A QUESTA CITTA’ STANNO RUBANDO LA SPERANZA

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A chi tocca iniziare a costruire una prospettiva, senza la quale c’è solo il prolungarsi di un penoso e lurido ristagno?

 

 

A QUESTA CITTA’ STANNO RUBANDO LA SPERANZA

 

 

 

Un crimine ben più grave di furti di legalità, di denaro pubblico, si sta consumando da lungo tempo a danno di questa città. Ben più grave, pericoloso e disturbante di latrocini e concussioni varie.

A questa città stanno rubando, giorno dopo giorno, la speranza ed il diritto a qualcosa di meglio per sè e per il prossimo. A questa città stanno rubando il diritto a crescere e progredire, possibile solo se c‘è qualcuno in grado di sognarla meglio di quella che è.

 

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Siamo visionari, insopprimibili ed insopportabili sognatori? Forse, anzi certo. A pensarci però, se questo è lo stato delle cose, non mi pare che possano menar vanto i virtuosi del "sopportabilissimo" realismo che affollano le due grandi (in termini numerici) coalizioni.

Ma possibile che nessuno di questi signori della politica locale sia disposto a vedere, ascoltare o parlare di questo. Possibile che sia bastato, ancora una volta (quo usque tandem?!) un volantino, una riflessione consegnata alla città dal Movimento Aria Fresca (come di frequente usa fare) per scatenare una ridda di reazioni, cariche di livore e rancore frutto di vecchie storie, cattive coscienze non quietate.

Sentimenti umanissimi e comprensibilissimi, sia chiaro. Ma che mal si conciliano con la responsabilità ed il dovere di avere i piedi ben piantati nel presente e lo sguardo rivolto al futuro. Noi a questo siamo stati educati, politicamente ed umanamente. Laicamente, senza pregiudizi nè preclusioni. Le partite si giocano sul campo, a viso aperto, in quel preciso momento, in quel preciso contesto, in quella precisa unità che combina luogo tempo azione.

Altri momenti non li (ri)conosciamo; i pre e post partita non ci appartengono, non ci appassionano. Pure schermaglie, giochi di società che non interessano a nessuno, se non agli addetti ai lavori.

 

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Ed allora la domanda è: possibile che i vertici delle due (grandi) compagini non abbiano di meglio da fare, che continuare a gratificarci della loro alta attenzione e considerazione, elevando tale ultimo episodio, tale ultimo nostro intervento al rango di ulteriore causa dello sfacelo e frammentazione del quadro politico, più in particolare causa di ulteriori danni (d’immagine) al centrosinistra locale.

Possibile che in presenza di persone ed organizzazioni che si sono presentate, reciprocamente, come alternative (di persone, di sistema, di approcci) nell’ultima competizione elettorale, che quindi hanno vita a se stante e che sinora non hanno intrapreso o tentato (se non con la nostra adesione, del tutto unilaterale e per propria convinzione, alla campagna referendaria, alle primarie dell’Unione) alcun tipo di dialogo o rapporto non personale, ma politico o meramente comunicativo ed anzi vedono da parte del soggetto più forte (l’Unione) atteggiamenti di netto ostruzionismo, sprezzante arroganza, inaccettabili pretese di abdicazione (leggi: capitolazione), ridicole ritorsioni ed ostentati disconoscimenti.

Ebbene, dinanzi a questo quadro, politicamente ed oggettivamente frastagliato, qualcuno continua ad avere la presunzione di esigere un rispetto apatico, rinunciatario, ipocrita, continua a coltivare un’autocompiaciuta ed immotivata sensazione di onnipotenza, che esige di non "ledere maestà"?.

Sentimenti umani e comprensibili, pure questi. Ma che nulla hanno a che fare con la politica, né con l’umanità dei rapporti, da qui la fatica e linfinita pazienza che esigono.

 

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Ebbene, tornando all’attualità, tali sentimenti hanno indotto costoro, ancora una volta (l’ennesima!), a fare l’errore di invertire la sequenza logica e temporale degli eventi, confondendo l’effetto (le nostre riflessioni, le nostre esternazioni, in questo caso l’ultimo volantino sulla vicenda tangentizia che coinvolge l’amministrazione attuale di centrodestra) con la causa (una situazione politica ed amministrativa difficile, critica, degenerata, di assenza totale di politica, di vuoto). Ancora una volta, si preferisce affrontare la complessità con gli strumenti (facili) della semplificazione e della banalizzazione; ancora una volta, il problema non è la "Nudità del Re", ma chi si azzarda a gridare «Il Re è nudo».

 

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Lo ripetiamo ancora e con ancora maggiore chiarezza, perché anche noi ci portiamo dietro un congruo fardello di limiti e difetti ed uno di questi è che non ci facciamo irretire; gli aut aut, le meschine ritorsioni, gli istinti epurativi, le tecniche ben note di distorsione della realtà, non fanno altro che convalidare le nostre riflessioni e avvalorare convincimenti.

 

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A nostro parere è scandalosa la vicenda al centro delle indagini, scandaloso l’atteggiamento di un centrodestra che fa finta di nulla e che, buono buono, in trenta minuti secchi (due minuti dedicati alla lottizzazione al centro dell’indagine!) si vota tutte le lottizzazioni dopo che per 10 mesi non si riusciva a rabberciare una qualsivoglia maggioranza disposta a votarne una sola (tra dubbi, conflitti di interessi e pochi di coscienza, attese di benevoli riconoscimenti). Scandaloso che nessuno nel centrodestra sia disposto almeno ad ammettere questa realtà che è sotto gli occhi di tutti.

 

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Ma sconcertante ed incomprensibile è stato il comportamento assunto dal centrosinistra.

FATTO n. 1. Dal primissimo pomeriggio (sicuramente dalle 15, oltre un’ora prima dell’inizio del consiglio), TUTTI sapevano. Ripeto, già io intorno alle 19 ed a duemila chilometri, sapevo tutto ed affannosamente inviavo messaggi ed sms in cui, esterrefatto dall’ascolto on line del consiglio, chiedevo: ma cosa state facendo, vi rendete conto di cosa è successo, che domani tutto il paese saprà? Nessuna reazione, nessuna risposta!

FATTO n. 2. È stato il consiglio più disciplinato della storia del nostro comune. Tutti attenti ai temi ed alle proposte all’ordine del giorno, attenti alle relazioni dei tecnici, vigili sollecitatori di risposte "tecniche" dai dirigenti. Semplicemente surreale. Non uno che "ripeto" si sia domandato a microfono aperto, per lasciar condividere un semplice dubbio, non una censura scandalizzata, non un’aggressione all’assessore coinvolto, non un sermone moralistico, non un’invettiva…. un semplice dubbio: signori, ma in quale clima, contesto, con quale serenità d’animo stiamo approvando questi provvedimenti?

FATTO n. 3. Non c’è spazio per giustificazioni, ma è comprensibile la fretta del centrodestra, non fosse altro per la voglia matta di liberarsi di una patata improvvisamente arroventatasi tra le mani, dov’era da dieci mesi. Comprensibile la voglia matta di apparire "al cospetto di forze dell’ordine, pubblici ministeri, giornalisti" solerti nell’approvare tutti i provvedimenti urbanistici, senza indugi ulteriori, irreprensibili nell’ostentare sicurezza e tranquillità che non c’erano affatto. Eccome, a chi la si vuol dare a bere? Dopo dieci mesi di manfrine? Ma ciò che davvero sfugge ad ogni sforzo di comprensione è: di grazia, che ci faceva il centrosinistra? Perché fare finta di nulla? Non un dubbio espresso, non una domanda, ma nemmeno un delicato o innocuo "perdindirindina, c‘è qualche problemino, signor sindaco"?, quando per una bottiglia d’acqua si sono infiammati interi consigli?! Al contrario, che si fa? Una lottizzazione, la prima, ce la votiamo e pure in ordine sparso (alla faccia dell’unione), altrimenti sembra male, siamo stati invitati e non gradiamo le pietanze? E poi? Lasciamo l’aula, una grande pensata: così, impostata la serata nel modo giusto con il primo voto, la maggioranza sarà in grado da sola di votarsi rapidamente tutti gli altri provvedimenti. Come mille altre volte, così, banalmente, come se nulla fosse, normale routine, usuali schermaglie consiliari, per "poca chiarezza sui provvedimenti"? e sull’uscio della porta, non al microfono, magari sussurriamo al sindaco che ci sono delle "voci in giro"?! Poca chiarezza? Scherzano, non fanno sul serio, dopo dieci mesi ora diranno qualcosa? Nulla!! Voci in giro? Scherzano, vero, non fanno sul serio? E che ci fanno i carabinieri a presidiare l’aula consiliare!? Eppoi, se, nella raffinata analisi compiuta in aula, il tutto si riduceva ad una questione di "voci", presenze, spiriti maligni, roba del genere horror… che il sindaco traduce nella replica con la formula "dicerie"? [grande!! Super Mario Bros non ne sarebbe stato capace!], ebbene tutto questo, con un ben più vasto repertorio (di scheletri negli armadi!), era ben presente già prima dell’inizio del consiglio!! Che qualcosa non andasse in quel consiglio era più che evidente; ne sono una riprova le dimissioni, preventive e successive, di assessori e presidente.

 

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Altro che Unione, qui sarebbe bastata una banale ed adeguata considerazione dell’Unità che deve legare tempo luogo e azione.

 

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Il post partita, invece, ha visto un fiume in piena di dichiarazioni scandalizzate, richiami al senso morale perduto, "vergogna" la parola esclamizzata più battuta e buttata lì. Facce di bronzo che declamano favolette domenicali come quella di una maggioranza da dieci mesi china su carte "lordate" di sudore (quando si dice sudare un gettone di presenza!) a studiare provvedimenti neanche esaminati dalla commissione urbanistica e licenziati dal consiglio in due minuti. Lussuriosi che imbrattano volantini di versi colmi di candore, castità ed innocenza: ma come, proprio ora, vogliamo buttare via mesi di lavoro? Uno (ma solo uno! non è che poi innalziamo la soglia massima di tollerabilità?!) sporco, brutto e cattivo non può rovinare la festa di tutti? Compagni di avventure politiche, amministrative e culinarie che, ora, traditi, si scagliano contro i vecchi partner, allora caste vestali, ora divenute improvvisamente prostitute in vestaglia. Esperti in dimissioni date e ritirate che invocano dimissioni altrui, ecc. ecc. … Insomma, il solito carnevale, con le sue maschere, i suoi riti ed i suoi canti.

 

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Ecco, tutto questo noi non lo comprendiamo e l’abbiamo detto: quelle lottizzazioni non andavano nemmeno discusse, proprio perché (detto banalmente) il problema, la vicenda giudiziaria, ruotava attorno proprio ad una di quelle lottizzazioni, non ad altro!! La partita, insomma, andava sospesa. Hanno fatto invece come nella finale di coppa campioni all’Heysel; sugli spalti si moriva, sul campo i giocatori facevano finta di nulla e giocavano secondo copione. Surreale, appunto!

 

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Quell’imbarazzante consiglio comunale del 15 febbraio, passerà alla storia. Ma si rivela prezioso, perché ritratto fedele dell’offerta politica paesana. Nessuna immagine potrebbe rendere meglio. Ci sarebbe voluto a ritrarlo uno di quegli immensi quadri cinquecenteschi, corali, pronti a cogliere i particolari pur rendendo magnificamente l’insieme. Nessuno ha sentito, nessuno ha visto e soprattutto nessuno ha parlato in attesa che le lottizzazioni passassero (con o senza i voti della minoranza)… appunto "roba di siciliana memoria", come ebbe a dire rivolto al precedente Sindaco (ma valido tuttora) lattuale Sindaco.

 

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Ma così, giorno dopo giorno, si ammazza la legalità e la speranza. Ammazzata dalla qualità del nostro paese e soprattutto dall’oligarchia che lo tiene sotto schiaffo e lo distrugge.

 

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Che fare, mi interrogai una volta? Coltivare un quieto attendismo, e vedere come il dramma (fra poco? fra molto?) si svolga e concluda, per intanto fuggire da questo piccolo mondo verso il ripiegamento su stessi, sui propri affetti, lavori, interessi? O mobilitare le energie superstiti intorno ad una nuova (nei metodi e nei contenuti) stagione politica ed erigerla ad estrema linea di generalità e stabilità? Rimettersi al gioco perdente delle parti e dei tatticismi che ha visto aprire e chiudere, senza chiarezza e senza discontinuità, crisi in questi anni e piegarsi alla sorte "cinica e bara"? O innalzarvi di contro la volontà di nuovi disegni politici, di nuove stagioni amministrative?

 

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Qualcuno continua a pensare, ancora una volta (lennesima!), che questi siano ragionamenti estremistici… giudicate voi! Io credo che siano ragionamenti e basta!! Abbiamo, siamo in grado di elaborare, una prospettiva che vada ben oltre il corto orizzonte degli egoismi ed interessi personali? Come ha scritto qualcuno, ha un futuro solo la città che sa scegliersene uno, quello che sia, ma va scelto. Qui invece, sembrano tutti presi da carriere personali, da quieti appagamenti personali e comodi appannaggi.

 

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A chi tocca iniziare a costruire una prospettiva, senza la quale c‘è solo il prolungarsi di un penoso e lurido ristagno? Per quanto ci riguarda, conosciamo solo fatica, impegno, documentazione, contatti personali, relazioni, frammenti di umanità sparsi che cerchiamo di motivare e raccordare, alla ricerca di un senso comune, uniti da un destino comune, anelli di una catena che va rinsaldata giorno dopo giorno con l’opera quotidiana. Profili umani straordinari e relazioni personali genuine che consentono di superare momenti di disagio, amarezza, scoramento e rabbia. Noi che "non amiamo la politica delle epurazioni, dei sotterfugi, del doppiogiochismo canagliesco, ma del limpido perseguimento del diritto, per tutti e non per pochi, proviamo infinito riconoscimento per chiunque riesca, con il suo nitore e la sua franchezza, a far strabuzzare tanti occhi velati di iattanza e ipocrisia". Viviamo e ci mettiamo in discussione ogni giorno, non conosciamo il calcolo o il cinismo. È un limite, lo sappiamo bene, che non appartiene ai professionisti.

