Conferme elettorali: via libera definitivo alle elezioni di Rachele Popolizio e

All’indirizzo:

http://www.giustizia-amministrativa.it/sentenze/CDS_200201271.doc

è possibile leggere la sentenza pronunciata dal Consiglio di Stato (depositata il 4 marzo 2002) che ha rigettato i ricorsi diretti sostanzialmente ad annullare il risultato delle elezioni comunali del 13 maggio 2001. Con distinti ricorsi i signori Angelo Lorusso e Giovanni Ragone, nonché Nicola (detto Nico) D’Ambrosio avevano impugnato la sentenza del TAR Puglia, sede di Bari, Sezione I, 14 settembre 2001, n. 3684, che aveva invece confermato il risultato elettorale.

A questo indirizzo:
http://www.giustizia-amministrativa.it/sentenze/CDS_200200922.doc

è possibile invece leggere la sentenza del Consiglio di Stato (depositata il 15 febbraio 2002) che ha confermato l’elezione dell’avv. Michele Ventricelli al Consiglio regionale. La sua elezione – lo ricordiamo – era stata contestata dal primo dei non eletti della lista dei DS, il dott. Angelo Colasanto, che aveva conseguito, nelle elezioni del 16 aprile 2000, 8176 voti di preferenza a fronte degli 8189 di Michele Ventricelli. Il ricorso era stato già  respinto dal TAR Puglia, sede di Bari, con la sentenza n. 912 del 4 aprile 2001. Il Consiglio di Stato, con la sentenza che segnaliamo, ha confermato la pronuncia di primo grado.

Una stazione di servizio… al servizio di chi?!

di enzo colonna


consigliere comunale – enzo@altamura2001.com








La pessima “qualità  della vita” di molti luoghi destinati a residenza non dipende da cattive progettazioni. Nemmeno esiste un principio in base al quale l’edilizia residenziale pubblica o, comunque, quella più povera o delle periferie, dev’essere brutta e incompleta. L’attuale stato delle cose dipende, invece, da illegali attuazioni dei progetti. Sistematiche violazioni delle destinazioni d’uso rendono invivibili interi quartieri; sistematiche omissioni degli atti e delle attività  necessarie per assicurare la fruibilità  dei servizi connessi e complementari alle aree vincolate ad usi collettivi fanno di interi quartieri quartieri-dormitorio


(Michele Costantino, Bene-casa e qualità  della vita: gli impianti sportivi di quartiere, in Rischi temuti, danni attesi, tutela privata, Milano, 2002, 135, volume curato dal medesimo Autore)


 


Avevo già  scritto (v. Forum di Altamura2001) che l’Amministrazione comunale, fortemente sollecitata da numerosi cittadini, dal “Coordinamento per lo sviluppo e la qualità  della vita” ed anche da alcuni consiglieri comunali (Vito Menzulli, Pinuccio Giove), si era attivata per individuare una soluzione che consentisse di impedire la realizzazione dell’impianto di distribuzione di Via Mura Megalitiche, rivedendo così sue precedenti determinazioni. L’impianto – è bene precisarlo ”” era stato legittimamente richiesto da una società  altamurana (il 4 dicembre 2000) e sottoposto per ben due volte al vaglio della commissione edilizia: il 10 aprile 2001 la commissione aveva espresso parere “favorevole alle condizioni dell’Ufficio e subordinando il rilascio all’acquisizione del parere della Soprintendenza dei Beni Archeologici”; il 6 novembre 2001 – ottenuto il via libera dalla Soprintendenza di Taranto (il 27 giugno 2001) – la commissione edilizia aveva riconfermato il suo parere favorevole. L’impianto era stato anche esaminato dalla commissione consiliare “Urbanistica e Territorio” in cui nessuno dei componenti aveva avuto alcunché da ridire sulla sua ubicazione in quella zona. Il 9 novembre 2001 era stata rilasciata la concessione edilizia (la n. 199/bis).



In realtà , tutti (l’amministrazione, le commissioni, il dirigente) avevano sottovalutato una circostanza fondamentale: la zona interessata è tipizzata dal nostro Piano Regolatore Generale come S2B, cioè “Verde di quartiere” (l’art. 27 della Norme Tecniche di Attuazione del PRG così dispone: “Tali zone, individuate ai sensi del D.M. 02/04/68 n. 1444, sono destinate alle aree di verde attrezzato relative alle zone residenziali. In tali zone è consentita la costruzione di attrezzature per il gioco, costruzioni provvisorie per chioschi da adibire a bar ristoro e ricoveri, impianti sportivi per allenamento. Saranno curate le alberature eventualmente esistenti e la posa a dimora di nuovi piantamenti“).



La domanda che in tanti si sono posti è stata: come mai si è potuto autorizzare un intervento di quel tipo in un’area che ha quella precisa destinazione urbanistica, vale a dire un’area destinata a verde attrezzato a servizio degli abitanti del quartiere e della città ? Da quale circostanza nasceva questa, se così si può dire, sottovalutazione?



Questa, come tante altre questioni di rilevanza urbanistica e territoriale che stanno appassionando e dividendo gli schieramenti politici, nasce da un deficit di analisi e di programmazione o pianificazione che sconta la nostra città  a causa di una subcultura amministrativa che ha albergato per anni nel Palazzo di Città . L’unica idea forte che sembra dominare, da anni, le stanze del Palazzo di Città  è: campo libero alle incursioni ed alle iniziative dei privati, in pratica “ognuno faccia che cacchio vuole“! Insomma una mesta e, potremmo dire, onesta ammissione, da parte dei vecchi amministratori comunali (e, si spera, non anche dei nuovi amministratori), della propria incapacità  di amministrare e pianificare ogni qualsivoglia sviluppo o crescita della città . Le conseguenze di quella filosofia, molto spiccia e concreta (“fatti, non parole”), si stanno vedendo e si rivelano devastanti, come nel caso della stazione di servizio in esame.



Analogo discorso potrebbe farsi per la vicenda degli accordi di programma (in applicazione della legge regionale n. 34/94). Il Leitmotiv è stato il medesimo: non siamo capaci di attrezzare una vera ed omogenea area industriale nelle zone individuate, da decenni, dal Piano Regolatore Generale (via Gravina e Jesce)… bene, ognuno si faccia il capannone dove vuole!



Il problema, politico e culturale prim’ancora che amministrativo, è allora: una maggioranza di centrosinistra che ha i numeri, il consenso, le teste e le idee per una netta inversione di rotta, può consentire che si continui per la strada tracciata dalla precedente amministrazione di centrodestra? Ovviamente no, è la risposta che tutti nel centrosinistra danno. Ma allora a questa affermazione o rivendicazione di principio, è necessario, coerentemente, far seguire una diversa consapevolezza dei problemi e soprattutto del ruolo che una nuova, giovane e sinora non compromessa classe dirigente è chiamata a svolgere; a quella affermazione di principio devono accompagnarsi impegni ben precisi, l’orgoglio di proprie scelte, determinazione e coraggio nel far passare l’idea di una crescita armonica, razionale e qualitativamente qualificata, di tutta la città . Tutto ciò implica che i Sì, secchi e qualificanti, a scelte che vanno in questa direzione siano preceduti o accompagnati da altrettanti NO (decisi e qualificati) a condizionamenti, a pressioni, ad operazioni che vanno non nella direzione di assicurare una migliore qualità  della vita per tutti, ma al contrario verso quella di privilegiare una vita di qualità  per pochi.



La sfida o il compito che l’attuale centrosinistra è chiamato ad affrontare è proprio quello di far compiere una salto di qualità  all’azione amministrativa che non può ispirarsi all’inetta logica degli atti dovuti. È un atto dovuto rilasciare una concessione edilizia, quando si è consapevoli che l’intervento non è compatibile con la destinazione d’uso impressa alla zona dal Piano Regolatore?! È un atto dovuto procedere al convenzionamento ed al rilascio delle concessioni consentendo la realizzazione di capannoni in aree agricole in ordine sparso ed in deroga al Piano Regolatore, quando si è consapevoli che il Comune di Altamura già  dispone e destina centinaia di ettari per gli insediamenti industriali e che la procedura sinora utilizzata per gli accordi di programma ex lege 34/94 presenta seri dubbi di legittimità ?!



Il compito del centrosinistra – lo si ripete, con la sua nuova, giovane e sinora non compromessa classe dirigente – non può ridursi alla ratifica ed alla registrazione di scelte e di eventi (di rilevanza collettiva) determinati da pochi interessati, da chi su quelle scelte fonda anche legittimamente le proprie fortune e ricchezze. Il compito del centrosinistra è invece quello di prosciugare le sacche di degrado civile, sociale, politico, culturale ed ambientale, presenti nella città  e di riempire di contenuto quello che per molti anni è sembrato essere un vuoto in un circolo di egoismi, ambizioni personali, interessi privati: il Comune.



Ma torniamo alla vicenda, nel suo piccolo esemplare, della stazione di servizio o, più correttamente, dell’impianto di distribuzione. Il Comune di Altamura avrebbe dovuto, già  da alcuni anni, provvedere a fissare “criteri, requisiti e caratteristiche delle aree dove poter installare i nuovi impianti stradali di carburante“, così come disponeva il Decreto Legislativo 11 febbraio 1998, n. 32. La Giunta regionale pugliese è intervenuta con la deliberazione n. 11 del 19 gennaio 2000 a “fissare i criteri per quei Comuni che non hanno provveduto ad emanare i propri“. Le direttive della Regione prevedono che gli impianti di distribuzione del tipo di quello autorizzato in via Mura Megalitiche possano essere installati in zone omogenee tipizzate dal piano regolatore come D ed F. Le zone D sono, secondo il Decreto Ministeriale n. 1444/68, “le parti del territorio destinate a nuovi insediamenti per impianti industriali o ad essi assimilati“; le zone F sono “le parti del territorio destinate ad attrezzature ed impianti di interesse generale“.



Il menzionato Decreto Ministeriale (del 2 aprile 1968, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 16 aprile 1968, n. 97) definisce e fissa i “Limiti inderogabili di densità  edilizia, di altezza, di distanza fra i fabbricati e rapporti massimi tra spazi destinati agli insediamenti residenziali e produttivi e spazi pubblici o riservati alle attività  collettive, al verde pubblico o a parcheggi da osservare ai fini della formazione dei nuovi strumenti urbanistici o della revisione di quelli esistenti, ai sensi dell’art. 17 della legge 6 agosto 1967, n. 765“.



In particolare l’art. 3 individua i “Rapporti massimi, tra gli spazi destinati agli insediamenti residenziali e gli spazi pubblici o riservati alle attività  collettive, a verde pubblico o a parcheggi”:


Per gli insediamenti residenziali, i rapporti massimi di cui all’art. 17 – penultimo comma – della legge n. 765, sono fissati in misura tale da assicurare per ogni abitante – insediato o da insediare – la dotazione minima, inderogabile, di mq. 18 per spazi pubblici o riservati alle attività  collettive, a verde pubblico o a parcheggio, con esclusione degli spazi destinati alle sedi viarie.


Tale quantità  complessiva va ripartita, di norma, nel modo appresso indicato:


a) mq. 4,50 di aree per l’istruzione: asili nido, scuole materne e scuole dell’obbligo;


b) mq. 2 di aree per attrezzature di interesse comune: religiose, culturali, sociali, assistenziali, sanitarie, amministrative, per pubblici servizi (uffici P.T., protezione civile, ecc.) ed altre;


c) mq. 9 di aree per spazi pubblici attrezzati a parco e per il gioco e lo sport, effettivamente utilizzabili per tali impianti con esclusione di fasce verdi lungo le strade;


d) mq. 2,50 di aree per parcheggi (in aggiunta alle superfici a parcheggio previste dall’art. 18 della legge n. 765): tali aree ”” in casi speciali – potranno essere distribuite su diversi livelli.


