie,
né sono quindi organizzati in strutture adeguate a praticare e sostenere
la guerra necessaria. Il proletariato si misura con le forzature della
classe dominante, con l’obiettivo di resistervi e con l’aspirazione a
conquistare posizioni sociali e politiche più avanzate e utilizza per
mobilitarsi gli strumenti organizzativi che trova a disposizione, essenzialmente
gli apparati sindacali. Fa i conti quindi con la capacità  che ha lo Stato
di sostenere la sua lotta, e di assumere le decisioni volute pur a fronte
di ampie e determinate mobilitazioni; in questo misura i rapporti di potere
e di forza che ci sono tra sé e lo Stato, tra gli strumenti che usa lo
Stato e quelli che trova a disposizione per sè, misura la mancanza di
potere e la realtà  del potere contro i suoi interessi generali, oggi rivolta
a erodere gli ultimi baluardi di un rapporto politico e di forza ottenuto
in un secolo di dura e sanguinosa lotta e a rimodellare le relazioni sociali
e politiche per consolidare un rapporto di subalternità ".
Bla
bla bla

Sono giorni di fatti indecenti.
E di parole inaccettabili. L’oscar va alla imbecille dichiarazione del
sindacato autoorganizzato dello Slai Cobas
di Pomigliano d’Arco, che dichiara in una nota ufficiale:
“Non verseremo una sola lacrima per i loro morti, perché
loro non versano lacrime per i nostri morti (…). Marco Biagi consulente
del lavoro del Ministro Maroni, come D’Antona, faceva parte di quella
schiera di consulenti del lavoro pronti ad assecondare le aspettative
dei padroni di qualunque colore politico. Padre del libro bianco di Maroni,
quell’insieme di provvedimenti che puntano alla totale distruzione dei
diritti dei lavoratori, dall’articolo 18 alle pensioni, già  consulente
del governo Prodi e dell’ex ministro Bassolino è comunque da ritenersi
tra gli strateghi responsabili delle drammatiche condizioni di lavoro
e di vita dei lavoratori, quelli che contribuiscono a determinare ogni
anno i circa 1500 omicidi bianchi sul lavoro di cui poco si parla, per
cui nessuno versa lacrime e niente si fa per evitarli”.

Ecco s’avanza l’avvocato Carlo
Taormina
che in una nota non mostra dubbi: "Gli
assassini di Biagi si propongono come braccio armato di Cofferati e dei
comunisti”. Cofferati lo querela e Taormina cerca di smentire,
ma non ci riesce proprio: "Cofferati
e i comunisti hanno creato le condizioni perché i terroristi si mettessero
a disposizione”. La nota di Taormina argomentava: ”Gli
italiani vogliono il cambiamento, il governo vuole il cambiamento. La
riforma dell’ art 18 dello statuto dei lavoratori è elemento essenziale
del cambiamento. Biagi era uomo-chiave del cambiamento. Cofferati e i
comunisti sono contro il cambiamento. Biagi è stato assassinato contro
il cambiamento. Gli assassini si propongono come braccio armato di Cofferati
e dei comunisti. Cofferati e i comunisti hanno creato le condizioni perchè
i terroristi si mettessero a disposizione. Gli assassini di Biagi sono
gli stessi che hanno assassinato D’Antona. Gli assassini di D’Antona non
sono stati arrestati dalla magistratura. Chi non ha arrestato gli assassini
di D’Antona ha creato oggettivamente, pur se involontariamente, le condizioni
perchè gli assassini di D’Antona trucidassero Biagi.Chi non ha arrestato
gli assassini di D’Antona è oggettivamente, pur se non involontariamente,
responsabile dell’ azione terroristica ed altrettanto oggettivamente ed
involontariamente allineato a quei Cofferati e a quei comunisti contrari
al cambiamento”. C’è da augurarsi che la signora Biagi non segua le orme
della signora D’Antona, la quale, oggi siede sui banchi della Camera dei
deputati insieme a quei comunisti storicamente padri dei terroristi che
hanno ucciso il marito”
.
Davvero inaccettabili anche
le parole di Massimo D’Alema che seguono,
quasi alla lettera, toni usati da Berlusconi, Castelli e Cossiga. Stamattina
parlando a Montecitorio, D’Alema ha detto: “Eccoli
gli effetti di chi va a parlare in giro di regime, di pericolo della democrazia.
Ecco i risultati dei girotondi, dei salotti buoni dell’intellighenzia.
Gridano al regime e ora hanno fornito un alibi a quei mascalzoni del Polo.
E’ successa la stessa cosa negli anni Settanta. Io il ’77 me lo ricordo
bene. L’effetto della tensione sociale fu quello di condannarci a vent’anni
di opposizione”. Tutti buoni e zitti, state a casa. La democrazia
è, prima di tutto, silenzio e obbedienza.
Il Paese sembra impazzito.
Il segno più chiaro è l’orgia di parole senza senso, di
argomentazioni monche e rozze che si sentono e si leggono. Ieri sera,
l’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga,
parlando a Porta a Porta, ha dato vita a uno show manicomiale.
Dopo avere invitato il governo a rinunciare all’articolo 18, avere ricordato
che negli anni Settanta il terrorismo fu sconfitto grazie al Pci e ai
sindacati, ha argomentato in modo non diverso da Massimo D’Alema: la logica
conseguenza delle critiche di illegittimità al governo Berlusconi
è il tirannicidio (concetti espressi parlatro anche dall’ex leader
di Potere operaio, Oreste Scazone). Cossiga ha poi rimpianto Lama e Pecchioli
e ha concluso dando della "signorina" a Piero Fassino.
In questo festival di parole
irresponsabili, brilla per lucidità e misura, l’editoriale
di Sergio Cofferati, oggi in prima
pagina sull’Unità:
"E’ importante però
non sottovalutare quella che si presenta comne una diversità profonda
rispetto agli altri omicidi (D’antona e Tarantelli,
ndr)
: il professor Marco Biagi viene ucciso mentre sta svolgendo
attivamente il suo ruolo di negoziatore in una situazione di dialettica
aspra, caratterizzata da forti tensioni sociali. Dunque, l’obbiettivo
dei suoi assassini non può ssere interpretato soltanto come l’ennesimo
tentativo di produrre lesioni alla democrazia uccidendo persone che lavorano
per consolidare il tessuto sociale e quello delle relazioni. C’è
di più e di peggio in questa circostanza. Per la prima volta il
terrorismo interviene per alterare esplicitamente, insieme alla pratica
democratica, il carattere più intimo delle relazioni tra le parti,
produce dunque una lesione ancora più profonda di quelle precedenti.
E ancora una volta distruggendo una vita umana. Il tentativo è
quello di condizionare un confronto già difficile come mai si era
visto in precedenza. (…) Per questa ragione è indispensabile
che il sindacato riconfermi, come hanno fatto le confederazioni, le sue
valutazioni di merito, anche quelle negative, sulle politiche sociali
indicate dal governo e sostenga con ferma assunzione di responsabilità
la sua posizione con la lotta e con la mobilitazione".
Da segnalare anche le constatazioni
di Umberto Eco, sentito da Repubblica:
"Mi limito ad osservare che è
un assassinio più misterioso di altri. In genere questi fatti sono
tutti avvenuti per impedire un accordo. Voglio dire che di solito, da
Aldo Moro in avanti, hanno ammazzato per evitare un accordo. Questa volta
invece sembra che lo si sia fatto per impedire un disaccordo. Suona strano.
Questo omicidio rimane strano, tanto da chiedersi chi sono gli autori.
Ma la mia rimane un’osservazione".
NEL
WEB

La
rivendicazione BR
(testo integrale)
 

Accordi di programma e dintorni

Il territorio altamurano è tra i piu vasti della provincia e dovrebbe esserci spazio per tutti, per una moderna zona industriale, per un parco rurale per il turismo culturale etc etc. Ciò che manca è una vera concertazione tra le parti interessate . Ovviamente non sono così ingenuo da non vedere l’esistenza di conflitti, forzature e speculazioni, ma la politica ha proprio il compito di negoziare e gestire tali conflittualità  riconoscendo l’importanza degli interessi particolari per l’interesse generale. Per esemplificare: gli interessi di Agnelli, Benetton, Confindustria in certi casi sono gli interessi dell’intero Paese così come gli interessi di 100 imprenditori altamurani coincidono o dovrebbero coincidere con gli interessi dell’intera comunità  a maggior ragione trattandosi di piccole imprese come E. Berlinguer ci insegna.

Si tratta inoltre di un settore con un impatto ambientale minimo se paragonato a settori come il chimico, il conciario etc. Qualcuno potrebbe obiettare che l’industria del salotto si sta sempre più delocalizzando e dunque bisogna investire in altri settori ma si tratta di processi di mercato che non possono esseri indotti assolutamente dall’amministrazione comunale. L’errore che si sta compiendo oggi ad Altamura mi ricorda un altro caso che ho affrontato nella mia tesi di laurea, ovvero il caso di Castelfranco di Sotto in provincia di Pisa dove esisteva fino a qualche anno fa’ uno dei distretti calzaturieri più importanti d’Italia. Parliamo di un settore (il calzaturiero) che vive una situazione di crisi sia strutturale che congiunturale come ci insegnano i casi a noi più vicini di Barletta e Casarano. Ebbene quel po’ di comparto calzaturiero che rimane in Toscana non gravita più a Castelfranco bensì a S.Maria a Monte (PI) e a Fucecchio (FI) proprio a causa di scelte amministrative scellerate che hanno costretto le imprese a cercare fortuna altrove. Dopo le emigrazioni dei ns imprenditori verso Jesce, La Martella etc etc non è giunto il momento di riflettere un attimo sulle conseguenze di determinate scelte per il futuro della ns città  compatibilmente con la tutela del patrimonio naturale, culturale, archeologico così come avviene nelle regioni del Centro-Nord ???

