COMUNICAZIONE DELLA SOPRINTENDENZA.

In riscontro alla nota segnata a
margine di pari oggetto, si fa presente quanto segue.

Il Teatro Mercadante, dichiarato
di interesse particolarmente importante a norma della l.1089/39,
giusto D.M. 16 aprile 1984, versa da tempo in stato di abbandono.

Questa Soprintendenza, pertanto,
a seguito di sopralluogo, verificate le condizioni di degrado
dell’immobile, con nota n.26473 del 10.11.1997 ha richiesto
alla proprietà del bene di procedere alla redazione di
un progetto di restauro al fine di dar corso all’intervento
di recupero dell’edificio.

Il progetto, trasmesso con istanza
dell’11.04.2000, è stato favorevolmente valutato da
questo Ufficio in linea generale, atteso che lo stesso, non rappresentando
elementi di esecutività dell’intervento, non consentiva
una puntuale valutazione delle opere indicate in sede di relazione
di accompagnamento.

Allo stato attuale non è
ancora pervenuto alla scrivente il progetto esecutivo richiesto
e pertanto il permanere dello stato di abbandono del Teatro rende
sempre più indifferibile l’esecuzione dei lavori di
restauro al fine di migliorarne le condizioni di tutela.

In tal senso questa Soprintendenza
concorda con codesta Amministrazione sull’opportunità
che il Teatro sia oggetto di provvedimento di esproprio ai sensi
dell’art. 91 del D.L.vo 490/99.

Tale iniziativa, risponderebbe inoltre
al preminente interesse generale alla concreta valorizzazione
del Teatro medesimo, peraltro auspicata dai cittadini di Altamura,
e non solo.

All’uopo codesta Amministrazione
Comunale dovrà produrre gli atti necessari per l’emissione
del D.M. di pubblica utilità dell’esproprio in questione,
secondo le disposizioni contenute nella l. 2359/1865 alla quale
espressamente rinviano gli artt. 68 – 73 del Reg. att. disciplinato
con R.D. 363/13.

Gli atti quindi da far pervenire
a questa Soprintendenza sono i seguenti:

  1. istanza in carta legale, diretta al Ministero
    per i beni e le attività culturali, per la dichiarazione
    di pubblica utilità della espropriazione proposta, contenente
    tutte le indicazioni relative all’immobile (descrizione del
    bene, proprietà, confini, mappali, ed ogni altro dato
    catastale; nonché la somma offerta a titolo di indennità)
    con indicazione delle finalità e della destinazione che
    si intendono attribuire al momento. Tale domanda dovrà
    essere preventivamente pubblicata all’Albo Pretorio di
    codesto Comune per almeno 15 gg. e fatta inserire per estratto
    nel foglio degli annunci legali della provincia.
  2. Delibera del Consiglio Comunale, debitamente
    approvata, dalla quale possa rilevarsi in modo indubbio che
    l’onere della spesa inerente l’equo indennizzo per
    l’esproprio è posta a carico del Comune stesso.
  3. Copia conforme del provvedimento di approvazione
    del progetto di restauro e della relativa spesa.
  4. Planimetria dell’immobile da espropriare
    con le indicazione delle proprietà confinanti.
  5. Elenco dei soggetti esproprianti.
  6. Piano di massima descrittivo di espropriazione
    contenente i nominativi e le generalità complete dei
    soggetti proprietari del bene espropriando, i mappali, le indennità
    che si intende offrire agli interessati.
  7. Relazione di stima aggiornata da parte dell’ufficio
    Tecnico Erariale.
  8. Copia del foglio annunci legali dal quale risulti
    la pubblicazione per estratto della domanda di cui al punto
    1).
  9. Documentazione fotografica d’insieme e particolareggiata.

Non appena codesto Comune avrà
trasmesso quanto richiesto, questo Ufficio provvederà a
trasmettere all’Ufficio Centrale del Ministero per i beni
e le attività culturali la predetta documentazione unitamente
al proprio parere di competenza.

Il Soprintendente

Arch. Mario Antonio De Cunzo

Il Decreto legge sulla conservazione degli habitat naturali.

Preambolo

(Omissis)

Art. 1. Campo di applicazione.

1. Il presente regolamento disciplina
le procedure per l’adozione delle misure previste dalla direttiva
92/43/CEE “Habitat” relativa alla conservazione degli
habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche,
ai fini della salvaguardia della biodiversità  mediante la
conservazione degli habitat naturali elencati nell’allegato A e
delle specie della flora e della fauna indicate agli allegati B,
D ed E al presente regolamento.

2. Le procedure disciplinate dal presente
regolamento sono intese ad assicurare il mantenimento o il ripristino,
in uno stato di conservazione soddisfacente, degli habitat naturali
e delle specie di fauna e flora selvatiche di interesse comunitario.

3. Le procedure disciplinate dal presente
regolamento tengono conto delle esigenze economiche, sociali e culturali,
nonché delle particolarità  regionali e locali.

4. Le regioni a statuto speciale e
le province autonome di Trento e di Bolzano provvedono all’attuazione
degli obiettivi del presente regolamento nel rispetto di quanto
previsto dai rispettivi statuti e dalle relative norme di attuazione.

Art. 2. Definizioni.

Ai fini del presente regolamento sono
adottate le seguenti definizioni:

a) conservazione: un complesso di
misure necessarie per mantenere o ripristinare gli habitat naturali
e le popolazioni di specie di fauna e flora selvatiche in uno stato
soddisfacente come indicato nelle lettere e) ed i) del presente
articolo;

b) habitat naturali: le zone terrestri
o acquatiche che si distinguono in base alle loro caratteristiche
geografiche, abiotiche e biotiche, interamente naturali o seminaturali;

c) habitat naturali di interesse comunitario:
gli habitat naturali, indicati nell’allegato A, che, nel territorio
dell’Unione europea, alternativamente: 1) rischiano di scomparire
nella loro area di distribuzione naturale; 2) hanno un’area di distribuzione
naturale ridotta a seguito della loro regressione o per il fatto
che la loro area è intrinsecamente ristretta; 3) costituiscono
esempi notevoli di caratteristiche tipiche di una o più delle
cinque regioni biogeografiche seguenti: alpina, atlantica, continentale,
macaronesica e mediterranea;

d) tipi di habitat naturali prioritari:
i tipi di habitat naturali che rischiano di scomparire per la cui
conservazione l’Unione europea ha una responsabilità  particolare
a causa dell’importanza della loro area di distribuzione naturale
e che sono evidenziati nell’allegato A al presente regolamento con
un asterisco (*, 0, 0);

e) stato di conservazione di un habitat
naturale: l’effetto della somma dei fattori che influiscono sull’habitat
naturale nonché sulle specie tipiche che in esso si trovano,
che possono alterarne, a lunga scadenza; la distribuzione naturale,
la struttura e le funzioni, nonché la sopravvivenza delle
sue specie tipiche. Lo stato di conservazione di un habitat naturale
è definito “soddisfacente” quando: 1) la sua area
di distribuzione naturale e la superficie che comprende sono stabili
o in estensione; 2) la struttura e le funzioni specifiche necessarie
al suo mantenimento a lungo termine esistono e possono continuare
ad esistere in un futuro prevedibile; 3) lo stato di conservazione
delle specie tipiche è soddisfacente e corrisponde a quanto
indicato nella lettera i) del presente articolo;

f) habitat di una specie: ambiente
definito da fattori abiotici e biotici specifici in cui vive la
specie in una delle fasi del suo ciclo biologico;

g) specie di interesse comunitario:
le specie, indicate negli allegati B, D ed E, che, nel territorio
dell’Unione europea, alternativamente: 1) sono in pericolo con l’esclusione
di quelle la cui area di distribuzione naturale si estende in modo
marginale sul territorio dell’Unione europea e che non sono in pericolo
né vulnerabili nell’area del paleartico occidentale; 2) sono
vulnerabili, quando il loro passaggio nella categoria delle specie
in pericolo è ritenuto probabile in un prossimo futuro, qualora
persistano i fattori alla base ditale rischio; 3) sono rare, quando
le popolazioni sono di piccole dimensioni e, pur non essendo attualmente
né in pericolo né vulnerabili, rischiano di diventarlo
a prescindere dalla loro distribuzione territoriale; 4) endemiche
e richiedono particolare attenzione, a causa della specificità 
del loro habitat o delle incidenze potenziali del loro sfruttamento
sul loro stato di conservazione;

h) specie prioritarie: le specie di
cui alla lettera g/ del presente articolo per la cui conservazione
l’Unione europea ha una responsabilità  particolare a causa
dell’importanza della loro area di distribuzione naturale e che
sono evidenziate nell’allegato B al presente regolamento con un
asterisco (*, 0, 0);