Ai fini dell’osservanza dei rapporti suindicati nella formazione degli strumenti urbanistici, si assume che, salvo diversa dimostrazione, ad ogni abitante insediato o da insediare corrispondano mediamente 25 mq. di superficie lorda abitabile (pari a circa 80 mc. vuoto per pieno), eventualmente maggiorati di una quota non superiore a 5 mq. (pari a circa 20 mc. vuoto per pieno) per le destinazioni non specificamente residenziali ma strettamente connesse con le residenze (negozi di prima necessità , servizi collettivi per le abitazioni, studi professionali, ecc.)“.



Si tratta, in altri termini, di quei 18 mq per abitante che – nel mio ultimo intervento in consiglio comunale (15 febbraio 2002), quando si è discusso degli accordi di programma – ho definito i 18 mq di vita che la legge riserva ad ogni abitante. Rispettare le previsioni di un Piano Regolatore Generale significa infatti non certo privilegiare un’area piuttosto che un’altra, ma rispettare semplicemente quegli indici e quei rapporti che, al momento della redazione del Piano, sono stati tenuti presenti ed applicati. Derogare o non rispettare il Piano Regolatore, al contrario, significa non solo (ma questo non sarebbe in astratto un problema!) privilegiare un soggetto (il beneficiario della deroga) ma soprattutto (e questo è il vero problema!) penalizzare indirettamente tutti gli altri abitanti del quartiere (o zona o città ), che si vedono ridurre quegli indici di vita o di qualità  di vita previsti dalla legge. Sottrarre, ad esempio, un’area alla sua destinazione a verde attrezzato di quartiere significa dunque privare irreversibilmente gli abitanti di quel quartiere di una quota pro capite di verde che, con la saturazione urbanistica ed abitativa della nostra città , non potrebbe essere recuperato altrove, depauperando anche economicamente il valore delle loro abitazioni e residenze. Identico discorso vale per ogni altra ipotesi di deroga o di stravolgimento delle prescrizioni del Piano Regolatore (come appunto gli accordi di programma di cui alla legge 34) se non è accompagnata da misure di compensazione o perequazione urbanistica: se aggiungo in una zona un carico urbanistico non previsto, residenziale o industriale che sia, devo necessariamente sottrarlo da altra zona (dove invece era previsto) in misura corrispondente.



Per dirla terra terra”¦ è come quando dobbiamo impartire istruzioni al costruttore della nostra casa per la realizzazione dei muri divisori: se abbiamo bisogno di metri quadrati in più per il soggiorno, li possiamo ricavare riducendo la grandezza della cucina, ma non certo eliminando del tutto il cesso o la camera da letto o andando a murare il balcone o il pianerottolo condominiale”¦ l’estensione totale dell’appartamento è sempre e deve necessariamente rimanere sempre la stessa e certi spazi (i vani dell’appartamento) non possono essere eliminati o spostati (il cesso deve essere sistemato necessariamente lì, perché il sistema di scarico fognario è unico per tutti i condomini)!



Ma allora: possibile che considerazioni così banali non siano state tenute presenti dall’amministrazione comunale, dalla commissione edilizia e dal dirigente preposto nel momento in cui si è autorizzata la realizzazione dell’impianto di distribuzione carburanti in un’area destinata dal Piano Regolatore a verde di quartiere? Ovviamente no! O almeno lo spero. Il ragionamento è stato questo: quella realizzazione è possibile ”” si è detto ”” perché le direttive della Giunta regionale, efficaci ed operanti ad Altamura in assenza dell’adozione di prescrizioni che la legge del 1998 demandava ai Comuni, prevedono che simili impianti siano ubicati in zone D ed F e perché la zona interessata ha una tipizzazione S2B e va considerata a tutti gli effetti una zona F.



È vero, è proprio così: le aree S2B – come le S2A (servizi di quartiere: asili nido, scuole materne, elementari e medie; edifici di interesse religioso, culturale, sociale, assistenziale, amministrativo; manufatti per pubblici esercizi, commerciali e mercati), le F1 (aree per le attrezzature di servizio pubblico: scuole, caserme, ecc.), le F2 (zone ospedaliere), F3 (parco urbano), le F4 (zone per attrezzature sportive e di spettacolo), le F5 (zone per attrezzature annonarie come depositi, mercati, ecc.) ”” sono tutte da considerare, secondo la classificazione del D.M. n. 1444/68, zone F, cioè “parti del territorio destinate ad attrezzature ed impianti di interesse generale”.



Ma è altrettanto vero, quanto banale, che se è possibile assimilare una sottocategoria alla categoria generale (la S2B alla F), non è sicuramente possibile, alla luce delle previsioni del nostro Piano Regolatore Generale e delle relative Norme Tecniche di Attuazione, assimilare una sottocategoria ad un’altra sottocategoria. Mi spiego: sono entrambe zone F (nella classificazione del citato decreto ministeriale del 1968), ma una cosa sono le zone S2B, altra cosa sono le zone S2A; una precisa destinazione urbanistica e funzionale hanno le prime (verde attrezzato di quartiere), altra precisa destinazione urbanistica e funzionale hanno le seconde (servizi di quartiere, tra i quali è ben possibile ricomprendere il servizio di distribuzione di carburanti). Analogo ragionamento vale per le altre zone del nostro PRG (dalla F1 alla F5) riconducibili tutte alla tipizzazione ministeriale F.



In conclusione, il nostro Piano Regolatore propone una opportuna, quanto sottovalutata, puntualizzazione della categoria generale F, individuando in dettaglio sottocategorie di zone di cui si deve tener conto quando si progetta o si autorizza un intervento edilizio o urbanistico: quello in esame, dunque, poteva, correttamente, essere progettato ed autorizzato in una zona S2A (servizi di quartiere), ma non certo in una zona S2B (verde attrezzato di quartiere).



L’amministrazione comunale, con la deliberazione che riportiamo in questo pagine, ha opportunamente avviato un procedimento di verifica della compatibilità  urbanistica dell’intervento (già  autorizzato) con la zona interessata e, nel frattempo, ha disposto la sospensione dei lavori. L’augurio è che – nonostante le voci che pessimisticamente e con insistenza danno per imminente un via libera definitivo all’impianto da parte della Giunta comunale – questa abbia il coraggio di ammettere che sottovalutazione (o superficialità  o errore) c’è stata nel rilascio della precedente concessione e che proceda, ad esito del procedimento amministrativo di verifica ora avviato, alla revoca della concessione edilizia. Il passo successivo dovrebbe essere quello di attrezzare davvero quel verde destinato a quel quartiere (via IV Novembre, via Mura Megalitiche, via Caduti di Via Fani, ecc.).



Diversamente, nulla potrebbe vietare in futuro che a qualcuno venga in mente di progettare o di autorizzare una ”˜pompa di benzina’ in una zona F2.


È una ”˜zona ospedaliera’?


Emb锦 è da considerare una zona F, dov’è lo scandalo?!


Tutto è possibile nel ”˜libero territorio di Altamura’”¦


(Clicca qui per scaricare la delibera della Giunta comunale)


 

Cosa hanno detto della 34?

Allora erano giustamente e duramente
contro quella prospettiva di sviluppo che era ed è fuori
di ogni razionalità; ora, l’attuale Sindaco, Rachele
Popolizio, e l’attuale maggioranza di centrosinistra si trovano
a decidere se portare a termine l’iter amministrativo
relativo a quegli accordi di programma.

Per quanto ci riguarda, non stiamo
qui a riprendere le ragioni e le argomentazioni che in più
occasioni abbiamo espresso contro l’applicazione della legge
regionale n. 34 nel nostro territorio (v. i numerosi interventi
della Sezione "Murgia e Territorio" del nostro sito, ad
esempio http://www.enzocolonna.com/htm/cdu_fuzzy.html).

Ci limitiamo, ora, a fare nostro il
contenuto dei documenti e dei volantini prodotti in queste settimane
di mobilitazione cittadina dal "Coordinamento cittadino per
lo sviluppo e la qualità della vita".

Ci limitiamo a riportare ed a fare
nostre le opinioni espresse dagli attuali consiglieri comunali di
maggioranza Nicola Natuzzi (I Democratici) ed Enzo Colonna
(Democratici di Sinistra) nell’ultimo consiglio comunale del
3 gennaio 2002.

Ci limitiamo a ribadire la validità
dei ragionamenti e degli argomenti un anno fa’ spesi dall’allora
minoranza di centrosinistra.

Ci limitiamo ad augurarci che coerenza
delle posizioni, razionalità delle idee, rispetto di se stessi
e delle regole, continuino ad ispirare il centrosinistra anche ora
che è al governo della città.

Quella coerenza, quella razionalità
e quel rispetto, d’altronde, sono stati riconosciuti ed apprezzati
dalla gente ed hanno consentito al centrosinistra di vincere le
elezioni amministrative di maggio 2001.

Ci auguriamo, pertanto, che a qualcuno,
nell’amministrazione o nella coalizione di centrosinistra,
non venga in mente di buttare via tutto questo patrimonio ideale
e politico!

Altamura2001 — La Città
di Tutti

Gli interventi di: Francesco Viti
Rachele PopolizioMichele
Ventricelli
Michele ClementeVito
Menzulli
Nicola NatuzziEnzo
Colonna


Francesco VITI (I Democratici)
— Intervento nel Consiglio comunale del 27 dicembre 2000

Questa sera, effettivamente, noi riteniamo
che sia la cosa più opportuna fare una discussione e poi
discutere, sì, al di là di qualche piccolo particolare
che ci potrà essere, ma la discussione questa sera è
eminentemente politica.

Non è sicuramente una discussione
tecnica su quello che è il singolo provvedimento, o anche
l’insieme dei provvedimenti, così come già chi
mi ha preceduto, il Consigliere Gentile, ha detto, ha già
cominciato a preannunziare.

È chiaro che l’Opposizione
ha una visione diversa rispetto a quella del Consigliere Gentile,
che pure è apprezzabile nella sua prima parte, e l’Opposizione
ha chiaramente una visione uguale a quella del Consigliere Gentile
nella prima parte del suo discorso.

Non condivide questo fatalismo del
Consigliere Gentile, tenendo presente che troppi appuntamenti, e
troppe coincidenze, chiaramente non portano a giustificare ciò
che sta avvenendo in questo periodo ad Altamura come un fatto legato
all’apparato burocratico.

Fra parentesi vorrei capire anche
meglio a cosa si riferisce il Consigliere Gentile, considerando
che non mi sembra che l’apparato burocratico di Altamura abbia
frenato o si sia posto di traverso rispetto a quello che è
lo sviluppo della città.

Per cui appena finisco, oppure durante
il dibattito, sarei veramente interessato a capire meglio ciò
che il Consigliere Gentile intendeva dire con quel, non voglio citare
le parole precise, lui se le ricorderà sicuramente meglio
di me, di questo lassismo, mi è sembrato di aver capito,
di ricordare come parola, dell’apparato burocratico.

La scelta, che stasera si va a fare,
è una scelta eminentemente politica ed è una scelta
che riguarda un’idea dello sviluppo della città, non
solo della città di Altamura, ma un’idea di sviluppo
di tutte le città del nostro territorio, parlando addirittura
del territorio nazionale.

Ed una scelta politica rispetto allo
sviluppo del territorio, lo cito come esempio, simile a quella che
stasera noi ci accingiamo a fare, è stata oggetto di ampia
ed approfondita discussione in una Regione, che sicuramente non
può essere presa ad esempio come caratterizzazione politica,
ideologica, come Regione profondamente di Centro Sinistra, che è
la Regione Veneto, che è una Regione dove un modello di sviluppo,
com’è quello che stasera l’Amministrazione, e chiaramente
la Maggioranza, sembrerebbe la Maggioranza, poi sentiremo sicuramente
i vari argomenti che la Maggioranza sembra proporre, è stato
un modello di sviluppo non solo teorizzato, ma attuato.