Michele Crapuzzo

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Ecco perché il sito é cambiato.

Il motivo, i motivi sono semplici. Altamura2001 è nato per scherzo negli ultimi mesi del duemila, come regalo ad enzo colonna che da un po’ aveva cominciato a inviare per e-mail documenti preziosi e ricerche imperdibili sul Mercadante (il teatro) e su altro. Per mettere a disposizione di tutti questo materiale, fu creato su uno spazio web gratuito un sito improvvisato e rudimentale. Col tempo l’archivio si è arricchito a dismisura, coprendo altri campi, il territorio, la città … sicchè la vecchia struttura si è fatta sempre più stretta e inadeguata.
Così si è deciso di fare un piccolo grande salto e mettere tutto su database, con la possibilità  adesso di fare ricerche nei testi – innanzitutto – e di avere una struttura finalmente elastica e capace di ingrandirsi proporzionalmente. In più scoprirete altri “servizi” che solo internet sa offrire. Il tutto anche grazie alla grande comunità  internazionale dell’Open Source, quella di Linux, di Apache, Php, phpNuke, Splatt e mille altri. Tutti nomi che stanno a significare grandi intelligenze messe a disposizione – gratuitamente – per lo sviluppo delle intelligenze altrui, della informazione e della comunicazione libera, agli antipodi delle multinazionali dell’informatica. A tutti loro altamura2001 deve molto, perchè un sito così “potente” dal punto di vista tecnologico altrimenti non sarebbe stato possibile. Per quello che riguarda l’aspetto visivo si è intervenuti ancora una volta in maniera minimale, mantenendo una identità  “basica” fatta di velocità  di caricamento – priva di orpelli – tutta puntata alla trasmissione di contenuti testuali che consideriamo, in questo caso, troppo importanti per essere “sacrificati” all’estetica. Per quella, l’autore di queste parole vi rimanda ad altri lidi. Come sempre, se ne avete voglia. Così vicini, così lontani.

Conferme elettorali: via libera definitivo alle elezioni di Rachele Popolizio e

All’indirizzo:

http://www.giustizia-amministrativa.it/sentenze/CDS_200201271.doc

è possibile leggere la sentenza pronunciata dal Consiglio di Stato (depositata il 4 marzo 2002) che ha rigettato i ricorsi diretti sostanzialmente ad annullare il risultato delle elezioni comunali del 13 maggio 2001. Con distinti ricorsi i signori Angelo Lorusso e Giovanni Ragone, nonché Nicola (detto Nico) D’Ambrosio avevano impugnato la sentenza del TAR Puglia, sede di Bari, Sezione I, 14 settembre 2001, n. 3684, che aveva invece confermato il risultato elettorale.

A questo indirizzo:
http://www.giustizia-amministrativa.it/sentenze/CDS_200200922.doc

è possibile invece leggere la sentenza del Consiglio di Stato (depositata il 15 febbraio 2002) che ha confermato l’elezione dell’avv. Michele Ventricelli al Consiglio regionale. La sua elezione – lo ricordiamo – era stata contestata dal primo dei non eletti della lista dei DS, il dott. Angelo Colasanto, che aveva conseguito, nelle elezioni del 16 aprile 2000, 8176 voti di preferenza a fronte degli 8189 di Michele Ventricelli. Il ricorso era stato già  respinto dal TAR Puglia, sede di Bari, con la sentenza n. 912 del 4 aprile 2001. Il Consiglio di Stato, con la sentenza che segnaliamo, ha confermato la pronuncia di primo grado.

Una stazione di servizio… al servizio di chi?!

di enzo colonna


consigliere comunale – enzo@altamura2001.com








La pessima “qualità  della vita” di molti luoghi destinati a residenza non dipende da cattive progettazioni. Nemmeno esiste un principio in base al quale l’edilizia residenziale pubblica o, comunque, quella più povera o delle periferie, dev’essere brutta e incompleta. L’attuale stato delle cose dipende, invece, da illegali attuazioni dei progetti. Sistematiche violazioni delle destinazioni d’uso rendono invivibili interi quartieri; sistematiche omissioni degli atti e delle attività  necessarie per assicurare la fruibilità  dei servizi connessi e complementari alle aree vincolate ad usi collettivi fanno di interi quartieri quartieri-dormitorio


(Michele Costantino, Bene-casa e qualità  della vita: gli impianti sportivi di quartiere, in Rischi temuti, danni attesi, tutela privata, Milano, 2002, 135, volume curato dal medesimo Autore)


 


Avevo già  scritto (v. Forum di Altamura2001) che l’Amministrazione comunale, fortemente sollecitata da numerosi cittadini, dal “Coordinamento per lo sviluppo e la qualità  della vita” ed anche da alcuni consiglieri comunali (Vito Menzulli, Pinuccio Giove), si era attivata per individuare una soluzione che consentisse di impedire la realizzazione dell’impianto di distribuzione di Via Mura Megalitiche, rivedendo così sue precedenti determinazioni. L’impianto – è bene precisarlo ”” era stato legittimamente richiesto da una società  altamurana (il 4 dicembre 2000) e sottoposto per ben due volte al vaglio della commissione edilizia: il 10 aprile 2001 la commissione aveva espresso parere “favorevole alle condizioni dell’Ufficio e subordinando il rilascio all’acquisizione del parere della Soprintendenza dei Beni Archeologici”; il 6 novembre 2001 – ottenuto il via libera dalla Soprintendenza di Taranto (il 27 giugno 2001) – la commissione edilizia aveva riconfermato il suo parere favorevole. L’impianto era stato anche esaminato dalla commissione consiliare “Urbanistica e Territorio” in cui nessuno dei componenti aveva avuto alcunché da ridire sulla sua ubicazione in quella zona. Il 9 novembre 2001 era stata rilasciata la concessione edilizia (la n. 199/bis).



In realtà , tutti (l’amministrazione, le commissioni, il dirigente) avevano sottovalutato una circostanza fondamentale: la zona interessata è tipizzata dal nostro Piano Regolatore Generale come S2B, cioè “Verde di quartiere” (l’art. 27 della Norme Tecniche di Attuazione del PRG così dispone: “Tali zone, individuate ai sensi del D.M. 02/04/68 n. 1444, sono destinate alle aree di verde attrezzato relative alle zone residenziali. In tali zone è consentita la costruzione di attrezzature per il gioco, costruzioni provvisorie per chioschi da adibire a bar ristoro e ricoveri, impianti sportivi per allenamento. Saranno curate le alberature eventualmente esistenti e la posa a dimora di nuovi piantamenti“).



La domanda che in tanti si sono posti è stata: come mai si è potuto autorizzare un intervento di quel tipo in un’area che ha quella precisa destinazione urbanistica, vale a dire un’area destinata a verde attrezzato a servizio degli abitanti del quartiere e della città ? Da quale circostanza nasceva questa, se così si può dire, sottovalutazione?



Questa, come tante altre questioni di rilevanza urbanistica e territoriale che stanno appassionando e dividendo gli schieramenti politici, nasce da un deficit di analisi e di programmazione o pianificazione che sconta la nostra città  a causa di una subcultura amministrativa che ha albergato per anni nel Palazzo di Città . L’unica idea forte che sembra dominare, da anni, le stanze del Palazzo di Città  è: campo libero alle incursioni ed alle iniziative dei privati, in pratica “ognuno faccia che cacchio vuole“! Insomma una mesta e, potremmo dire, onesta ammissione, da parte dei vecchi amministratori comunali (e, si spera, non anche dei nuovi amministratori), della propria incapacità  di amministrare e pianificare ogni qualsivoglia sviluppo o crescita della città . Le conseguenze di quella filosofia, molto spiccia e concreta (“fatti, non parole”), si stanno vedendo e si rivelano devastanti, come nel caso della stazione di servizio in esame.



Analogo discorso potrebbe farsi per la vicenda degli accordi di programma (in applicazione della legge regionale n. 34/94). Il Leitmotiv è stato il medesimo: non siamo capaci di attrezzare una vera ed omogenea area industriale nelle zone individuate, da decenni, dal Piano Regolatore Generale (via Gravina e Jesce)… bene, ognuno si faccia il capannone dove vuole!