 

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Siamo convinti, però, che la politica non è solo professionismo (nel senso di mestiere, tecnica, calcolo), è anche e soprattutto arte viva, vibrante, plastica, musica che risveglia uditi sopiti, pittura che squarcia bui nellanima di persone e comunità, poesia che conforta fatiche quotidiane, emozione che libera dalla solitudine, sguardo posato su chi è lontano e scopri così vicino, amore per la tua terra che aiuta a rendere se non più dolce almeno meno pesante lincedere, nella vita, su di essa. Ecco, la politica è roba dartisti, come diciamo noi altamurani, matti irrequieti ed incontrollabili se volete, ma affamati di verità, di radicalità che significa andare alla radice delle cose, dei problemi e delle relazioni, ragionevolmente sregolati, capaci di slanci emotivi e di duro lavoro responsabile e quotidiano. In quanto tale, la sua condizione, la sua dimensione, non può che essere la libertà.

 

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A chi tocca, dunque? Per parte nostra, ci ingegniamo. Facciamo quel possiamo e pensiamo all’impossibile, in quella feconda contrapposizione che aiuta a creare nuove possibilità, nuove motivazioni. Sbagliamo, certo, e con gli sbagli ci giochiamo anche opportunità personali, ci attiriamo antipatie e rancori. Ma se lo facciamo non è per dolo o divertimento. Lo facciamo perché non rinunciamo a chiedere agli altri ed a noi stessi di staccare l’ombra da terra, di iniziare ad elevarsi, a tentare ed arrischiare il volo, di dare una speranza ed un futuro ad un’intera comunità. In questo confidano le persone quando votano.

 

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A chi tocca, dunque? Noi certo possiamo sbagliare, è umano, comprensibile dunque, ma, come ha detto qualcuno, c’è una bella differenza tra il rischiare di vivere ed il rischiare di morire. Sono convinto, cioè, che si muore perché e quando si è perduto l’interesse alla vita. Chi invece si rifiuta di vedere amputata la vita, sacrificata o condizionata dall’interesse di pochi, proprio perché non vi è rassegnazione, né castrazione in una tale prospettiva, ma al contrario speranza, può anche rischiare di perderla; succede! Ma se vince, vive meglio e più di altri. Non siamo votati alle sconfitte, ma la mettiamo in conto, come rischio possibile di battaglie che vanno combattute per tentare la vittoria.

 

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Tutto questo, signori, passa anche attraverso l’atto (difficile, pesante, laborioso) del dimenticare. Come riportiamo da mesi (il nostro, vedete, è un piccolo sistema, tutto si tiene, sembrano frammenti sparsi ma li unisce unintima, inconfessata ma percepibile, coerenza, continuità) nella prima schermata (quasi programmaticamente anche se non intenzionalmente) del nostro sito di riferimento (www.enzocolonna.com), dimenticare è importante tanto quanto ricordare; è un modo per selezionare, dunque una forma del ricordo. Per progettare è necessario saper dimenticare, nellarchitettura così come nella vita.

 

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Questo, signori, se vi pare, è il nostro modo di essere "concretamente visionari" che rappresenta la misura ed il grado di amore per questa terra, per il suo presente ed il suo futuro, la misura ed il grado di emozione e di passione che la gente, crediamo, continua, con sempre maggiore fatica e pazienza, a volere dalla politica.

enzo colonna

consigliere comunale per il Movimento cittadino Aria Fresca

enzo@altamura2001.com

 

 

 

Riorganizzare il servizio di raccolta dei rifiuti.

"Il 17 agosto la Giunta, prendendo atto della sostituzione di un membro della commissione giudicatrice, ha dato il formale via libera all’insediamento della Commissione chiamata a giudicare le offerte delle ditte partecipanti alla gara di appalto per la concessione del servizio di igiene urbana e dei servizi complementari: la commissione, presieduta dal dirigente pro-tempore dell’Ufficio Tecnico comunale, presto si riunirà per gli adempimenti preliminari.

Si tratta, come è noto, di un appalto per un servizio che durerà 10 anni e per un canone annuo base di oltre 10 miliardi (esattamente £ 10.162.091.690). Le offerte pervenute sono in tutto cinque ed attualmente custodite, ancora chiuse, in cassaforte presso il Comune. Dinanzi ad una procedura di gara impostata ed avviata dalla precedente amministrazione l’attuale Giunta – dopo essere stata costretta a disporre un’ulteriore proroga di 6 mesi del servizio espletato dalla ditta da anni concessionaria del servizio (è la quarta proroga per un servizio scaduto il 30 novembre 1999: la terza proroga è infatti scaduta il 31 maggio, pochi giorni dopo l’insediamento del nuovo Sindaco che non poteva non disporre un’altra proroga pena la sospensione totale del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti) — aveva la seguente alternativa: 1) dare disposizioni affinché si completasse la procedura di gara con l’apertura delle buste pervenute; oppure, in presenza di interessi pubblici prevalenti o di incongruità amministrative, 2) procedere in autotutela alla revoca/annullamento dell’intera procedura di gara.

Mettendo per un momento da parte ogni altra (pur rilevante) considerazione relativa al merito dell’organizzazione e gestione del servizio (così come sono configurati nel capitolato di gara) ed alle prescelte modalità della sua aggiudicazione in concessione, i parametri di valutazione e ponderazione contemplati dall’art. 5 del Capitolato Speciale hanno ingenerato dubbi e perplessità in molti cittadini altamurani, in quanto appaiono per un verso generici e per l’altro incoerenti (o addirittura in contrasto) rispetto alla funzione che sono chiamati a svolgere.

Cons. Stato, ad. gen., 16 maggio 1996, n. 77: "in materia di aggiudicazione di appalti pubblici di servizi, la determinazione dei parametri di valutazione e ponderazione dell’offerta economicamente più vantaggiosa va fatta tenendo conto della distinzione tra "elementi" e "parametri" di valutazione; infatti, i primi (merito tecnico, caratteristiche qualitative, prezzo, tempo, ecc.) sono elementi "variabili" secondo il contratto, che solo in seguito si trasfondono in punteggi numerici, e cioè in "parametri di valutazione e di ponderazione"; pertanto, mentre l’"elemento" costituisce la caratteristica dell’offerta in base alla quale deve scaturire una valutazione da parte dell’amministrazione, il parametro è quel dato numerico volto a garantire, in relazione alla natura del servizio, un corretto rapporto prezzo-qualità".

Nel nostro caso, il criterio di aggiudicazione è appunto, secondo quanto prevede il bando di gara predisposto dalla precedente amministrazione, quello dell’appalto concorso "ex D.Lgs. 157/95 art. 6 comma 1 c) e successive modificazioni apportate da ultimo dal D.Lgs. 65/2000", in particolare quello dell’"offerta economicamente più vantaggiosa ex art. 23 comma 1 lett. b) ed art. 25 D.Lgs. 157/95 come da ultimo modificato dal D.Lgs.65/2000, ed art. 5 del Capitolato Speciale d’appalto".

L’art. 23, comma 1, lett. b, dispone che gli appalti pubblici di servizi possano essere aggiudicati anche in base al seguente criterio: "a favore dell’offerta economicamente più vantaggiosa, valutabile in base ad elementi diversi, variabili secondo il contratto in questione, quali, ad esempio, il merito tecnico, la qualità, le caratteristiche estetiche e funzionali, il servizio successivo alla vendita, l’assistenza tecnica, il termine di consegna o esecuzione, il prezzo".

L’art. 5 del Capitolato Speciale prevede che nella valutazione di ogni singola offerta la commissione esaminatrice (i cui componenti sono stati anch’essi nominati dalla precedente amministrazione) abbia a disposizione complessivamente un massimo di 100 punti: 55 per la "qualità del servizio" offerto (art. 5, sub A) e 45 per la "proposta economica del servizio" [cioè il canone annuo a cui la ditta offerente è disposta ad effettuare il servizio appaltato: il prezzo o canone proposto non può essere superiore a quello posto a base di gara, vale a dire £ 10.162.091.690 all’anno (art. 5, sub B)].

Per quanto riguarda la prima voce (A) – in particolare le componenti "Merito tecnico e modalità di esecuzione dei vari servizi sotto l’aspetto igienico-sanitario" (A1), "Proposte relative alla raccolta differenziata" (A2) e "Campagna promozionale pubblicitaria e di sensibilizzazione" (A4) -, essa appare formulata in modo generico, priva di quella specificità ed oggettività richieste secondo un principio giurisprudenziale ormai consolidato.

Cons. Stato, sez. V, 12 giugno 1997, n. 626: "qualora la p.a. decida di affidare l’appalto di un servizio in base all’offerta economicamente più vantaggiosa vengono contratti i margini di discrezionalità della commissione giudicatrice, a vantaggio della trasparenza e dell’obiettività della sua attività valutativa e a garanzia della par condicio delle imprese partecipanti e, quindi, è obbligata la p.a. stessa a specificare ed a render noti preventivamente gli elementi tecnici ed economici delle offerte che formeranno oggetto di valutazione, nonché i parametri che saranno applicati da detta commissione".

Ancor maggiori perplessità desta il parametro di ponderazione e valutazione previsto per la seconda voce (B). Il capitolato d’appalto dispone che il punteggio da assegnare al prezzo offerto da ciascuna ditta concorrente sia quello risultante dall’applicazione della seguente formula:

 

P = 45 x [1- (CGm-CGi) 2]

                         CGm2

con:

P = punteggio da attribuire

45 = punteggio massimo attribuibile

CGm = Canone Glogale minimo posto in offerta

CGi = Canone Glogale della i-ma impresa posto in offerta.

Si può osservare, però, che tale parametro contraddice la sua stessa funzione e funzionalità.

Infatti: a) esclude di fatto la possibilità di graduare il punteggio secondo l’intervallo prescelto nel capitolato da 0 a 45 [l’equazione, così come è stata concepita, condurrebbe ad attribuire un punteggio pari a 0 solo all’offerta economica pari al doppio di quella minima posta in offerta (Cgi = 2CGm): il che si rivela assolutamente impossibile tenendo presente il limite massimo di £ 10.162.091.690 fissato nel bando di gara ed il limite minimo rappresentato dai costi fissi ed imprescindibili (personale per un minimo di 98 unità, macchinari e mezzi, ammortamenti, smaltimento dei rifiuti negli impianti di bacino o extrabacino, ecc.) e da un seppur minimo utile di impresa (è realistica la stima che colloca intorno a 8 miliardi annui tale limite minimo)]; b) anzi restringe il margine di valutazione e di necessaria differenziazione delle offerte al minimo, a frazioni risibili di punto (si veda la simulazione di cui agli Allegati 1 e 2: al cospetto di un’offerta minima di 8 miliardi annui a cui verrebbe assegnato il punteggio massimo pari a 45, quella ammontante a circa 10 miliardi si vedrebbe comunque riconosciuta 43,54 punti; cioè la proposta economica che assicura un risparmio di spesa per la collettività di 2 miliardi annui verrebbe "premiata" con appena 1,46 punti).

Non bisogna certo dimenticare che la legge non fissa in modo rigido i criteri a cui i Comuni e le commissioni esaminatrici si devono attenere nella valutazione delle offerte presentate per gare d’appalto riguardanti pubblici servizi. Stabilisce, però, che i parametri di valutazione e di ponderazione di tutti gli elementi dell’offerta devono "garantire, in relazione alla natura del servizio, un corretto rapporto prezzo-qualità". In particolare, l’art. 23, al comma 6, dispone che: "Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri su proposta del Ministro competente per il settore interessato sono stabiliti parametri di valutazione e di ponderazione degli elementi di cui al comma 1, lettera b), volti a garantire, in relazione alla natura del servizio, un corretto rapporto prezzo-qualità".

Nel settore specifico (servizio di igiene urbana e servizi complementari), non risultando fissati con decreto tali parametri di valutazione e ponderazione, spetta alla stazione appaltante fissarli con precisione nel capitolato di gara, garantendo appunto, in relazione alla natura del servizio, "un corretto rapporto prezzo-qualità" (Cons. Stato, ad. gen., 16 maggio 1996, n. 77).

TAR Puglia, sez. II, Bari, 12 marzo 1997, n. 238: l’aggiudicazione segue "la valutazione di una pluralità di elementi … ai fini dell’individuazione dell’offerta economicamente più vantaggiosa, senza possibilità, per l’amministrazione appaltante, pur nell’esercizio del suo potere discrezionale di giudicarli e ponderarli, di pretermetterne alcuno riservando ad altro un valore determinante ed assorbente al fine dell’aggiudicazione".

Per sgomberare il campo da simili perplessità (da più parti espresse) e per fare chiarezza sull’eventualità che i parametri di valutazione e ponderazione individuati dal Capitolato Speciale possano, oggettivamente e di fatto, pretermettere la valutazione di un elemento (il prezzo) e riservare all’altro (la qualità del servizio) un valore determinante ed assorbente al fine dell’aggiudicazione, sarebbe opportuno che l’attuale Amministrazione comunale, prima ancora che la commissione giudicatrice si insedi, si attivi a verificare la congruità e la legittimità amministrativa dei criteri di valutazione individuati dal capitolato d’appalto: un capitolato, è bene ricordare, redatto ed approvato dalla precedente amministrazione di centrodestra.

Nell’ipotesi in cui, ad esito di tale verifica, si dovessero accertare anomalie, incongruenze, insufficienze o illegittimità amministrative nel capitolato d’appalto, l’Amministrazione dovrebbe procedere, senza indugio, alla revoca degli atti sin d’ora prodotti e della gara d’appalto e pensare ad una rapida riorganizzazione del servizio di raccolta dei rifiuti.

Sarebbe auspicabile, infatti, un revirement dell’orientamento da ultimo assunto (con la deliberazione del 17 agosto) dall’Amministrazione comunale che si collochi nella direzione della costituzione di una società mista per la gestione del servizio stesso e dell’impianto di smaltimento (la discarica di bacino, attualmente di proprietà privata, è situato proprio nel territorio del Comune di Altamura).