Io vi invito ad ascoltare i vostri
colleghi della vostra parte politica della Regione Veneto, che stanno
ancora piangendo per errori gravissimi, che si sono accorti d’aver
fatto, attuando uno sviluppo "a pelle di leopardo", "a
macchie", che sta impedendo attualmente sia un adeguato sviluppo
di un’agricoltura moderna, perché non hanno più
gli spazi per fare un’agricoltura moderna, sia lo sviluppo
di un’industria moderna, perché si sono resi conto che
un’industria moderna non si può fare "a pelle di
leopardo", ma si fa soltanto concentrando in aree ben dotate
di servizi, strade, acqua, fogna, energia elettrica, soprattutto
certi tipi di energia elettrica necessari per far muovere determinati
tipi di industrie concentrate in un’area, impianti di depurazione,
servizi, centri direzionali, tutte cose che per uno sviluppo moderno
sono assolutamente indispensabili.

In Veneto stanno già pensando
a come riparare a questo modello di sviluppo che, peraltro, è
il frutto di scelte di alcuni anni fa, quando ancora l’importanza
di queste cose non si conoscevano.

Sembra che noi ci stiamo avviando
verso una decisione simile, però a distanza di molti anni,
non tenendo presente quelli che sono stati gli errori degli altri,
che invece dovrebbero essere per noi insegnamento e dovrebbero farci
capire che non è con quel modello di sviluppo, per esempio,
che si abbattono i costi.

Il famoso sviluppo del Nord-Est, che
tanto ha fatto notizia sui giornali, comincia ad arretrare, e questo
è notorio.

Comincia a creare difficoltà,
comincia ad avere il fiato corto, e questo è notorio, tant’è
vero che in altre aree del Paese, compresa la nostra, si stanno
creando i presupposti per creare veramente un’alternativa al
famoso, sbandierato sviluppo del Nord-Est.

Ma se ripetiamo gli stessi errori
che nel Nord-Est sono stati fatti, chiaramente avremo anche noi,
come si stanno rendendo conto nel Nord-Est, il fiato corto.

Stiamo creando i presupposti di uno
sviluppo di breve periodo e stiamo creando la possibilità
che, con una concorrenza ormai a livello internazionale, i presupposti
perché le aziende purtroppo debbano, sì, lavorare,
ma lavorare con costi che nel giro di alcuni anni saranno completamente
fuori da qualunque livello concorrenziale.

Personalmente conosco tappezzieri
di alto livello di Altamura, che in questo momento sono in Cina
ad insegnare ai Cinesi, là dove c’è una manodopera
a costi bassissimi, come si costruisce il salotto in pelle a basso
costo!

Questo sta avvenendo e non da ora.

È già un anno, due anni
che con lauti stipendi alcuni nostri concittadini stanno facendo
questo tipo di operazione, che può essere giudicata in un
modo, nell’altro, ma c’è, è una realtà.

Per cui io mi chiedo se non creiamo
oggi i presupposti per continuare a produrre, per esempio, io ho
citato un esempio, è soltanto un esempio, Altamura non si
basa solo sul salotto, ma soprattutto sul salotto, se vedremo lo
sviluppo di un’industria a bassissimo costo di produzione,
in aree dove soprattutto ciò che più costa nella produzione,
che è la manodopera, rimane la manodopera, uno sviluppo con
produzione a basso costo grazie a costi veramente limitati di manodopera,
chiaramente corriamo il rischio di entrare fuori mercato, nonostante
tutte le leggi n.34, tutta la disponibilità dell’Amministrazione
nei confronti delle aziende, tutta la disponibilità anche
del Consiglio Comunale, laddove si dovesse coagulare questa disponibilità,
nei confronti di insediamenti di opifici in aree non dotate di servizi,
in aree sparse sul territorio, in aree oltre tutto in cui queste
aziende, ma io direi soprattutto altro tipo di aziende, facciamo
un altro esempio, per esempio le aziende di trasformazione di prodotti
agricoli, potrebbero trovare in questo connubio fra un tipo di sviluppo
paesaggistico, rurale, di tutela dell’ambiente, quale è
il Parco Nazionale dell’Alta Murgia, di cui finalmente si ricomincia
seriamente a parlare, un’area di sviluppo che si basa però
necessariamente, per esempio, sulla tutela del paesaggio.

Tutela del paesaggio che è
il presupposto per un’adeguata valorizzazione turistica.

È chiaro che insediare opifici
giù al Pulo o di fronte alla Cava dei Dinosauri, oppure sopra
l’Uomo di Altamura, non credo che sia un modo per una prospettiva,
non nei prossimi quattro o cinque anni, nei prossimi quarant’anni
dello sviluppo di Altamura.

Un altro esempio che non c’entra
nulla con questo, ma tanto per ricordare un poco, anche avere memoria
del passato, la Riforma Fondiaria.

Partiva da un presupposto giusto:
la distribuzione della terra alla gente che lavorava la terra.

Giustamente, la terra a chi la lavora,
non la terra al grosso proprietario e chi la lavora poi è
soltanto un salariato.

Che cosa produsse, però, quell’impostazione?

Produsse centinaia, migliaia di insediamenti
nel nostro territorio, insediamenti che a causa del particolare
tipo del nostro territorio, diverso dal Metapontino, diverso dalle
zone della Pianura Padana, portarono ad un abbandono progressivo
di questi insediamenti, che diventarono delle piccolissime "cattedrali
nel deserto", si diceva una volta, cioè queste aziende
che poi pian piano, perdendo una capacità operativa autonoma,
venivano abbandonate e andavano pian piano in rovina.

Io non auguro questo, sicuramente,
per i nostri opifici, che siano in zona agricola, o che siano in
zona tipizzata come area di sviluppo industriale.

Io dico soltanto che abbiamo il gravissimo
pericolo che di fronte ad uno sviluppo basato sul tutto e subito,
basato sull’immediato sbocco di un’imprenditoria industriale,
che da troppi anni aspetta uno sviluppo, aspetta la possibilità
di costruire, da troppi anni, e qui torniamo alle scelte politiche
e alle impostazioni di come vogliamo lo sviluppo del nostro territorio,
da troppi attende di poter costruire il proprio capannone!

Non è possibile che oggi, alla
fine di otto anni continuativi di gestione, dal cilindro del prestigiatore
esca fuori una legge straordinaria, eccezionale, quasi quasi, e
in questo sono completamente in dissenso con ciò che è
la parte finale del discorso di chi mi ha preceduto, che per necessità
dobbiamo fare così, perché purtroppo non c’è
altra strada, perché sembra quasi che il destino ha voluto
così, perché sembra che non ci siano altre alternative.

Noi diciamo che le altre alternative
c’erano, ci sono e soprattutto che le altre alternative ci
saranno!

Ci saranno soprattutto se una visione
dello sviluppo del territorio comincerà a prevalere, a diventare
prevalente in tutte le persone altamurane, in tutti i cittadini
altamurani.

Noi riteniamo d’interpretare
questo tipo di sviluppo, questa mentalità, questa modalità.

Riteniamo anche che, avvicinandosi
delle consultazioni elettorale, che non sembrano poi tanto slegate
rispetto a ciò che stasera discuteremo, basti vedere le modalità
con cui certi manifesti ormai pullulano sui muri della nostra città,
e anticipo che l’Opposizione su questo tipo di comportamento
sarà attentissima, perché se iniziamo la campagna
elettorale prima ancora del suo inizio, con l’utilizzo dei
soldi pubblici per vere e proprie pubblicità a quelle che
sono certe decisioni, comportamenti, eccetera, è chiaro che
anticipiamo che iniziamo molto male e che l’Opposizione userà
tutte le armi, nessuna esclusa, perché questi comportamenti
siano immediatamente identificati, stigmatizzati, bloccati e, se
possibile, anche sanciti nel momento in cui questa cosa dovesse
venir fuori.

Questo lo anticipo.

Questo riguarda l’argomento dell’ordine
del giorno, ma riguarda anche tutta un’altra serie di argomenti
di cui in questi giorni si sta tanto parlando.

Premesso questo, dico che il nostro
modello di sviluppo è un modello diverso.

Noi ci auguriamo, dato che sembra,
ripeto, un clima già pre-elettorale, che questo modello di
sviluppo, di cui io ho parlato in maniera molto vaga, molto generica,
e che sicuramente molto meglio di me, anche per competenza, per
approfondimento, altri Consiglieri sicuramente tracceranno, entrando
anche nello specifico di alcune scelte, noi diciamo che questo modello
di sviluppo non ci appartiene.

Noi diciamo che il nostro modello
di sviluppo è lo sviluppo compatibile con le risorse, compatibile
con il territorio…

…Impostazione, porta inevitabilmente
ad un aumento dei costi di produzione e io ritengo che con delle
scelte più oculate avremmo sicuramente fatto veramente gli
interessi delle aziende.

E con questa scelta, che stasera sembra
prospettarsi, noi diamo alle aziende l’impressione di poter
avere delle espansioni area-ossigeno, ma in realtà tutta
questa cosa rischia di avere il fiato corto.

Noi, invece, vogliamo per la nostra
città uno sviluppo di lungo periodo solido, stabile, a costi
veramente contenuti e veramente al servizio delle aziende, e non
in maniera esclusivamente apparente, ma sostanzialmente facendo
esattamente il contrario, come stasera sembrerebbe prospettarsi.

Con questo, anticipo che, implicitamente
l’ho detto attraverso il discorso, questa modalità di
espansione industriale non ci appartiene.

Ci appartiene uno sviluppo che sia
ordinato, che sia soprattutto scelto e non subito, ancora una volta
lo dico in dissenso rispetto al fatalismo di chi mi ha preceduto,
e oltre tutto io dico che questo sviluppo, nel momento in cui il
vento dovesse cambiare, sicuramente avrà una realizzazione
pratica e concreta e sarà il primo impegno, laddove il destino
volesse un avvicendamento d’Amministrazione, di un’altra
Amministrazione di diverso colore politico, che si andasse a creare
ad Altamura.

 

Francesco Viti
Rachele PopolizioMichele
Ventricelli
Michele Clemente
Vito MenzulliNicola
Natuzzi
Enzo Colonna


Rachele
POPOLIZIO (PPI) — Intervento nel Consiglio comunale del 27
dicembre 2000

Signor Presidente, signor Sindaco,
signori imprenditori, noi parliamo anche a voi, visto che siete
venuti personalmente, e quindi abbiamo l’occasione anche stasera
di avere un dialogo con voi.

La nostra posizione in merito a questi
accordi di programma è nota a tutti voi.

Però alla base di questa nostra
posizione c’è una considerazione politica, che è
quella che la legge n.34 è uno strumento eccezionale, che
viene individuato in quei Comuni in cui le Amministrazioni non abbiano
predisposto delle aree idonee agli imprenditori per garantire lo
sviluppo industriale.

Quindi, alla base della possibilità
di utilizzo della legge n.34 c’è, a nostro giudizio,
l’incapacità da parte di un’Amministrazione di
aver saputo trovare in tempo utile delle possibilità alternative,
che la legge prevede, che la legge prevedeva, che potevano essere
utilizzate nel corso di questi otto anni, se solo l’Amministrazione
avesse saputo e utilizzare le norme vigenti.

Avrebbero benissimo potuto utilizzare
lo strumento della variante al Piano Regolatore, adesso ci sono
delle norme che prevedono dei termini acceleratori, e quest’Amministrazione
la sta utilizzando per la variante di Via Corato, in sette/otto
mesi è anche possibile oggi agire in variante.

Non ci voglio…

INTERVENTI FUORI MICROFONO NON UDIBILI

Per Via Corato, comunque, per cortesia,
Assessore Colonna (Lillino, ndr) non m’interrompa, poi
parlerà.

Con la variante di Via Corato lei
ha detto ai cittadini di Via Corato che ci vogliono sette/otto mesi.

Comunque lei mi deve fare la cortesia,
come fa parlare gli altri, di far parlare anche me.

Alla fine parlerà lei, noi
siamo qua per ascoltare.

Ci potevano essere delle soluzioni
alternative, se solo l’Amministrazione le avesse saputo utilizzare.

Questo non è stato fatto e
quindi è stata utilizzata la legge n.34, che non è
una risposta dell’Amministrazione agli imprenditori.