i) stato di conservazione di una specie:
l’effetto della somma dei fattori che, influendo sulle specie, possono
alterarne a lungo termine la distribuzione e l’importanza delle
popolazioni nel territorio dell’Unione europea. Lo stato di conservazione
è considerato “soddisfacente-º quando: 1) i dati
relativi all’andamento delle popolazioni della specie indicano che
essa continua e può continuare a lungo termine ad essere
un elemento vitale degli habitat naturali cui appartiene; 2) l’area
di distribuzione naturale delle specie non è in declino né
rischia di declinare in un futuro prevedibile; 3) esiste e continuerà 
probabilmente ad esistere un habitat sufficiente affinché
le sue popolazioni si mantengano a lungo termine;

l) sito: un’area geograficamente definita,
la cui superficie sia chiaramente delimitata;

m) sito di importanza comunitaria:
un sito che, nella o nelle regioni biogeografiche cui appartiene,
contribuisce in modo significativo a mantenere o a ripristinare
un tipo di habitat naturale di cui all’allegato A o di una specie
di cui all’allegato B in uno stato di conservazione soddisfacente
e che può, inoltre, contribuire in modo significativo alla
coerenza della rete ecologica “Natura 2000” di cui all’articolo
3, al fine di mantenere la diversità  biologica nella regione
biogeografica o nelle regioni biogeografiche in questione. Per le
specie animali che occupano ampi territori, i siti di importanza
comunitaria corrispondono ai luoghi, all’interno della loro area
di distribuzione naturale, che presentano gli elementi fisici o
biologici essenziali alla loro vita e riproduzione;

n) zona speciale di conservazione:
un sito di importanza comunitaria designato in base all’articolo
3, comma 2, in cui sono applicate le misure di conservazione necessarie
al mantenimento o al ripristino, in uno stato di conservazione soddisfacente,
degli habitat naturali o delle popolazioni delle specie per cui
il sito è designato;

o) esemplare: qualsiasi animale o
pianta, vivi o morti, delle specie elencate nell’allegato D e nell’allegato
E e qualsiasi bene, parte o prodotto che risultano essere ottenuti
dall’animale o dalla pianta ditali specie, in base ad un documento
di accompagnamento, all’imballaggio, al marchio impresso, all’etichettatura
o ad un altro elemento di identificazione;

p) aree di collegamento ecologico
funzionale: le aree che, per la loro struttura lineare e continua
(come i corsi d’acqua con le relative sponde, o i sistemi tradizionali
di delimitazione dei campi) o il loro ruolo di collegamento (come
le zone umide e le aree forestali) sono essenziali per la migrazione,
la distribuzione geografica e lo scambio genetico di specie selvatiche;

q) reintroduzione: traslocazione finalizzata
a ristabilire una polazione di una determinata entità  animale
o vegetale in una parte del suo areale di documentata presenza naturale
in tempi storici nella quale risulti estinta;

r) introduzione; immissione di una
entità  animale o vegetale in un’area posta al di fuori dei
suo areale di documentata presenza naturale.

Art. 3. Zone speciali di conservazione.

1. Le regioni e le provincie autonome
di Trento e di Bolzano individuano, con proprio procedimento, i
siti in cui si trovano tipi di habitat elencati nell’allegato A
ed habitat delle specie di cui all’allegato B e ne danno comunicazione
al Ministero dell’ambiente, ai fini della formulazione della proposta
del Ministro dell’ambiente alla Commissione europea, dei siti di
importanza comunitaria, per costituire la rete ecologica europea
coerente di zone speciali di conservazione denominata “Natura
2000”.

2. Il Ministro dell’ambiente, in attuazione
del programma triennale per la aree naturali protette, di cui all’articolo
4 della legge 6 dicembre 1991, n. 394, designa con proprio decreto
i siti di cui al comma 1 quali “Zone speciali di conservazione”,
entro il termine massimo di sei anni, dalla definizione, da parte
della Commissione europea dell’elenco dei siti.

3. Al fine di assicurare la coerenza
ecologica della rete “Natura 2000”, il Ministro dell’ambiente,
d’intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato,
le regioni e le provincie autonome di Trento e di Bolzano, definisce
nell’ambito delle linee fondamentali di assetto del territorio,
di cui all’articolo 3 della legge 6 dicembre 1991 n. 394, le direttive
per la gestione delle aree di collegamento ecologico funzionale,
che rivestono primaria importanza per la fauna e la flora selvatiche.

4. Il Ministro dell’ambiente trasmette
alla Commissione europea, contestualmente alla proposta di cui ai
comma 1 e su indicazione delle regioni e delle provincie autonome
di Trento e di Bolzano, le stime per il cofinanziamento comunitario
necessario per l’attuazione dei piani di gestione delle zone speciali
di conservazione e delle misure necessarie ad evitare il degrado
degli habitat naturali e degli habitat di specie, con particolare
attenzione per quelli prioritari, e le eventuali misure di ripristino.

Art. 4. Misure di conservazione.

1. Le regioni e le province autonome
di Trento e di Bolzano adottano per i siti di importanza comunitaria,
entro tre mesi, dall’inclusione nell’elenco definito dalla Commissione
europea, le opportune misure per evitare il degrado degli habitat
naturali e degli habitat di specie, nonché la perturbazione
delle specie per cui le zone sono state designate, nella misura
in cui tale perturbazione potrebbe avere conseguenze significative
per quanto riguarda gli obiettivi del presente regolamento.

2. Le regioni e le province autonome
di Trento e di Bolzano adottano per le zone speciali di conservazione,
entro sei mesi dalla loro designazione, le misure di conservazione
necessarie che implicano all’occorrenza appropriati piani di gestione
specifici od integrati ad altri piani di sviluppo e le opportune
misure regolamentari, amministrative o contrattuali che siano conformi
alle esigenze ecologiche dei tipi di habitat naturali di cui all’allegato
A e delle specie di cui all’allegato li presenti nei siti.

3. Qualora le zone speciali di conservazione
ricadono all’interno delle aree naturali protette, si applicano
le misure di conservazione per queste previste dalla normativa vigente.

Art. 5. Valutazione di incidenza.

1. Nella pianificazione e programmazione
territoriale si deve tenere conto della valenza naturalistico-ambientale
dei siti di importanza comunitaria.

2. I proponenti di piani territoriali,
urbanistici e di settore, ivi compresi i piani agricoli e faunistici
venatori, presentano al Ministero dell’ambiente, nel caso di piani
a rilevanza nazionale, o alle regioni o alle province autonome di
Trento e di Bolzano, nel caso di piani a rilevanza regionale o provinciale,
una relazione documentata per individuare e valutare i principali
effetti che il piano può avere sul sito di importanza comunitaria,
tenuto conto degli obiettivi di conservazione del medesimo.

3. I proponenti di progetti riferibili
alle tipologie progettuali di cui all’articolo 1 del decreto del
Presidente del Consiglio dei Ministri 10 agosto 1988, n. 377, e
successive modifiche ed integrazioni ed agli allegati A e B dei
decreto del Presidente della Repubblica 12 aprile 1996, pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale n. 210 del 7 settembre 1996, nel caso in
cui tali progetti si riferiscono ad interventi ai quali non si applica
la procedura di valutazione di impatto ambientale, presentano all’autorità 
competente allo svolgimento ditale procedura una relazione documentata
per individuare e valutare i principali effetti che il progetto
può avere sul sito di importanza comunitaria, tenuto conto
degli obiettivi di conservazione del medesimo.

4. La relazione di cui ai commi 2
e 3 deve fare riferimento ai contenuti di cui all’allegato G al
presente regolamento.

5. Nel caso in cui i progetti si riferiscono
ad interventi ai quali si applica la procedura di valutazione di
impatto ambientale, si procede ai sensi della vigente normativa
in materia.

6. Le autorità  di cui ai commi
2 e 3 effettuano la valutazione di incidenza dei piani o progetti
sui siti di importanza comunitaria, entro novanta giorni dal ricevimento
della relazione di cui ai commi 2 e 3, accertando che non ne pregiudicano
l’integrità , tenendo conto anche delle possibili interazioni
con altri piani e progetti, e qualora ricadenti anche parzialmente
in aree naturali protette, sentito l’ente di gestione dell’area.
Le Autorità  di cui ai commi 2 e 3 possono chiedere una sola
volta integrazioni della relazione ovvero possono indicare prescrizioni
alle quali il proponente del piano o progetto deve attenersi. Nel
caso in cui la predetta autorità  chiede integrazioni della
relazione, il termine per la valutazione di incidenza è interrotto
e decorre dalla data in cui le integrazioni pervengono all’autorità 
medesima.

7. L’autorità  competente al
rilascio dell’approvazione definitiva del piano o del progetto acquisisce
preventivamente la valutazione di incidenza eventualmente individuando
modalità  di consultazione del pubblico interessato dalla
realizzazione del piano o del progetto.

8. Qualora, nonostante le conclusioni
negative della valutazione di incidenza sul sito ed in mancanza
di soluzioni alternative possibili, il piano o progetto debba essere
realizzato per motivi imperativi di rilevante interesse pubblico,
inclusi motivi di natura sociale ed economica, le amministrazioni
competenti adottano ogni misura compensativa necessaria per garantire
la coerenza globale della rete “Natura 2000” e ne danno
comunicazione al Ministero dell’ambiente per le finalità 
di cui all’articolo 13 del presente regolamento.