Il problema, politico e culturale prim’ancora che amministrativo, è allora: una maggioranza di centrosinistra che ha i numeri, il consenso, le teste e le idee per una netta inversione di rotta, può consentire che si continui per la strada tracciata dalla precedente amministrazione di centrodestra? Ovviamente no, è la risposta che tutti nel centrosinistra danno. Ma allora a questa affermazione o rivendicazione di principio, è necessario, coerentemente, far seguire una diversa consapevolezza dei problemi e soprattutto del ruolo che una nuova, giovane e sinora non compromessa classe dirigente è chiamata a svolgere; a quella affermazione di principio devono accompagnarsi impegni ben precisi, l’orgoglio di proprie scelte, determinazione e coraggio nel far passare l’idea di una crescita armonica, razionale e qualitativamente qualificata, di tutta la città . Tutto ciò implica che i Sì, secchi e qualificanti, a scelte che vanno in questa direzione siano preceduti o accompagnati da altrettanti NO (decisi e qualificati) a condizionamenti, a pressioni, ad operazioni che vanno non nella direzione di assicurare una migliore qualità  della vita per tutti, ma al contrario verso quella di privilegiare una vita di qualità  per pochi.



La sfida o il compito che l’attuale centrosinistra è chiamato ad affrontare è proprio quello di far compiere una salto di qualità  all’azione amministrativa che non può ispirarsi all’inetta logica degli atti dovuti. È un atto dovuto rilasciare una concessione edilizia, quando si è consapevoli che l’intervento non è compatibile con la destinazione d’uso impressa alla zona dal Piano Regolatore?! È un atto dovuto procedere al convenzionamento ed al rilascio delle concessioni consentendo la realizzazione di capannoni in aree agricole in ordine sparso ed in deroga al Piano Regolatore, quando si è consapevoli che il Comune di Altamura già  dispone e destina centinaia di ettari per gli insediamenti industriali e che la procedura sinora utilizzata per gli accordi di programma ex lege 34/94 presenta seri dubbi di legittimità ?!



Il compito del centrosinistra – lo si ripete, con la sua nuova, giovane e sinora non compromessa classe dirigente – non può ridursi alla ratifica ed alla registrazione di scelte e di eventi (di rilevanza collettiva) determinati da pochi interessati, da chi su quelle scelte fonda anche legittimamente le proprie fortune e ricchezze. Il compito del centrosinistra è invece quello di prosciugare le sacche di degrado civile, sociale, politico, culturale ed ambientale, presenti nella città  e di riempire di contenuto quello che per molti anni è sembrato essere un vuoto in un circolo di egoismi, ambizioni personali, interessi privati: il Comune.



Ma torniamo alla vicenda, nel suo piccolo esemplare, della stazione di servizio o, più correttamente, dell’impianto di distribuzione. Il Comune di Altamura avrebbe dovuto, già  da alcuni anni, provvedere a fissare “criteri, requisiti e caratteristiche delle aree dove poter installare i nuovi impianti stradali di carburante“, così come disponeva il Decreto Legislativo 11 febbraio 1998, n. 32. La Giunta regionale pugliese è intervenuta con la deliberazione n. 11 del 19 gennaio 2000 a “fissare i criteri per quei Comuni che non hanno provveduto ad emanare i propri“. Le direttive della Regione prevedono che gli impianti di distribuzione del tipo di quello autorizzato in via Mura Megalitiche possano essere installati in zone omogenee tipizzate dal piano regolatore come D ed F. Le zone D sono, secondo il Decreto Ministeriale n. 1444/68, “le parti del territorio destinate a nuovi insediamenti per impianti industriali o ad essi assimilati“; le zone F sono “le parti del territorio destinate ad attrezzature ed impianti di interesse generale“.



Il menzionato Decreto Ministeriale (del 2 aprile 1968, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 16 aprile 1968, n. 97) definisce e fissa i “Limiti inderogabili di densità  edilizia, di altezza, di distanza fra i fabbricati e rapporti massimi tra spazi destinati agli insediamenti residenziali e produttivi e spazi pubblici o riservati alle attività  collettive, al verde pubblico o a parcheggi da osservare ai fini della formazione dei nuovi strumenti urbanistici o della revisione di quelli esistenti, ai sensi dell’art. 17 della legge 6 agosto 1967, n. 765“.



In particolare l’art. 3 individua i “Rapporti massimi, tra gli spazi destinati agli insediamenti residenziali e gli spazi pubblici o riservati alle attività  collettive, a verde pubblico o a parcheggi”:


Per gli insediamenti residenziali, i rapporti massimi di cui all’art. 17 – penultimo comma – della legge n. 765, sono fissati in misura tale da assicurare per ogni abitante – insediato o da insediare – la dotazione minima, inderogabile, di mq. 18 per spazi pubblici o riservati alle attività  collettive, a verde pubblico o a parcheggio, con esclusione degli spazi destinati alle sedi viarie.


Tale quantità  complessiva va ripartita, di norma, nel modo appresso indicato:


a) mq. 4,50 di aree per l’istruzione: asili nido, scuole materne e scuole dell’obbligo;


b) mq. 2 di aree per attrezzature di interesse comune: religiose, culturali, sociali, assistenziali, sanitarie, amministrative, per pubblici servizi (uffici P.T., protezione civile, ecc.) ed altre;


c) mq. 9 di aree per spazi pubblici attrezzati a parco e per il gioco e lo sport, effettivamente utilizzabili per tali impianti con esclusione di fasce verdi lungo le strade;


d) mq. 2,50 di aree per parcheggi (in aggiunta alle superfici a parcheggio previste dall’art. 18 della legge n. 765): tali aree ”” in casi speciali – potranno essere distribuite su diversi livelli.


Ai fini dell’osservanza dei rapporti suindicati nella formazione degli strumenti urbanistici, si assume che, salvo diversa dimostrazione, ad ogni abitante insediato o da insediare corrispondano mediamente 25 mq. di superficie lorda abitabile (pari a circa 80 mc. vuoto per pieno), eventualmente maggiorati di una quota non superiore a 5 mq. (pari a circa 20 mc. vuoto per pieno) per le destinazioni non specificamente residenziali ma strettamente connesse con le residenze (negozi di prima necessità , servizi collettivi per le abitazioni, studi professionali, ecc.)“.



Si tratta, in altri termini, di quei 18 mq per abitante che – nel mio ultimo intervento in consiglio comunale (15 febbraio 2002), quando si è discusso degli accordi di programma – ho definito i 18 mq di vita che la legge riserva ad ogni abitante. Rispettare le previsioni di un Piano Regolatore Generale significa infatti non certo privilegiare un’area piuttosto che un’altra, ma rispettare semplicemente quegli indici e quei rapporti che, al momento della redazione del Piano, sono stati tenuti presenti ed applicati. Derogare o non rispettare il Piano Regolatore, al contrario, significa non solo (ma questo non sarebbe in astratto un problema!) privilegiare un soggetto (il beneficiario della deroga) ma soprattutto (e questo è il vero problema!) penalizzare indirettamente tutti gli altri abitanti del quartiere (o zona o città ), che si vedono ridurre quegli indici di vita o di qualità  di vita previsti dalla legge. Sottrarre, ad esempio, un’area alla sua destinazione a verde attrezzato di quartiere significa dunque privare irreversibilmente gli abitanti di quel quartiere di una quota pro capite di verde che, con la saturazione urbanistica ed abitativa della nostra città , non potrebbe essere recuperato altrove, depauperando anche economicamente il valore delle loro abitazioni e residenze. Identico discorso vale per ogni altra ipotesi di deroga o di stravolgimento delle prescrizioni del Piano Regolatore (come appunto gli accordi di programma di cui alla legge 34) se non è accompagnata da misure di compensazione o perequazione urbanistica: se aggiungo in una zona un carico urbanistico non previsto, residenziale o industriale che sia, devo necessariamente sottrarlo da altra zona (dove invece era previsto) in misura corrispondente.



Per dirla terra terra”¦ è come quando dobbiamo impartire istruzioni al costruttore della nostra casa per la realizzazione dei muri divisori: se abbiamo bisogno di metri quadrati in più per il soggiorno, li possiamo ricavare riducendo la grandezza della cucina, ma non certo eliminando del tutto il cesso o la camera da letto o andando a murare il balcone o il pianerottolo condominiale”¦ l’estensione totale dell’appartamento è sempre e deve necessariamente rimanere sempre la stessa e certi spazi (i vani dell’appartamento) non possono essere eliminati o spostati (il cesso deve essere sistemato necessariamente lì, perché il sistema di scarico fognario è unico per tutti i condomini)!



Ma allora: possibile che considerazioni così banali non siano state tenute presenti dall’amministrazione comunale, dalla commissione edilizia e dal dirigente preposto nel momento in cui si è autorizzata la realizzazione dell’impianto di distribuzione carburanti in un’area destinata dal Piano Regolatore a verde di quartiere? Ovviamente no! O almeno lo spero. Il ragionamento è stato questo: quella realizzazione è possibile ”” si è detto ”” perché le direttive della Giunta regionale, efficaci ed operanti ad Altamura in assenza dell’adozione di prescrizioni che la legge del 1998 demandava ai Comuni, prevedono che simili impianti siano ubicati in zone D ed F e perché la zona interessata ha una tipizzazione S2B e va considerata a tutti gli effetti una zona F.