È la risposta che gli imprenditori
danno ad un’Amministrazione incapace, perché l’iniziativa
di questa legge n.34 non è un’iniziativa pubblica, è
un’iniziativa che hanno avuto gli imprenditori di fronte ad
un’Amministrazione che non ha saputo trovare delle risposte
idonee, perché se l’Amministrazione avesse saputo trovato
le risposte idonee, sarebbero state date delle aree, prevedendo
una concentrazione di imprese con delle infrastrutture pubbliche,
e non invece costringere gli imprenditori anche a pagarsi i costi
delle infrastrutture.

Quindi, questa è la nostra
posizione.

Ciò nondimeno, noi abbiamo
anche detto nel 1998: "Volete utilizzare la legge n.34?"

"Noi saremmo stati anche disponibili."

C’è una mia interrogazione,
firmata poi anche dagli amici del Centro Sinistra, del 1998 in cui
abbiamo detto, siamo arrivati al punto di dire che l’unico
strumento è la legge n.34?

Utilizziamola, ma in una maniera diversa!

Diamo delle direttrici sicure e limitate,
non consentiamo che questo sviluppo vada ad attuarsi "a manto
di leopardo".

Chi impediva a quest’Amministrazione
di dire: "Utilizziamo la legge n.34 per ampliare l’attuale
zona industriale."

Utilizziamola nella zona P.I.P., che
ancora oggi non sappiamo ancora come potremo sbloccare la zona P.I.P..

Oggi dovevamo discutere una proposta
sulla zona P.I.P., ma vedo che non è ancora pronta per la
discussione, perché ci sono delle difficoltà.

Volendo, anche la legge n.34 avrebbe
potuto, come è stata utilizzata in altri Comuni, essere utilizzata
in zone già adatte per quel tipo di sviluppo imprenditoriale.

Pertanto io non mi dilungherò
su questa posizione, che ormai è nota a tutti.

Quello che, però, voglio dire,
e lo dico alla Maggioranza che questa sera si dispone positivamente
verso questi accordi, sono una serie di considerazioni che, per
senso di responsabilità, io consegno all’Amministrazione
nella speranza che ne faccia tesoro, perché questo è
molto importante anche per le prossime amministrazioni.

Stasera si voteranno questi accordi
di programma, saranno ratificati con il voto della Maggioranza.

Successivamente ci sarà la
convenzione tra il singolo proponente e il Comune e poi il rilascio
delle concessioni edilizie.

Io chiedo se c’è disponibilità
da parte dell’Amministrazione che siano previste delle misure,
eventualmente anche in sede di convenzione, per vietare la cessione
d’impresa su questi accordi di programma, perché io
sono convinta che stasera ci sono moltissimi imprenditori seri e
validi, che utilizzeranno questi accordi di programma secondo la
maniera che la legge prevede.

Ma non vorrei che quest’Amministrazione
si prestasse a dei giochi speculatori, cioè non vorrei che
qualcuno stasera presentasse un accordo di programma con il nome
di un’azienda, con una ragione sociale, e successivamente,
alla fine, con il passare del tempo questo nome, quest’azienda,
questa ragione sociale non si trovasse più e alla fine la
costruzione venisse realizzata da altri.

Quindi, chiedo all’Amministrazione
di vigilare e che in sede di convenzione venga prevista una clausola
che vieti il trasferimento di azienda, non la trasformazione di
società!

Perché la trasformazione di
società è una cosa diversa, rimane la stessa partita
IVA, e quindi è sempre la stessa società, che può
pure cambiare nome per motivi di mercato, però la società
rimane la stessa.

Ma che sia vietato il trasferimento
e la cessione d’azienda, perché questo significherebbe
prendersi gioco di un intero Consiglio Comunale, e chiedo che venga
vietata la divisibilità dei lotti in sede di rilascio di
concessione.

Già c’è stato un
precedente in questo senso: è stato chiesto un accordo di
programma per 20.000 metri, in sede di rilascio di concessione è
stata chiesta una concessione per 10.000 metri.

Noi non ci dobbiamo prestare a questo,
perché se ci sono degli imprenditori seri, che hanno bisogno
di 20.000 metri, facciano la domanda per 20.000 metri e costruiscano
per 20.000 metri.

Ma, se uno chiede 20.000 metri, non
può poi chiedere una concessione per 10.000 metri, lasciando
un punto interrogativo sugli altri 10.000 metri, perché allora
vuol dire che la reale esigenza dell’imprenditore era per 10.000
metri, e non per i 20.000 metri che ha chiesto.

Quindi, questa è la seconda
richiesta che faccio, che sia vietata la divisibilità dei
lotti in sede di rilascio di concessione, e inoltre che sia effettuata
una vera vigilanza sul mantenimento dello standard occupazionale.

Voi avete, anche con manifesti pubblici,
salutato positivamente questi accordi di programma per l’impatto
sull’occupazione.

Io mi auguro che questo impatto ci
sia, però chiedo, come gli accordi prevedono, che sia nominata
una Commissione di Vigilanza presieduta dal Sindaco, che effettivamente
controlli che i posti di lavoro ci siano, che siano posti di lavoro
veri, nuovi, e non posti di lavoro falsi, o trasferiti, o che si
perdano nel nulla.

Quindi, io consegno queste tre raccomandazioni
alla Maggioranza con la speranza che qualcuno di AN, di Forza Italia
li voglia recepire, perché poi in sede di convenzione vengano
specificate queste questioni.

Un’ultima cosa mi sento veramente
di suggerire.

Ho visto che questi accordi di programma,
tutti, prevedono l’arbitrato, cioè prevedono che, in
caso di controversie, si ricorra ad un collegio arbitrale.

Io auguro a tutti di non avere mai
niente da discutere e niente da dividere in senso negativo con il
Comune.

Auguro che i rapporti tra imprenditori
e Comune siano i migliori di questo mondo, ma, se così non
fosse, per un caso qualsiasi si dovesse verificare una controversia,
il riferimento all’arbitrato, secondo me, è il peggio
che quest’Amministrazione possa prevedere, perché qui
si prevede un collegio arbitrale composto da un tecnico nominato
dal Comune, da uno nominato dalla Regione, da uno nominato dagli
imprenditori, più il Presidente del Tribunale.

Voi sapete, Consiglieri di Maggioranza,
lo sapete meglio di me, che l’arbitrato è fonte di spese
per le persone che vi deferiscono la controversia agli arbitri,
ed è stata fonte in tanti casi anche di corruzioni, al di
fuori.

Io non mi riferisco a questo Comune,
ma abbiamo tantissimi casi in cui noi abbiamo saputo che cosa succede,
quando in queste questioni mettono le mani i collegi arbitrali.

Quindi, io chiedo, anche per garanzia
delle Amministrazioni future e degli imprenditori, che sia cancellata
dagli accordi di programma la clausola sugli arbitrati.

 

Francesco Viti
Rachele PopolizioMichele
Ventricelli
Michele Clemente
Vito MenzulliNicola
Natuzzi
Enzo Colonna


Michele
VENTRICELLI (DS) — Intervento nel Consiglio comunale del 27
dicembre 2000

Io non aggiungerò molto alle
considerazioni, che sono state già fatte dagli altri Consiglieri,
solo alcuni appunti.

Dico solamente, faccio una premessa,
che appare paradossale che ogni volta che si deve parlare e interessare
di sviluppo della città, non abbiamo mai la possibilità,
la capacità, ovviamente lo dico a tutti, compreso anche noi,
di riuscire ad individuare orientamenti, che possano mettere d’accordo
un po’ tutti, perché credo che ogni qualvolta si parla
di sviluppo della città, in modo particolare in questa situazione,
sarebbe stato opportuno che ci fosse stato un maggiore coinvolgimento
soprattutto del Consiglio Comunale, in quanto credo che a tutti
quanti stia a cuore, non solo alla Maggioranza, agli imprenditori
che ci ascoltano questa sera, ma anche agli operatori del settore,
lo sviluppo di questa città e soprattutto gli indirizzi che
si vogliono dare alla occupazione della città.

Però a questa considerazione
credo che sia necessario aggiungerne un’altra: ogni qualvolta
si parla di sviluppo della città, è necessario sicuramente
capire in che direzione si vuole andare.

Ora noi ormai da due anni ci stiamo
confrontando su questa grossa vicenda delle risposte da dare agli
imprenditori, alla nostra città e credo che molti di questi,
anzi la stragrande maggioranza, abbiano più volte ascoltato
quali erano le posizioni del Centro Sinistra su questa vicenda,
in modo particolare anche le posizioni del mio partito, del mio
gruppo.

Ogni qualvolta si parlava di risposte
da dare agli imprenditori, alla nostra città, noi ci siamo
sempre fatti carico, in numerose occasioni, di verificare quali
potessero essere le risposte da dare a questa classe importante
della nostra città.

Riteniamo però che su questo
ci sia, e questo lo voglio dire senza che questo possa condizionare
anche il giudizio che la Maggioranza deve avere sulle posizioni
della Minoranza.

Io credo che ci sia…

INTERVENTI FUORI MICROFONO NON UDIBILI

Quindi, dicevo, ogni qualvolta si
è cercato di affrontare questa cosa, abbiamo tentato di dare
soluzioni che potessero contribuire ad una soluzione degna di questo
nome.

Nel corso di questi anni ci siamo
sforzati di sollecitare l’Amministrazione Comunale a trovare
soluzioni, che potessero incanalarsi in quelle che sono, a nostro
giudizio ovviamente, le risposte che la normativa vigente poteva
dare a questa soluzione.

Più volte abbiamo detto che
i ritardi, che si stavano accumulando su tale questione, andavano
ovviamente a pregiudicare quelle che erano le scelte dei nostri
imprenditori, che bisogna dirlo in maniera, e lo dico non perché
stasera in Consiglio Comunale e nell’aula consiliare ce ne
sono alcuni, ma proprio perché il nostro giudizio è
stato sempre questo, e cioè la nostra classe imprenditoriale
è stata sempre animata da un forte senso di dinamismo economico,
che ha consentito nel corso di questi decenni di mettere su intraprese
economiche, che hanno consentito a questa nostra città di
diventare un punto di riferimento a tutti i livelli.

Credo che se c’è un Comune
e se c’è una classe di imprenditori, che deve sicuramente
essere vantata in tutta questa vicenda dello sviluppo del polo industriale
del salotto, credo che moltissimi imprenditori altamurani debbano
avere un attestato in questa direzione.

Però io credo che abbiamo fatto
bene, nel corso di questi anni, a cercare di parlare sempre in maniera
molto chiara nei confronti degli imprenditori, anche rischiando
alcune volte posizioni impopolari.

Io credo che, quando si ha l’onestà
intellettuale di saperle rappresentare, e di rappresentarle nell’interesse
esclusivo della città, faccia bene agli stessi imprenditori.

Perché noi siamo assolutamente
perplessi su quest’impostazione che l’Amministrazione
Comunale vuole dare e ha sostanzialmente dato a questa impostazione,
a questa interpretazione della legge n.34?

Noi abbiamo sempre ritenuto, senza
scandalizzarci, che la legge n.34, e credo che nessuno potrà
confutare tale giudizio, è nata come una legge straordinaria,
eccezionale, che potesse venire incontro a quelle situazioni d’emergenza,
che in molti Comuni si verificano, perché mancano le aree,
mancano le scelte urbanistiche fatte.

Non a caso, di fronte all’insistenza,
che alcune volte l’Amministrazione ha manifestato, avevamo
anche detto che noi eravamo disponibili addirittura a prendere in
considerazione un’interpretazione della legge n.34, che potesse
però individuare un’applicazione rispondente a criteri
di razionalità.