9. Qualora nei siti ricadono tipi
di habitat naturali e specie prioritari il piano o il progetto di
cui sia stata valutata l’incidenza negativa sul sito di importanza
comunitaria, può essere realizzato soltanto con riferimento
ad esigenze connesse con la salute dell’uomo e la sicurezza pubblica
o con esigenze di primaria importanza per l’ambiente, ovvero, previo
parere della Commissione europea, per altri motivi imperativi di
rilevante interesse pubblico.

Art. 6. Zone di protezione speciale.

1. Gli obblighi derivanti dall’articolo
4, commi 2 e 3, e dall’articolo 5 del presente regolamento si applicano
anche alle zone di cui all’articolo 1, comma 5, della legge 11 febbraio
1992, n. 157.

Art. 7. Monitoraggio.

1. Le regioni e le province autonome
di Trento e di Bolzano adottano le idonee misure per garantire il
monitoraggio dello stato di conservazione delle specie e degli habitat
naturali di interesse comunitario, con particolare attenzione a
quelli prioritari, dandone comunicazione al Ministero dell’ambiente.

2. Il Ministero dell’ambiente definisce
con proprio decreto, sentiti per quanto di competenza il Ministero
delle politiche agricole e forestali e l’Istituto nazionale per
la fauna selvatica, le linee guida per il monitoraggio.

TUTELA DELLE SPECIE

Art. 8. Tutela delle specie faunistiche.

1. Per le specie animali di cui all’allegato
D, lettera a), al presente regolamento, è fatto divieto di:

a) catturare o uccidere esemplari
ditali specie nell’ambiente naturale;

b) perturbare tali specie, in particolare
durante tutte le fasi del ciclo riproduttivo o durante l’ibernazione,
lo svernamento e la migrazione;

c) distruggere o raccogliere le uova
e i nidi nell’ambiente naturale;

d) danneggiare o distruggere i siti
di riproduzione o le aree di sosta.

2. Per le specie di cui al predetto
allegato D, lettera a), è vietato il possesso, il trasporto,
lo scambio e la commercializzazione di esemplari prelevati dall’ambiente
naturale, salvo quelli lecitamente prelevati prima dell’entrata
in vigore del presente regolamento.

3. I divieti di cui al comma 1, lettere
a) e b), e al comma 2 si riferiscono a tutte le fasi della vita
degli animali ai quali si applica il presente articolo.

4. Le regioni e le province autonome
di Trento e di Bolzano instaurano un sistema di monitoraggio continuo
delle catture o uccisioni accidentali delle specie faunistiche elencate
nell’allegato D, lettera a), e trasmettono un rapporto annuale al
Ministero dell’ambiente.

5. In base alle informazioni raccolte
il Ministero dell’ambiente promuove ricerche ed indica le misure
di conservazione necessarie per assicurare che le catture o uccisioni
accidentali non abbiano un significativo impatto negativo sulle
specie in questione.

Art. 9. Tutela delle specie vegetali.

1. Per le specie vegetali di cui all’allegato
D, lettera b), al presente regolamento è fatto divieto di:

a) raccogliere, collezionare, tagliare,
estirpare o distruggere intenzionalmente esemplari delle suddette
specie, nella loro area di distribuzione naturale;

b) possedere, trasportare, scambiare
o commercializzare esemplari delle suddette specie, raccolti nell’ambiente
naturale, salvo quelli lecitamente raccolti prima dell’entrata in
vigore del presente regolamento.

2. I divieti di cui al comma 1, lettere
a) e b), si riferiscono a tutte le fasi del ciclo biologico delle
specie vegetali alle quali si applica il presente articolo.

Art. 10. Prelievi.

1. Il Ministero dell’ambiente, sentiti
per quanto di competenza il Ministero delle politiche agricole e
forestali e l’Istituto nazionale per la fauna selvatica, qualora
risulti necessario, sulla base dei dati di monitoraggio di cui all’articolo
7, con proprio decreto stabilisce adeguate misure affinché
il prelievo, nell’ambiente naturale, degli esemplari delle specie
di fauna e flora selvatiche di cui all’allegato E, nonché
il loro sfruttamento, siano compatibili con il mantenimento delle
suddette specie in uno stato di conservazione soddisfacente.

2. Le misure di cui al comma 1 possono
comportare, in particolare, oltre alla prosecuzione del monitoraggio
di cui all’articolo 7:

a) le prescrizioni relative all’accesso
a determinati settori;

b) il divieto temporaneo o locale
di prelevare esemplari nell’ambiente naturale e di sfruttare determinate
popolazioni;

c) la regolamentazione dei periodi
e dei metodi di prelievo;

d) l’applicazione, all’atto del prelievo,
di norme cinegetiche o alieutiche che tengano conto della conservazione
delle popolazioni in questione;

e) l’istituzione di un sistema di
autorizzazioni di prelievi o di quote;

f) la regolamentazione dell’acquisto,
della vendita, del possesso o del trasporto finalizzato alla vendita
di esemplari;

g) l’allevamento in cattività 
di specie animali, nonché la riproduzione artificiale di
specie vegetali, a condizioni rigorosamente controllate, onde ridurne
il prelievo nell’ambiente naturale;

h) la valutazione dell’effetto delle
misure adottate.

3. Sono in ogni caso vietati tutti
i mezzi di cattura non selettivi suscettibili di provocare localmente
la scomparsa o di perturbare gravemente la tranquillità  delle
specie, di cui all’allegato E, e in particolare:

a) l’uso dei mezzi di cattura e di
uccisione specificati nell’allegato F, lettera a, 0, 0);

b) qualsiasi forma di cattura e di
uccisione con l’ausilio dei mezzi di trasporto di cui all’allegato
F, lettera b).

Art. 11. Deroghe.

1. Il Ministero dell’ambiente, sentiti
per quanto di competenza il Ministero delle politiche agricole e
forestali e l’Istituto nazionale per la fauna selvatica, può
autorizzare le deroghe alle disposizioni previste agli articoli
8, 9 e 10, comma 3, lettere a) e b), a condizione che non esista
un’altra soluzione valida e che la deroga non pregiudichi il mantenimento,
in uno stato di conservazione soddisfacente, delle popolazioni della
specie interessata nella sua area di distribuzione naturale, per
le seguenti finalità :

a) per proteggere la fauna e la flora
selvatiche e conservare gli habitat naturali;

b) per prevenire danni gravi, specificatamente
alle colture, all’allevamento, ai boschi, al patrimonio ittico,
alle acque ed alla proprietà ;

c) nell’interesse della sanità 
e della sicurezza pubblica o per altri motivi imperativi di rilevante
interesse pubblico, inclusi motivi di natura sociale o economica,
o tali da comportare conseguenze positive di primaria importanza
per l’ambiente;

d) per finalità  didattiche
e di ricerca, di ripopolamento e di reintroduzione di tali specie
e per operazioni di riproduzione necessarie a tal fine, compresa
la riproduzione artificiale delle piante;

e) per consentire, in condizioni rigorosamente
controllate, su base selettiva e in misura limitata, la cattura
o la detenzione di un numero limitato di taluni esemplari delle
specie di cui all’allegato D.

2. Qualora le deroghe, di cui al comma
1, siano applicate per il prelievo, la cattura o l’uccisione delle
specie di cui all’allegato D, lettera a), sono comunque vietati
tutti i mezzi non selettivi, suscettibili di provocarne localmente
la scomparsa o di perturbarne gravemente la tranquillità ,
e in particolare:

a) l’uso dei mezzi di cattura e di
uccisione specificati nell’allegato F, lettera a, 0, 0);

b) qualsiasi forma di cattura e di
uccisione con l’ausilio dei mezzi di trasporto di cui all’allegato
F, lettera b).

3. Il Ministero dell’ambiente trasmette
alla Commissione europea, ogni due anni, una relazione sulle deroghe
concesse, che dovrà  indicare:

a) le specie alle quali si applicano
le deroghe e il motivo della deroga, compresa la natura del rischio,
con l’indicazione eventuale delle soluzioni alternative non accolte
e dei dati scientifici utilizzati;

b) i mezzi, i sistemi o i metodi di
cattura o di uccisione di specie animali autorizzati ed i motivi
della loro autorizzazione;

c) le circostanze di tempo e di luogo
che devono regolare le deroghe;

d) l’autorità  competente a
dichiarare e a controllare che le condizioni richieste sono soddisfatte
e a decidere quali mezzi, strutture o metodi possono essere utilizzati,
i loro limiti, nonché i servizi e gli addetti all’esecuzione;

e) le misure di controllo attuate
ed i risultati ottenuti.

Art. 12. Introduzioni e reintroduzioni.

1. Le regioni e le province autonome
di Trento e di Bolzano, nonché gli enti di gestione delle
aree protette, sentiti gli enti locali interessati e dopo un’adeguata
consultazione del pubblico interessato, richiedono al Ministero
dell’ambiente le autorizzazioni per la reintroduzione delle specie
di cui all’allegato D e per l’introduzione di specie non locali,
presentando un apposito studio.