Una recentissima pronuncia del Consiglio di Stato (Cons. Stato 20 agosto 2001, n. 4471: consultabile sul sito internet www.giustizia-amministrativa.it) ha ritenuto, ad esempio, pienamente legittima la scelta del Comune di Monteroni (prov. di Lecce) di revocare addirittura l’aggiudicazione di un appalto al fine di costituire una società mista di gestione del servizio. Una scelta — sottolinea il Consiglio di Stato – che risponde in pieno ai principi di efficienza, efficacia ed economicità dettati dal decreto legislativo n. 22/1997 (c.d. decreto Ronchi) per questo settore. "La determinazione comunale di costituire, per la gestione del servizio, una società mista e di revocare quindi la precedente aggiudicazione… si fonda, tra l’altro, – si legge nella sentenza – sulle seguenti considerazioni (sviluppate sulla base di uno studio commissionato alla Euroconsulting Engineering): … la costituzione della società mista corrisponde alla esigenza di assicurare la necessaria partecipazione dell’ente pubblico alla gestione concreta del servizio, nonché al ruolo dallo stesso rivestito nell’assunzione delle decisioni fondamentali che ne regolano l’espletamento data l’importanza che lo stesso riveste per l’intera comunità; dal punto di vista economico, il risultato di più grande rilievo, in combinazione con quanto già esposto, è rappresentato dalle ottime possibilità di controllo della politica tariffaria che una gestione tramite società mista consente in via diretta e immediata".

Tali motivazioni sono parse al Consiglio di Stato adeguate, perfettamente logiche e sufficienti a sorreggere il provvedimento di revoca. Se ciò vale per la revoca di un provvedimento come l’aggiudicazione di un appalto, ancor più possono valere per un provvedimento di revoca di una gara d’appalto ancora non espletata.

In ogni caso ed in via residuale, se così non dovesse o potesse essere, c’è da augurarsi almeno che l’Amministrazione comunale faccia valere fino in fondo le prerogative che la legge e lo stesso Capitolato di gara le riconoscono.

Capitolato Speciale di Appalto, art. 45, ultimo capoverso: "L’Amministrazione Comunale si riserva la più ampia facoltà di non aggiudicare l’appalto nel caso che, a suo insindacabile giudizio, non ritenga le offerte convenienti"."

 

Dr. ENZO COLONNA

 

 

Allegato 1

Grafico della simulazione di applicazione della formula per l’attribuzione del punteggio all’offerta economica (offerta minima simulata pari a 8 miliardi di lire)

Grafico simulazione di applicazione della formula per l'applicazione del punteggio all'offerta economica (offerta minima simulata pari a 8 miliardi di lire)

 


 

Allegato 2

Offerta       Punteggio

(in miliardi)

 

8                   45

8,08081        44,9977

8,16162        44,9908

8,24242        44,9793

8,32323        44,9633

8,40404        44,9426

8,48485        44,9173

8,56566        44,8874

8,64646        44,8528

8,72727        44,8137

8,80808        44,7698

8,88889        44,7214

8,9697          44,6682

9,05051        44,6103

9,13131        44,5478

9,21212        44,4805

9,29293        44,4084

9,37374        44,3316

9,45455        44,2499

9,53535        44,1635

9,61616        44,0722

9,69697        43,976

9,77778        43,8748

9,85859        43,7687

9,93939        43,6577

10,0202        43,5416

10,101          43,4204 

 

Valori di riferimento:

CGm = 8 miliardi

CGm = canone globale minimo 

 

Teatro F.S. Mercadante: parere in ordine alla proprietà .

Pubblichiamo, in versione integrale,
il parere, sinora inedito, rilasciato dall’avvocato Antonio
Ventura in ordine all’assetto giuridico e proprietario del
Teatro Mercadante. Il parere, risalente al novembre 1999, era stato
commissionato dal Comune di Altamura dopo che 12 associazioni e
movimenti cittadini (riuniti su iniziativa del nostro Comitato)
avevano depositato in Comune, il 10 maggio 1999, un atto di significazione
in cui muovevano osservazioni e censure su un’ipotesi di acquisto
da parte del Comune della quota di un terzo del Teatro per la cifra
di un miliardo e mezzo di lire. Il parere dell’avvocato ha
sostanzialmente confermato la tesi sostenuta da anni dal nostro
Comitato: il Teatro è di proprietà indivisa del Consorzio;
i singoli consorziati possono vantare non un diritto di proprietà
su quote del teatro, ma solo il diritto di palco o di poltrona (cioè
il diritto ad essere preferiti nella sottoscrizione dell’abbonamento
stagionale, 0, 0); sono nulle, quindi, le modifiche statutarie apportate
nel 1993 che hanno sancito tale diritto di comproprietà dei
singoli consorziati.

A seguito poi della petizione popolare
promossa all’inizio del 2000 dal nostro Comitato, non solo
il Consiglio comunale ha dato mandato all’Amministrazione comunale
di avviare la procedura di esproprio del Teatro, ma la Giunta ha
anche conferito, con la deliberazione n. 311 del 9 giugno 2000,
allo stesso avvocato Ventura l’incarico di agire in giudizio
dinanzi al Tribunale di Altamura per far accertare e dichiarare
"la nullità e l’illiceità delle determinazioni
assunte dal Consorzio in ordine alla modifica dello Statuto, con
cui i consorziati hanno ritenuto di attribuirsi impropriamente il
diritto di proprietà del teatro".

I testi dell’atto di significazione
del 10 maggio 1999 e di un commento al parere sono già presenti
nel nostro sito (v. Atto del Comitato del maggio 1999; Editoriale
di Piazza del dicembre 1999).

 

* * *

 

Teatro F.S. Mercadante:
parere in ordine alla proprietà

Questo Ente con D.G.M. n. 540 del
02.08.1999 mi ha conferito l’incarico di esprimere un parere
pro veritate in ordine all’appartenenza (titolo di proprietà)
del ‘Teatro Mercadante’ alla luce delle "ipotesi,
osservazioni e censure mosse da varie Associazioni con l’atto
di significazione in data 10/5/99.""

°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

Al fine di pervenire ad un risultato
il più obbiettivo possibile, dopo aver esaminato la documentazione
fornitami da questo Ente, ho avanzato richiesta al Presidente pro
tempore del consorzio per il Teatro Mercadante di consentirmi l’accesso
alla documentazione esistente presso l’archivio del consorzio
stesso e di estrarne copia. Il Presidente ha riscontrato la mia
invitandomi ad esaminare la documentazione esistente.

Ho provveduto alla consultazione degli
atti e documenti postimi a disposizione.

Con mia del 10.9.1999 ho avanzato
richiesta di ulteriore documentazione a questo Ente, ricevendo riscontro
con Vs. del 10.11.1999 prot. 32837.

Ho provveduto infine ad acquisire
presso l’Archivio di Stato di Bari la deliberazione adottata
in sessione straordinaria il 15.01.1895 dal Consiglio Comunale di
Altamura, la missiva a firma del Sotto Prefetto datata 29.1.1895
indirizzata al Sig. Prefetto di Bari e l’approvazione da parte
della Giunta Provinciale Amministrativa di Bari.

°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

A) Breve excursus storico


Per consentire una migliore comprensione
del thema decidendum è opportuno procedere ad un succinto
excursus storico.

  1. Il 17.9.1895 ricorreva il primo centenario della
    nascita di un illustre cittadino altamurano: il musicista Francesco
    Saverio Mercadante.
  2. Poiché il teatro comunale — ubicato
    nel convento San Francesco – era di modeste dimensioni e totalmente
    inidoneo alla commemorazione, un piccolo nucleo di cittadini altamurani
    si prefisse di costituire un consorzio che avesse come finalità
    la costruzione di un nuovo teatro da dedicare al musicista altamurano.
  3. I promotori, per sostenere tale progetto, lanciarono
    una pubblica sottoscrizione finalizzata a raccogliere i fondi
    necessari per la realizzazione del loro progetto.
  4. Anche il Comune di Altamura volle contribuire alla
    iniziativa del comitato promotore. Il Consiglio Comunale in una
    sessione straordinaria tenutasi il 15 gennaio 1895 deliberò
    di concorrere a tale opera con la concessione di un suolo di proprietà
    comunale ubicato a Nord della villa comunale.
  5. L’ordine del giorno venne approvato
    a maggioranza dei 22 consiglieri votanti ottenendo 16 voti favorevoli,
    5 voti contrari e 1 astenuto.

  6. La deliberazione consiliare fu mandata al vaglio
    della Giunta Provinciale Amministrativa di Bari che l’approvò
    il 31.1.1895.
  7. Con atto pubblico per Notar Francesco Patella del
    15 febbraio 1895, rep. n. 454 tra il comitato definitivo e il
    Sindaco del Comune di Altamura venne sottoscritta una convenzione
    con la quale il Comune faceva espressa concessione al comitato
    di tutta la zona di fronte alla villa comunale estesa mq. 1851.
  8. Con atto per Notar Francesco Patella sottoscritto
    il 17 marzo 1895 rep. 465 il comitato appaltò la costruzione
    del teatro alla impresa Natale Nicola con obbligo di consegnare
    l’opera entro il 31 agosto 1895, per una somma preventivata
    in lire venticinquemila sulla quale l’impresa operò
    un ribasso del dodici per cento.
  9. Il 25 marzo 1895 fu posta la prima pietra e il
    17 settembre



1895 l’edificio era già
ultimato, consegnato e pronto per la inaugurazione.

 

 


B) Proprietà del teatro F.S.Mercadante

  1. Il consorzio per il teatro Mercadante.
  2. Come già accennato, un nucleo
    di ardimentosi cittadini altamurani — detti soci promotori
    — composto dai Sigg.ri Dott. Filippo Baldassarra, dott. Michele
    Tangari,( nato a Terlizzi), Antonio Cornacchia, fotografo, Massimo
    Franco, farmacista, Vincenzo Striccoli, Ingegnere e dott. Carlo
    Manfredi, pensò di costituire un consorzio fra tutti i
    cittadini allo scopo di edificare un teatro consorziale in
    onore del musicista altamurano.

    Essi si costituirono in comitato
    provvisorio e il 10 gennaio 1895 stilarono e sottoscrissero uno
    "" Statuto per la fondazione del Teatro Consorziale
    Saverio Mercadante in Altamura "".

    Nello Statuto erano fissate le finalità
    del comitato fondato "" per formare con pubblica
    sottoscrizione un consorzio fra tutti i cittadini allo scopo di
    edificare il detto Teatro Consorziale
    "".

    Nel periodo intercorrente tra 10
    gennaio 1895 e il 15 febbraio 1895, l’Assemblea generale
    dei soci del consorzio elesse il comitato definitivo nelle persone
    dei sigg.ri Filippo Baldassarre, presidente, Michele Tangari,
    Vice Presidente, Giuseppe Castelli, segretario, Massimo Franco,
    Cassiere e Carlo Manfredi, Antonio Marvulli, Giacinto Moramarco,
    Lorenzo Chierico e Antonio Cornacchia, consulenti.

    La finalità del consorzio
    era quella di edificare un nuovo teatro per i cittadini altamurani
    ma non di proprietà comunale — considerato che un
    teatro comunale già esisteva — bensì di proprietà
    consorziale.

    E che la proprietà del nuovo
    teatro dovesse essere consorziale e non comunale era pacifico
    a tutti se è vero che lo stesso Ing. Striccoli nella sua
    relazione letta nella seduta del Consiglio Comunale del 15 gennaio
    1895 parlava apertamente della costruzione di "nuovo Teatro
    Consorziale Francesco Saverio Mercadante" e non di
    nuovo teatro comunale e nessuno in Consiglio Comunale ebbe ad
    obbiettare alcunché; anzi la relazione , in quella sede,
    fu oggetto di plausi e consensi da parte dei rappresentanti del
    Comune di Altamura.

    Il comitato, per reperire i fondi
    necessari, lanciò una ‘pubblica sottoscrizione’
    tra i 20.013 cittadini altamurani . Tale iniziativa , però,
    non poteva assumere altro significato che quello di consentire
    a chiunque volesse aderirvi di divenire socio del consorzio.

    L’idea della costruzione di
    un nuovo teatro, ritenuta in un primo tempo più che un’ardua
    impresa un’autentica utopia considerati i tempi ristretti,
    riportò, invece, un immediato e imprevisto successo ottenendo
    l’adesione di numerosissimi sottoscrittori che entrarono
    a far parte del consorzio.

    L’elenco nominativo dei sottoscrittori,
    ben 213, con i relativi versamenti (da 5 a 1.050 lire) per un
    totale di -£. 41.872,25, venne pubblicato sul periodico settimanale
    di informazione locale "Altamura" (Corriere del Circondario)
    del 27 settembre e del 20 ottobre 1895.

  3. La deliberazione del Consiglio Comunale di Altamura
    del 15 gennaio 1895.

Il clamore popolare suscitato dalla
iniziativa fu tale che venne convocata con urgenza una seduta straordinaria
del Consiglio Comunale, avente per oggetto unicamente "concessione
del suolo pel nuovo teatro
" il cui verbale ho ritenuto
utile trascrivere integralmente per una più completa comprensione
dei fatti.

""Presidente.

""Conferma che una Commissione
di volenterosi cittadini ha ""avanzato una domanda al
Consiglio per avere la concessione ""gratuita di un
suolo per la costruzione di un teatro
. Dirà che è
""la prima volta che nel nostro Comune sorge un’associazione
""meritevole di tutta la considerazione. In pochi giorni
è stata aperta ""una sottoscrizione abbastanza
rilevante ed il Consiglio non ""dovrebbe mettere in non
cale questi sforzi dei cittadini. Per un ""momento egli
vagheggiò l’idea di far sorgere il nuovo teatro nel
""Palazzo Comunale approfittando della sistemazione della
facciata ""del palazzo stesso; ma ragioni tecniche vagliate
dall’ingegnere ""comunale e dall’ingegnere progettista
del nuovo teatro ""sconsigliarono questa sua idea.

""Si legge la domanda
del comitato per la concessione del ""suolo.

""Si legge la relazione
dell’ing. Comunale.

""Essendo presente nella
sala l’ing. Progettista del nuovo teatro, il ""Presidente
lo invita a leggere la sua relazione.