Più volte, così come
avvenuto in altri Comuni, vorrei solo richiamare l’esperienza
a noi più vicina, quella di Gravina, ma credo che lo stesso
sia avvenuto, per esempio, a Grumo Appula, abbiamo detto che, laddove
il giudizio dell’Amministrazione fosse quello di ritenere che
vi fosse mancanza di aree giuridicamente efficaci, anche se questa
circostanza noi l’abbiamo sempre disconosciuta, perché
riteniamo che lo stato attuale degli strumenti urbanistici non consenta
di individuare questa situazione, ma laddove l’Amministrazione
Comunale avesse accettato questa impostazione, abbiamo più
volte detto: "Cerchiamo dei criteri che vadano a salvaguardare
il nostro territorio, che vadano a dare risposte serie e concrete
agli imprenditori".

Abbiamo detto: "Cerchiamo di
concentrare in un’unica area, in un’unica zona",
che potesse venire comunque incontro alla stragrande maggioranza
di imprenditori seri della nostra città, perché, diciamolo
chiaramente, in tutta quest’operazione c’è sicuramente
chi ha bisogno di ampliare il proprio opificio, e probabilmente
ce ne saranno decine e decine.

Ma c’è, e questo bisogna
dirlo in maniera altrettanto chiara, mi dispiace che la Maggioranza
su questo non acconsenta, anche l’interesse dei proprietari
delle aree agricole a vedersi supervalutato il proprio terreno.

C’è anche, a nostro giudizio,
una regia più complessiva, che ha fatto di questa questione
della n.34 nel Comune di Altamura una questione veramente particolare.

Perché non è successa
la stessa cosa in altri Comuni?

Lo stesso strumento è stato
utilizzato in altri Comuni però in casi limitati.

Martina Franca ne ha avuto due, Sannicandro
un altro, perché lì si è dato… sì,
ma in tutti i Comuni della Regione Puglia, Assessore, perché
lì si è data, a mio giudizio, un’interpretazione
della legge, che è più rispondente al dato normativo.

È proprio sull’interpretazione
che voi date, che noi non siamo assolutamente convinti, proprio
perché riteniamo che queste scelte, che oggi possono sembrare
a vantaggio degli imprenditori della città di Altamura, ma
noi riteniamo che probabilmente nell’immediato futuro queste
sono scelte che incideranno negativamente sull’assetto territoriale
della nostra città!

Noi di questo siamo convinti.

Com’è possibile pensare
che un sistema industriale sia degno di questo nome, quando in tutte
le zone, in tutte le aree della nostra città si consentono
insediamenti produttivi, industriali sulle aree agricole?

Com’è possibile pensare
che un sistema di questo genere possa essere tale e soprattutto
poter continuare ad essere tale, perché ormai siamo in una
fase in cui è necessario che le aziende facciano sistema?

Com’è possibile pensare
che tutto questo avvenga, quando invece consentiamo a tutti e a
ognuno di potersi insediare in tutte le aree agricole della nostra
città?

Guardate, noi non ne faremo una guerra
di religione!

Noi riteniamo però di avere
questa impostazione e questa interpretazione.

Speriamo sia come dice qualcuno, che
questa scelta possa, anche nell’immediato futuro, assecondare
le aspettative degli imprenditori seri, di chi veramente lavora,
dall’artigianato all’industria.

Noi abbiamo molte perplessità.

In altri termini, noi riteniamo che,
e questo lo voglio sottolineare, non è assolutamente un populismo
di facciata, ma perché lo abbiamo detto più volte,
perché lo riconosciamo, le legittime aspettative di gran
parte della classe imprenditoriale altamurana può sembrare
che siano esaudite in questa maniera.

Noi riteniamo che sia assolutamente
impropria, assolutamente insufficiente una risposta di questo genere
e che, invece, era possibile fare altre scelte.

Cercare di convogliare attraverso
scelte oculate, alla luce del sole, scelte che non dovevano assolutamente
avvantaggiare chicchessia, ma una scelta che convincesse la stragrande
maggioranza degli imprenditori altamurana a concentrarsi in una
sola area, perché lì probabilmente era possibile anche
l’intervento pubblico in materia d’infrastrutture.

Pensate a quello che vi aspetta, che
vi costerà.

Noi vorremmo sbagliare, ve lo diciamo
in maniera serena.

È probabile che queste nostre
considerazioni siano condizionate da un nostro, qualcuno dice, connaturale
pessimismo.

Io ho sentito molti imprenditori,
anche fra chi magari questa sera ci ascolta, i quali giustamente
sono anche preoccupati di tutto questo.

Per chi invece si è con assoluta
perentorietà scelto una strada che tra l’altro, io non
voglio assolutamente inserirmi nelle querelle di carattere giuridico,
nelle cause che ci saranno, cause di carattere penale, non voglio
assolutamente avventurarmi in questo, perché ritengo che
poi chi individualmente ha da far valere i propri interessi, lo
faccia per la sua strada.

Però io ritengo che, accanto
a queste considerazioni, che sono considerazioni di carattere più
generale, cioè di politica del territorio, come non si capisce
che è più opportuno, è più giusto, è
più razionale, è più funzionale agli imprenditori
altamurani, la concentrazione in una sola area?

Perché non si è voluto
fare questo?

Perché solo noi nella Regione
Puglia, abbiamo presentato, come Comune, circa 110 accordi di programma
— mi corregga Assessore se sbaglio -.

Ci sarà probabilmente…

INTERVENTO FUORI MICROFONO NON UDIBILE

Io credo che sia ancora possibile
parlare in questo Consiglio Comunale!

Siccome tu sei tra quelli che non
ci consente mai di parlare, io ti prego…

Io non ti ho fatto nessuna accusa,
non so nemmeno che mestiere fai e non mi interessa!

Sono fatti tuoi!

Io credo che probabilmente ci sarà
una ragione, per cui ci c’è tutta questa marea di accordi
di programma!

Noi abbiamo questa posizione, lo ripeto,
mi auguro che noi ci sbagliamo, ci auguriamo che nel futuro queste
considerazioni che facciamo sull’uso distorto del territorio,
sui costi eccessivi che gli imprenditori andranno a pagare, andranno
a sostenere, io mi auguro che siano tutte perplessità che
non si reggano, come dire, che siano non fondate!

Non ne faremo una guerra di religione,
perché siamo, come dire, anche vittime di un dubbio, che
quando di fronte ad ogni caso in cui si pone il problema dell’occupazione,
dello sviluppo del territorio, ciascuno di noi viene preso dalle
perplessità e dal dubbio che le proprie posizioni possono
essere sbagliate, però credo che sia altrettanto onesto intellettualmente,
ammettere queste posizioni che noi non condividiamo affatto, ma
lo facciamo nell’interesse esclusivo della nostra città,
del territorio e paradossalmente — per qualcuno, ma non per
tutti, perché abbiamo ascoltato anche alcuni imprenditori
che hanno capito questa nostra posizione, paradossalmente va anche
nell’interesse degli imprenditori più seri, cioè
di chi inizia a capire che per poter competere sul mercato, devi
entrare in un sistema che sia degno di questo nome.

Chi ti verrà a trovare sulla
Murgia sperduta, con un opificio fatto in quella maniera?

Io mi auguro che ci sbagliamo!

Voi andate avanti, noi prenderemo
questa posizione, ovviamente ci sia consentito di esprimere questa
mostra contrarietà.

Vogliamo continuare però a
mantenere aperto un dibattito e un rapporto con la città,
ed anche con gli imprenditori, con il ceto produttivo di questa
città, perché riteniamo che questo discorso sia un
discorso che alla lunga va nell’interesse della gente che vuole
effettivamente impiantare opifici industriali, nella nostra città.

Francesco Viti
Rachele PopolizioMichele
Ventricelli
Michele ClementeVito
Menzulli
Nicola NatuzziEnzo
Colonna


Michele
CLEMENTE — Intervento nel Consiglio comunale del 27 dicembre
2000

Presidente, Sindaco, Consiglieri,
colleghi, anche noi siamo sulla stessissima posizione enunciata
dal Consigliere Ventricelli, dalla Consigliere Popolizio, perché
da sempre, anche dall’altra volta, quando ci portasti quei
cinque accordi di programma.

La nostra posizione era quella che
la ritenevamo una legge eccezionale, non una legge ordinaria, che
per noi "ampliamente opifici", significava come la Musa
allora dove votammo favorevolmente a quell’ampliamento, non
significava per noi andare su aree per nuovi insediamenti produttivi.

Perché è tutta paglia
negli occhi degli imprenditori, dei nostri bravi imprenditori di
Altamura, tutta paglia, perché questa Amministrazione sta
buttando negli occhi degli imprenditori, senza far conoscere a questi
l’entità miliardaria di tutte le infrastrutture e le
opere di urbanizzazione che per convenzione subiranno a fare, sicuramente.

Ciò che hanno risparmiato a
limoni, glieli metteranno in aranci o in soldoni o in dollari verdi
dopo, perciò questa cosa gliela dovete spiegare molto bene.

Qui si sta solo agevolando la più
grossa speculazione edilizia in materia di terreni ad Altamura,
questa è l’unica grande verità.

Non si è voluto dotare, volutamente,
questo ente pur avendone possibilità, come ha detto il Consigliere
Ventricelli, non ha voluto dotare questo Comune, questo ente, degli
strumenti per far sì che questi nostri bravi imprenditori,
lo ripeto, lavorassero nelle condizioni igieniche, sanitarie e anche
di spazio nei migliori dei modi.

Perché, poi, dovete spiegare
come andranno a lavorare in quelle strutture senza condizioni igieniche,
strutturali, degne di una zona industriale e quanto costerà.

Comunque io voglio porre una domanda
all’Assessore Colonna (Lillino, ndr), come mai su queste
aree interessate, non è stato chiesto l’impatto ambientale,
anche se, l’ultima legge regionale approvata vigente, dice
che su superfici di 60 ettari e qui ci sono superfici interessate
di 60 ettari, non è stato chiesto l’impatto ambientale,
cosa prevista anche dalle leggi nazionale, dalla 447 del ’99,
perché queste leggi sono intervenute successivamente, sono
vigenti.

Allora, voglio capire, se non è
stata richiesta per una doglianza, per una dimenticanza o se non
è necessario o se creeremo problemi per questo, dopo, ai
bravi imprenditori che vi hanno chiesto questi interventi e fra
qualche giorno, su qualche denuncia o qualcuno che si alza la mattina,
scrive "e non abbiamo fatto altro che prendere in giro, non
avete fatto altro che prendere in giro questi bravi imprenditori"!

Poi condivido molto, pienamente, perché
quello che detto dal Consigliere Ventricelli, per quanto riguarda
le vere necessità di questi nostri imprenditori che, certamente,
numerosi in questo elenco realizzeranno le loro opere, ma altrettanto
numerosi in questo elenco e sono visibili, e li sappiamo tutti quanti,
il mio mestiere mi consente di saperli, non sono altro che nomi
fittizi, progetti fittizi, speculazioni edilizie che si consumeranno
fra qualche giorno, come si sta consumando già su qualche,
34 approvata, mi segue?

20 mila metri, 10 mila metri, 20 mila
metri pagati a tre mila lire, 10 mila me li tengo, gli altri 10
li vendiamo a 200 mila.

Su queste domande dovete rispondere
alla città, dovete rispondere alla città e agli imprenditori!

Noi conosciamo lo sviluppo imprenditoriale
di Altamura, lo conosciamo benissimo, volevo dire a quel Consigliere
che va a lavorare nella zona industriale, la conosciamo perché
operiamo tutti i giorni con gli imprenditori, figurati se io con
il mio mestiere sono contro gli imprenditori, perché ci lavoro
su queste leggi, ci lavoro!

Però capisco benissimo, capisco
benissimo, che l’unica cosa che si sta consumando e su questo
mi domando se il Comune è diventato il socio o chi ci amministra,
guardatevi il film "Il Socio", è diventato il socio
di qualche grosso speculatore dei terreni che sta portando avanti
tutta questa…

 

Francesco Viti
Rachele PopolizioMichele
Ventricelli
Michele ClementeVito
Menzulli
Nicola NatuzziEnzo
Colonna


Vito MENZULLI (RC) — Intervento
nel Consiglio comunale del 27 dicembre 2000

Io, senza, prendere spunto da quello
che è successo oggi in Consiglio Comunale…

Scusate io non arrivo a quelle parole
che sono state dette da quella parte, non arriverei mai sicuramente,
perché sono una persona molto educata!