È vero, è proprio così: le aree S2B – come le S2A (servizi di quartiere: asili nido, scuole materne, elementari e medie; edifici di interesse religioso, culturale, sociale, assistenziale, amministrativo; manufatti per pubblici esercizi, commerciali e mercati), le F1 (aree per le attrezzature di servizio pubblico: scuole, caserme, ecc.), le F2 (zone ospedaliere), F3 (parco urbano), le F4 (zone per attrezzature sportive e di spettacolo), le F5 (zone per attrezzature annonarie come depositi, mercati, ecc.) ”” sono tutte da considerare, secondo la classificazione del D.M. n. 1444/68, zone F, cioè “parti del territorio destinate ad attrezzature ed impianti di interesse generale”.



Ma è altrettanto vero, quanto banale, che se è possibile assimilare una sottocategoria alla categoria generale (la S2B alla F), non è sicuramente possibile, alla luce delle previsioni del nostro Piano Regolatore Generale e delle relative Norme Tecniche di Attuazione, assimilare una sottocategoria ad un’altra sottocategoria. Mi spiego: sono entrambe zone F (nella classificazione del citato decreto ministeriale del 1968), ma una cosa sono le zone S2B, altra cosa sono le zone S2A; una precisa destinazione urbanistica e funzionale hanno le prime (verde attrezzato di quartiere), altra precisa destinazione urbanistica e funzionale hanno le seconde (servizi di quartiere, tra i quali è ben possibile ricomprendere il servizio di distribuzione di carburanti). Analogo ragionamento vale per le altre zone del nostro PRG (dalla F1 alla F5) riconducibili tutte alla tipizzazione ministeriale F.



In conclusione, il nostro Piano Regolatore propone una opportuna, quanto sottovalutata, puntualizzazione della categoria generale F, individuando in dettaglio sottocategorie di zone di cui si deve tener conto quando si progetta o si autorizza un intervento edilizio o urbanistico: quello in esame, dunque, poteva, correttamente, essere progettato ed autorizzato in una zona S2A (servizi di quartiere), ma non certo in una zona S2B (verde attrezzato di quartiere).



L’amministrazione comunale, con la deliberazione che riportiamo in questo pagine, ha opportunamente avviato un procedimento di verifica della compatibilità  urbanistica dell’intervento (già  autorizzato) con la zona interessata e, nel frattempo, ha disposto la sospensione dei lavori. L’augurio è che – nonostante le voci che pessimisticamente e con insistenza danno per imminente un via libera definitivo all’impianto da parte della Giunta comunale – questa abbia il coraggio di ammettere che sottovalutazione (o superficialità  o errore) c’è stata nel rilascio della precedente concessione e che proceda, ad esito del procedimento amministrativo di verifica ora avviato, alla revoca della concessione edilizia. Il passo successivo dovrebbe essere quello di attrezzare davvero quel verde destinato a quel quartiere (via IV Novembre, via Mura Megalitiche, via Caduti di Via Fani, ecc.).



Diversamente, nulla potrebbe vietare in futuro che a qualcuno venga in mente di progettare o di autorizzare una ”˜pompa di benzina’ in una zona F2.


È una ”˜zona ospedaliera’?


Emb锦 è da considerare una zona F, dov’è lo scandalo?!


Tutto è possibile nel ”˜libero territorio di Altamura’”¦


(Clicca qui per scaricare la delibera della Giunta comunale)


 

Cosa hanno detto della 34?

Allora erano giustamente e duramente
contro quella prospettiva di sviluppo che era ed è fuori
di ogni razionalità; ora, l’attuale Sindaco, Rachele
Popolizio, e l’attuale maggioranza di centrosinistra si trovano
a decidere se portare a termine l’iter amministrativo
relativo a quegli accordi di programma.

Per quanto ci riguarda, non stiamo
qui a riprendere le ragioni e le argomentazioni che in più
occasioni abbiamo espresso contro l’applicazione della legge
regionale n. 34 nel nostro territorio (v. i numerosi interventi
della Sezione "Murgia e Territorio" del nostro sito, ad
esempio http://www.enzocolonna.com/htm/cdu_fuzzy.html).

Ci limitiamo, ora, a fare nostro il
contenuto dei documenti e dei volantini prodotti in queste settimane
di mobilitazione cittadina dal "Coordinamento cittadino per
lo sviluppo e la qualità della vita".

Ci limitiamo a riportare ed a fare
nostre le opinioni espresse dagli attuali consiglieri comunali di
maggioranza Nicola Natuzzi (I Democratici) ed Enzo Colonna
(Democratici di Sinistra) nell’ultimo consiglio comunale del
3 gennaio 2002.

Ci limitiamo a ribadire la validità
dei ragionamenti e degli argomenti un anno fa’ spesi dall’allora
minoranza di centrosinistra.

Ci limitiamo ad augurarci che coerenza
delle posizioni, razionalità delle idee, rispetto di se stessi
e delle regole, continuino ad ispirare il centrosinistra anche ora
che è al governo della città.

Quella coerenza, quella razionalità
e quel rispetto, d’altronde, sono stati riconosciuti ed apprezzati
dalla gente ed hanno consentito al centrosinistra di vincere le
elezioni amministrative di maggio 2001.

Ci auguriamo, pertanto, che a qualcuno,
nell’amministrazione o nella coalizione di centrosinistra,
non venga in mente di buttare via tutto questo patrimonio ideale
e politico!

Altamura2001 — La Città
di Tutti

Gli interventi di: Francesco Viti
Rachele PopolizioMichele
Ventricelli
Michele ClementeVito
Menzulli
Nicola NatuzziEnzo
Colonna


Francesco VITI (I Democratici)
— Intervento nel Consiglio comunale del 27 dicembre 2000

Questa sera, effettivamente, noi riteniamo
che sia la cosa più opportuna fare una discussione e poi
discutere, sì, al di là di qualche piccolo particolare
che ci potrà essere, ma la discussione questa sera è
eminentemente politica.

Non è sicuramente una discussione
tecnica su quello che è il singolo provvedimento, o anche
l’insieme dei provvedimenti, così come già chi
mi ha preceduto, il Consigliere Gentile, ha detto, ha già
cominciato a preannunziare.

È chiaro che l’Opposizione
ha una visione diversa rispetto a quella del Consigliere Gentile,
che pure è apprezzabile nella sua prima parte, e l’Opposizione
ha chiaramente una visione uguale a quella del Consigliere Gentile
nella prima parte del suo discorso.

Non condivide questo fatalismo del
Consigliere Gentile, tenendo presente che troppi appuntamenti, e
troppe coincidenze, chiaramente non portano a giustificare ciò
che sta avvenendo in questo periodo ad Altamura come un fatto legato
all’apparato burocratico.

Fra parentesi vorrei capire anche
meglio a cosa si riferisce il Consigliere Gentile, considerando
che non mi sembra che l’apparato burocratico di Altamura abbia
frenato o si sia posto di traverso rispetto a quello che è
lo sviluppo della città.

Per cui appena finisco, oppure durante
il dibattito, sarei veramente interessato a capire meglio ciò
che il Consigliere Gentile intendeva dire con quel, non voglio citare
le parole precise, lui se le ricorderà sicuramente meglio
di me, di questo lassismo, mi è sembrato di aver capito,
di ricordare come parola, dell’apparato burocratico.

La scelta, che stasera si va a fare,
è una scelta eminentemente politica ed è una scelta
che riguarda un’idea dello sviluppo della città, non
solo della città di Altamura, ma un’idea di sviluppo
di tutte le città del nostro territorio, parlando addirittura
del territorio nazionale.

Ed una scelta politica rispetto allo
sviluppo del territorio, lo cito come esempio, simile a quella che
stasera noi ci accingiamo a fare, è stata oggetto di ampia
ed approfondita discussione in una Regione, che sicuramente non
può essere presa ad esempio come caratterizzazione politica,
ideologica, come Regione profondamente di Centro Sinistra, che è
la Regione Veneto, che è una Regione dove un modello di sviluppo,
com’è quello che stasera l’Amministrazione, e chiaramente
la Maggioranza, sembrerebbe la Maggioranza, poi sentiremo sicuramente
i vari argomenti che la Maggioranza sembra proporre, è stato
un modello di sviluppo non solo teorizzato, ma attuato.

Io vi invito ad ascoltare i vostri
colleghi della vostra parte politica della Regione Veneto, che stanno
ancora piangendo per errori gravissimi, che si sono accorti d’aver
fatto, attuando uno sviluppo "a pelle di leopardo", "a
macchie", che sta impedendo attualmente sia un adeguato sviluppo
di un’agricoltura moderna, perché non hanno più
gli spazi per fare un’agricoltura moderna, sia lo sviluppo
di un’industria moderna, perché si sono resi conto che
un’industria moderna non si può fare "a pelle di
leopardo", ma si fa soltanto concentrando in aree ben dotate
di servizi, strade, acqua, fogna, energia elettrica, soprattutto
certi tipi di energia elettrica necessari per far muovere determinati
tipi di industrie concentrate in un’area, impianti di depurazione,
servizi, centri direzionali, tutte cose che per uno sviluppo moderno
sono assolutamente indispensabili.

In Veneto stanno già pensando
a come riparare a questo modello di sviluppo che, peraltro, è
il frutto di scelte di alcuni anni fa, quando ancora l’importanza
di queste cose non si conoscevano.

Sembra che noi ci stiamo avviando
verso una decisione simile, però a distanza di molti anni,
non tenendo presente quelli che sono stati gli errori degli altri,
che invece dovrebbero essere per noi insegnamento e dovrebbero farci
capire che non è con quel modello di sviluppo, per esempio,
che si abbattono i costi.