2. Fermo restando quanto previsto
dall’articolo 20 della legge 11 febbraio 1992, n. 157, la reintroduzione
di specie dì cui all’allegato D, può essere autorizzata
dal Ministero dell’ambiente, sentito per quanto di competenza l’Istituto
nazionale per la fauna selvatica o altri organismi tecnico-scientifici
competenti, qualora lo studio di cui al comma 1, condotto anche
sulla scorta delle esperienze acquisite in altri Stati membri dell’Unione
europea o altrove, assicuri che tale reintroduzione contribuisca
in modo efficace a ristabilire uno stato di conservazione soddisfacente
per la specie medesima e per l’habitat interessato.

3. L’introduzione di specie non locali
può essere autorizzata secondo la procedura di cui al comma
2 qualora lo studio di cui al comma i assicuri che non venga arrecato
alcun pregiudizio agli habitat naturali, né alla fauna, né
alla flora selvatiche locali. Le valutazioni effettuate sono comunicate
ai competenti organismi dell’Unione europea.

Art. 13. Informazione.

1. Il Ministero dell’ambiente trasmette
alla Commissione europea, secondo il modello da essa definito, ogni
sei anni, a decorrere dall’anno 2000, una relazione sull’attuazione
delle disposizioni del presente regolamento. Tale relazione comprende
informazioni relative alle misure di conservazione di cui all’articolo
4, nonché alla valutazione degli effetti ditali misure sullo
stato di conservazione degli habitat naturali di cui all’allegato
A e delle specie di cui all’allegato B ed i principali risultati
del monitoraggio di

Lettera al sindaco.


Lettera al sindaco

Altamura, 7 novembre 2000

All’Ill.ssimo Sindaco di Altamura
Preside Vito Plotino
Palazzo di CittàAltamura

Egregio Signor Sindaco,con la presente segnaliamo alla Sua attenzione
la necessità di procedere alla convocazione (a norma e nelle
forme della l. 241/90) di tutti i protagonisti del procedimento
amministrativo relativo ai "Rapporti Comune di Altamura/Consorzio
Teatro Mercadante" (assessori comunali e provinciali alla cultura
ed al contenzioso, il Consorzio Teatro Mercadante, il nostro Comitato
cittadino già in passato costituitosi formalmente nel procedimento,
i consulenti legali già incaricati della questione dall’amministrazione
comunale, rappresentanti dei gruppi consiliari).Riteniamo che un
tale incontro si renda necessario per verificare
quanto concrete e realistiche siano la possibilità giuridica
e soprattutto la disponibilità da parte del Consorzio che
si addivenga in tempi brevi ad una cessione concordata del Teatro
a favore del Comune di Altamura
.Non Le nascondiamo l’impressione
e la più viva preoccupazione che si stia vivendo
una fase di impasse (in riferimento sia alla procedura espropriativa
avviata dal Comune, sia alle azioni giudiziarie a tutela degli interessi
della collettività che il Comune aveva mesi orsono deciso
di intraprendere, ma di cui, ad ora, non si hanno notizie alcune)
o, peggio, che si stia assistendo al solito valzer di manovre
dilatorie che rischiano unicamente di far perdere al Comune di Altamura
l’opportunità, unica ed irripetibile, di accedere ai
fondi POR 2000/2006 a disposizione degli enti locali per il recupero
di
beni appartenenti al patrimonio culturale pubblico.Fiduciosi
di vedere accolta la nostra istanza, Le porgiamo i più cordiali
saluti.

avv. Enzo Colonna,
dott. Lello Rella
(del Comitato "Il Teatro di tutti")

"Comitato per la difesa del Teatro Cittadino — Il Teatro
di tutti"Corso Federico II di Svevia, n. 90 (c/o Associazione
culturale Piazza)70022 — Altamurae-mail: comitatoteatro@hotmail.com

Se facessimo un movimento politico per la città ? Che sia alla luce del sole…

E se facessimo un movimento politico
cittadino? Ce la fanno in tanti questa domanda. E ce la siamo posta
anche noi, più volte. Tuttavia Pi@zza non può
essere un movimento politico, né tantomeno un partito o una
lista civica. Vabbé che sono anni che ci identificano come
una sorta di "braccio armato" della sinistra altamurana,
ma quelli che lo pensano si sbagliano di grosso. Il nostro giornale
è stato sì uno strumento di informazione di sinistra,
ma tra questo e l’essere un vero partito ce ne passa. Resta
il fatto che esiste una esigenza forte di tanti che non si sentono
rappresentati dai movimenti politici tradizionali. E il bello è
che questa sindrome della "non appartenenza" attraversa
la destra, la sinistra e pure centro. Vuoi perché certe battaglie
non si fanno più, vuoi anche perché è evidente
come oggi si siano messi in prima fila, un po’ in tutti i partiti
locali, personaggi di medio o basso profilo: gente onesta, per carità,
ma mediocre. O altra scaltra ma poco onesta. E allora proviamo a
ragionare. Cosa spinge tanta gente a pensare che serva un nuovo
ceto dirigente? Prima di tutto l’andazzo consociativo che si
respira da qualche anno. Forse la parola consociativismo può
suonare forte, eccessiva, ma la tiepidezza che viene mostrata nell’azione
politica di opposizione legittima il sospetto. Lo rende palpabile.
Noi che facciamo informazione lo avvertiamo ogni qualvolta che i
cittadini ci esternano le loro indignazioni su fatti e misfatti
che, quasi ogni giorno, si consumano in città. "Ma cosa
fanno quelli dell’opposizione?". È questo il ritornello
frequente. Spesso è inopportuno ma spessissimo è fondato.
Insomma ci sembra che sulle grosse questioni non ci sia, da parte
di chi deve esercitare il diritto-dovere di controllo sull’attività
amministrativa, un’azione forte, razionale, propositiva e alternativa.
L’attività dei nostri consiglieri comunali si è
ridotta, da qualche tempo, nella produzione di sterili interpellanze
a cui non si fa seguire nessuna forma di coinvolgimento reale dei
cittadini. Oppure si assiste alla solita generica tabellonistica.
La politica del tabellone in piazza, per corso Federico, in cuisi
stigmatizzano presunte azioni forti alle quali non si fa seguire
nulla. Fino ad arrivare alla consumata minaccia del "ricorreremo
alla magistratura". Minaccia solo annunciata che resta lettera
morta. Le denunce, se necessarie, non si annunciano, si fanno! C’è
poi l’attività mirata ad ottenere "visibilità".
E allora si ricorre alla Radio. Quella di Alessio Dipalo è
la più gettonata. Ma anche in questo caso si tratta solo
di visibilità personale e non di un movimento, di un progetto,
che siano collettivi. Per gli attuali dirigenti basta andare alla
radio, e farsi intervistare da Alessio, per sentirsi con la coscienza
a posto. Magari finisce, come mi capita di notare, che siano loro
ad intervistare Alessio, il quale è più polemico dei
suoi intervistati, un battagliero in servizio permanente. Certi
amici me lo dicono spesso: "sai basta andare due o tre volte
in radio, fare qualche volantino e mezzo tabellone e stai a posto,
ti garantisci visibilità". È evidente allora
che qui, ad Altamura, si improvvisa. Si fanno recite a soggetto.
Si fanno battaglie fasulle. Mancano progettualità di ampio
respiro. Manca un programma di governo che guardi a costruire la
città del futuro. È pressoché assente persino
quel minimo di argine allo scempio. Non so voi, ma a me capita ancora
di vedere cose assurde. Ci siamo accorti di come si stia devastando
il territorio? Avete notato come pullulano intorno alla città
capannoni, costruzioni, opifici, abusivi. Ognuno fa quello che gli
pare. Ora, per aggirare le leggi edilizie, vanno di moda le conigliere.
Tutti si sono messi ad allevare conigli per ottenere la licenza
edilizia. Ma li avete mai visti ‘sti conigli? Su via Bari ce
ne dovrebbero essere milioni, almeno stando alle conigliere costruite.
L’unico coniglio che conosco è invece quello che vive
nella mia veranda: un coniglietto bianco che mia moglie ha regalato
alla bambina il giorno del suo compleanno. Per non parlare di quanto
accade nel centro storico dove – lo fanno anche persone ben in vista
tra quelli che comandano – si procede con lo scempio spacciato per
"ristrutturazione". Vivi e lascia vivere. Questa è
la regola. E se l’Amministrazione vuole smantellare piazza
Zanardelli? Vivi e lascia vivere. E se il mattatoio rimane una cattedrale
nel deserto, un monumento allo spreco? Vivi e lascia vivere. E se
il Comune sottoscrive con l’impresa addetta a riscuotere le
tasse una transazione capestro? Vivi e lascia vivere. Ma ho solo
citato solo poche cose che fanno il quadro della situazione. Sulle
quali non mi pare che l’opposizione si sia distinta per contrastarle.
Questo è il liberismo? È questa la new politic? Beh,
se le cose stanno così, dobbiamo dare ragione a Montanelli
che recentemente ha dichiarato: "Era meglio quando c’era
il muro di Berlino. Sapevamo chi eravamo noi e chi erano loro. Ora
non si capisce più niente". Ma il muro non c’è
più e, forse, è meglio così. Senza contare
che, se lo dovessero ricostruire, lo farebbero abusivo, tanto per
non perdere l’abitudine. Non pretendiamo cambiare la storia
né entrare in questioni internazionali o nazionali. Ma almeno,
nel nostro piccolo, ad Altamura è possibile pretendere uno
sviluppo decente, moderno ma anche rispettoso delle regole?