Per cui stiamo tranquilli e quieti,
perché ognuno deve votare con la massima tranquillità,
per cui l’unica cosa che volevo dire è questa, perché
è già stato detto tanto dal Centro Sinistra.

Volevo solo riprendere i passi di
Rachele Popolizio, relativamente ad un controllo che questa Amministrazione,
sicuramente, andrà a fare e lo avete sentito pure voi, erano
dei punti importanti.

Per cui delle clausole da mettere
nella convenzione di questo stampo, sono molto importanti.

L’unica cosa che dovrei dire,
oggi, è questa che gli applausi, non so se erano meritati
o no, però io voglio dire anche un’altra cosa.

Teniamo presente che questa Amministrazione,
ci dividiamo, perché non dobbiamo, quando si parla di imprenditoria,
non dobbiamo avere i colori diversi, ma dobbiamo essere tutti uniti,
affinché l’imprenditore ad Altamura diventi sempre più
forte, è quello che vogliamo tutti sicuramente!

Per cui, io, l’unica cosa che
mi dà fastidio in questa situazione è che, comunque
sicuramente, voterò contro.

Però teniamo presente un’altra
cosa che questa Amministrazione, comunque, non sta dando niente
a questi imprenditori, perché la risposta comunque è
arrivata da loro, anche perché viste le deficienze di questa
Amministrazione, purtroppo l’unico strumento che hanno trovato,
la legge 34, l’hanno presa e hanno fatto le loro domande.

Per cui è importante, anche,
vedere in questa ottica, quanto è forte l’imprenditoria
di Altamura, Signor Sindaco, si stia zitto perché qua dobbiamo
discutere tutti!

Dinosauri, misteri e business

PANTALEONE SERGI
ALTAMURA – Nel “libero territorio
di Altamura”, laddove un affare val più della legge, coi
soldi dello Stato si può anche violentare storia e natura.
Non ci sono vincoli che tengano, né Zone di Protezione Speciale,
né Siti di Importanza Comunitaria, con le maiuscole volute
dalle sigle. Si può fare business nella Valle dei Dinosauri
e soprattutto, senza regole, nell’area circostante in cui menti
raffinatissime – a leggere le denunce e le proteste fatte da alcune
formazioni politiche e da consiglieri comunali, ancor prima delle
carte dell’inchiesta della procura di Bari – con tanto di timbri
dell’ex amministrazione comunale di centrodestra e della Regione
avevano progettato a tavolino un’orgia di speculazioni, una valanga
di ferro e cemento che irreparabilmente avrebbe sfregiato il Parco
dell’Alta Murgia. In quest’inchiesta della procura di
Bari sui primi cinque insediamenti industriali in area protetta
ci sono le avvisaglie dei grandi affari e della grande rapina del
territorio. Bastava, d’altra parte, avere fiuto e voglia di fare
per insediarsi senza problemi nelle aree vietate. Come mostra, ma
non è certo l’unico, Carlo Dante Columella, imprenditore
di 53 anni, quell’imprenditore accusato di avere distribuito tangenti
nella vicina Gravina – accuse respinte in maniera indignata – il
quale sembra detenere una sorta di monopolio nella gestione delle
discariche nella zona. Columella ora è indagato come legale
rappresentante della “Essediemme srl” che avrebbe in portafoglio
qualcosa come centomila metri quadrati, dieci lotti abusivi, proprio
accanto alla cava con le trentamila impronte di dinosauri.
Columella è un imprenditore abile e conosciuto. E’ interessato
alla discarica di Gravina progettata dall’ingegnere Dino Striccoli,
ora assessore ad Altamura e fino a qualche tempo fa direttore tecnico
della Tradeco, la società  con cui Columella recentemente
si è assicurato per altri dieci anni, con un ribasso infinitesimale
del prezzo a base d’asta, lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani
di Altamura, un affare che supera i cinque milioni di euro all’anno.
Ed è il proprietario, tramite la società  Ecospi, della
cava dei dinosauri, dove conta di ricavare quattrini grazie a un
progetto di tutela affidato alle firme importanti degli architetti
Carlo Laureano e Gianluca Andreassi, quest’ultimo figlio del Sovrintendente
archeologico. Il quale sovrintendente ha messo il vincolo sulla
cava e su una fascia di protezione di appena trenta metri. Se tale
circostanza avrebbe consentito solo una sorta di “continuità ”
tra gli affari di Columella, tutto quel che è accaduto sulla
via per Santeramo, accanto alla Valle dei Dinosauri, dove sono interessati
diversi imprenditori, ha qualcosa dell’incredibile. Sembra che la
passata amministrazione comunale di centrodestra guidata da Vito
Plotino di Alleanza Nazionale, abbia chiuso gli occhi sui guasti
al territorio che, con gli atti sospettati d’illegittimità ,
si sarebbero consumati. Anche alla Regione sapevano e non hanno
mosso un dito. Sapevano l’assessore all’ambiente Michele Saccomanno
di An e quello all’urbanistica Enrico Santaniello: il 20 luglio
2000 il Partito di Rifondazione Comunista li invitava a verificare
la legittimità  della concessione edilizia rilasciata alla
ditta “Tecno Imbottiti” e le “valutazioni d’incidenza” previste
per tutti i progetti presentati e ricadenti in Zona di Protezione
Speciale “Alta Murgia”, un centinaio in tutto con una previsione
di circa di sei milioni di metri cubi da rovesciare in un’area tutelata
dall’Unione Europea. Era il primo caso segnalato. se qualcuno fosse
intervenuto gli altri si potevano evitare
L’amministrazione di Altamura, affiancata da Assopin, associazione
di piccoli imprenditori, e consorzi vari, sulla base della legge
34 approvava, invece, a scatola chiusa decine e decine di accordi
di programma (73 solo il 27 dicembre 2000) con varianti impossibili
al Piano regolatore in quanto quelle aziende potevano insediarsi
nelle aree industriali già  individuate e ancora ben capienti.
Il fiume di richieste per affari miliardari invade gli uffici comunali.
Il 25 febbraio 2000 ne vengono presentate 28 per una superficie
di 262 mila metri quadrati in contrada Cenzovito. Un’altra area
industriale impropria. Tra le aziende interessate ci sono la Polyures
Sistem in stato di fallimento e la Gold Stone che coltiva cereali.
E ci sono poi tre società  costituite solo 4 mesi prima, altre
sei tra il 10 e il 25 febbraio, mentre altre cinque, infine, verranno
costituite dopo la richiesta dell’accordo, due delle quali addirittura
nel 2001. Nessuno vigilava. Il presidente della Regione, Raffaele
Fitto, ha dato il via libera dapprima ai cinque insediamenti finiti
nel mirino dei pm di Bari, quindi ad altri 49.
Furbesche interpretazioni della legge, accusano alcuni consiglieri
comunali di Rifondazione e dell’Asinello e uno dei Ds. La nuova
amministrazione di centrosinistra si muove in maniera ambigua determinando
tensioni nella stessa maggioranza. Gli abitanti di Altamura si fanno
sentire costituendo un trasversale Coordinamento cittadino per lo
sviluppo e la qualità  della vita sostiene le ragioni espresse
in Consiglio comunale dai Democratici Nicola Natuzzi e Silvio Teot
e dal diessino Enzo Colonna i quali richiamano i loro colleghi agli
impegni presi in campagna elettorale. Nella maggioranza c’è
però chi vorrebbe garantire l’esistente. Non c’è accordo
tra i ds, non c’è neppure all’interno della maggioranza.
Le pressioni sono enormi. Il forte richiamo di Colonna, Teot e Natuzzi,
è una scossa benefica. La maggioranza trova una via unitaria
approvata dal consiglio agli inizi di gennaio: prudenza, attesa
degli eventi giudiziari. Che arrivano e sono una frustata. E altri
potrebbero arrivare dal ricorso al Tar contro Fitto, firmato da
Fulco Pratesi per il Wwf.
Chi se la sente adesso di dare il via libera agli accordi di programma
la cui istruttoria è terminata? Nessuna ricognizione “tecnica”
sulle pratiche è stata mai effettuata. Stasera si riunisce
il consiglio comunale. “Oggi è irresponsabile il comportamento
dell’opposizione che ha determinato la situazione attuale e specula
sui lavoratori. La nostra scelta adesso è finalmente chiara
ed è unitaria. La mia giunta ha approvato solo richieste
di ampliamento laddove l’area era ormai compromessa”, afferma il
sindaco Rachele Popolizio, del Ppi. Solo l’Udeur sembra insistere
sull’atto dovuto che dovuto però non è, come spiega
Natuzzi, come aggiunge Colonna, diventato leader della ritrovata
linea unitaria del centrosinistra contro la devastazione del territorio.
Ci voleva l’intervento del magistrato, però, per dare l’alt
a quegli atti ufficialmente conclusi. E salvare così, appena
in tempo, un patrimonio dell’umanità .

Legge 34. Intervento di Enzo Colonna.

* * *

Se siamo qui non è per protestare,
ma per raggiungere un obiettivo. Un obiettivo che è coerente
alla moralità ed alla logica altrui, non alla nostra. Non
chiediamo, qui ed ora, di privilegiare il nostro punto di vista,
la nostra proposta, ma di vedere attuate e rispettate leggi e regole
che altri hanno proposto o imposto.

Mi spiego meglio: non cerchiamo di
far accettare i nostri principi e le nostre impostazioni. Esigiamo
il minimo, esigiamo dal governo della città il rispetto della
sua legalità: il rispetto della legge regionale n. 34/94
(che subordina la possibilità di derogare al piano regolatore
solo ed unicamente in assenza di aree industriali ed artigianali
disponibili), il rispetto del Piano Regolatore Generale del Comune
di Altamura (che, quasi trent’anni fa’, ha individuato
e destinato oltre 300 ettari – per 2/3 ancora inutilizzati – del
territorio altamurano, nella zona della via per Gravina e per Laterza,
agli insediamenti produttivi, industriali ed artigianali).

Questa vicenda degli accordi di programma
è allora l’occasione non per fare un appello, ma per
ripetere una riflessione, che vado facendo da tempo, sulla gravità
dell’inerzia, dell’apatia, dell’atomizzazione, dello
stare nel proprio "particolare" che diventa sempre più
il "particolare di qualcuno, di pochi", al quale ci costringe
questa civiltà dei consumi. È l’occasione per
riflettere sulla necessità di divenire protagonisti attivi
e non più muti spettatori di eventi creati da altri. È
l’occasione per riflettere sulla possibilità che noi
abbiamo di assicurare a noi stessi una qualità della vita
diversa, migliore o almeno non peggiore.

Siamo qui per questo.

Potremo fallire l’obiettivo,
perdere questa partita, ma di una cosa sono certo: noi in qualche
misura abbiamo già vinto, mettetevelo in testa!! Perché
noi abbiamo fatto tutto quello che potevamo fare e continueremo
a farlo. Essere battuti quando si è fatto tutto il possibile,
il necessario, non significa essere battuti, significa semplicemente,
anzi, essere sempre più convinti che la vita vale la pena
di essere vissuta e non persa… di andare avanti, insomma.

Ma VOI, non voi in questa piazza,
ma voi, politici o imprenditori, che siete convinti che si debba
procedere con questa storia della 34, cosa credete di poter guadagnare
da questa vicenda? Consensi politici? Profitti? Cos’altro?
NULLA!

Credete che questa ed altre simili
vicende non siano in rapporto con la vostra esistenza? Pensateci:
cosa vi resta oltre al vostro lavoro? L’amaro in bocca: dovete
spendere sempre di più per restare infelici; fate e facciamo
una vita da miserabili in una città sempre più povera
in termini di civiltà, cultura, socialità. Quali servizi,
quale verde, quali spazi o strutture pubbliche, quale teatro, cinema,
che traffico, abbiamo?