Il famoso sviluppo del Nord-Est, che
tanto ha fatto notizia sui giornali, comincia ad arretrare, e questo
è notorio.

Comincia a creare difficoltà,
comincia ad avere il fiato corto, e questo è notorio, tant’è
vero che in altre aree del Paese, compresa la nostra, si stanno
creando i presupposti per creare veramente un’alternativa al
famoso, sbandierato sviluppo del Nord-Est.

Ma se ripetiamo gli stessi errori
che nel Nord-Est sono stati fatti, chiaramente avremo anche noi,
come si stanno rendendo conto nel Nord-Est, il fiato corto.

Stiamo creando i presupposti di uno
sviluppo di breve periodo e stiamo creando la possibilità
che, con una concorrenza ormai a livello internazionale, i presupposti
perché le aziende purtroppo debbano, sì, lavorare,
ma lavorare con costi che nel giro di alcuni anni saranno completamente
fuori da qualunque livello concorrenziale.

Personalmente conosco tappezzieri
di alto livello di Altamura, che in questo momento sono in Cina
ad insegnare ai Cinesi, là dove c’è una manodopera
a costi bassissimi, come si costruisce il salotto in pelle a basso
costo!

Questo sta avvenendo e non da ora.

È già un anno, due anni
che con lauti stipendi alcuni nostri concittadini stanno facendo
questo tipo di operazione, che può essere giudicata in un
modo, nell’altro, ma c’è, è una realtà.

Per cui io mi chiedo se non creiamo
oggi i presupposti per continuare a produrre, per esempio, io ho
citato un esempio, è soltanto un esempio, Altamura non si
basa solo sul salotto, ma soprattutto sul salotto, se vedremo lo
sviluppo di un’industria a bassissimo costo di produzione,
in aree dove soprattutto ciò che più costa nella produzione,
che è la manodopera, rimane la manodopera, uno sviluppo con
produzione a basso costo grazie a costi veramente limitati di manodopera,
chiaramente corriamo il rischio di entrare fuori mercato, nonostante
tutte le leggi n.34, tutta la disponibilità dell’Amministrazione
nei confronti delle aziende, tutta la disponibilità anche
del Consiglio Comunale, laddove si dovesse coagulare questa disponibilità,
nei confronti di insediamenti di opifici in aree non dotate di servizi,
in aree sparse sul territorio, in aree oltre tutto in cui queste
aziende, ma io direi soprattutto altro tipo di aziende, facciamo
un altro esempio, per esempio le aziende di trasformazione di prodotti
agricoli, potrebbero trovare in questo connubio fra un tipo di sviluppo
paesaggistico, rurale, di tutela dell’ambiente, quale è
il Parco Nazionale dell’Alta Murgia, di cui finalmente si ricomincia
seriamente a parlare, un’area di sviluppo che si basa però
necessariamente, per esempio, sulla tutela del paesaggio.

Tutela del paesaggio che è
il presupposto per un’adeguata valorizzazione turistica.

È chiaro che insediare opifici
giù al Pulo o di fronte alla Cava dei Dinosauri, oppure sopra
l’Uomo di Altamura, non credo che sia un modo per una prospettiva,
non nei prossimi quattro o cinque anni, nei prossimi quarant’anni
dello sviluppo di Altamura.

Un altro esempio che non c’entra
nulla con questo, ma tanto per ricordare un poco, anche avere memoria
del passato, la Riforma Fondiaria.

Partiva da un presupposto giusto:
la distribuzione della terra alla gente che lavorava la terra.

Giustamente, la terra a chi la lavora,
non la terra al grosso proprietario e chi la lavora poi è
soltanto un salariato.

Che cosa produsse, però, quell’impostazione?

Produsse centinaia, migliaia di insediamenti
nel nostro territorio, insediamenti che a causa del particolare
tipo del nostro territorio, diverso dal Metapontino, diverso dalle
zone della Pianura Padana, portarono ad un abbandono progressivo
di questi insediamenti, che diventarono delle piccolissime "cattedrali
nel deserto", si diceva una volta, cioè queste aziende
che poi pian piano, perdendo una capacità operativa autonoma,
venivano abbandonate e andavano pian piano in rovina.

Io non auguro questo, sicuramente,
per i nostri opifici, che siano in zona agricola, o che siano in
zona tipizzata come area di sviluppo industriale.

Io dico soltanto che abbiamo il gravissimo
pericolo che di fronte ad uno sviluppo basato sul tutto e subito,
basato sull’immediato sbocco di un’imprenditoria industriale,
che da troppi anni aspetta uno sviluppo, aspetta la possibilità
di costruire, da troppi anni, e qui torniamo alle scelte politiche
e alle impostazioni di come vogliamo lo sviluppo del nostro territorio,
da troppi attende di poter costruire il proprio capannone!

Non è possibile che oggi, alla
fine di otto anni continuativi di gestione, dal cilindro del prestigiatore
esca fuori una legge straordinaria, eccezionale, quasi quasi, e
in questo sono completamente in dissenso con ciò che è
la parte finale del discorso di chi mi ha preceduto, che per necessità
dobbiamo fare così, perché purtroppo non c’è
altra strada, perché sembra quasi che il destino ha voluto
così, perché sembra che non ci siano altre alternative.

Noi diciamo che le altre alternative
c’erano, ci sono e soprattutto che le altre alternative ci
saranno!

Ci saranno soprattutto se una visione
dello sviluppo del territorio comincerà a prevalere, a diventare
prevalente in tutte le persone altamurane, in tutti i cittadini
altamurani.

Noi riteniamo d’interpretare
questo tipo di sviluppo, questa mentalità, questa modalità.

Riteniamo anche che, avvicinandosi
delle consultazioni elettorale, che non sembrano poi tanto slegate
rispetto a ciò che stasera discuteremo, basti vedere le modalità
con cui certi manifesti ormai pullulano sui muri della nostra città,
e anticipo che l’Opposizione su questo tipo di comportamento
sarà attentissima, perché se iniziamo la campagna
elettorale prima ancora del suo inizio, con l’utilizzo dei
soldi pubblici per vere e proprie pubblicità a quelle che
sono certe decisioni, comportamenti, eccetera, è chiaro che
anticipiamo che iniziamo molto male e che l’Opposizione userà
tutte le armi, nessuna esclusa, perché questi comportamenti
siano immediatamente identificati, stigmatizzati, bloccati e, se
possibile, anche sanciti nel momento in cui questa cosa dovesse
venir fuori.

Questo lo anticipo.

Questo riguarda l’argomento dell’ordine
del giorno, ma riguarda anche tutta un’altra serie di argomenti
di cui in questi giorni si sta tanto parlando.

Premesso questo, dico che il nostro
modello di sviluppo è un modello diverso.

Noi ci auguriamo, dato che sembra,
ripeto, un clima già pre-elettorale, che questo modello di
sviluppo, di cui io ho parlato in maniera molto vaga, molto generica,
e che sicuramente molto meglio di me, anche per competenza, per
approfondimento, altri Consiglieri sicuramente tracceranno, entrando
anche nello specifico di alcune scelte, noi diciamo che questo modello
di sviluppo non ci appartiene.

Noi diciamo che il nostro modello
di sviluppo è lo sviluppo compatibile con le risorse, compatibile
con il territorio…

…Impostazione, porta inevitabilmente
ad un aumento dei costi di produzione e io ritengo che con delle
scelte più oculate avremmo sicuramente fatto veramente gli
interessi delle aziende.

E con questa scelta, che stasera sembra
prospettarsi, noi diamo alle aziende l’impressione di poter
avere delle espansioni area-ossigeno, ma in realtà tutta
questa cosa rischia di avere il fiato corto.

Noi, invece, vogliamo per la nostra
città uno sviluppo di lungo periodo solido, stabile, a costi
veramente contenuti e veramente al servizio delle aziende, e non
in maniera esclusivamente apparente, ma sostanzialmente facendo
esattamente il contrario, come stasera sembrerebbe prospettarsi.

Con questo, anticipo che, implicitamente
l’ho detto attraverso il discorso, questa modalità di
espansione industriale non ci appartiene.

Ci appartiene uno sviluppo che sia
ordinato, che sia soprattutto scelto e non subito, ancora una volta
lo dico in dissenso rispetto al fatalismo di chi mi ha preceduto,
e oltre tutto io dico che questo sviluppo, nel momento in cui il
vento dovesse cambiare, sicuramente avrà una realizzazione
pratica e concreta e sarà il primo impegno, laddove il destino
volesse un avvicendamento d’Amministrazione, di un’altra
Amministrazione di diverso colore politico, che si andasse a creare
ad Altamura.

 

Francesco Viti
Rachele PopolizioMichele
Ventricelli
Michele Clemente
Vito MenzulliNicola
Natuzzi
Enzo Colonna


Rachele
POPOLIZIO (PPI) — Intervento nel Consiglio comunale del 27
dicembre 2000

Signor Presidente, signor Sindaco,
signori imprenditori, noi parliamo anche a voi, visto che siete
venuti personalmente, e quindi abbiamo l’occasione anche stasera
di avere un dialogo con voi.