E se facessimo un movimento politico
cittadino? Forse la questione non è poi tanto campata in
aria. Crediamo che si possa osare. Coinvolgendo una generazione
di persone capaci, oneste e con una biografia alle spalle senza
equivoci. C’è questa gente. Ne siamo sicuri. Si tratta
di convincerla a "scendere in campo", ad assumersi la
responsabilità di salvare questo paese perso. È un
dovere civico provarci. Che si torni al dialogo, alla democrazia
delle idee. Che non significa necessariamente creare un partito
(ce ne sono già abbastanza) o una lista civica. Ma di creare
qualcosa di simile a quello che, alla fine degli anni sessanta,
è stato il Circolo "Graziano Fiore": una vera fucina
di pensieri felici. Una scuola per tanti quadri dirigenti di spessore.
Oggi non ci sono cartine di tornasole legate alle ideologie. Oggi
è più complicato ma non impossibile. Basterebbe guardare
alla qualità della vita come obiettivo principale e sarebbe
già tanto. Altrimenti lasceremo ai nostri figli un paese
devastato, senza piazze, senza teatri, senza servizi decorosi, senza
dignità. Sulla base di queste considerazioni, credo che alla
questione posta in apertura vada data una risposta positiva. Un
movimento culturale serve, eccome. E ciò non deve voler dire
che necessariamente si proponga come lista civica. In fondo, se
a destra è nato il Forum, significa che certe questioni di
trasparenza e di qualità del ceto politico sono avvertite
anche su quel fronte. Allora si può pensare di crearlo questo
dannato movimento, al di là delle singole appartenenze. Rimanendo
tutti con le proprie chiese e parrocchie, trasversale e organico
al tempo stesso. Questa tuttavia è solo una opinione personale
che esige un dibattito più articolato che chiarisca tante
altre sfumature. Quelle che, al momento, non colgo con serena chiarezza.
Si può provare, certo. Ma parliamone subito. Alla luce del
sole. Magari sulle pagine di questo giornale.

INTERROGAZIONE PARLAMENTARE DI SALVATORE TATARELLA.

Tatarella. – Al Ministro per i
beni e le attività culturali
.
Per sapere – premesso che:
il teatro "Mercadante" di Altamura, bene d’interesse
storico, è chiuso da oltre 10 anni;
allo stato delle cose il consorzio di privati che si definisce
proprietario non sembra in grado di garantire la riapertura dell’immobile
e neppure la sua conservazione;
la sovrintendenza di Bari, già nel 1997 aveva riscontrato
lo stato di compromissione dell’edificio ed un avanzato stato
di degrado, invitando il consorzio a predisporre un progetto di
restauro conservativo;
ai sensi del Testo Unico in materia di beni culturali e ambientali,
(decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490) "i beni culturali
possono essere espropriati dal ministero, per causa di pubblica
utilità, quando l’espropriazione risponda ad un importante
interesse e a migliorare le condizioni di tutela ai fini del godimento
pubblico dei beni medesimi";
con decreto 16 aprile 1984 il ministero dei beni culturali ha
dichiarato il Mercadante "bene d’interesse particolarmente
importante";
il comune di Altamura ha chiesto tre mesi fa a codesto ministero
di avviare la procedura d’espropriazione;
la richiesta è stata votata all’unanimità dal consiglio
comunale ed è stata appoggiata da una petizione firmata
da oltre 6.000 cittadini;
ciò nonostante, ad oggi, codesto ministero non sembra aver
accolto la richiesta del comune di Altamura;
il POR 2000 della regione Puglia ha destinato 300 miliardi per
la tutela e valorizzazione del patrimonio culturale;
il completamento della procedura espropriativa consentirebbe al
comune di Altamura di utilizzare i fondi regionali -:
la ragione per la quale codesto ministero non abbia ancora avviato
la procedura espropriativa;
cosa osti all’accoglimento della richiesta del comune di Altamura;

se non ritenga di adottare i necessari provvedimenti con la necessaria
urgenza, per consentire al comune di Altamura di utilizzare i
fondi regionali messi a disposizione per la tutela del patrimonio
culturale. (4-31568)

* * *

Il testo dell’interrogazione è anche
reperibile alla seguente pagina web del sito della Camera dei
Deputati:

http://www.camera.it/chiosco.asp?content=
/_dati/leg13/lavori/stenografici/btestiatti/4-31568.htm

Lettera del Consigliere Regionale Michele Ventricelli (DS).

Lettera del Consigliere Regionale

Michele Ventricelli (DS)
al Soprintendente dei BAAAS

CONSIGLIO REGIONALE DELLA PUGLIA
GRUPPO DEMOCRATICI DI SINISTRA (D.S.)

 

Altamura, 29 agosto 2000

 

Ill.mo Soprintendente per i
Beni Ambientali, Architettonici,
Artistici e Storici
Via Pier l’Eremita n. 25/A
70100 BARI

e p.c. all’On. Ministro per i Beni
e le Attività Culturali
Via del Collegio Romano n. 27
00186 ROMA

Ill.mo Sig. Soprintendente,

circa tre mesi fa’ il Comune
di Altamura, a firma del suo Sindaco, le ha inviato nota il cui
oggetto era "Atto di iniziativa del procedimento ablatorio
del Teatro Mercadante della stessa città".

Tanto in esecuzione della Delibera
del Consiglio Comunale di Altamura n. 23 del 9/3/2000, nella quale
quel Consesso ha espresso volontà unanime di voler procedere
all’esproprio di quel Bene, su cui il Ministro per i Beni Culturali
il 16/4/1984 decretò vincolo motivato.

Con la presente sono a chiederLe cortesemente
di volermi fornire informazioni puntuali, ad oggi, circa l’iter
di quell’atto significatoLe.

In attesa di un Suo riscontro, Le
inoltro sentimenti di stima e di amicizia.

 

Con grande
considerazione
Avv. Michele VENTRICELLI
Consigliere Regionale

Lettera delle associazioni culturali Tracce e Piazza e dal Comitato Cittadino ”

Lettera indirizzata dalle
associazioni culturali Tracce e Piazza e dal Comitato Cittadino
"Il Teatro di tutti" ai consiglieri comunali in occasione
dell’esame della bozza del nuovo Statuto Comunale.

* * *

Altamura, Palazzo di Città
23 giugno 2000

Gentile Consigliere,

La ringraziamo per l’attenzione
e la sensibilità da Lei e dai capigruppo consiliari mostrate
accogliendo nell’ultima bozza del nuovo statuto comunale buona
parte degli emendamenti da noi suggeriti in una precedente nota.
Con la presente ci permettiamo ancora una volta di sollecitare la
Sua attenzione su tre emendamenti che purtroppo non hanno trovato
accoglimento e su un quarto di nuova formulazione.

I primi due emendamenti interessano
la figura del difensore civico. Riteniamo che sia del tutto abnorme
ed ingiustificata la previsione, tra i requisiti soggettivi richiesti
per la nomina, di cinque anni di residenza ad Altamura e di ben
dieci anni di esperienza professionale o lavorativa: ci sembra sufficiente
prevedere il possesso di un diploma di laurea e l’aver maturato
un’adeguata esperienza in campo giuridico o amministrativo.
Più delicata e pressante è poi l’esigenza di
modificare il meccanismo di nomina. Siamo persuasi che, trattandosi
della nomina del difensore dei diritti della cittadinanza, si renda
necessario che la sua legittimazione e forza provengano da bun’elezione
diretta da parte dei cittadini; d’altro canto abbiamo pure
compreso le obiezioni mosse ad un simile meccanismo di designazione
(complessità, costosità, ecc.). E’ per questo
che ci permettiamo di suggerire un sistema di elezione che contemperi
le differenti esigenze: non una nomina diretta da parte della città,
ma almeno che essa non si riduca al frutto approssimativo di mediazioni
di Palazzo o di compromessi tra gruppi consiliari. Sia dunque pur
sempre il consiglio comunale a designare il difensore, ma all’interno
di una rosa di candidature proposte dalla Consulta generale delle
associazioni e da un congruo numero di cittadini (500 firme).

Il terzo emendamento: un corretto
e cooperativo rapporto tra pubblica amministrazione ed amministrati
non può prescindere dalla fissazione di un tempo massimo
(non certo minimo!) nelle risposte che l’ente pubblico è
sollecitato a fornire al cittadino istante.