""L’ing. Vincenzo Striccoli
legge la sua relazione che al finire viene ""applaudita.

""Patella.

""Dopo la lettura della
relazione Striccoli non può non prendere la

"" parola per elogiarlo.
La relazione è stata fatta con tutta dottrina, ""con
la massima accuratezza e ridonda ad onore del giovane ing. ""che
ritornato dai suoi studi prende a cuore una nobile iniziativa per
""il decoro della nostra patria e per onorare un nostro
sommo ""concittadino. Il compenso che va dato alla relazione
dell’ing. ""Striccoli è che la relazione medesima
formi parte integrale del ""verbale della seduta odierna
e che il consiglio approvi tutto quanto ""in essa è
detto, cioè si concedi il suolo domandato per il nuovo ""teatro.
La concessione si può fare perché non
è nell’interesse ""privato, anzi il Comune
dovrebbe concorrere con un sussidio alla ""costruzione
del nuovo teatro. Si dovrebbe concorrere per le ""onoranze
di Mercadante con un monumento. Si ritenga il teatro il ""monumento
dei monumenti.

""Presidente.

""Dichiarerà che
quando si cominciò a parlare di questa iniziativa la

""credette un’utopia
ora deve compiacersi col comitato ""promotore che ha saputo
vincere la patia ( sic! ) e l’avarizia della ""generalità
dei cittadini portando un vantaggio ai poveri operai ""disoccupati
ed un lustro al Comune. Propone quindi un voto di ""plauso.

""Il Consiglio approva.

"" Colonna.

""Presenta l’ordine
del giorno seguente: ‘Il consiglio, considerando che in modo
migliore non puossi onorare il grande maestro che erigendo in occasione
del suo centenario un teatro dal titolo Francesco Sav. Mercadante,
tenendo presente il bilancio comunale pareggiato con sole spese
obbligatorie per legge o per vincoli precedenti e che non permette
sussidio o spesa veruna per onorare degnamente il nostro grande
concittadino; ponendo plauso all’iniziativa e all’opera
del comitato promotore per la costruzione del teatro che porta anche
un lavoro agli operai in questi tempi di crisi Delibera Concorrere
a tal opera di civiltà con la concessione al detto comitato
di tutto il suolo a nord della villa comunale con obbligo al medesimo
comitato di far eseguire le opere indicate nel progetto dall’egregio
ingegnere Striccoli e con unico stile, dando facoltà all’amministrazione
di stipulare analogo contratto non appena il comitato promotore
si sarà legalmente costituito.

""Popolizio.

""Non può approvare
l’ordine del giorno Colonna che nei ""considerando
mira a restringere l’azione dell’amm. comunale. ""Perché
impedire che domani il Comune concorra con un sussidio ""alla
costruzione del nuovo teatro?

""Colonna.

""Si meraviglia che l’approvazione
al suo ordine del giorno venga da

""un componente l’amm.;
l’avrebbe capita se fosse partita ""dai ""banchi
dei Consiglieri. Ricorderà in ogni modo le condizioni del
""nostro bilancio chiusosi ed definito nel 1894 e non
presentando ""condizioni molto rosee pel corrente anno.
Ecco la ragione dei suoi ""considerando.

""S’associano Calia
e Lacalamita.

""Sabini Michele.

""Non è il caso oggi
di occuparsi di sussidio, sarà oggetto di altra ""discussione.

""Colonna.

""Si potrà nel 1896
trovare il margine; per ora non può concedersi ""altro
che il suolo.

""Presidente.

""Tiene a dichiarare che
la proposta Popolizio è sua che non è

""divisa dal resto dell’amministrazione.

""Popolizio.

""Crede di essere stato
frainteso. Egli non ha detto che debbasi ""assolutamente
dare un sussidio. Ha detto invece che non può ""votare
l’ordine del giorno Colonna che domani impedirebbe al ""consiglio
di tornarci su.

""De Laurentis.

""Propone l’ordine
del giorno puro e semplice.

""Presidente.

""Toglie per pochi minuti
la seduta perché si mettano d’accordo ""sull’ordine
del giorno. Ripresa la discussione si trovano al banco ""della
presidenza 2 ordini del giorno: l’uno Colonna e l’altro
De ""Laurentis. "Il consiglio considerando che in
modo migliore non ""puossi onorare il grande maestro che
erigendo in occasione del ""suo centenario un teatro dal
titolo Francesco Saverio Mercadante; ""tenendo presente
il bilancio comunale pareggiato con sole spese ""obbligatorie
per legge o per vincoli precedenti e che non permette ""sussidio
o spesa veruna per onorare degnamente il nostro grande ""concittadino;
facendo plauso all’iniziativa e all’opera del comitato
""promotore per la costruzione del teatro che porta anche
lavoro agli ""operai in questi tempi di crisi Delibera
Concorrere a tal opera di ""civiltà con la concessione
al detto comitato di tutto il suolo a nord ""della villa
comunale con l’obbligo al medesimo comitato di fare ""eseguire
le opere indicate nel progetto dall’egregio ing. Striccoli
e ""con unico stile, dando facoltà alla amm. di
stipulare analogo ""contratto non appena il comitato promotore
si sarà legalmente ""costituito. In corrispettivo
poi di tale concessione il comitato darà al ""Comune
un palco di rappresentanza".

""Ordine del giorno De Laurentis.

""Il consiglio considerando
la mancanza dei lavori pubblici e la ""ristrettezza nella
quale giace il povero operaio disoccupato; ""Considerando
che tale concessione non porta aggravio alla ""finanza
comunale;

""Considerando che è
nel decoro degli altamurani onorare la ""memoria del nostro
concittadino Francesco Saverio Mercadante;

""Considerando che la concessione
è richiesta a voti unanimi ""dall’intera cittadinanza


Delibera



""Concedersi la zona
esistente di fronte alla Villa comunale e ""limitata dalle
tre vie Estramurale, Panettieri e Consolazione, ""al comitato
non appena esso si sarà legalmente costituito ed ""autorizza
il Sindaco perciò a stipulare il relativo contratto ed ""in
corrispettivo di tale concessione il comitato darà un palco
""di rappresentanza.

""Presidente.

""Metto a votazione l’ordine
del giorno Colonna.

""Si chiede l’appello
nominale.

""Presenti n. 22 Votanti
n. 22.

""Risposero sì n.
16.

""Risposero no n. 5.

""Astenuto n. 1

""L’ordine del giorno
Colonna è approvato.

""Dichiarazione di voto:

""De Laurentis, Denora,
Chierico Paolo, Sabini Michele e Popolizio ""dichiarano,
che, pur votando la concessione del suolo, non ""ammettono
nella loro totalità i considerando dell’ordine del giorno
""Colonna.

""Il presente verbale letto
nella tornata del 21 gennaio 1895

""viene approvato e firmato
come segue"".


Dalla lettura del riportato verbale
si deduce che fu lo stesso


comitato promotore ad avanzare al
Consiglio Comunale una domanda "" per avere la
concessione gratuita di un suolo per la costruzione di un teatro""
e che il Consiglio deliberò di concedere il chiesto suolo
senza aggiunta di alcuna ulteriore somma da destinare alla costruzione
del teatro.

La deliberazione consiliare ( unitamente
a diversi allegati) venne trasmessa dal Sotto Prefetto del Circondario
di Altamura al Prefetto di Bari con missiva datata 29/01/1895 del
seguente tenore:

"" Altamura 29/1/1895. Oggetto:
concessione di suolo comunale ""per la costruzione
del teatro.

""In seguito all’istanza
ed al progetto presentato dal Comitato per la ""costruzione
del teatro consorziale F.S.Mercadante in Altamura, ""l’Amm.ne
Com.le ha inteso di concedere la zona di terreno ""esistente
di fronte alla villa comunale con obbligo al comitato di ""dare
un palco di rappresentanza. Effettivamente mi risulta che il ""comitato,
composto di persone cospicue e volenterose, ha raccolto ""la
oblazione sottoscritta di lire 40/m. per far fronte alla spesa ""occorrente
ed ora ha inteso di dar mano ai lavori, dando così, nella
""presente stagione invernale pane e lavoro agli operai.
Mando ""quindi alla S.V. Ill.ma insieme alla deliberazione
consigliare 15 ""volgente, gli atti tutti, perché
si compiaccia di sottoporli ""all’approvazione della
Giunta Prov.le Amm.va con la sollecitudine ""richiesta
dall’opera stessa"".

Tale missiva pervenne alla Prefettura
di Bari il 30/1/1895 e venne protocollata al n. 2366.

La deliberazione consiliare venne
approvata dalla Giunta Provinciale Amministrativa di Bari il 31.1.1895
nei seguenti termini:

"" Vista ed approvata con
la condizione che il Comune non si ""impegni a erogare
altra spesa oltre alla cessione del suolo"".

Anche il Sotto Prefetto precisò
che trattavasi di concessione di un suolo comunale per la costruzione
del teatro consorziale che sarebbe stato edificato con i
soldi già raccolti dal consorzio che alla data del 29.1.1895
ammontavano, a dire del sotto Prefetto, a lire 40.000.

  1. La convenzione inter partes del 15 febbraio 1895.

Insediatosi il comitato definitivo,
tra lo stesso e il Comune di Altamura – rappresentato dal Sindaco
il Cav. Pietro Priore – venne sottoscritta una convenzione con atto
pubblico per Notar Francesco Patella del 15.2.1895 rep. 454.

In tale convenzione si legge:

"" Quel nucleo di cittadini,
come di sopra, promotori, formato dai ""Signori…fermi
in tali propositi si costituì a comitato provvisorio
ed

""aprì una sottoscrizione
di cittadini per formare una società ""particolare
di prestazione, tale, da compiere l’ardua impresa della ""costruzione
del nuovo teatro, che sarà di fondazione ""consorziale"".

Il Comune di Altamura fece ""
espressa concessione al comitato ""definitivo nelle
dinotate persone di tutta la zona di fronte alla Villa ""Comunale,
com’è descritta nella ripetuta deliberazione consigliare,
""della estensione misurata di metri quadrati ""mileottocentocinquantuno….
Il suolo concesso con tutti gli ""accessori ha
il valore stimato di lire ottocento, e non figura in ""catasto,
essendo mondezzaio. In conseguenza il Signor Cavaliere ""Priore
per parte del Comune, che rappresenta, trasmette al ""comitato
definitivo nelle persone sopra costituite ogni diritto di esso ""Comune
sulla descritta zona con ogni dominio, possesso e ""godimento
da oggi allo stesso Comitato per disporne come meglio ""crederà
innalzando, cioè, il teatro con tutti gli annessi secondo
il ""progetto dell’Ingegnere Signor Striccoli…Il
ripetuto comitato ""definitivo accetta la concessione
in parola,
come è stata fatta, ""ed esprime
i più sentiti ringraziamenti verso il Sindaco e verso il
""Consiglio comunale per il concorso e l’adesione
immediata alla ""sua proposta. Per effetto di tale prestazione
il Municipio ""parteciperà a tutti i diritti e
obblighi, come socio, risultanti dalla ""Statuto
speciale e da tutte le altre disposizioni relative; e perciò
""avendo per una sol volta soddisfatta irrevocabilmente
la promessa, ""acquista sin da ora il dritto relativo,
come risultato di scelta, sul ""palco centrale di seconda
fila, che è quello sovrapposto alla porta ""d’ingresso
alla platea, che è il migliore e più degno per la
""rappresentanza di questo Comune. Tale dritto sarà
sempre ""continuativo e trasmissibile ai rappresentanti
che si succederanno ""in ogni tempo, come proprietà
relativa del Comune
, giusta le ""disposizioni dello
Statuto."".

In forza di tale contratto le parti
stabilirono dunque che:

– il Comune concedeva al consorzio
un suolo di proprietà comunale esteso mq. 1851 del valore
dichiarato di lire 800;

– il suolo era concesso al solo fine
di edificarvi un nuovo teatro in onore del musicista F.S. Mercadante;

– il Comune, avendo secondo le norme
statutarie soddisfatto in un’unica soluzione la propria prestazione,
diveniva socio del consorzio e acquisiva altresì il diritto
relativo sul palco centrale di seconda fila.

4. Conclusioni in ordine alla proprietà
del suolo e del Teatro.

Dalla documentazione innanzi richiamata
si possono trarre alcune conclusioni non contestabili:

Il suolo sul quale sorge il Teatro
F. S. Mercadante — demaniale o patrimoniale che si voglia qualificare
– era ed è indiscutibilmente di proprietà del Comune
di Altamura.

Nella richiamata relazione l’Ing.
Striccoli, componente del comitato per il teatro Mercadante, specifica
che: "" E’ questa ""l’unica zona che
presenta senza molto pensare le più indiscutibili ""ragioni
di economia. Essendo proprietà municipale …"".

Sulla demanialità dell’area
questo Ente mi ha comunicato che "" la ""questione
affonda radici in epoca remota e risulta di notevole ""complessità
tanto che l’Amministrazione ha richiesto apposito ""parere
legale"".

E’ opportuno, quindi, attenderne
le conclusioni.

Il suolo venne dato in concessione
a tempo indeterminato dal Comune al comitato definitivo, su espressa
domanda, con obbligo per il consorzio di realizzare il teatro F.S.
Mercadante così come progettato dall’Ing. Striccoli.

Quest’ultimo nella relazione
menzionata specificava :

"" Nel presentare a questo
rispettabile Consesso la domanda per la ""concessione
del suolo
, su cui dovrà sorgere il nuovo Teatro ""Consorziale
Francesco Saverio Mercadante,
è necessario ""illustrarla
di tutte le ragioni che hanno indotto il Comitato ""provvisorio
a preferire il largo Panettieri ad altri siti indicati dal ""desiderio
di alcuni cittadini. Questo dovere incombe a me quale ""componente
del detto Comitato e quale Ingegnere…"".

Nello Statuto consorziale del 1895,
all’ art. 13 si dà atto che il suolo venne richiesto
dal comitato promotore al Comune esclusivamente in concessione:
"" Compiuta la sottoscrizione ed esaurite tutte le
pratiche occorrenti (come: domanda di concessione del suolo..)""
.