La nostra posizione in merito a questi
accordi di programma è nota a tutti voi.

Però alla base di questa nostra
posizione c’è una considerazione politica, che è
quella che la legge n.34 è uno strumento eccezionale, che
viene individuato in quei Comuni in cui le Amministrazioni non abbiano
predisposto delle aree idonee agli imprenditori per garantire lo
sviluppo industriale.

Quindi, alla base della possibilità
di utilizzo della legge n.34 c’è, a nostro giudizio,
l’incapacità da parte di un’Amministrazione di
aver saputo trovare in tempo utile delle possibilità alternative,
che la legge prevede, che la legge prevedeva, che potevano essere
utilizzate nel corso di questi otto anni, se solo l’Amministrazione
avesse saputo e utilizzare le norme vigenti.

Avrebbero benissimo potuto utilizzare
lo strumento della variante al Piano Regolatore, adesso ci sono
delle norme che prevedono dei termini acceleratori, e quest’Amministrazione
la sta utilizzando per la variante di Via Corato, in sette/otto
mesi è anche possibile oggi agire in variante.

Non ci voglio…

INTERVENTI FUORI MICROFONO NON UDIBILI

Per Via Corato, comunque, per cortesia,
Assessore Colonna (Lillino, ndr) non m’interrompa, poi
parlerà.

Con la variante di Via Corato lei
ha detto ai cittadini di Via Corato che ci vogliono sette/otto mesi.

Comunque lei mi deve fare la cortesia,
come fa parlare gli altri, di far parlare anche me.

Alla fine parlerà lei, noi
siamo qua per ascoltare.

Ci potevano essere delle soluzioni
alternative, se solo l’Amministrazione le avesse saputo utilizzare.

Questo non è stato fatto e
quindi è stata utilizzata la legge n.34, che non è
una risposta dell’Amministrazione agli imprenditori.

È la risposta che gli imprenditori
danno ad un’Amministrazione incapace, perché l’iniziativa
di questa legge n.34 non è un’iniziativa pubblica, è
un’iniziativa che hanno avuto gli imprenditori di fronte ad
un’Amministrazione che non ha saputo trovare delle risposte
idonee, perché se l’Amministrazione avesse saputo trovato
le risposte idonee, sarebbero state date delle aree, prevedendo
una concentrazione di imprese con delle infrastrutture pubbliche,
e non invece costringere gli imprenditori anche a pagarsi i costi
delle infrastrutture.

Quindi, questa è la nostra
posizione.

Ciò nondimeno, noi abbiamo
anche detto nel 1998: "Volete utilizzare la legge n.34?"

"Noi saremmo stati anche disponibili."

C’è una mia interrogazione,
firmata poi anche dagli amici del Centro Sinistra, del 1998 in cui
abbiamo detto, siamo arrivati al punto di dire che l’unico
strumento è la legge n.34?

Utilizziamola, ma in una maniera diversa!

Diamo delle direttrici sicure e limitate,
non consentiamo che questo sviluppo vada ad attuarsi "a manto
di leopardo".

Chi impediva a quest’Amministrazione
di dire: "Utilizziamo la legge n.34 per ampliare l’attuale
zona industriale."

Utilizziamola nella zona P.I.P., che
ancora oggi non sappiamo ancora come potremo sbloccare la zona P.I.P..

Oggi dovevamo discutere una proposta
sulla zona P.I.P., ma vedo che non è ancora pronta per la
discussione, perché ci sono delle difficoltà.

Volendo, anche la legge n.34 avrebbe
potuto, come è stata utilizzata in altri Comuni, essere utilizzata
in zone già adatte per quel tipo di sviluppo imprenditoriale.

Pertanto io non mi dilungherò
su questa posizione, che ormai è nota a tutti.

Quello che, però, voglio dire,
e lo dico alla Maggioranza che questa sera si dispone positivamente
verso questi accordi, sono una serie di considerazioni che, per
senso di responsabilità, io consegno all’Amministrazione
nella speranza che ne faccia tesoro, perché questo è
molto importante anche per le prossime amministrazioni.

Stasera si voteranno questi accordi
di programma, saranno ratificati con il voto della Maggioranza.

Successivamente ci sarà la
convenzione tra il singolo proponente e il Comune e poi il rilascio
delle concessioni edilizie.

Io chiedo se c’è disponibilità
da parte dell’Amministrazione che siano previste delle misure,
eventualmente anche in sede di convenzione, per vietare la cessione
d’impresa su questi accordi di programma, perché io
sono convinta che stasera ci sono moltissimi imprenditori seri e
validi, che utilizzeranno questi accordi di programma secondo la
maniera che la legge prevede.

Ma non vorrei che quest’Amministrazione
si prestasse a dei giochi speculatori, cioè non vorrei che
qualcuno stasera presentasse un accordo di programma con il nome
di un’azienda, con una ragione sociale, e successivamente,
alla fine, con il passare del tempo questo nome, quest’azienda,
questa ragione sociale non si trovasse più e alla fine la
costruzione venisse realizzata da altri.

Quindi, chiedo all’Amministrazione
di vigilare e che in sede di convenzione venga prevista una clausola
che vieti il trasferimento di azienda, non la trasformazione di
società!

Perché la trasformazione di
società è una cosa diversa, rimane la stessa partita
IVA, e quindi è sempre la stessa società, che può
pure cambiare nome per motivi di mercato, però la società
rimane la stessa.

Ma che sia vietato il trasferimento
e la cessione d’azienda, perché questo significherebbe
prendersi gioco di un intero Consiglio Comunale, e chiedo che venga
vietata la divisibilità dei lotti in sede di rilascio di
concessione.

Già c’è stato un
precedente in questo senso: è stato chiesto un accordo di
programma per 20.000 metri, in sede di rilascio di concessione è
stata chiesta una concessione per 10.000 metri.

Noi non ci dobbiamo prestare a questo,
perché se ci sono degli imprenditori seri, che hanno bisogno
di 20.000 metri, facciano la domanda per 20.000 metri e costruiscano
per 20.000 metri.

Ma, se uno chiede 20.000 metri, non
può poi chiedere una concessione per 10.000 metri, lasciando
un punto interrogativo sugli altri 10.000 metri, perché allora
vuol dire che la reale esigenza dell’imprenditore era per 10.000
metri, e non per i 20.000 metri che ha chiesto.

Quindi, questa è la seconda
richiesta che faccio, che sia vietata la divisibilità dei
lotti in sede di rilascio di concessione, e inoltre che sia effettuata
una vera vigilanza sul mantenimento dello standard occupazionale.

Voi avete, anche con manifesti pubblici,
salutato positivamente questi accordi di programma per l’impatto
sull’occupazione.

Io mi auguro che questo impatto ci
sia, però chiedo, come gli accordi prevedono, che sia nominata
una Commissione di Vigilanza presieduta dal Sindaco, che effettivamente
controlli che i posti di lavoro ci siano, che siano posti di lavoro
veri, nuovi, e non posti di lavoro falsi, o trasferiti, o che si
perdano nel nulla.

Quindi, io consegno queste tre raccomandazioni
alla Maggioranza con la speranza che qualcuno di AN, di Forza Italia
li voglia recepire, perché poi in sede di convenzione vengano
specificate queste questioni.

Un’ultima cosa mi sento veramente
di suggerire.

Ho visto che questi accordi di programma,
tutti, prevedono l’arbitrato, cioè prevedono che, in
caso di controversie, si ricorra ad un collegio arbitrale.

Io auguro a tutti di non avere mai
niente da discutere e niente da dividere in senso negativo con il
Comune.

Auguro che i rapporti tra imprenditori
e Comune siano i migliori di questo mondo, ma, se così non
fosse, per un caso qualsiasi si dovesse verificare una controversia,
il riferimento all’arbitrato, secondo me, è il peggio
che quest’Amministrazione possa prevedere, perché qui
si prevede un collegio arbitrale composto da un tecnico nominato
dal Comune, da uno nominato dalla Regione, da uno nominato dagli
imprenditori, più il Presidente del Tribunale.

Voi sapete, Consiglieri di Maggioranza,
lo sapete meglio di me, che l’arbitrato è fonte di spese
per le persone che vi deferiscono la controversia agli arbitri,
ed è stata fonte in tanti casi anche di corruzioni, al di
fuori.

Io non mi riferisco a questo Comune,
ma abbiamo tantissimi casi in cui noi abbiamo saputo che cosa succede,
quando in queste questioni mettono le mani i collegi arbitrali.

Quindi, io chiedo, anche per garanzia
delle Amministrazioni future e degli imprenditori, che sia cancellata
dagli accordi di programma la clausola sugli arbitrati.

 

Francesco Viti
Rachele PopolizioMichele
Ventricelli
Michele Clemente
Vito MenzulliNicola
Natuzzi
Enzo Colonna


Michele
VENTRICELLI (DS) — Intervento nel Consiglio comunale del 27
dicembre 2000

Io non aggiungerò molto alle
considerazioni, che sono state già fatte dagli altri Consiglieri,
solo alcuni appunti.