Con il quarto si vuol sancire,
statutariamente ed a livello di principi, l’ appartenenza culturale,
ideale e giuridica all’intera città del Teatro Mercadante

Comitato per la
difesa del Teatro Cittadino – Il Teatro di tutti

Associazione culturale
Piazza

Associazione culturale
Tracce

 

 

Emendamenti proposti:

ART. 61, "Requisiti, nomina,
durata", comma 1 sostituito dal seguente

" 1. Per ricoprire la carica
di difensore civico sono necessari i seguenti requisiti:

a) essere cittadino italiano con
residenza nel Comune di Altamura;

b) essere nelle condizioni di eleggibilità
e compatibilità con la carica di consigliere comunale;

c) essere in possesso di diploma
di laurea con adeguata esperienza in campo giuridico o amministrativo
."

ART. 61, co. 6 e 7 sostituiti dal
seguente

" 6. Il Difensore civico è
nominato dal Consiglio comunale a scrutinio segreto ed a maggioranza
di tre quarti dei consiglieri assegnati al Comune tra i candidati
proposti da almeno 500 cittadini elettori, le cui firme dovranno
essere autenticate con le medesime modalità previste dalla
legge per la presentazione delle liste elettorali, e, sino ad un
massimo di tre nominativi, dalla Consulta Generale delle Associazioni
."

ART. 71, "Procedimenti ad
istanza di parte", comma 3 sostituito dal seguente

" 3. Ad ogni istanza … deve
essere data risposta per iscritto nel termine stabilito dal regolamento,
comunque non superiore a 60 giorni."

Dopo l’art. 22 si inserisca
il seguente articolo: "ART. 23 – Teatro Saverio Mercadante"

"Il Comune difende il Teatro
Saverio Mercadante come bene unico, indivisibile ed inalienabile
di tutta la città. Promuove le forme di gestione e di valorizzazione
idonee a garantirne la fruizione collettiva ed a realizzarne la
funzione pubblica.
"

 

La scelta dei prossimi amministratori comunali: piccolo elogio della partecipazi

di enzo colonna

Le chiacchiere sono vermi.
Concentrati, programma.
Se lasci scivolare nelle ore
o in chissà quale domani
quanto ti sei impegnato a insaldare ora,
frani
e costringi i tuoi a lavorare su una frana.

(Danilo Dolci)

* * *

Concentrati, programma! La sollecitazione va ai partiti
ed alle persone del centrosinistra. Manca meno di un anno alla fine
del mandato del sindaco Plotino, nonché alle prossime elezioni
politiche in cui si dovrà esprimere l’onorevole ed il
senatore del collegio. E’ superfluo ricordare quanto decisivi
e delicati siano questi appuntamenti; altrettanto superfluo è
ricordare gli errori dettati da frettolosità o inesperienza
commessi nel passato. Non è possibile individuare il proprio
candidato-sindaco all’ultimo istante e gettarlo in quell’arena
variopinta e feroce che è la campagna elettorale. Vanno evitati
errori, ingenuità, provocazioni, reazioni emotive e chiacchiere
pruriginose. Ancor prima del candidato, va definita l’identità
di uno schieramento, vanno definiti contenuti, regole, strutture
e modalità dello stare in una coalizione e del proporsi alla
città. Non ci si può imporre alla città; solo
proporre attraverso iniziative e momenti di coinvolgimento e partecipazione
dei cittadini nella definizione dei contenuti e nella individuazione
dei candidati. Solo in tal modo è possibile evitare che l’elezione
del sindaco si riduca ad un referendum a favore o contro un candidato,
ad una rischiosa roulette russa. Questo è l’unico percorso
che consente di superare incomprensioni e divisioni, di metabolizzare
rancori e simpatie personali (sentimenti entrambi distruttivi nella
vita politica e pubblica), di costruire qualcosa che non siano solo
carriere personali.

Un percorso, un processo al cui esito non vi sono
solo decisioni e risultati condivisi, partecipati, ma anche e soprattutto
il ritrovarsi come soggetto collettivo con un’identità
ricca ed unica. Diciamola tutta: se si prescinde dall’ipotesi
di una candidatura del prof. Fabio Perinei, al momento non vi sono
nello scenario politico e civile altamurano figure tali da potersi
imporre unicamente con la propria carica di carisma ed esperienza.
Qualunque altro candidato potrà affermarsi solo come espressione
di un movimento di rinnovamento, entusiasmo e novità, una
figura costruita collettivamente in quest’anno ancora a disposizione,
un soggetto di garanzia e sintesi delle diverse anime del centrosinistra,
spesso tra loro ed al loro interno ancora lacerate. I limiti e gli
errori del passato devono aver insegnato qualcosa, non essere ripetuti.
Nel 1997, perdemmo (anch’io ero coinvolto direttamente, da
candidato indipendente nelle liste del PDS per il consiglio comunale),
perché il centrosinistra si arrischiò ad affrontare
la ricandidatura del sindaco uscente Plotino sul campo a lui più
congeniale della contrapposizione individuale, della personalizzazione
estremizzata della campagna elettorale, del confronto retorico e
duro, della carica emotiva e carismatica individuale. Non avemmo
la fantasia necessaria e la capacità di presentarci come
forza collettiva, articolata eppure compatta, costruita tempestivamente
ed in tempo presentata alla città. Fummo perdenti. Si vuol
perseverare nell’errore?

Le prossime elezioni comunali vedranno contrapporsi
ad armi pari i due schieramenti. Non potendo essere più coinvolto
direttamente il sindaco Plotino, figura entrata con la sua abilità
ed i suoi limiti nell’immaginario collettivo, il centrosinistra
avrà la possibilità di affrontare i suoi avversari
sul terreno del confronto razionale e politico fra uomini, idee
e programmi. Vincerà dunque la coalizione che si sarà
meglio attrezzata su questi versanti, non il candidato sindaco;
l’elettore sarà chiamato ad una scelta meno emotiva
e più razionale, più di testa che di cuore. E’
importante allora prepararsi in tempo, proporsi in tempo e soprattutto
coinvolgere sin dalle prime fasi gli elettori, coloro che saranno
chiamati ad operare la scelta finale. Mutuando un’opzione metodologica
che si va affermando nei campi del diritto e della sociologia, il
binomio procedura/partecipazione è lo strumento che consente
di gestire al meglio le situazioni di rischio o di difficoltà:
le decisioni maturano attraverso procedure che prevedono il confronto
e la partecipazione di tutti gli interessati e dei destinatari della
decisione finale. In tal modo, per un verso la decisione ultima,
se non la migliore, risulta essere almeno quella su cui si è
raggiunto il più alto grado di coinvolgimento e di consenso,
allontanando il sospetto ed il pericolo di soluzioni adottate ed
imposte da pochi o da una parte sola; per l’altro, attraverso
la libera e spontanea partecipazione di tutti gli interessati è
possibile raggiungere il duplice obiettivo di eliminare sul nascere
ogni giustificazione o argomentazione alle recriminazioni postume
(tutti sapevano e sono stati coinvolti!) e di poter fare
affidamento nel massimo di coinvolgimento e motivazione da parte
di coloro che hanno avuto la possibilità di partecipare a
tali processi decisionali nel momento in cui si dovrà passare
alla fase della realizzazione degli obiettivi in tal modo definiti
e del sostegno ai candidati in tal modo individuati (tutti hanno
contribuito a definire gli obiettivi ed a scegliere i candidati:
gli obiettivi ed i candidati sono dunque di tutti!
).

La legittimazione viene dal procedimento (Luhmann):
l’indicazione metodologica del sociologo tedesco può
valere anche per la scelta degli amministratori comunali, che non
possono trarre banalmente la propria forza e legittimazione da una
(pre)supposta popolarità o da una precedente visibilità
pubblica (bastano tre o quattro comparsate televisive, una decina
di interviste radiofoniche o giornalistiche a fare di un candidato
il migliore dei candidati possibili?!). Non siamo chiamati a votare
per "un volto per la tivvù" o per "la miglior
voce dell’anno", ma, più modestamente e concretamente,
per dei semplici amministratori locali: personalità definite
e trasparenti, capaci di qualche idea innovativa, pronti ad entusiasmarsi
e ad infondere entusiasmo, disposti al lavoro di gruppo, consapevoli
che il mondo non finisce giù a via Mura Megalitiche, in grado
di non far sfigurare la città negli incontri ufficiali e
di scambiare almeno qualche convenevole in lingua con le delegazioni
staniere; volti in cui possano riconoscersi le migliaia di uomini
e donne da sempre chiusi nell’anonimato del proprio impegno
civico, del proprio lavoro e della propria famiglia; voci a disposizione
di chi, voce, non ne ha mai avuta.

Nomi non ne ho da proporre e non mi concederò
alla girandola vorticosa di nomi già sistemata in piazza,
soprattutto quando, facendoli, rischierei di far violenza su chi
non è stato sinora sollecitato (e probabilmente non lo sarà
mai) o su chi non sembra essere disponibile. Dico solo, scegliamoli
insieme; individuiamo almeno le due persone al vertice della futura
amministrazione, sindaco e vicesindaco, espressione delle due aree
culturali ed ideali che compongono la coalizione: quella laica e
di sinistra, quella cattolica e di centro. Non si proceda però
con il solito e rigoroso bilancino protagonista degli accordi tra
segreterie e correnti di partito; si apra alla città la discussione
attraverso assemblee cittadine tematiche, attraverso primarie, attraverso
un confronto aperto a tutti e libero da condizionamenti e pregiudizi.
Scegliamoli insieme. Per scoprire la città che non c’è
e non si vede: una città di tutti.