Accertato inoppugnabilmente che si
tratta di ‘concessione‘, va meglio precisata la natura
giuridica della stessa.

Essa va inquadrata giuridicamente
come diritto di superficie o, più propriamente, come concessione
ad aedificandum.

Tale diritto di superficie era ritenuto
come ammissibile anche nel vigore del cod. civ. del 1865, pur in
mancanza di espressa previsione legislativa.

"" Già sotto il vigore
del c.c. del 1865 era configurabile, in base al combinato disposto
degli artt. 440 e 448, una divisione del diritto di proprietà
relativa ad un immobile in autonome e distinte forme incidenti separatamente
sul suolo, sul sottosuolo e sul soprassuolo"" (Cass. Civ.
16.9.1981 n. 5130 e Cass. Civ. Sez.II, 9.6.1983 n. 3964).

Il diritto di superficie viene definito
dall’art. 952 del nuovo c.c. — ma come tale era inteso
anche nella disciplina precedente – come il diritto che un soggetto
ha "" di fare e mantenere al di sopra del ""suolo
una costruzione a favore di altri, che ne acquista la proprietà""
e si configura come uno jus in re aliena, ovvero come un diritto
reale su una costruzione, indipendente dal diritto di proprietà
del suolo che si appartiene ad altro soggetto.

Tale diritto costituisce deroga al
principio generale dell’accessione in forza del quale quiquid
inaedificatur solo cedit, cioè tutto quello che è
edificato su un fondo appartiene di diritto al proprietario di quest’ultimo,
e costituisce una forma speciale di proprietà che consente
la divisione della proprietà di un immobile per piani orizzontali.

La durata di tale diritto può
essere sia temporanea sia a tempo indeterminato.

Il Comune di Altamura con la deliberazione
del 15 gennaio 1895 e con la successiva convenzione del 15 febbraio
1895, concesse al consorzio il diritto di edificare il nuovo teatro
sul suolo di sua proprietà a tempo indeterminato.

Nel momento in cui il consorzio, titolare
del diritto di superficie o dello ius aedificandi, esercitò
tale diritto realizzando a propria cura e spese il teatro, si concretizzò,
ipso jure, in suo favore la proprietà esclusiva sull’immobile
edificato.

E’ incontestato, d’altronde,
che fu il comitato ""nominato dall’assemblea generale
dei socii sottoscrittori di prestazioni pecuniarie per la costruzione
di detto teatro a rappresentarli con pieni poteri a tale riguardo,
nell’assunta qualità di rappresentanti una tale società
particolare"", che il 17 marzo 1895 sottoscrisse il contratto
di appalto con il Sig. Natale Nicola per la costruzione del teatro;
fu il comitato che assunse l’obbligazione di corrispondere
gli importi dovuti per la costruzione; fu il comitato — in
rappresentanza dei consorziati – che corrispose detti importi al
Natale ecc…

Il Comune di Altamura , come già
detto, oltre la concessione del suolo, non potè versare alcuna
ulteriore somma aggiuntiva per la costruzione di quel teatro non
avendo disponibilità di bilancio come venne ampiamente precisato
nella seduta consiliare del 15 gennaio 1895.

Resta, quindi, definitivamente acclarato
che il teatro F.S. Mercadante, realizzato esclusivamente con i versamenti
effettuati dai consorziati, tra i quali va annoverato anche il Comune
di Altamura , era ab origine ed è attualmente di esclusiva
proprietà del consorzio per il teatro Mercadante e giammai,
in oltre cento anni, in nessun documento, neppure di provenienza
del Comune, è stato mai ritenuto di proprietà comunale.

 

 

C) Il Consorzio come soggetto di
diritto.

1. Per poter dare delle risposte giuridicamente
corrette agli ulteriori quesiti sottopostimi, è essenziale
stabilire quale è la natura giuridica del consorzio per il
teatro Mercadante che, secondo il nostro ordinamento, va inquadrato
certamente nella figura giuridica della associazione non riconosciuta.



Nella vita sociale è molto
diffuso il fenomeno della unione di



più soggetti finalizzata al
raggiungimento di uno scopo comune.

L’art. 18 della Costituzione
statuisce il principio fondamentale che "" I cittadini
hanno diritto di associarsi liberamente, senza ""autorizzazione,
per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge ""penale"".

Tali gruppi, di sovente, non chiedono
di proposito il riconoscimento della personalità giuridica
al fine di evitare l’assoggettamento ad una più rigida
disciplina normativa.

Si tratta di associazioni impropriamente
dette ‘irregolari’ per differenziarle da quelle riconosciute.

Le associazioni irregolari sono costituite
da una pluralità di persone liberamente riunite in modo stabile
per il perseguimento di uno scopo comune lecito, legate tra di loro
da un rapporto giuridico contrattuale, in virtù del quale
esse provvedono all’organizzazione interna dell’associazione
in piena autonomia, avendo riguardo ai modi migliori per il raggiungimento
più efficiente dello scopo collettivo (Rubino, Le associazioni
non riconosciute, Milano 1951).



Si è molto discusso in
dottrina e giurisprudenza della natura



giuridica della associazioni non riconosciute.



Il codice civile del 1865, per
la verità, non contemplando né le



associazioni né i comitati
(cfr. in merito Cass. Civ. 19 luglio 1986 n. 4560) non prevedeva
alcuna disciplina normativa per tali associazioni.

Il legislatore del 1942 , per sopperire
a tale lacuna , ha previsto una serie di disposizioni – benchè
non esaustive – negli artt. 36, 37 e 38 del c.c.

L’art. 36 c.c. fissa le norme
relative all’ordinamento e all’amministrazione: "L’ordinamento
interno e l’amministrazione delle associazioni non riconosciute
come persone giuridiche sono regolate dagli accordi degli associati
.

Le dette associazioni possono stare
in giudizio nella persona di coloro ai quali, secondo questi accordi,
è conferita la presidenza o la direzione"".

Gli accordi degli associati costituiscono,
dunque, la fonte primaria della disciplina dell’ordinamento
interno e dell’amministrazione dell’associazione non riconosciuta
(Cass. 16.11.1976 n. 4252).

L’art. 37 c.c. disciplina , invece,
il fondo comune.

""I contributi degli associati
e i beni acquistati con questi contributi costituiscono il fondo
comune dell’associazione. Finchè questa dura, i singoli
associati non possono chiedere la divisione del fondo comune, né
pretendere la quota in caso di recesso"".

  1. Evoluzione giurisprudenziale: il c.d. principio
    di alterità.

In ordine al problema della soggettività
giuridica delle associazioni non riconosciute un primo orientamento
giurisprudenziale (cfr. Cass. 13.7.1954, n. 2457) negava che potessero
esistere soggetti di diritto diversi dalle persone fisiche e dalle
persone giuridiche. Le associazioni non riconosciute, pertanto ,
a differenza di quelle rivestite di personalità giuridica,
non erano configurabili come soggetti autonomi di diritto e non
erano provviste di alcuna propria capacità giuridica, ma
considerate come un insieme di soggetti in comunione di diritti.
Naturale conseguenza di tale orientamento dottrinale e giurisprudenziale
era che ""la titolarità dei rapporti ""giuridici
spettava non alla associazione, come entità giuridica a sé
""stante, ma all’insieme degli associati considerati
uti singuli; il loro ""patrimonio in particolare, formava
oggetto di un rapporto di ""comproprietà di cui
erano partecipi i singoli associati (Cass. 26.4.1960, GI,1961,I,185,)""
(Vacca, Le associazioni non riconosciute e i comitati, Giuffrè,
1999, pag. 15).

Tale giurisprudenza — dopo varie
fasi evolutive – pervenne ad affermare che la associazione non
riconosciuta
, pur se non dotata di personalità giuridica,
costituisce un soggetto di diritto e centro di imputazione.

La fondamentale innovazione, in giurisprudenza,
intervenne con Cass Civ. Sez. I, 16.11.1976 n. 4252: ""Che
l’associazione non ""riconosciuta, anche se non dotata
di personalità giuridica, ""costituisca un soggetto
di diritto, in quanto considerata ""dall’ordinamento
giuridico come centro di imputazione di situazioni ""giuridiche
soggettive del tutto distinto dai soggetti che la ""compongono,
è dimostrato innanzitutto dalla disposizione ""contenuta
nell’art. 36 c.c., che le attribuisce la capacità ""processuale
attiva e passiva e riconosce ai soggetti che, in base ""agli
accordi degli associati, rivestono la qualità di presidente
o di ""direttore il potere di rappresentarla in giudizio.
E’ evidente infatti ""che l’ordinamento , ove
non avesse preso in considerazione ""l’associazione
non riconosciuta come un soggetto di diritto distinto ""dagli
associati, non le avrebbe attribuito la capacità di essere
""parte, la quale avrebbe dovuto essere riconosciuta invece
ai ""singoli associati, sia pure rappresentati dal presidente
o dal ""direttore: il che importa che, sul piano processuale,
la posizione ""dell’associazione non riconosciuta
è stata equiparata a quella ""dell’associazione
riconosciuta come persona giuridica"" .

3. Evoluzione legislativa.

A seguito di tale evoluzione giurisprudenziale
anche il legislatore ha avvertito la esigenza di disciplinare meglio
il cosiddetto settore ""non profit ", costituito
dagli enti senza scopo di lucro.

La l. 27.02.1985 n. 52 ha modificato
l’art. 2659 c.c. che non consentiva la trascrizione degli atti
aventi per oggetto la intestazione di beni immobili direttamente
in capo alle associazioni non riconosciute; tale problema era prima
superato con il meccanismo della c.d. intestazione fiduciaria, mediante
il quale, mentre l’acquisto del diritto reale immobiliare si
produceva in capo alla associazione non riconosciuta, la trascrizione
formale era eseguita, invece, in capo alla persona fisica in qualità
di organo dell’ente.

La l. 11.08.1991 n. 266 sulla organizzazione del volontariato.

Il D. Lgs. 4.12.1997 n. 460 che ha
introdotto la categoria delle O.N.L.U.S., cioè organizzazioni
non lucrative di utilità sociale.

4. Il fondo comune.



Il consorzio, così come
ogni associazione non riconosciuta, al



fine di perseguire lo scopo associativo
si dotò inizialmente di un fondo comune costituito dai contributi
di tutti gli associati.

I contributi vennero utilizzati per
la edificazione del teatro che, ovviamente, divenne parte del fondo
comune.

La impostazione giuridica, connessa
alla menzionata evoluzione dottrinale e giurisprudenziale, comporta
come conseguenza che il fondo comune appartiene esclusivamente al
consorzio come entità giuridica a sé stante e non
agli associati né uti socii né uti singuli.

Gli associati operano uti socii, allorquando
agiscano quali titolari dei rapporti costituenti il patrimonio (autonomo)
del gruppo; e uti singuli, quando agiscano invece quali titolari
dei rapporti afferenti il loro patrimonio personale.

"" Il fondo comune di
una associazione non riconosciuta ""appartiene alla associazione
stessa come autonomo ""soggetto di diritto, e non forma
oggetto di comunione tra gli ""associati
.""
( Cass. Civ. 16.11.1976 n. 4252).

""L’associazione non
riconosciuta, ancorché non munita di ""personalità
giuridica, costituisce soggetto di diritto distinto dagli ""associati,
centro autonomo di interessi dotato di capacità ""processuale
e sostanziale, per cui il fondo comune appartiene ""all’associazione
stessa
"" ( Cass. 24.7.1989 n. 3498, in Foro Italiano,
1990, I, 1617).

"" Le associazioni non riconosciute
pur mancando di personalità ""giuridica costituiscono
enti collettivi autonomi rispetto agli ""associati, con
propria, sia pur limitata, capacità giuridica ( ""sostanziale
e processuale) e un proprio patrimonio"" ( Cass.
10.04.1990 n. 2983).

Le associazioni non riconosciute ""…
pur essendo prive di ""personalità giuridica, possono
ai sensi dell’art. 37 gestire gli ""immobili
dare attuazione a rapporti di locazione che li ""riguardano,
disporre la cessazione di quelli esistenti""
( Cass.
Civ. 29.01.1997 n. 901).

La Corte Costituzionale ha definitivamente precisato
che:

"" Le associazioni non riconosciute,
secondo l’interpretazione della ""Cassazione, recepita
dal nuovo testo dell’art. 2659 c.c., introdotto ""dall’art.
1 L. 27 febbraio 1985 n. 52, possono acquistare ed ""essere
titolari di beni immobili,
restando così superato lo
""schema giuridico precedente che vedeva un inscindibile
nesso tra ""il riconoscimento della personalità
giuridica e la soggettività di ""diritto ""
( Corte Cost. 12.7.1996 n. 245).

L’ acquisto di beni immobili
da parte di associazioni non riconosciute può avvenire sia
a titolo derivativo che a titolo originario, come l’usucapione
( Cass. Civ. 10.6.1981 n. 3773 ).

In conclusione, dunque, va considerata
come definitivamente accertata non solo la capacità delle
associazioni non riconosciute — in quanto tali – di essere
proprietari e titolari di beni immobili, ma anche "" l’assoluta
e indeclinabile inerenza del vincolo di ""destinazione,
in quanto paralizza il potere degli associati di ""mutare
la finalità in funzione della quale esso fu costituito, ""precludendo
l’esercizio di attività con quella incompatibili o ""comunque
da queste diverse, conferisce perciò al fondo ""comune
un’autonomia patrimoniale particolarmente intensa, ""che
vincola, per tutta la durata dell’associazione, i beni in ""esso
compresi alla loro originaria destinazione""
(Cass.
Civ. 16.11.1976, n. 4252).