Siete sicuri, per esempio, di non
aver dimenticato di aver avuto paura per la vostra azienda, che
qualcuno potesse derubarla o incendiarla? È già successo,
lo sapete bene! Siete sicuri di non aver avuto paura della strada
che stavate percorrendo in macchina? Di non aver pianto una vittima
(tra le tante) di strade rese insicure da accessi o svincoli improvvisati?
Pensate a cosa è già diventata la strada statale 96
per Bari, pensate a cosa potrebbe divenire con le decine di nuovi
insediamenti che si vogliono realizzare con la legge 34. Se avremo
un territorio sempre più compromesso e sfasciato, siete sicuri
che non vi interessi? Come farete, voi amministratori pubblici,
a richiamare nuovi flussi turistici? Dove, voi imprenditori, porterete
in giro i vostri clienti, cosa mostrerete loro di questa terra?
Dove porterete i vostri figli? Siete sicuri che questo sia sviluppare
e far crescere la città? Siete sicuri che non vi riguardi
e che non pagherete il nostro insuccesso con la qualità della
vostra vita, oltre che della nostra?

Ma guardatevi attorno… cosa è
questa città sempre più ricca e danarosa?

Qualcuno pensa che questi siano ragionamenti
estremistici… giudicate voi. Io credo che siano ragionamenti
e basta!! La questione è allora: TU, io, altamurano medio,
che idea di città hai? Quale futuro immagini per questa terra?
La vogliamo continuare a considerare un ‘albergo ad ore’
aperto a chiunque venga, consumi il suo atto sessuale, paghi e vada
via? Aperto a chi voglia continuare a fottere questa città
con la scusa di lasciare sempre il compenso in denaro della sua
prestazione incestuosa? Oppure tu, altamurano medio, continui a
coltivare sogni per un futuro migliore e collettivamente condiviso?
Insomma, hai un’idea della città che consegnerai ai
tuoi figli? Hai una prospettiva che vada ben oltre il corto orizzonte
degli egoismi ed interessi personali?

Ora tocca a te, Amministrazione, a
te, Sindaco, che abbiamo sostenuto e sostengo con convinzione ed
affetto dopo dieci anni di vuoto amministrativo e di oscurantismo
del centrodestra. Tocca a te, Sindaco, giudicare questi ragionamenti.
È arrivato il momento, Sindaco, di staccare l’ombra
da terra, di iniziare ad elevarsi, a tentare ed arrischiare il volo,
di dare una speranza ed un futuro ad un’intera comunità.
In questo confidavano gli altamurani quando, nel maggio scorso,
ci hanno riconosciuti ed apprezzati per le cose che dicevamo e ci
hanno affidato il governo della città.

C’è chi pone un problema
di opportunità politica: che si stia rischiando di perdere
consensi, di far cadere l’amministrazione. Io ho una risposta
che do da tempo: c’è una bella differenza tra il rischiare
di vivere ed il rischiare di morire, politicamente s’intende.
Sono convinto, cioè, che si muore perché e quando
si è perduto l’interesse alla vita. Chi invece si rifiuta
di vedere amputata la vita, sacrificata o condizionata dall’interesse
di pochi, proprio perché non vi è rassegnazione, né
castrazione in una tale prospettiva, ma al contrario speranza, può
anche rischiare di perderla; succede!

Ma se vince, vive meglio e più
di altri.

Sono, questi, momenti di lotta e di
creatività politica, non è masochismo. Io e tanti
altri come me non abbiamo la vocazione alla sconfitta. Basta con
questa storia di sconfitte, di fallimenti e di compromessi. Vogliamo
avere l’ambizione e la capacità di rappresentare la
maggioranza di questa comunità, non pochi interessi o privilegi,
non poche persone, ma una collettività con i suoi diversi
sogni e bisogni.

Questa, come tante altre questioni
di rilevanza urbanistica e territoriale, nasce da un deficit
di analisi e di programmazione o pianificazione che sconta la nostra
città a causa di una subcultura amministrativa che ha albergato
per anni nel Palazzo di Città. L’unica idea forte che sembra
aver attecchito, da anni, nelle stanze del Palazzo di Città
è: campo libero alle incursioni ed alle iniziative dei
privati
, in pratica “ognuno faccia che cacchio vuole“!
Insomma una mesta e, potremmo dire, onesta ammissione, da parte
dei vecchi amministratori comunali (e, spero, non dei nuovi), della
propria incapacità di amministrare e pianificare ogni qualsivoglia
sviluppo o crescita della città. Le conseguenze di quella
filosofia, molto spiccia e concreta (“fatti, non parole”), si stanno
vedendo e si rivelano devastanti, come nel caso, ad esempio, della
stazione di servizio in via Mura Megalitiche.

Per la vicenda degli accordi di programma
(in applicazione della legge regionale n. 34/94), il Leitmotiv
è il medesimo: non siamo capaci di attrezzare una vera
ed omogenea area industriale nelle zone individuate, da decenni,
dal Piano Regolatore Generale (via Gravina e Jesce)… bene, ognuno
si faccia il capannone dove vuole
!

Il problema politico e culturale,
prim’ancora che amministrativo, che sei chiamata ad affrontare,
Sindaco, è dunque più generale: una maggioranza di
centrosinistra che ha i numeri, il consenso, le teste e le idee
per una netta inversione di rotta, può consentire che si
continui per la strada tracciata dalla precedente amministrazione
di centrodestra? Ovviamente no, è la risposta che tu e tutti
nel centrosinistra danno.

Ma allora a questa affermazione o
rivendicazione di principio, è necessario, coerentemente,
far seguire una diversa consapevolezza dei problemi e soprattutto
del ruolo che una nuova, giovane e sinora non compromessa classe
dirigente è chiamata a svolgere; a quella affermazione di
principio devono accompagnarsi impegni ben precisi, l’orgoglio
di proprie scelte, determinazione e coraggio nel far passare l’idea
di una crescita armonica, razionale e qualitativamente qualificata,
di tutta la città. Tutto ciò implica che i Sì,
secchi e qualificati, a scelte che vanno in questa direzione siano
preceduti o accompagnati da altrettanti NO (decisi e qualificanti)
a condizionamenti, a pressioni, ad operazioni che vanno invece non
nella direzione di assicurare una migliore qualità della
vita per tutti
, ma verso quella di privilegiare una vita
di qualità per pochi
.

La sfida o il compito che l’attuale
centrosinistra è chiamato ad affrontare è proprio
quello di far compiere una salto di qualità all’azione amministrativa
che non può ispirarsi all’inetta logica degli ‘atti
dovuti’. È un atto dovuto procedere all’espletamento
di una gara di appalto, quando si è consapevoli che il relativo
capitolato non assicura al Comune il massimo risparmio?! È
un atto dovuto rilasciare una concessione edilizia, quando si è
consapevoli che l’intervento non è compatibile con la
destinazione d’uso impressa alla zona dal Piano Regolatore?!
È un atto dovuto procedere al convenzionamento ed al rilascio
delle concessioni consentendo la realizzazione di capannoni in aree
agricole in ordine sparso ed in deroga al Piano Regolatore, quando
si è consapevoli che il Comune di Altamura già dispone
e destina centinaia di ettari per gli insediamenti industriali e
che la procedura sinora utilizzata per gli accordi di programma
ex lege 34 presenta profili ancora oscuri e dubbi di legittimità?!

Il compito del centrosinistra – lo
ripeto, con la sua nuova, giovane e sinora non compromessa classe
dirigente – non può ridursi alla ratifica ed alla registrazione
di scelte e di eventi (di rilevanza collettiva) determinati da altri,
da chi su quelle scelte fonda anche legittimamente le proprie fortune
e ricchezze.

Il compito del centrosinistra è
invece quello di prosciugare le sacche di degrado civile, sociale,
politico, culturale ed ambientale, presenti nella città e
di riempire di contenuto quello che per molti anni è sembrato
essere un vuoto in un circolo di egoismi, ambizioni personali, interessi
privati: il Comune. Il compito del centrosinistra è di andare
incontro, per quanto possibile, ai sogni e bisogni della gente comune,
di chi non ha voce nel Palazzo e, nel chiuso della propria abitazione
o posto di lavoro, attende servizi reali: metano, acqua, parchi
urbani, verde e spazi per i bambini, un teatro, luoghi di produzione
artistica e di creatività per le giovani generazioni, opportunità
di crescita per i giovani professionisti, ecc.

Qualcuno è stanco, turbato
dalle nostre posizioni, dal nostro contegno e dalla nostra intransigenza.
Certo, la politica è l’arte del possibile, ma
— sono convinto — è soprattutto l’arte del
"crearlo questo possibile", non di consumarlo e
di ridurne sempre più la consistenza e le opportunità.

Quello che ti stiamo dicendo, Sindaco,
è dunque la nostra idea di città ed è anche
il nostro modo di essere concretamente visionari che rappresenta
la misura ed il grado di emozione e di passione che la gente, credo,
vuole ancora dalla politica.

 

 

Conferenza stampa

“Tra sviluppo e degrado:
accordi di programma per strutture produttive.
L?applicazione della legge regionale 34/94. Il ?caso?
Altamura”

Incontro-Stampa

BARI,
Mercoledì 30 gennaio 2002 alle ore 11.00, saletta stampa
dei Gruppi Consiliari

Palazzo della
Regione di Via Capruzzi.

Mercoledì
30 gennaio 2002 alle ore 11.00 presso la Sala Stampa dei Gruppi
Consiliari, il Coordinamento per lo sviluppo e la qualità 
della vita
di Altamura terrà  una conferenza stampa su:

“Tra
sviluppo e degrado. L?applicazione della Legge Regionale 34/94
in Puglia: accordi di programma per la realizzazione di strutture
nel settore industriale-artigianale in realtà  sprovviste
di aree idonee e sufficienti per gli insediamenti produttivi. Il
?caso? Altamura. Una Città  già  provvista
di strumento urbanistico efficace”.

Interverranno:

Dr.ssa Gabriella
Fagioli
, Dr. Ivan Commisso, Dr. Lello Rella

Parteciperanno
i Consiglieri Comunali di Altamura:

Dr. Enzo
Colonna
, Avv. Vito Menzulli, Avv. Nicola Natuzzi,
Dott. Silvio Teot.

Alla Conferenza
Stampa sono stati invitati ed hanno annunciato la loro partecipazione
Consiglieri Regionali e Rappresentanti Istituzionali.

28.1.2002

Per inf.:

coordinamentocittadino@hotmail.com

www.enzocolonna.com

Gli esiti della gara di appalto per il servizio di raccolta rifiuti

Il canone a base d’asta era stato fissato in £ 10.162.091.690 l’anno (IVA ed ecotassa escluse), per un servizio della durata di 10 anni. L’art. 5 del Capitolato Speciale, approvato dalla precedente amministrazione (ma materialmente predisposto da tecnici e consulenti da essa nominati), prevedeva che nella valutazione di ogni singola offerta la commissione esaminatrice avesse a disposizione complessivamente un massimo di 100 punti: 55 per la "qualità del servizio" offerto (art. 5, sub A) e 45 per la "proposta economica del servizio" [cioè il canone annuo a cui la ditta offerente è disposta ad effettuare il servizio appaltato (art. 5, sub B)]. Il capitolato d’appalto disponeva pure che il punteggio da assegnare al prezzo offerto da ciascuna ditta concorrente fosse quello risultante dall’applicazione della seguente (ed ormai, per i visitatori di Altamura2001, ben nota) formula:

P = 45 x [1- (CGm-CGi) 2]

                         CGm2

con:

P = punteggio da attribuire

45 = punteggio massimo attribuibile

CGm = Canone Globale minimo posto in offerta

CGi = Canone Globale della i-ma impresa posto in offerta

 

Nonostante le perplessità ed i dubbi sollevati in merito al sistema di gara ed al contenuto del capitolato (vedi il nostro Comunicato del 31 agosto 2001 dal titolo: Riorganizzare il servizio di raccolta dei rifiuti: una società mista per la gestione del servizio e della discarica), la procedura di gara (con quel capitolato) è proseguita ed è stata portata a temine nei giorni scorsi. Manca ancora solo la stipulazione del contratto con la ditta la cui offerta ha conseguito il miglior punteggio.