La commedia é finita.

di enzo colonna
(Comitato cittadino “Il Teatro di tutti”)

Due sono le possibili strutture dell?organizzazione
sociale: una è quella che vede (ed ha concretamente visto
in questi decenni) la gente rassegnarsi ad essere subalterna, vittima
di strumentalizzazioni e partigianerie, egoismi e favoritismi; l?altra
è quella di gente che si fa gruppo, si mobilita ed organizza
la difesa sociale degli interessi e dei diritti collettivi. Questa
è la strada che abbiamo intrapreso e sperimentato nella vicenda,
forse piccola ma non irrilevante, che riguardava l?abbandono
ed il degrado del Teatro Mercadante. Era un tentativo, solo il primo,
ed è risultato vincente. Altri momenti, altri problemi, altre
occasioni verranno per attivare una difesa sociale organizzata.
Abbiamo dimostrato, innanzitutto a noi stessi, che è ancora
possibile in questa città  avere fiducia nella legalità 
e nelle istituzioni; e soprattutto che è necessario avere
fiducia nella propria forza di cittadini. Nulla però cambia,
se non abbiamo la forza di cambiare, solo un po?, i nostri
comportamenti, le nostre abitudini, superando rassegnazione ed apatia.
Anche nel gioco al ribasso della politica ed al massacro di ideali
e valori, l?opinione, il voto o la firma di un cittadino contano
ancora qualcosa.

* * *

La Gazzetta del Mezzogiorno
del 9 marzo annunciava per la serata l?atto finale della vicenda
Teatro Mercadante. Così è stato. L?esito dei
lavori del consiglio comunale, convocato quella sera per pronunciarsi
sulla proposta di esproprio avanzata da 6000 cittadini per il tramite
del Comitato “Il Teatro di tutti”, è stato davvero
l?ultimo atto di una commedia degli equivoci e delle ambiguità 
che durava da troppo tempo per poter essere ulteriormente sopportata
dalla città . Una mediocre recita a soggetto che ha visto
molti protagonisti scambiarsi ruoli ed abiti di scena.

C?era chi annunciava la riapertura
immediata del teatro millantando inesistenti finanziamenti da istituti
bancari o risolveva tutta la questione al “dateci i soldi”,
pubblici naturalmente, proponendo operazioni giuridiche ed economiche
assolutamente illegittime. Chi supplicava: “Voglio andare a
Teatro. Riapritelo comunque!”. Chi infine avanzava perplessità ,
fintamente giuridiche, sulla possibilità  di esproprio.

Il triplice strepito o lamento non
ha fatto altro che giovare agli sprovveduti ed agli stupidi, entrambi
impegnati tenacemente ad alimentare confusione, a procrastinare
i tempi di una soluzione chiara, rapida e legittima. Gli sprovveduti
non hanno sufficientemente considerato i vantaggi, per tutti,
di una soluzione chiara, rapida e definitiva del problema ed i benefici,
per tutti, della fruibilità  collettiva del bene; sono
finiti per sembrare ispirati a prudenza, saggezza, equilibrio, le
doti esaltate da chi, nella maggior parte dei casi, vuol mascherare
così la propria incapacità  ad assumere una qualsivoglia
posizione. Gli stupidi hanno gettato proposte inventate lì
per lì a casaccio senza curarsi della loro concreta realizzabilità 
o senza verificare la concreta disponibilità  del soggetto
privato, finendo in tal modo per apparire, a giorni alterni, come
i paladini ora degli interessi privati, ora di quelli collettivi.

Al comune cittadino la situazione
è risultata complessa, ma solo perché gli uni e gli
altri (gli sprovveduti e gli stupidi) hanno voluto deliberatamente
non far conoscere nè la situazione per quella che effettivamente
è, nè i modi leciti e razionali per risolverla. Si
è continuato in tutti questi anni a discutere della proprietà 
del teatro, anziché del suo contenuto; ogni discussione si
è claustrofobicamente aperta e chiusa su tale questione;
ancora oggi si continua a rivendicare un presunto diritto di comproprietà 
sul teatro, una sorta di condominio tra i pochi che continuano a
essere membri di un consorzio un tempo composto da centinaia di
altamurani.

L?augurio è che si chiudano
definitivamente questi dibattiti e si cominci finalmente ad affrontare
temi quali il futuro del teatro, il “da farsi”. Ben due
pareri legali commissionati dal Comune hanno confermato quanto noi
andavamo sostenendo da sette anni e cioè: il suolo su cui
sorge il teatro è proprietà  comunale; i singoli consorziati
hanno, in virtù dello statuto fondamentale del consorzio
e della legge n. 1336/39, solo un diritto di palco o poltrona (il
diritto ad essere preferiti nell?acquisto dell?abbonamento
stagionale, 0, 0); la modifica statutaria del 1993, in virtù della
quale i consorziati si sono attribuiti la proprietà  per quote
del teatro, è giuridicamente nulla e come tale impugnabile
in sede di giustizia civile dal Comune (anch?esso consorziato)
o, per esso, da un qualunque cittadino elettore (art. 4 della legge
n. 265 del 1999, 0, 0); la proprietà  del teatro rappresenta il
fondo indiviso ed indivisibile del consorzio che ha come unico scopo
statutario “l?amministrazione, gestione e conservazione
del teatro”. Poiché appunto tale scopo risulta essere
concretamente non attuato da almeno dieci anni, due sono le azioni
amministrative a disposizione del Comune: 1) sollecitare il Prefetto
a sciogliere tale consorzio, trasferendo il bene ad altro ente in
grado di perseguire quell?obiettivo statutario; 2) sollecitare
il Ministro per i beni e le attività  culturali ad espropriare
il teatro, attribuendo la proprietà  al comune (art. 91 del
Testo Unico sui beni culturali). Questo è quanto abbiamo
richiesto con la petizione popolare; questo è quello che
il prof. Gagliardi La Gala ha suggerito di fare al Comune.

Ci auguriamo che il tormentone sulla
proprietà  del teatro cessi con il voto unanime del consiglio
comunale del 9 marzo e con la delibera della giunta n. 311 del 9
giugno 2000 che, dando seguito al mandato del consiglio, ha disposto
l?invio, alla Soprintendenza ed al Ministero per i beni culturali,
della richiesta di esproprio “del Teatro Mercadante con l?obiettivo
di ristrutturarlo e consentirne la fruibilità ” pubblica
ed ha conferito mandato all?avvocato Antonio Ventura di esperire
“dinanzi al Tribunale di Altamura azione giudiziaria per la
declaratoria di nullità  e di illiceità  delle determinazioni
assunte dal Consorzio in ordine alla modifica dello Statuto con
cui i consorziati hanno ritenuto di attribuirsi impropriamente il
diritto di proprietà  del Teatro”.

E? bene, ancora una volta, ribadirlo:
l?esproprio non è un atto contro qualcuno (interessa
infatti il teatro, non i singoli diritti di palco o poltrona: ciò
significa che i singoli consorziati potranno continuare a godere
di quei loro legittimi diritti in un teatro di proprietà 
comunale, 0, 0); ma un atto sicuramente a favore di tutta la collettività ,
consorziati compresi. Ci auguriamo che si apra finalmente una nuova
fase, che si affrontino ben altre e decisive questioni: come attingere
ai fondi (nazionali e comunitari) che sono a disposizione dei comuni
per il restauro e la riapertura dei teatri? per quale obiettivo
gestire i fondi e recuperare il teatro? quale gestione assicurare
al teatro comunale? attraverso quali regolamenti d?uso è
possibile assicurare la fruibilità  pubblica del teatro? come
finalizzare la gestione di questo bene al progresso culturale, sociale,
civile ed economico della città ?

Di questo allora vogliamo da ora in
poi parlare. Di questa discussione sul futuro del teatro potrebbero
essere partecipi anche i consorziati, se solo riuscissero ad abbandonare
la posizione di ostinata difesa di inesistenti diritti individuali
di proprietà  sul teatro in cui si sono trincerati da almeno
sette anni, dal 1993, anno della loro inammissibile modifica statutaria;
se solo riuscissero a recuperare lo spirito e la lettera dell?originario
statuto consorziale del 1895; se solo riuscissero, ora e per davvero,
a deliberare la cessione del bene a favore del Comune. Come contropartita
– riteniamo noi del Comitato “Il teatro di tutti” – il
Comune non avrebbe alcuna difficoltà  a riconoscere ciò
che ai singoli consorziati spetta per legge (il diritto di palco
o poltrona), ad accollarsi il debito maturato dal consorzio nei
confronti di un istituto bancario locale (circa duecento milioni)
e ad impegnarsi a prevedere che nel consiglio di amministrazione
di quella che sarà  necessariamente l?istituzione chiamata
a gestire il teatro comunale sieda un rappresentante del consorzio,
cioè dell?associazione che riunisce i titolari del diritto
di palco.