Dal principio che il fondo comune
appartiene esclusivamente



al consorzio – come entità
giuridica a sé stante – e non forma oggetto di comunione
o di comproprietà tra gli associati, discendono alcune deduzioni
logiche:

  • il fondo comune non può essere ripartito
    in quote né gli associati possono chiederne la divisione
    proporzionale finchè dura l’associazione ( art. 37
    c.c. e Cass. 16.11.1976 n. 4252)
  • in caso di recesso o di espulsione l’associato
    non può



pretendere la quota del fondo comune;



  • sul fondo comune possono far valere le loro ragioni
    esclusivamente i creditori dell’associazione;
  • i creditori personali degli associati non possono
    vantare alcuna pretesa sul detto fondo;
  • l’attività negoziale degli amministratori
    deve considerarsi inquadrabile nello schema non già della
    rappresentanza volontaria, avente la sua fonte in un mandato,
    ma in quello della rappresentanza organica ( Cass. Civ. Sez. III,
    21.6.1979 n. 3448, 0, 0);
  • la persona fisica preposta alla rappresentanza
    della associazione non riconosciuta costituisce lo strumento necessario
    attraverso il quale il soggetto collettivo di diritto può
    compiere atti giuridicamente rilevanti e le fattispecie negoziali
    da essa posta in essere sono direttamente imputabili all’ente;
  • gli amministratori dell’associazione non riconosciuta,
    in quanto organi, sono dotati di una originaria competenza, potenzialmente
    illimitata, ad amministrare e a rappresentare l’associazione;
  • il fondo comune dura inalterabilmente fino allo
    scioglimento per qualsiasi causa dell’associazione
    : ciò
    costituisce la cosiddetta ‘clausola di riversione’,
    secondo la quale "" finché dura la associazione,
    i singoli associati non possono ""chiederne la divisione,
    né pretendere la quota in caso di recesso’ ( ""Cass.
    13 luglio 1954, n. 2475, ora citata), clausola imposta dalla ""legge
    sicché un diverso patto convenzionale o statutario è
    assolutamente nullo, siccome contrario a norma imperativa ""
    .( Tamburrino, Persone giuridiche Associazioni non riconosciute
    Comitati, Utet 1997. pag. 498).



La teoria — ormai definitivamente
superata — che, invece ,



negava alle associazioni non riconosciute
una autonoma soggettività giuridica, aveva come corollario
che il fondo comune dovesse essere considerato in comproprietà
tra gli associati ( Cass. Civ. 26.4.1960).

Superata tale concezione con la attribuzione
alle associazioni non riconosciute della soggettività giuridica,
appare evidente che il consorzio per il teatro Mercadante, e
per esso i suoi amministratori, non può cedere e tantomeno
vendere il fondo comune a chicchessia né in toto né
in parte.

La proprietà del teatro Mercadante
non è né ‘frazionabile’ in quote né
divisibile tra gli associati né cedibile a terzi neppure
parzialmente perché la cessione sarebbe effettuata in violazione
dello scopo — fine per il quale il consorzio venne costituito,
cioè la costruzione e la conservazione del teatro.

Il fondo comune — costituito
in massima parte proprio dal teatro – deve restare integro fino
a che resti in vita il consorzio.

Detta interpretazione corrisponde
allo spirito che animò gli stessi soci promotori i quali
intesero costituire un consorzio avente come fine la realizzazione
e connessa conservazione del teatro e che non prevedesse diritti
degli associati proporzionali alle quote versate, ma diritti paritetici,
salvo quanto previsto dall’art. 20 dello Statuto del 1895 in
ordine alla quota minima di sottoscrizione per aver diritto di voto
o per essere eleggibili.

Insomma, chi versò la somma
— la massima – di lire mille e cinquanta non venne ritenuto
più socio, né tantomeno maggiormente comproprietario
del teatro, rispetto a chi versò la somma — minima —
di cinque lire, salvo quanto si dirà in seguito in riferimento
alla proprietà dei palchi, poltrone e sedie.

 


D) Lo Statuto del Consorzio
e le sue modificazioni


  1. Lo Statuto originario che il consorzio ( rectius
    comitato )

per il teatro Mercadante si era dato
era stato redatto e sottoscritto dal comitato promotore il 10 gennaio
1895 ed era stato immediatamente pubblicato , per una rapidissima
diffusione, dalla Tipografia dei Fratelli Portoghese con la intitolazione
"" Statuto per la fondazione del Teatro Consorziale Saverio
Mercadante in Altamura"".

Ivi erano dettate norme precise inerenti
la organizzazione del consorzio, le condizioni per l’ammissione
dei soci, i diritti degli associati, i loro obblighi, la loro esclusione,
le inadempienze, ecc.

1.1. Lo Statuto era composto di due
parti : la prima, detta "" Statuto Fondamentale"",
comprende gli artt. da 1 a 19 e il Capo Secondo, che comprende gli
artt. da 20 a 26 oltre un articolo aggiunto.

Nell’art. 1 erano fissate le
finalità del comitato il quale si era costituito ""
per formare con pubblica sottoscrizione un ""consorzio
fra tutti i cittadini allo scopo di edificare il detto ""Teatro
Consorziale
"".

Gli altri articoli precisavano:

– le modalità di ingresso nel consorzio ( artt.
2-3-4-12, 0, 0);

– il capitale consorziale ( art. 5, 0, 0);

– le modalità di costruzione del teatro ( artt.
6 —7-8- 13-14-15, 0, 0);

– la disciplina in ordine al diritto di proprietà
per palchi, poltrone e sedie e alla loro assegnazione ( artt. 9
—10 —11-17-18-).

Il capo secondo riguardava le norme che disciplinavano
la vita societaria.


2. La prima modifica dello Statuto venne approvata
dalla


Assemblea dei Soci nella seduta del 27 novembre 1955.

Più che di una modifica si
trattò di una reiscrizione ex novo in quanto tutti i 27 articoli
subirono radicali cambiamenti.

L’art. 1 precisa che: ""
E’ costituito in Altamura, sotto il nome di ""Consorzio
Teatro Mercadante, un Consorzio per la gestione, ""amministrazione
e conservazione
del Teatro ‘ Saverio ""Mercadante’
di questa Città".

E’ ovvio che , edificato il Teatro,
non si poteva tenere fermo l’originario articolo che ne prevedeva
la costruzione, ma si doveva

introdurre come finalità l’amministrazione,
la gestione e la conservazione del teatro.

Gli altri articoli precisano:

– chi sono i consorziati ( art. 2, 0, 0);

– la disciplina in ord

Teatro Mercadante: continua la commedia dell’assurdo.

Si passi all’ultimo
atto!

di enzo colonna

(Comitato cittadino "Il
Teatro di tutti")

comitatoteatro@hotmail.com

 

"Bisogna dare esecuzione all’accordo
sottoscritto dall’Amministrazione comunale e dal Consorzio
Teatro Mercadante: il Comune versi il miliardo e mezzo pattuito
(necessario per effettuare i primi lavori) al Consorzio e poi si
può pensare a dare spazio ad altre sottoscrizioni, all’ingresso
di altri soci, semplici cittadini, enti ed associazioni. Invece
Plotino ha congelato quell’accordo ed ha dato incarico all’avvocato
Ventura di esprimere un parere giuridico in ordine alla proprietà
del Teatro. Quest’incarico è incomprensibile… Noi
siamo i proprietari, ma siamo proprietari di niente, abbiamo solo
un diritto di prelazione: non possiamo vendere, gestire, non possiamo
percepire utili… Se il Comunre intende pubblicizzare il Teatro
non staremo a guardare, non ce lo lasceremo strappare, le cose devono
restare come sono: il Mercadante è nostro. Diversamente apriremo
un contenzioso con il Comune
".

(passo tratto dall’intervista
rilasciata a Radio Regio il 7 ottobre 1999 dall’ingegnere Alfredo
Striccoli, consigliere di amministrazione del Consorzio Teatro Mercadante,
nonché consigliere comunale di opposizione)

 

La dichiarazione che riportiamo è
l’ultima, in ordine di tempo, delle ‘perle’ raccolte
che si aggiungono a comporre quell’infinito rosario di improvvisazioni,
contraddizioni e paradossi, rappresentato dalla vicenda del Teatro
Mercadante.

Improvvisato era l’accordo
tra Comune e Consorzio che non conteneva alcun piano dettagliato
di recupero, alcun piano finanziario d’investimenti, alcuna
ipotesi od idea di gestione, alcuna definizione o regolamentazione
dell’uso del Teatro e degli annessi locali, alcun rispetto
di norme e principi giuridici: semplicemente impegnava unilateralmente
il Comune a versare un miliardo e mezzo ai consorziati senza alcuna
reale contropartita in termini di gestione e di fruibilità
collettiva dell’immobile.

Contraddittoria è,
tra le tante, la posizione dell’ingegnere Striccoli che dapprima
(appenna un mese fa’) sembra aderire (insieme al dottor Francesco
Viti, anch’egli nella duplice veste di consigliere comunale
di opposizione e di consigliere di amministrazione del consorzio)
alla soluzione da noi suggerita (il modello del Politeama di Prato)
ed ora continua a insistere sulla validità e necessità
di quell’accordo, spingendosi inopinatamente a criticare –
in linea con un ruolo di malintesa e malinterpretata opposizione
politica (a giorni alterni e secondo le rispettive convenienze)
– l’iniziativa dell’amministrazione comunale di ripensare
l’accordo con il consorzio e di fare chiarezza sull’assetto
proprietario del teatro. E’ bene, ancora una volta, essere
chiari: quell’accordo, oltreché nullo ed iniquo, è
assolutamente inconciliabile con la soluzione-Prato. Questa prevede
la costituzione di una società ad azionariato popolare o
diffuso i cui conferimenti dovranno essere rappresentati dal Teatro,
dal miliardo e mezzo del Comune e dalle sottoscrizioni di cittadini,
enti, associazioni. Come si capisce bene un’operazione trasparente
e lineare che non implica (anzi rende necessario che vengano rimossi)
papocchi giuridici e fasulle compravendite di quote dell’immobile
(come appunto l’accordo sottoscritto).

Conoscendo la naivität
e la intima buona fede della persona non ci resta che apprezzare
l’involontaria e paradossale autoironia di Striccoli
che si spinge a rivendicare per i consorziati il ruolo di proprietari,
per poi onestamente precisare di essere "proprietari di niente".
A ciascuno il suo, su questo hanno ragione da vendere i consorziati:
a loro – decisero i nonni nello Statuto Fondamentale del 1895 –
niente, solo il diritto ad essere preferiti nella vendita negli
abbonamenti teatrali. Ma pur apprezzando il sapore ironico e letterario
dell’ossimoro, la ‘proprietà di niente’ è
niente, è difesa di un abuso, è oltraggio al comune
senso della logica e del diritto, è offesa alle ragioni ed
ai diritti della città.

Cosa cela allora la difesa ostinata
della ‘proprietà del nulla’, cosa impedisce ai
consorziati di compiere il bel gesto di cedere il loro ‘nulla’
alla città, cosa li autorizza a barattare un terzo del loro
‘nulla’ con un miliardo e mezzo? Dove il diritto ed i
diritti, dove le ragioni, dove il pudore, l’onore e la memoria
dei nonni? Perché si vuol continuare ad esercitare questa
pressione per cui o la città riconosce la proprietà
del Teatro ai singoli consorziati, contribuendo per giunta a ristrutturare
il ‘loro’ immobile, oppure sarà costretta a subire
ancora per anni la chiusura del teatro?

Allora basta! Finiamola con questo
indecoroso teatrino, con questa recita a soggetto che vede protagonisti
Consorziati, Amministrazione comunale, Opposizione. Finiamola con
i mascheramenti e lo scambio delle parti, degne solo di una rappresentazione
da avanspettacolo o di una pochade di quart’ordine:
i Consorziati continuano a rivendicare la ‘proprietà
di niente’; l’Amministrazione comunale continua a sostenere
di voler riaprire il teatro, ma non si attiva ancora ad esercitare
i poteri di imperio che la legge le riconosce (a quando un’occupazione
d’urgenza di un immobile necessario per un servizio pubblico
e per giunta pericoloso per la sicurezza e la salute dei cittadini?, 0, 0);
l’Opposizione continua a pianificare i propri sogni di riscatto
elettorale coltivando generosamente i propri silenzi ed omissioni.

Perché si fa questo?

E’ tempo di indossare i panni
dell’umiltà e della serietà, quelli dell’impegno.
E’ tempo che gli amministratori comunali (il Sindaco, gli assessori
D’Ambrosio o Laterza?), l’opposizione (dov’è
la verve dei consiglieri Menzulli, Popolizio, Piglionica,
Iurino, Ventricelli?) si pongano seriamente il problema di liberare
la città dalla condizione di stallo in cui è costretta.
Gli strumenti ci sono (si veda la scheda informativa in basso).

Altrimenti, ancora una volta, saranno
i semplici cittadini, quelli senza incarichi e prebende, ad attivarsi
ed organizzarsi: "Ciascun elettore può far valere in
giudizio le azioni e i ricorsi che spettano al comune" (art.
4 della recente legge n. 265 del 3 agosto 1999). In attesa delle
prossime elezioni, naturalmente!

* * *

SCHEDA INFORMATIVA

Tre ipotesi per un unico obiettivo

1) Esproprio. Ad essere
espropriato sarebbe il Consorzio, non i singoli consorziati che,
per definizione dello stesso ingegnere Striccoli, sono ‘proprietari
di nulla’. L’indennizzo, peraltro contenuto, andrebbe
a surrogare il teatro nel patrimonio comune ed indivisibile del
Consorzio, che è e resta un’associazione o fondazione
di fatto. In un’ipotesi del genere, quindi, il denaro ottenuto
a titolo di indennizzo potrebbe essere impiegato unicamente per
gli scopi fissati statutariamente: vale a dire la conservazione
e gestione del Teatro Mercadante. La divisione tra i membri di un’associazione
del fondo comune, infatti, è sempre preclusa (art. 37 codice
civile): può essere effettuata solo in caso di scioglimento
dell’associazione. Si determinerebbe in tal modo un meccanismo
virtuoso per i cui i soldi erogati a titolo di indennizzo verrebbero
comunque destinati alle attività o alla conservazione del
Teatro e non certo a rimpinguare portafogli privati.

2) Prefetto o Presidente della
Regione
. Essendo sorto come comitato, al consorzio, che
non dispone di risorse proprie sufficienti per il perseguimento
dei propri scopi statutari, è applicabile l’art. 42
del codice civile ai sensi del quale "qualora i fondi raccolti
siano insufficienti allo scopo, o questo non sia più attuabile
o, raggiunto lo scopo, si abbia un residuo di fondi, l’autorità
governativa stabilisce la devoluzione dei beni, se questa non è
stata disciplinata al momento della costituzione".