Questi i punteggi attribuiti alle tre offerte ammesse:  

 

1°) SOCIETÀ TRADECO

 

Prezzo del servizio offerto: £ 10.149.600.000

all’anno (iva ed ecotassa escluse)

  • QUALITÀ DEL SERVIZIO: punti 43
  • PROPOSTA ECONOMICA DEL SERVIZIO: punti 44, 939
  • TOTALE: punti 87,939

     

 

 

 

2°) SOCIETÀ DEVIZIA

 

Prezzo del servizio offerto: £ 10.156.328.305

all’anno (iva ed ecotassa escluse)

  • QUALITÀ DEL SERVIZIO: punti 22
  • PROPOSTA ECONOMICA DEL SERVIZIO: punti 44, 937
  • TOTALE: punti 66,937

 

 

3°) A.T.I. ECOLTECH

 

Prezzo del servizio offerto: £ 9.648.906.060

all’anno (iva ed ecotassa escluse)

  • QUALITÀ DEL SERVIZIO: punti 18,5
  • PROPOSTA ECONOMICA DEL SERVIZIO: punti 45
  • TOTALE: punti 63,5

     

Insomma, quanto temevamo ed avevamo detto si è puntualmente verificato: l’esiguo numero delle ditte partecipanti alla gara (in tutto 3) ed il parametro di valutazione e ponderazione della proposta economica individuato dall’art. 5 lett. B) del Capitolato Speciale di Appalto hanno, di fatto, determinato effetti distorsivi sulla concorsualità della gara e sull’imprescindibile garanzia di un "corretto rapporto prezzo-qualità", a discapito quindi degli obiettivi di efficienza, efficacia ed economicità.

Di là del merito delle proposte progettuali (la qualità del servizio) su cui la commissione ha speso le sue valutazioni e che non conosciamo, resta un fatto: oggettivo, matematico, incontestabile. Quella formula non serviva a nulla e non è di fatto servita a nulla, sicuramente non ad attribuire adeguatamente e razionalmente un punteggio (in linea puramente teorica, da 0 a 45) alle offerte economiche: anzi, per un verso ha favorito l’appiattimento delle offerte verso l’alto (verso il limite del canone a base d’asta) e, per l’altro, ha disincentivato offerte concorrenziali in ordine al prezzo (tanto che la ditta che ha offerto il prezzo migliore, circa mezzo miliardo in meno all’anno, ha conseguito sì il punteggio pieno, cioè 45 punti, ma con un vantaggio, rispetto alle altre due, di risibili frazioni di punto: 0.061 rispetto ad una e 0,063 rispetto all’altra).

Avevamo pure sollecitato (vedi ancora il Comunicato del 31 agosto 2001) l’attuale Amministrazione a revocare tutta la procedura di gara. Così non è stato e ne prendiamo atto, con rammarico.

Abbiamo apprezzato e condiviso la volontà dell’attuale Amministrazione comunale di addivenire alla costituzione di un consorzio fra i comuni del bacino dei rifiuti per la realizzazione di un impianto di smaltimento dei rifiuti di proprietà pubblica o a prevalenza pubblica (almeno il 51%, 0, 0); una proposta, su cui si erano particolarmente impegnati i DS di Altamura, votata da tutta la maggioranza di centrosinistra (e dal consigliere di Democrazia Europea) nella seduta del Consiglio comunale del 23 ottobre 2001. Riteniamo che essa rappresenti un significativo salto di qualità nell’azione amministrativa dell’ente comunale, in linea con i recenti orientamenti legislativi in materia.

Ciò nondimeno i dubbi espressi su quel capitolato restano ed hanno trovato conferma negli esiti della gara.

Ci sia consentito allora di dire: l’avevamo detto!

È poca cosa, è magra consolazione ed è pure imbarazzante.

Ma è così, se vi pare!!

 

Gennaio 2002

Altamura2001 — La Città di Tutti (*)

 

(*) Questo intervento è stato curato da enzo colonna (enzo@altamura2001.com), consigliere comunale.

 

CAPANNONI SPARSI O UNA VERA AREA INDUSTRIALE?

CAPANNONI SPARSI
O UNA VERA AREA INDUSTRIALE?

Gli Accordi di Programma, se varati, infliggeranno
il colpo mortale ad un territorio già diffusamente massacrato, seppellendo
sotto 6 milioni di metri cubi di cemento sparsi intorno alla città,
ogni speranza di ricostruire una cultura della legalità che da tempo,
ormai, sembra non avere più cittadinanza da queste parti e, paradossalmente,
arrecheranno gravi danni agli stessi imprenditori con il rischio, forse, di
provocare una inversione di tendenza della crescita del settore del salotto.

Potrà la città sopportare l’accerchiamento
di oltre 200 insediamenti produttivi senza rimanerne soffocata e paralizzata?

200 Accordi di Programma, quasi il doppio di quanti
sono stati richiesti in tutta la regione Puglia, non possono più considerarsi
interventi in deroga ma una vera e propria zona industriale fuori dal Piano
Regolatore
.

La posta in gioco è altissima: si tratta
di scegliere tra uno sviluppo ordinato, che lasci ancora aperta qualche
possibilità di porre riparo al degrado già esistente ed una
totale e definitiva compromissione di un territorio e di una comunità
.

Quali argomenti resteranno ancora a chi vorrà
imporre il rispetto delle regole se un Piano Regolatore Generale, di recente
rivisitato con la partecipazione di tutti e che ha destinato le aree di via
Gravina e di Jesce all’insediamento delle attività produttive, viene
completamente disatteso e le sue previsioni programmatiche del tutto sconvolte?

E’ evidente che tutto questo consoliderà
sempre di più la convinzione, in gran parte già diffusa che "
alla fin fine tutto si può fare…".

Quali i vantaggi per chi vuole, con insistenza,
insediamenti industriali sparsi nel territorio?

L’unico vantaggio sempre sbandierato del
basso costo delle aree in zona agricola si è dimostrato, alla prova dei
fatti, un falso: nell’insediamento industriale di Jesce un metro quadrato
viene venduto al prezzo di circa 13.000 lire a fronte del prezzo pagato in zone
agricole interessate dagli accordi di programma, che per le posizioni più
vicine alla città, raggiunge anche le 25.000 lire al metro quadro.

Restano invariati tutti gli altri svantaggi
propri degli insediamenti puntiformi: l’alto costo delle urbanizzazioni
(che è a carico degli imprenditori), l’impossibilità di
poter usufruire di servizi
, la difficoltà di riconversione industriale.

La cintura di capannoni che si estenderebbe
intorno alla città per diversi chilometri richiederà infrastrutture
viarie e linee elettriche, telefoniche, rete di gas… Chi pagherà tutte
queste opere, gli imprenditori o la collettività?

Si rendono conto gli imprenditori che rinunciando
a Jesce rinunciano ad una zona già fornita di tronco ferroviario collegato
con il porto di Taranto, che rinunciano ad insediamenti in una zona in cui sarà
facile ottenere collegamenti alle autostrade, alla rete telematica, a sportelli
bancari, mense comuni, servizi superiori in genere, per insediarsi in zone in
cui sarà difficile ottenere la semplice fornitura elettrica?

La decisione è di grande importanza,
è di quelle che possono segnare nel bene o nel male il destino di una
città e di un intero territorio: scegliere la strada indicata dal Piano
Regolatore Generale significa scegliere la strada maestra, rispettare le regole
fissate di recente e condivise da tutti.

Non è possibile fare scelte imposte dall’alleanza
ambigua tra pochi imprenditori e alcuni proprietari terrieri, i soli che, opponendosi
strumentalmente all’istituzione del Parco dell’Alta Murgia, realizzerebbero
profitti con il cambio di destinazione d’uso dei terreni agricoli.

Un’alternativa è possibile: vi sono
ancora circa 200 ettari di aree destinate a insediamenti produttivi disponibili
e in attesa di convenzionamento e/o esproprio (zona Jesce e via Gravina).

Occorre promuovere il dialogo tra tutti i cittadini
per decidere con responsabilità e serietà su un tema di grande
importanza per lo sviluppo e la qualità della vita della città
e del territorio.

Altamura, 13.01.2002

COORDINAMENTO CITTADINO PER LO SVILUPPO E
LA QUALITÀ DELLA VITA


Il coordinamento si riunirà lunedì
14 gennaio 2002 alle ore 18.30 presso la sede della Pro Loco in Piazza Repubblica.
Chiunque sia interessato è invitato a partecipare alla riunione ed alle
iniziative future del coordinamento.

Puoi
scaricare il volantino con la mappa in formato .pdf da qui.

ACCORDI DI PROGRAMMA ‘LEGGE REGIONALE n. 34/94. ATTO DI INDIRIZZO DEL CONSIGLIO’

Premesso che:


le numerose richieste avanzate dall’imprenditoria
altamurana, artigiana ed industriale, impongono la necessità
di rendere disponibili aree da destinare ad insediamenti produttivi;


Ritenuto che:

  • per realizzare tale obbiettivo si debbano privilegiare
    i siti omogenei facilmente infrastrutturabili rispetto a soluzioni
    puntiforme che danneggerebbero in maniera irreversibile l’assetto
    organico del territorio e che aumenterebbero le diseconomie esterne
    delle medesime aziende interessate;
  • non sia condivisibile pertanto l’orientamento
    ottenuto dalla precedente amministrazione in ordine all’applicazione
    della Legge Regionale 34/94;

Considerato che:

  • l’attuale Amministrazione si è già
    adoperata al fine di offrire soluzioni alternative per far fronte
    alla domanda di aree per allocare insediamenti produttivi (attraverso
    la prosecuzione delle procedure inerenti la zona D1 Iesce, attraverso
    la pubblicazione delle lottizzazioni adottate con deliberazione
    di Consiglio Comunale in zona D1/PIP, ed ha intenzione di dare
    subito avvio alla procedura per l’individuazione di una nuova
    zona per un insediamento produttivo pubblico, 0, 0);

Tanto premesso, il Consiglio Comunale
invita il Sindaco e la Giunta Municipale:

  • a dare corso, con estrema urgenza, alle summenzionate
    procedure per rendere disponibili le aree occorrenti per le predette
    attività imprenditoriali, impegnando all’uopo gli
    uffici competenti;
  • a porre in essere una fase concertativa con le
    rappresentanze sociali e produttive interessate;
  • all’istituzione della Commissione di Vigilanza
    prevista dalla legge regionale 34/94 e s.m.

Per gli accordi di programma che
attendono la firma del Sindaco, il Consiglio Comunale invita il
Sindaco:

  • a dar corso unicamente alle richieste di accordo
    di programma, ex legge regionale 34/94, inerenti i soli ampliamenti
    di attività esistenti da realizzarsi su aree contigue;
  • a non dar corso alle altre richieste di accordi
    di programma, ex legge regionale 34/94, giacenti presso la Regione
    Puglia.

Il Consiglio Comunale inoltre,
in riferimento alle procedure di Accordo di Programma già
ratificate dal Consiglio Comunale nella seduta del 27 dicembre 2000,
considerato che:

  • le relative procedure risultano oggetto di indagine
    penale ed i relativi atti sono tuttora sottoposti a sequestro
    dell’autorità giudiziaria;
  • i relativi Decreti del Presidente della Regione
    Puglia risultano oggetto di impugnazione per l’annullamento
    presso il TAR Puglia,

ritiene che si debbano attendere gli
esiti dei procedimenti giudiziari pendenti e in corso, al fine di
tutelare sia l’interesse pubblico alla legittimità ed
alla legalità degli atti e delle procedure, sia l’interesse
degli stessi proponenti.

Il Consiglio Comunale ritiene, altresì, di
trasmettere il presente provvedimento all’autorità giudiziaria
indagante al fine di accelerare la procedura.