Di questo vogliamo da ora in poi discutere.
Intanto la procedura di esproprio deve svilupparsi celermente: quanto
era di competenza del consiglio e della giunta municipali è
stato fatto; ora però è decisivo che il sindaco e
tutti i rappresentanti istituzionali della città  (consiglieri
e assessori provinciali, consiglieri regionali, parlamentari) si
attivino per sollecitare risposte tempestive da parte della Soprintendenza
e del Ministero. Non possiamo consentire che indugi e manovre dilatorie
compromettano la concreta possibilità  di reperire risorse
statali ed europee a disposizione del Comune. Il Programma Operativo
Regionale (POR), ad esempio, ha destinato per i prossimi sei anni
(2000-2006) circa 300 miliardi (esattamente 147,3 milioni di euro)
provenienti dalla Comunità  europea per gli interventi di
“Tutela e valorizzazione del patrimonio culturale” (Asse
2 “Risorse culturali”, Settore 2.1). E? indispensabile
che il Comune sia pronto nel momento in cui la Regione predisporrà 
i bandi per la selezione dei progetti da ammettere al finanziamento.
La duplice condizione per poter accedere a queste risorse straordinarie
è che gli interventi interessino il “patrimonio culturale
pubblico
” (la Misura 14 contempla la “Valorizzazione
e tutela del patrimonio culturale pubblico” attraverso interventi,
in particolare, di “recupero di contenitori destinati ad attività 
culturali, teatrali, musicali e cinematografiche”) e che i
destinatari del finanziamento siano “amministrazioni ed
organismi pubblici
“.

Non c?è tempo da perdere,
dunque; è necessario al più presto realizzare questa
duplice condizione. Di questo dovranno farsi carico tutti, anche
e soprattutto i consorziati: grande sarebbe infatti la responsabilità 
di chi volesse ostacolare o ritardare il processo di acquisizione
al patrimonio comunale del Teatro Mercadante; quella ora offerta
attraverso l?Agenda 2000 predisposta dal ministro Melandri
per il settore dei beni culturali del sud Italia è un?occasione
irripetibile.

La commedia è finita: i cittadini
hanno preteso con la forza della propria mobilitazione ed i numeri
delle proprie firme che le aule ed i palcoscenici in cui per anni
la recita si è svolta venissero finalmente ripuliti da ambiguità ,
egoismi, abusi e strumentalizzazioni. L?interesse di tutti
deve interessare davvero tutti.

La lettera indirizzata dal prof. avv. Gagliardi La Gala.

* * *

Bari lì 20/5/2000

Gent.mo Signor Sindaco

del Comune di Altamura

SEDE

OGGETTO: procedimento concernente l’acquisizione
del Teatro Mercadante.

 

Illustre Signor Sindaco,

in seguito alla Sua autorizzazione
del 13/4/2000 ho provveduto ad inviare al Presidente pro-tempore
del Consorzio Teatro Mercadante l’articolata lettera datata 6/4/2000.

Ancorchè sia decorso oltre
un mese non vi è stato alcun formale riscontro alle civile,
bonarie, sollecitazioni ivi contenute.

Pertanto, ho riesaminato l’intera
questione in tutti i profili di fatto e di diritto e ritengo che,
ora, l’iter da perseguire sia il seguente:

a) il Sindaco dovrà
inviare al Soprintendente per i Beni Ambientali, Architettonici,
Artistici e Storici di Bari un atto di iniziativa del procedimento
ablatorio giusta lo schema allegato alla presente;

b) si dovrà officiare
l’ottimo Collega Antonio Ventura del Foro di Altamura che, con il
pregnante parere del 18/11/1999 aveva evidenziato le nullità
delle determinazioni assunte dal Consorzio in ordine alla modifica
dello Statuto (ove i consorziati hanno ritenuto di atttribuirsi
impropriamente il diritto di proprietà del manufatto), di
esperire dinanzi al Tribunale di Altamura azione giudiziaria per
la declaratoria di nullità e di illiceità di tali
atti (il Comune in virtù della propria appartenenza diretta
al Consorzio è legittimato a proporre tale azione e non versa
in situazione di prescrizione trattandosi di azione di nullità).

* * *

La Giunta, con un proprio deliberato,
dovrà avallare le azioni sopra indicate sub a) e b).

Mi riservo, con separata nota,
di verificare a breve la concreta percorribilità giuridica
dell’attivazione contestuale di un ulteriore procedimento amministrativo
che conduca il Prefetto di Bari ad intervenire sul Consorzio adottando
provvedimenti idonei al suo scioglimento.

Con viva cordialità.

(Avv. Franco Gagliardi La Gala)

 

 

Allegato: n.1.

 

SCHEMA

della nota che l’Illustrissimo Signor
Sindaco, avallato da una delibera di Giunta, dovrà inviare
con plico R.A.R. al Soprintendente per i Beni Ambientali, Architettonici,
Artistici e Storici di Bari e per conoscenza al Ministro per i Beni
e le Attività Culturali.

 

Dopo qualche giorno da tale invio
dovrà essere richiesto incontro diretto del Sindaco con il
Soprintendente
(naturalmente accompagnerò il Signor Sindaco
a tale incontro).

* * *

 

Il Teatro Mercadante è
un bene d’interesse storico-artistico regolarmente sottoposto a
motivato, pregnante, vincolo, giusta decreto del Ministero per i
Beni Culturali ed Ambientali del 16/4/1984, che lo ha dichiarato
d’interesse particolarmente importante ai sensi della Legge 1/6/1939
n.1089.

Purtroppo, da molti anni, il bene
non è in grado di assolvere la funzione cui è destinato,
in quanto versa in uno stato di assoluto degrado.

Non si tratta solo di riportare
l’immobile all’originaria destinazione d’uso, ma di evitare il perimento
del bene.

Per quanto è dato informalmente
sapere, l’On.le Soprintendenza, nel corso del 1997, ebbe ad effettuare
un sopralluogo ed a riscontrare tale situazione di compromissione;
nel contempo, la Soprintendenza ebbe ad invitare formalmente il
Consorzio Teatro Mercadante in persona del suo Presidente pro-tempore
a porre in essere il recupero funzionale dell’edificio predisponendo
adeguato progetto di restauro conservativo.

A tutt’oggi non risulta che alcun
idoneo lavoro (che peraltro dovrebbe essere previamente autorizzato
dalla Soprintendenza) sia stato posto in essere, né tantomeno
che un regolare progetto sia stato sottoposto al vaglio dell’On.le
Soprintendenza.

Allo stato non risulta che il
Consorzio Teatro Mercadante sia in grado di provvedere a tali adempimenti,
né che abbia attivato minimali procedimenti (corroborati
da idonea, pertinente, documentazione: segnatamente progettazione)
per usufruire di contributi pubblici.

L’unico atto che il Consorzio
Teatro Mercadante ha ritenuto di porre in essere è stata
una modifica dello Statuto mirante a mutare il “diritto al palco”
dei consorziati in “diritto di proprietà” degli stessi sul
manufatto (naturalmente, tale atto illecito e nullo sarà
sindacato dal Comune di Altamura nelle sedi giudiziarie ordinarie).

Tanto rilevato e premesso, si
invita l’On.le Soprintendenza a verificare la sussistenza degli
inadempimenti e lo stato fisico in cui versa un bene di cotanta
importanza per la vita civile e culturale di Altamura, ed all’esito
di attivare il procedimento per l’ablazione del bene ai sensi dell’art.91
del D.Leg.vo 29/10/1999 n.490 nel rispetto delle norme regolamentari
di cui all’art.66 e ss. del R.D. 30/1/1913 n.363.

Nel contempo, si rappresenta all’On.le
Soprintendenza non solo che l’istanza alla effettiva restituzione
dell’uso del bene alla Collettività scaturisce da una iniziativa
popolare di migliaia di cittadini, ma che il Consiglio Comunale
per il restauro ed il ripristino del manufatto ha previsto nel bilancio
una posta di rilevante importo (giusta attestazione dell’Ufficio
di Ragioneria che si unisce alla presente).

Naturalmente, ove venisse attivato
un procedimento ablatorio il Consiglio Comunale non troverebbe ostacolo
a destinare tali fondi anche all’esproprio del manufatto.

Il delicato problema giuridico
dei titolari del diritto a percepire il prezzo di esproprio, si
pone come un posterius da risolvere in contraddittorio con
l’On.le Soprintendenza, in relazione alla permanenza in vita del
Consorzio Teatro Mercadante (che ove ritenuto soggetto legittimato
a percepire il prezzo di esproprio, dovrebbe pur sempre per regola
statutaria destinare tali importi al miglioramento del bene).

Da ultimo, si voglia considerare
che il suolo su cui insiste il manufatto è di proprietà
pubblica, e che il Comune è socio del Consorzio Teatro Mercandante.

* * *