3) Ministro per i Beni Culturali.
Ai sensi della legge n. 1089/39 ("Tutela delle cose d’interesse
artistico o storico"), il Ministro per i Beni Culturali è
autorizzato a "provvedere direttamente alle opere necessarie
per assicurare la conservazione ed impedire il deterioramento delle
cose" di interesse artistico e storico, accollando agli "enti
e privati interessati… l’obbligo di rimborsare allo Stato
la spesa sostenuta per la conservazione della cosa" (artt.
14 – 17, 0, 0); disciplina, quest’ultima, applicabile al Teatro Mercadante
in quanto dichiarato con decreto ministeriale del 16 aprile 1984
immobile di particolare interesse storico-artistico

 

Teatro Mercadante: rovistando tra le carte.

di enzo colonna
(Comitato per la difesa del Teatro cittadino
Il Teatro di tutti)

comitatoteatro@hotmail.com

Il conferimento dell’incarico
all’avvocato Antonio Ventura per la redazione di un parere
pro veritate che contribuisca a chiarire l’assetto proprietario
del Teatro Mercadante costituisce senza dubbio un’apprezzabile
novità nella gestione della vicenda da parte dell’Amministrazione
comunale. Quest’iniziativa segue all’altrettanto opportuna
e lodevole decisione di ‘congelare’ un’intesa raggiunta
tra Amministrazione e Consorzio che noi (il Comitato per la difesa
del Teatro Cittadino ed altre dieci associazioni culturali) avevamo
denunciato come giuridicamente illegittimo ed invalido nell’atto/ricorso
depositato in Comune il 10 maggio scorso.

E’ chiaro a questo punto che
il Sindaco e la sua giunta hanno accolto, se non le ragioni (lo
verificheremo nel prosieguo della vicenda), i suggerimenti espressi
in quell’atto: 1) dare avvio ai necessari procedimenti diretti
a rimuovere illegittimità e discrasie dell’accordo Comune/Consorzio
e 2) fare chiarezza in ordine al reale assetto proprietario del
Teatro ed in ordine al suo utilizzo. Quest’ultima sollecitazione
ci sembrava essere (e continua ad essere) la condizione minima ed
imprescindibile di qualsivoglia futura intesa tra ente pubblico
e privati: a lume di logica (giuridica e comune) nessuno, tantomeno
un Comune, si arrischia ad acquistare qualcosa senza sapere esattamente
cosa compra e da chi deve comprare. Ponevamo domande elementari,
eppure basilari, a cui l’accordo, troppo frettolosamente ed
approssimativamente sottoscritto dall’Amministrazione, non
forniva alcuna risposta. Quell’intesa mancava di un seppur
laconico piano finanziario, di un piano di recupero dell’immobile,
di una realistica stima dell’immobile e dei necessari lavori,
di una definizione della funzione e del programma culturale che
il Teatro recuperato sarebbe stato chiamato a svolgere, di un’ipotesi
di gestione, dell’indicazione delle risorse finanziarie necessarie
per la sua gestione…. insomma di qualche benchè minimo
argomento che avesse potuto almeno giustificare, non certo far comprendere,
l’unica operazione chiara di quell’accordo: l’esborso
da parte del Comune di un miliardo e mezzo a favore dei consorziati.

Invero sempre nel nostro atto/ricorso
suggerivamo che "la sede per una definizione trasparente e
legittima della questione che tenga conto dei differenti interessi
coinvolti ben potrebbe essere una conferenza di servizi indetta
ai sensi dell’art. 14 della legge 241/90". Riteniamo che
tale strada possa essere comunque intrapresa senza indugi, ora o
dopo aver acquisito il parere dell’avvocato; così, almeno,
ci auguriamo che sia. E’ bene però che gli amministratori
comunali ricordino che le undici associazioni ricorrenti sono ormai
parti interessate e necessarie dei procedimenti amministrativi in
corso e, quindi, ogni iniziativa ed atto successivo, per legge,
devono essere sempre comunicati loro e, ove possibile, prevedere
il loro coinvolgimento preliminare nell’adozione di ulteriori
decisioni. E’ bene inoltre che il presidente del Consiglio
comunale trasmetta ai singoli consiglieri il ricorso già
depositato.

Il parere

La delibera di giunta pone all’avvocato
Ventura due quesiti: di chi è il Teatro? quali sono la natura
ed il ruolo del Consorzio?

Sia consentito rinviare alle osservazioni
svolte su Carta libera (16 ottobre 1994) da chi ora scrive:



"A chi appartiene il Teatro
Mercadante? E’ comunale o privato? Domanda ricorrente seppur
in sé piena di limiti… il Teatro appartiene costitutivamente,
culturalmente, emotivamente e funzionalmente alla comunità
altamurana… Se solo si cessasse di parlare e di litigare sulle
"cose", sulle "quattro mura" che formano
un "recinto" ma non definiscono una proprietà
o un bene. Se si ripercorressero, invece, le linee del ragionamento
moderno e lungimirante seppur avviato un secolo fa dai nostri
avi. Se, dunque, si ritornasse a discutere sugli obiettivi,
sugli interessi della città, sul "bene" racchiuso
nelle "quattro mura", sul contenuto e non sul contenitore,
sulla funzione che qualifica una "cosa" e definisce
un "bene". Ebbene, solo allora, si comprenderebbe
che un Teatro come il Mercadante difficilmente riconducibile
alle rigide categorie del "pubblico" e del "privato".
Si potrebbe affermare di essere in presenza di un bene privato
con funzioni ed interessi pubblici oppure, con formula perfettamente
simmetrica ed altrettanto corretta, un bene pubblico su cui
gravano interessi privati: la sostanza, però, non cambia.
Il problema vero è allora quello… di capire come è
possibile "raccordare interessi privati, collettivi e pubblici
nel risolvere i problemi della ricostruzione e della futura
gestione". Per fare questo è necessario inventarsi
un luogo giuridico e, prima ancora, fisico in cui sia possibile
far incontrare (per superarle, senza annientarle!) soggettività
diverse (pubbliche, private, collettive) che si pongono come
obiettivo quello di restituire il Teatro Mercadante alla sua
funzione ed alla città".



Ma allora perché, dopo anni,
ci si continua ancora a scervellare sulla questione della proprietà?
perché ogni qualsivoglia dibattito si è claustrofobicamente
aperto e chiuso su tale questione? perché si continua da
anni a contemplare e circumnavigare tale questione ombelicare? Perché
non si sono affrontate questioni come: quali risorse sono necessarie
per il recupero e la piena funzionalità del Teatro? è
possibile reperirle da fondi statali e comunitarii anzichè
dalle casse comunali? come possiamo coinvolgere – memori dell’esperienza
vissuta all’epoca dell’edificazione – l’intera città
in un progetto di recupero e di gestione? come creare un soggetto
giuridico che finalizzi la gestione di questo bene collettivo al
progresso culturale, sociale ed economico della città e così
contribuisca a dare una più civile e moderna identità
al nostro territorio valorizzando professionalità e risorse
in esso presenti? Ecco, perché non si è discusso di
tutto questo, cioè del futuro?

Il problema

Nel consorzio si è imposta
una linea di mera conservazione, anzi di affermazione dell’interesse
egoistico dei singoli consorziati: cancellando un secolo di storia,
contraddicendo leggi ed intere disposizioni del codice civile, venendo
meno al compito che i loro nonni e bisnonni avevano loro affidato
e stravolgendo il senso e la lettera di ben due statuti consorziali
(quello fondamentale del 1895 e quello del 1955) gli attuali consorziati
(poche decine di persone a fronte dei trecento che contribuirono
economicamente alla costruzione del teatro) hanno preso a sostenere
da qualche anno (precisamente dal 1993, hanno di adozione del loro
ultimo statuto) che il teatro appartiene esclusivamente a loro,
diviso in quote. Insomma, un condominio tra pochi intimi!!

A questa operazione l’opinione
pubblica (semplici cittadini, associazioni, stampa locale) non poteva
rimanere silente ed inerte: è significativo che nella più
che secolare storia dei rapporti tra la città ed il consorzio,
l’ultimo quinquennio risulta essere quello in assoluto più
problematico e conflittuale. Il fatto è che lo statuto del
1993, a prescindere dalla sua dubbia validità e legittimità
giuridica, ha profondamente segnato e compromesso i rapporti tra
la comunità cittadina ed il consorzio. Anzi, in origine,
nel 1895, il senso di una siffatta dualità non era nemmeno
avvertito, né sottolineato: la città ed il consorzio
era una cosa sola o, meglio, il secondo ("un consorzio fra
tutti i cittadini allo scopo di edificare il teatro", art.
1 dello Statuto Fondamentale del 1895) era l’espressione più
moderna, progredita e lungimirante della prima: erano i figli acculturati
e certo benestanti di una città che cercava e vedeva nella
realizzazione del Teatro un’occasione di riscatto culturale,
civile ed economico. Gli scopi statutari di quel consorzio erano
condivisi da tutti i cittadini: la realizzazione del Teatro e poi
la sua amministrazione e conservazione. Quegli obiettivi saldavano
il consorzio alla città ed alla sua comunità. Non
v’erano ragioni per stare a discutere di chi fosse il teatro:
serviva, quindi apparteneva alla città. Nessuno dei consorziati
dell’epoca si è mai sognato di affermare la propria
titolarità esclusiva su quote del teatro; a loro lo statuto
riconosceva unicamente, quasi per deferente gratitudine, il diritto
di palco o di poltrona, cioè il diritto ad essere preferito
nella sottoscrizione degli abbonamenti stagionali (art. 10 dello
Statuto del 1895).

Diciamola tutta: l’adozione dello
statuto del 1993 con l’affermazione unilaterale del principio
che "l’intero complesso appartiene… in comproprietà
ai soli consorziati proprietari assoluti di palchi, poltrone e sedie,
pro correlativa proporzionale quota" (art. 2, Statuto 1993)
ha rappresentato il tentativo dei consorziati di capitalizzare l’impegno
profuso in maniera disinteressata e filantropica dai loro antenati;
come se la generosità fosse un bene frazionabile, monetizzabile
e commerciabile. Quell’operazione, però, si è
rivelata in fin dei conti un boomerang: non poteva e non può
produrre gli effetti giuridici desiderati (in quanto atto unilaterale
ed interno uno statuto non può costituire il titolo giuridico
per un’autoattribuzione della proprietà di un bene, 0, 0);
ha reciso definitivamente il cordone ombelicale che dopo un secolo
continuava a legare in simbiosi stretta il consorzio alla sua comunità
cittadina; ha infranto l’immagine che l’opinione pubblica
aveva del consorzio, un gruppo di gente perbene che continuava in
maniera disinteressata ad occuparsi della conservazione di un bene
collettivo e della preservazione di un simbolo della memoria collettiva.
E’ come se i soci dell’ABMC un giorno approvassero uno
Statuto che sancisse l’appartenenza, pro quota, di tutto il
suo patrimonio librario ai singoli soci: una follia!!

Nulla e’ come prima…. il
prima ed il dopo a confronto

L’opinione pubblica cittadina
si domanda ormai retoricamente: dove è il disinteresse personale?
dove l’assenza dei fini di lucro in persone la cui unica premura
in questi ultimi anni è stata quella di consacrare statutariamente
un supposto ed esclusivo interesse sul teatro? Lo statuto del 1993
ha segnato il definitivo divacarsi delle finalità, delle
idealità e delle strade del consorzio, da una parte, e della
comunità cittadina dall’altra.

E’ per questo che ben undici
associazioni e movimenti cittadini hanno impugnato e si sono formalmente
opposti ad un’intesa che impegnava il Comune a versare, a fondo
perduto, al consorzio un miliardo e mezzo della comunità
ed a consegnare definitivamente ai consorziati la proprietà
del Teatro divisa in quote. E’ per questo che il consorzio
risulta essere isolato nella città, osservato con disincanto
se non proprio con diffidenza. E’ per questo, e non a caso,
che l’Amministrazione comunale ora si è posta la questione
di chiarire "il ruolo e la natura del consorzio" (così
si legge nella delibera di conferimento dell’incarico all’avvocato
Ventura). E’ sulla base di queste oggettive circostanze e non
di supposte strumentalizzazioni politiche che si spiega la sensazione
di profondo isolamento giustamente avvertita dagli stessi consorziati
quando lamentano che



"abbiamo subito e sopportato
da vari anni gli attacchi indiscriminati e certamente infondati
da parte di cittadini, di associazioni e della stampa locale
riguardo alle vicende del Teatro Mercadante e al suo riattamento.
Addirittura abbiamo visto affissi manifesti annunziante la morte
del "Teatro Mercadante""

(Relazione del presidente del
consorzio, avvocato Raffaele Caso, all’ultima assemblea
del 21 marzo 1999, 0, 0);



o confessano, alcuni, che l’ultimo
accordo con l’amministrazione comunale



"è già stato
ratificato dall’Assemblea del Consorzio con voto favorevole
unanime anche se per alcuni, tra cui i sottoscritti, molto sofferto"

(così nell’istanza
presentata dai consiglieri comunali, nonché consiglieri
di amministrazione del consorzio, Alfredo Striccoli e Francesco
Viti).



I consorziati si sono davvero isolati
non solo, per le ragioni anzidette, dal presente, ma anche dal loro
stesso passato, quello di cui furono nobili protagonisti i loro
antenati. Proviamo a raffrontare presente e passato nelle parole
dei protagonisti, così come sono riportate in una serie di
documenti sinora inediti e che sono stati da noi ritrovati dopo
una non semplice ricerca presso la biblioteca dell’ABMC e dell’Archivio
di Stato.