Dico solamente, faccio una premessa,
che appare paradossale che ogni volta che si deve parlare e interessare
di sviluppo della città, non abbiamo mai la possibilità,
la capacità, ovviamente lo dico a tutti, compreso anche noi,
di riuscire ad individuare orientamenti, che possano mettere d’accordo
un po’ tutti, perché credo che ogni qualvolta si parla
di sviluppo della città, in modo particolare in questa situazione,
sarebbe stato opportuno che ci fosse stato un maggiore coinvolgimento
soprattutto del Consiglio Comunale, in quanto credo che a tutti
quanti stia a cuore, non solo alla Maggioranza, agli imprenditori
che ci ascoltano questa sera, ma anche agli operatori del settore,
lo sviluppo di questa città e soprattutto gli indirizzi che
si vogliono dare alla occupazione della città.

Però a questa considerazione
credo che sia necessario aggiungerne un’altra: ogni qualvolta
si parla di sviluppo della città, è necessario sicuramente
capire in che direzione si vuole andare.

Ora noi ormai da due anni ci stiamo
confrontando su questa grossa vicenda delle risposte da dare agli
imprenditori, alla nostra città e credo che molti di questi,
anzi la stragrande maggioranza, abbiano più volte ascoltato
quali erano le posizioni del Centro Sinistra su questa vicenda,
in modo particolare anche le posizioni del mio partito, del mio
gruppo.

Ogni qualvolta si parlava di risposte
da dare agli imprenditori, alla nostra città, noi ci siamo
sempre fatti carico, in numerose occasioni, di verificare quali
potessero essere le risposte da dare a questa classe importante
della nostra città.

Riteniamo però che su questo
ci sia, e questo lo voglio dire senza che questo possa condizionare
anche il giudizio che la Maggioranza deve avere sulle posizioni
della Minoranza.

Io credo che ci sia…

INTERVENTI FUORI MICROFONO NON UDIBILI

Quindi, dicevo, ogni qualvolta si
è cercato di affrontare questa cosa, abbiamo tentato di dare
soluzioni che potessero contribuire ad una soluzione degna di questo
nome.

Nel corso di questi anni ci siamo
sforzati di sollecitare l’Amministrazione Comunale a trovare
soluzioni, che potessero incanalarsi in quelle che sono, a nostro
giudizio ovviamente, le risposte che la normativa vigente poteva
dare a questa soluzione.

Più volte abbiamo detto che
i ritardi, che si stavano accumulando su tale questione, andavano
ovviamente a pregiudicare quelle che erano le scelte dei nostri
imprenditori, che bisogna dirlo in maniera, e lo dico non perché
stasera in Consiglio Comunale e nell’aula consiliare ce ne
sono alcuni, ma proprio perché il nostro giudizio è
stato sempre questo, e cioè la nostra classe imprenditoriale
è stata sempre animata da un forte senso di dinamismo economico,
che ha consentito nel corso di questi decenni di mettere su intraprese
economiche, che hanno consentito a questa nostra città di
diventare un punto di riferimento a tutti i livelli.

Credo che se c’è un Comune
e se c’è una classe di imprenditori, che deve sicuramente
essere vantata in tutta questa vicenda dello sviluppo del polo industriale
del salotto, credo che moltissimi imprenditori altamurani debbano
avere un attestato in questa direzione.

Però io credo che abbiamo fatto
bene, nel corso di questi anni, a cercare di parlare sempre in maniera
molto chiara nei confronti degli imprenditori, anche rischiando
alcune volte posizioni impopolari.

Io credo che, quando si ha l’onestà
intellettuale di saperle rappresentare, e di rappresentarle nell’interesse
esclusivo della città, faccia bene agli stessi imprenditori.

Perché noi siamo assolutamente
perplessi su quest’impostazione che l’Amministrazione
Comunale vuole dare e ha sostanzialmente dato a questa impostazione,
a questa interpretazione della legge n.34?

Noi abbiamo sempre ritenuto, senza
scandalizzarci, che la legge n.34, e credo che nessuno potrà
confutare tale giudizio, è nata come una legge straordinaria,
eccezionale, che potesse venire incontro a quelle situazioni d’emergenza,
che in molti Comuni si verificano, perché mancano le aree,
mancano le scelte urbanistiche fatte.

Non a caso, di fronte all’insistenza,
che alcune volte l’Amministrazione ha manifestato, avevamo
anche detto che noi eravamo disponibili addirittura a prendere in
considerazione un’interpretazione della legge n.34, che potesse
però individuare un’applicazione rispondente a criteri
di razionalità.

Più volte, così come
avvenuto in altri Comuni, vorrei solo richiamare l’esperienza
a noi più vicina, quella di Gravina, ma credo che lo stesso
sia avvenuto, per esempio, a Grumo Appula, abbiamo detto che, laddove
il giudizio dell’Amministrazione fosse quello di ritenere che
vi fosse mancanza di aree giuridicamente efficaci, anche se questa
circostanza noi l’abbiamo sempre disconosciuta, perché
riteniamo che lo stato attuale degli strumenti urbanistici non consenta
di individuare questa situazione, ma laddove l’Amministrazione
Comunale avesse accettato questa impostazione, abbiamo più
volte detto: "Cerchiamo dei criteri che vadano a salvaguardare
il nostro territorio, che vadano a dare risposte serie e concrete
agli imprenditori".

Abbiamo detto: "Cerchiamo di
concentrare in un’unica area, in un’unica zona",
che potesse venire comunque incontro alla stragrande maggioranza
di imprenditori seri della nostra città, perché, diciamolo
chiaramente, in tutta quest’operazione c’è sicuramente
chi ha bisogno di ampliare il proprio opificio, e probabilmente
ce ne saranno decine e decine.

Ma c’è, e questo bisogna
dirlo in maniera altrettanto chiara, mi dispiace che la Maggioranza
su questo non acconsenta, anche l’interesse dei proprietari
delle aree agricole a vedersi supervalutato il proprio terreno.

C’è anche, a nostro giudizio,
una regia più complessiva, che ha fatto di questa questione
della n.34 nel Comune di Altamura una questione veramente particolare.

Perché non è successa
la stessa cosa in altri Comuni?

Lo stesso strumento è stato
utilizzato in altri Comuni però in casi limitati.

Martina Franca ne ha avuto due, Sannicandro
un altro, perché lì si è dato… sì,
ma in tutti i Comuni della Regione Puglia, Assessore, perché
lì si è data, a mio giudizio, un’interpretazione
della legge, che è più rispondente al dato normativo.

È proprio sull’interpretazione
che voi date, che noi non siamo assolutamente convinti, proprio
perché riteniamo che queste scelte, che oggi possono sembrare
a vantaggio degli imprenditori della città di Altamura, ma
noi riteniamo che probabilmente nell’immediato futuro queste
sono scelte che incideranno negativamente sull’assetto territoriale
della nostra città!

Noi di questo siamo convinti.

Com’è possibile pensare
che un sistema industriale sia degno di questo nome, quando in tutte
le zone, in tutte le aree della nostra città si consentono
insediamenti produttivi, industriali sulle aree agricole?

Com’è possibile pensare
che un sistema di questo genere possa essere tale e soprattutto
poter continuare ad essere tale, perché ormai siamo in una
fase in cui è necessario che le aziende facciano sistema?

Com’è possibile pensare
che tutto questo avvenga, quando invece consentiamo a tutti e a
ognuno di potersi insediare in tutte le aree agricole della nostra
città?

Guardate, noi non ne faremo una guerra
di religione!

Noi riteniamo però di avere
questa impostazione e questa interpretazione.

Speriamo sia come dice qualcuno, che
questa scelta possa, anche nell’immediato futuro, assecondare
le aspettative degli imprenditori seri, di chi veramente lavora,
dall’artigianato all’industria.

Noi abbiamo molte perplessità.

In altri termini, noi riteniamo che,
e questo lo voglio sottolineare, non è assolutamente un populismo
di facciata, ma perché lo abbiamo detto più volte,
perché lo riconosciamo, le legittime aspettative di gran
parte della classe imprenditoriale altamurana può sembrare
che siano esaudite in questa maniera.

Noi riteniamo che sia assolutamente
impropria, assolutamente insufficiente una risposta di questo genere
e che, invece, era possibile fare altre scelte.

Cercare di convogliare attraverso
scelte oculate, alla luce del sole, scelte che non dovevano assolutamente
avvantaggiare chicchessia, ma una scelta che convincesse la stragrande
maggioranza degli imprenditori altamurana a concentrarsi in una
sola area, perché lì probabilmente era possibile anche
l’intervento pubblico in materia d’infrastrutture.

Pensate a quello che vi aspetta, che
vi costerà.

Noi vorremmo sbagliare, ve lo diciamo
in maniera serena.

È probabile che queste nostre
considerazioni siano condizionate da un nostro, qualcuno dice, connaturale
pessimismo.

Io ho sentito molti imprenditori,
anche fra chi magari questa sera ci ascolta, i quali giustamente
sono anche preoccupati di tutto questo.

Per chi invece si è con assoluta
perentorietà scelto una strada che tra l’altro, io non
voglio assolutamente inserirmi nelle querelle di carattere giuridico,
nelle cause che ci saranno, cause di carattere penale, non voglio
assolutamente avventurarmi in questo, perché ritengo che
poi chi individualmente ha da far valere i propri interessi, lo
faccia per la sua strada.

Però io ritengo che, accanto
a queste considerazioni, che sono considerazioni di carattere più
generale, cioè di politica del territorio, come non si capisce
che è più opportuno, è più giusto, è
più razionale, è più funzionale agli imprenditori
altamurani, la concentrazione in una sola area?

Perché non si è voluto
fare questo?

Perché solo noi nella Regione
Puglia, abbiamo presentato, come Comune, circa 110 accordi di programma
— mi corregga Assessore se sbaglio -.

Ci sarà probabilmente…

INTERVENTO FUORI MICROFONO NON UDIBILE

Io credo che sia ancora possibile
parlare in questo Consiglio Comunale!

Siccome tu sei tra quelli che non
ci consente mai di parlare, io ti prego…

Io non ti ho fatto nessuna accusa,
non so nemmeno che mestiere fai e non mi interessa!

Sono fatti tuoi!

Io credo che probabilmente ci sarà
una ragione, per cui ci c’è tutta questa marea di accordi
di programma!

Noi abbiamo questa posizione, lo ripeto,
mi auguro che noi ci sbagliamo, ci auguriamo che nel futuro queste
considerazioni che facciamo sull’uso distorto del territorio,
sui costi eccessivi che gli imprenditori andranno a pagare, andranno
a sostenere, io mi auguro che siano tutte perplessità che
non si reggano, come dire, che siano non fondate!

Non ne faremo una guerra di religione,
perché siamo, come dire, anche vittime di un dubbio, che
quando di fronte ad ogni caso in cui si pone il problema dell’occupazione,
dello sviluppo del territorio, ciascuno di noi viene preso dalle
perplessità e dal dubbio che le proprie posizioni possono
essere sbagliate, però credo che sia altrettanto onesto intellettualmente,
ammettere queste posizioni che noi non condividiamo affatto, ma
lo facciamo nell’interesse esclusivo della nostra città,
del territorio e paradossalmente — per qualcuno, ma non per
tutti, perché abbiamo ascoltato anche alcuni imprenditori
che hanno capito questa nostra posizione, paradossalmente va anche
nell’interesse degli imprenditori più seri, cioè
di chi inizia a capire che per poter competere sul mercato, devi
entrare in un sistema che sia degno di questo nome.

Chi ti verrà a trovare sulla
Murgia sperduta, con un opificio fatto in quella maniera?

Io mi auguro che ci sbagliamo!

Voi andate avanti, noi prenderemo
questa posizione, ovviamente ci sia consentito di esprimere questa
mostra contrarietà.

Vogliamo continuare però a
mantenere aperto un dibattito e un rapporto con la città,
ed anche con gli imprenditori, con il ceto produttivo di questa
città, perché riteniamo che questo discorso sia un
discorso che alla lunga va nell’interesse della gente che vuole
effettivamente impiantare opifici industriali, nella nostra città.

Francesco Viti
Rachele PopolizioMichele
Ventricelli
Michele ClementeVito
Menzulli
Nicola NatuzziEnzo
Colonna


Michele
CLEMENTE — Intervento nel Consiglio comunale del 27 dicembre
2000

Presidente, Sindaco, Consiglieri,
colleghi, anche noi siamo sulla stessissima posizione enunciata
dal Consigliere Ventricelli, dalla Consigliere Popolizio, perché
da sempre, anche dall’altra volta, quando ci portasti quei
cinque accordi di programma.

La nostra posizione era quella che
la ritenevamo una legge eccezionale, non una legge ordinaria, che
per noi "ampliamente opifici", significava come la Musa
allora dove votammo favorevolmente a quell’ampliamento, non
significava per noi andare su aree per nuovi insediamenti produttivi.

Perché è tutta paglia
negli occhi degli imprenditori, dei nostri bravi imprenditori di
Altamura, tutta paglia, perché questa Amministrazione sta
buttando negli occhi degli imprenditori, senza far conoscere a questi
l’entità miliardaria di tutte le infrastrutture e le
opere di urbanizzazione che per convenzione subiranno a fare, sicuramente.

Ciò che hanno risparmiato a
limoni, glieli metteranno in aranci o in soldoni o in dollari verdi
dopo, perciò questa cosa gliela dovete spiegare molto bene.

Qui si sta solo agevolando la più
grossa speculazione edilizia in materia di terreni ad Altamura,
questa è l’unica grande verità.

Non si è voluto dotare, volutamente,
questo ente pur avendone possibilità, come ha detto il Consigliere
Ventricelli, non ha voluto dotare questo Comune, questo ente, degli
strumenti per far sì che questi nostri bravi imprenditori,
lo ripeto, lavorassero nelle condizioni igieniche, sanitarie e anche
di spazio nei migliori dei modi.

Perché, poi, dovete spiegare
come andranno a lavorare in quelle strutture senza condizioni igieniche,
strutturali, degne di una zona industriale e quanto costerà.

Comunque io voglio porre una domanda
all’Assessore Colonna (Lillino, ndr), come mai su queste
aree interessate, non è stato chiesto l’impatto ambientale,
anche se, l’ultima legge regionale approvata vigente, dice
che su superfici di 60 ettari e qui ci sono superfici interessate
di 60 ettari, non è stato chiesto l’impatto ambientale,
cosa prevista anche dalle leggi nazionale, dalla 447 del ’99,
perché queste leggi sono intervenute successivamente, sono
vigenti.

Allora, voglio capire, se non è
stata richiesta per una doglianza, per una dimenticanza o se non
è necessario o se creeremo problemi per questo, dopo, ai
bravi imprenditori che vi hanno chiesto questi interventi e fra
qualche giorno, su qualche denuncia o qualcuno che si alza la mattina,
scrive "e non abbiamo fatto altro che prendere in giro, non
avete fatto altro che prendere in giro questi bravi imprenditori"!

Poi condivido molto, pienamente, perché
quello che detto dal Consigliere Ventricelli, per quanto riguarda
le vere necessità di questi nostri imprenditori che, certamente,
numerosi in questo elenco realizzeranno le loro opere, ma altrettanto
numerosi in questo elenco e sono visibili, e li sappiamo tutti quanti,
il mio mestiere mi consente di saperli, non sono altro che nomi
fittizi, progetti fittizi, speculazioni edilizie che si consumeranno
fra qualche giorno, come si sta consumando già su qualche,
34 approvata, mi segue?

20 mila metri, 10 mila metri, 20 mila
metri pagati a tre mila lire, 10 mila me li tengo, gli altri 10
li vendiamo a 200 mila.

Su queste domande dovete rispondere
alla città, dovete rispondere alla città e agli imprenditori!

Noi conosciamo lo sviluppo imprenditoriale
di Altamura, lo conosciamo benissimo, volevo dire a quel Consigliere
che va a lavorare nella zona industriale, la conosciamo perché
operiamo tutti i giorni con gli imprenditori, figurati se io con
il mio mestiere sono contro gli imprenditori, perché ci lavoro
su queste leggi, ci lavoro!

Però capisco benissimo, capisco
benissimo, che l’unica cosa che si sta consumando e su questo
mi domando se il Comune è diventato il socio o chi ci amministra,
guardatevi il film "Il Socio", è diventato il socio
di qualche grosso speculatore dei terreni che sta portando avanti
tutta questa…

 

Francesco Viti
Rachele PopolizioMichele
Ventricelli
Michele ClementeVito
Menzulli
Nicola NatuzziEnzo
Colonna


Vito MENZULLI (RC) — Intervento
nel Consiglio comunale del 27 dicembre 2000

Io, senza, prendere spunto da quello
che è successo oggi in Consiglio Comunale…

Scusate io non arrivo a quelle parole
che sono state dette da quella parte, non arriverei mai sicuramente,
perché sono una persona molto educata!

Per cui stiamo tranquilli e quieti,
perché ognuno deve votare con la massima tranquillità,
per cui l’unica cosa che volevo dire è questa, perché
è già stato detto tanto dal Centro Sinistra.

Volevo solo riprendere i passi di
Rachele Popolizio, relativamente ad un controllo che questa Amministrazione,
sicuramente, andrà a fare e lo avete sentito pure voi, erano
dei punti importanti.

Per cui delle clausole da mettere
nella convenzione di questo stampo, sono molto importanti.

L’unica cosa che dovrei dire,
oggi, è questa che gli applausi, non so se erano meritati
o no, però io voglio dire anche un’altra cosa.

Teniamo presente che questa Amministrazione,
ci dividiamo, perché non dobbiamo, quando si parla di imprenditoria,
non dobbiamo avere i colori diversi, ma dobbiamo essere tutti uniti,
affinché l’imprenditore ad Altamura diventi sempre più
forte, è quello che vogliamo tutti sicuramente!

Per cui, io, l’unica cosa che
mi dà fastidio in questa situazione è che, comunque
sicuramente, voterò contro.

Però teniamo presente un’altra
cosa che questa Amministrazione, comunque, non sta dando niente
a questi imprenditori, perché la risposta comunque è
arrivata da loro, anche perché viste le deficienze di questa
Amministrazione, purtroppo l’unico strumento che hanno trovato,
la legge 34, l’hanno presa e hanno fatto le loro domande.

Per cui è importante, anche,
vedere in questa ottica, quanto è forte l’imprenditoria
di Altamura, Signor Sindaco, si stia zitto perché qua dobbiamo
discutere tutti!