Le parole dei nonni…



"Nel presentare a questo
rispettabile Consesso la domanda per la concessione del suolo,
su cui dovrà sorgere il nuovo Teatro… è necessario
illustrarla di tutte le ragioni, che hanno indotto il Comitato
provvisorio a preferire il largo Panettieri… Questo dovere
incombe a me quale componente del detto Comitato e quale ingegnere;
per ciò sin dal primo sorgere di tale idea, vedendo la
necessità di presentarsi al pubblico con proposte concrete,
scevro di poesia, e con un certo piano finanziario, indispensabile
a raggiungere la desiata meta
, ho dovuto prima studiare
con gli amici la ubicazione più conveniente e poi redigere
un progetto di massima. Quindi il mio ragionamento non è
empirico parto di sole considerazioni tecniche generali, ma
di riflessioni intime speciali, per noi più importanti
delle prime, giacché esse sono state il punto di partenza
e la base fondamentale del nostro operato
… I principali
criterii intimi del Comitato sono di già riassunti nello
statuto fondamentale redatto, che oramai è a conoscenza
di tutti:

a) Commemorare cioè
il 1° Centenario dalla nascita di F.S. Mercadante…

b) Dare immediatamente
lavoro agli operai altamurani, visto che la maggior parte di
essi è in ozio e priva dei mezzi necessarii di sussistenza;
e questo è un bisogno impellente, al quale i rappresentanti
la cittadinanza nel Consiglio Municipale devono assolutamente
provvedere, qualunque sia lo stato della pubblica finanza.

c) In ultimo subordinare
il progetto alla somma, di cui può disporsi, scrutinando
tutti i mezzi capaci a fare il massimo possibile con la minima
spesa"

(brano tratto dalla Relazione
letta dall’ingegnere Vincenzo Striccoli, progettista del
teatro, nella seduta del Consiglio Comunale del 15 gannaio 1895).

"… l’idea primogenita
e fondamentale, sulla quale, ripeto, il Comitato preventivò
tutto il piano finanziario, fu della ubicazione al Largo Panettieri…
E’ questa l’unica zona che presenta senza molto pensare
le più indiscutibili ragioni di economia. Essendo
proprietà municipale e ricercata per un opera pubblica,
può facilmente dalla munificenza dei nostri Amministratori
essere ceduta senza alcun compenso e senza richiedere alcun
indugio
pel disbrigo di tutte le pratiche amministrative
indispensabili: oltre di che si è sicuri di non essere
ostacolati dalle Autorità superiori… Conchiudo col
pregare caldamente le SS. LL. a voler concedere al Comitato
tutta la zona quivi esistente… Ciò facendo saranno
sicure di far opera grata a tutta la popolazionee degna del
plauso e dell’unanime grido di evviva non solo da parte
della stessa classe operaia, ma dei componenti il Comitato,
i quali vedrebbero in tal modo realizzata quella idea, che fu
creduta un’utopia, e coronati con esito felice i loro sforzi
per dare ad Altamura un Teatro degno del posto, che essa dovrebbe
occupare tra le altre città della nostra Provincia"

(Relazione dell’ingegnere
Striccoli al consiglio comunale del 15 gennaio 1895).

"L’ingegnere Vincenzo
Striccoli legge la sua relazione che al finire viene applaudita.

Patella: … La relazione è
stata fatta con tutta dottrina, con la massima accuratezza e
ridonda ad onore del giovane Ingegnere che ritornato dai suoi
studi prende a cuore una nobile iniziativa pel decoro della
nostra Patria e per onorare un nostro sommo concittadino. Il
compenso che va dato alla relazione dell’Ingegnere Striccoli
è che la relazione medesima formi parte integrante del
verbale della seduta odierna e che il Consiglio approvi tutto
quanto in essa è detto, cioé si concedi il suolo
domandato per il nuovo Teatro. La concessione si può
fare perché non è nell’interesse privato…
Si ritenga il Teatro il monumento dei monumenti
.

Presidente (il Sindaco dell’epoca
Pietro Priore, ndr
). Dichiarerà che quando si cominciò
a parlare di questa iniziativa la credette un’utopia; ora
deve compiacersi col Comitato promotore che ha saputo vincere
la patia (sic!) e l’avarizia della generalità
dei Cittadini, portando un vantaggio ai poveri operai dissoccupati
(sic) ed un lustro al Comune. Propone quindi un voto
di plauso.

Il Consiglio approva."

(dal verbale della seduta straordinaria
del consiglio comunale del 15 gennaio 1895 che deliberò
la concessione del suolo comunale antistante la villa).

"Dopo tanto trepidare, ogni
dubbio oramai si è dileguato; ciò che sino a ieri
fu un pio desiderio per alcuni, un’utopia per altri, oggi
è divenuto realtà. In un baleno, prima che la
mente si fosse abituata ad accogliere questa idea, Altamura,
mettendosi davvero sul cammino del progresso, volendo mostrarsi
città che degnamente partecipa della moderna vita, getta
come per incanto le prime fondamenta di un monumento della civiltà.
Questo sorgere repentino di tale opera dell’arte non solo
sarà per i nostri nepoti un esempio incancellabile di
abnegazione cittadina, ma dimostrerà ad evidenza l’indole
generosa del popolo Altamurano
. In fatti, o Signori, sono
appunto i monumenti, che rivelano a chiarissime note la storia
ed il carattere di un popolo. Attraversiamo l’Italia dall’Alpi
all’Etna, e dalle migliaia di monumenti, disseminati nelle
cento città, avremo il quadro completo dei tempi che
furono… Diversi per la nostra città sono i vantaggi
che risulteranno dalla costruzione di questo tempio dell’arte.
L’utilità materiale è troppo evidente, perché
cade ogni momento sotto i nostri sensi. Il lavoro che si procura
agli operai, tuttora disoccupati, è il vantaggio più
immediato… Quasi tutti gli operai Altamurani sono disoccupati;
li vediamo infatti da mane a sera, come tante larve, aggirarsi
per le vie della città in cerca del necessario. Sono
privi del nutrimento, patiscono la fame e con questa, voi lo
sapete, non si ragiona. E’ dessa che fa scaturire inaspettatamente
quelle tristi bufere, che sono causa di funeste calamità;
il grido della miseria a lungo soffocato erompe a guisa di vulcano,
e compie le più grandi rivoluzioni; gli ultimi fatti
di Sicilia e di Massa – Carrara, il socialismo e quell’associazione
tanto funesta, di cui siamo spettatori ai giorni nostri, l’anarchia,
ne sono un esempio evidente. per apprestare un rimedio atto
a prevenire questo morbo, che fortunatamente in Altamura si
trova ancora nel periodo d’incubazione, noi del Comitato
abbiamo creduto di farci iniziatori della costruzione di questo
edifizio, il quale procurando il pane agli operai, segnerà
una data memorabile di abnegazione cittadina nella storia di
Altamura…

In questi tempi difficili, per
le tristi condizioni economiche, che tutti deploriamo, ci parve
ben ardua l’impresa; però i fatti hanno dimostrato
il contrario; poiché il risultato delle noste richieste
ha superato di molto le aspettative di tutti; nello spazio appena
di due mesi col foglio di sottoscrizione si è raggiunto
la somma di lire quaranta mila circa. Questo spontaneo concorso
di tutti i cittadini dimostra ad evidenza che Altamura non rimane
seconda agli altri paesi civili e, malgrado la crisi che attraversa,
dà prove non dubbie di qualunque sacrifizio, quando il
dovere ad essa s’impone
"

(stralci del discorso tenuto il
25 marzo 1895, in occasione del collocamento della prima pietra
del Teatro Mercadante, dal dottor Filippo Baldassarra, presidente
del comitato promotore della costruzione del teatro: il testo
del discorso fu pubblcato integralmente dal periodico gravinese
"La Ginestra – Gazzetta Settimanale del Circondario"
del 28 aprile 1895).



Il Teatro sorgeva grazie all’impegno
economico e lavorativo di tutti gli altamurani; era il tempio dell’arte,
il monumento di civiltà destinato al futuro ed al progresso
della città, voluto e realizzato dai suoi cittadini. L’impegno
e le risorse della città per il Teatro non cessarono, nel
1895, con la sua costruzione. Era il Teatro Cittadino, un patrimonio
collettivo da salvaguardare ed incrementare; e non ancora la proprietà
privata ed esclusiva di un ristretto manipolo di persone.

Il Consiglio comunale, infatti, non
ebbe alcuna difficoltà il 2 luglio 1896 a deliberare
"la cessione dei locali e suppellettili del vecchio al nuovo
Teatro"
: tra il vecchio Teatro Comunale S. Francesco ed
il nuovo era avvertita evidentemente un’inscindibile contiguità
e continuità storica, culturale, funzionale e giuridica.

Nel 1899 fu avviata una nuova,
dopo quella del 1895, raccolta di fondi tra i cittadini altamurani.
In ballo vi erano le celebrazioni del primo centenario dei moti
del 1799 e si rendevano necessari ulteriori lavori per il completamento
della facciata del teatro; la città risponde, come al solito,
generosamente:



"Circola da parecchi giorni
per la città una commissione di cittadini allo scopo
di raccogliere firme per offerte volontarie da servire al completamento
della facciata del nostro teatro Mercadante. Ci viene assicurato
che con poco lavoro hanno già raccolto oltre settecento
lire, sebbene della suddetta commissione faccia parte qualche
persona cordialmente antipatica alla maggior parte dei cittadini.
Questo vuol dire che le offerte sono fatte per il vero scopo
di finire il teatro e non per pura convenienza. Certamente qualcuno,
firmando ripete fra sè il notissimo: "Non tibi sed
Petro""

(riporta la notizia il periodico
altamurano "Le Forbici", diretto da Cherubino Giorgio,
nel numero 6 del 12 marzo 1899).

"Nella sua inaugurazione
(17 settembre 1895, n.d.r.) fu pronto ciò che era indispensabile
per la rappresentazione, la sala cioè ed il palcoscenico:
di poi, in diverse volte, furono aggiunti altri locali, quali
il vestibolo, l’atrio ecc. il tutto eseguito con sottoscrizioni
suppletive"

(Giuseppe De Napoli, I Teatri
d’Italia – Il Teatro Mercadante di Altamura
, in Corriere
delle Puglie
, 8 e 9 febbraio 1913).


Le parole dei nipoti…



"Art. 2 – L’intero complesso,
con ogni accessione, pertinenze e adiacenze appartiene al Consorzio
e per esso in comproprietà ai soli consorziati proprietari
assoluti di palchi, poltrone e sedie, pro correlativa proporzionale
quota.

Art. 4 – Il diritto dei proprietri
assoluti indicati nell’art. 2 è pieno e completo
diritto di proprietà …"

(articoli 2 e 4 dello Statuto
approvato nel 1993 dai consorziati)

"Art. 2 – L’intero complesso,
con ogni accessione, pertinenza ed adiacenza appartiene al Consorzio
e per esso in comproprietà ai consorziati proprietari
di palchi, poltrone e sedie, pro correlativa proporzionale quota.

Art. 4 – Il diritto dei comproprietari,
indicati nell’art. 2, è pieno diritto di proprietà
nella proporzionale quota"

(articoli 2 e 4 della Bozza di
Statuto frutto della intesa raggiunta tra Amministrazione comunale
e Consorzio nel febbraio scorso e contestata da undici associazioni
cittadine).


Nota finale

Siamo sicuri che l’avvocato Ventura
avrà modo ed argomenti per bocciare, nel suo parere, come
infondate ed inconsistenti tali previsioni statutarie: è
sufficiente sfogliare un qualunque manuale di diritto privato per
ritrovare la chiara puntualizzazione che gli aderenti ad un ente
associativo non a scopo di lucro (quale è il consorzio) non
hanno e non possono vantare alcun diritto di proprietà sui
beni del fondo comune.

Ma non è questo il problema:
le contestazioni ed i suggerimenti di natura giuridica li abbaimo
già ampiamente formulati nell’atto/ricorso depositato
a maggio in Comune.

L’amarezza nasce invece dinanzi
alla chiusura (dieci anni ormai!) ed al progressivo degrado del
nostro Teatro; dinanzi allo scarto etico, culturale e giuridico
che separa irrimediabilmente la gloria passata ed il presente.



"Animo, miei buoni concittadini
Altamurani, – così il dottor Filippo Baldassarra concludeva
il suo discorso, in occasione del collocamento della prima pietra
del Teatro Mercadante – svegliamoci dal letargo che ci ha tenuti
assopiti da molti anni. Se i nostri maggiori scolpirono col
loro sangue nel 99 una pagina incancellabile nella storia, crearono
questo tempio dell’istruzione, che sorge qui d’accanto,
l’Asilo d’Infanzia e tanti istituti di educazione
e di beneficenza, di cui va orgogliosa Altamura, non saremo
al certo noi degeneri loro successori. Avanti adunque, dimentichiamo
in questo momento le ire di parte e le fatali distinzioni di
classi, continuiamo insieme l’opera con tanto ardore da
noi iniziata, adoperiamo tutta la nostra energia per mandare
a compimento questo tempio dell’arte, questo monumento
della civiltà. E quando i più tardi nostri nepoti
sapranno che questo edifizio, in un tempo di massima crisi economica,
sorse per onorare la memoria di un insigne concittadino altamurano
e per dar lavoro al popolo, che pativa la fame, mandandoci le
più calde benedizioni, cercheranno anch’essi di
fondare nuove istituzioni, procureranno anch’essi di dare
incremento alla città di Altamura e renderla sempre più
degna degli alti destini della novella generazione".



Appunto…

 

Comunicato stampa.

* * *

Non so cosa abbiano potuto pensare
i membri del Consorzio Teatro Mercadante alla notizia del ritiro
dall’ordine dei lavori del consiglio comunale della proposta
di ratifica dell’accordo sottoscritto, circa tre mesi fa’,
da rappresentanti del Consorzio stesso e dell’Amministrazione
comunale. Come ho sostenuto in altra sede, quel ritiro costituiva
un atto razionalmente e giuridicamente obbligato, nondimeno coraggioso;
è raro vedere pubblici amministratori riconoscere umilmente
i propri passi falsi e ritornare su di essi. La ratifica di quell’accordo
anziché risolvere il problema della chiusura decennale del
Teatro, lo avrebbe ulteriormente aggravato ed avrebbe dato il via
ad una lunga stagione di contenziosi giudiziari differendo di altri
dieci anni la riapertura del teatro.

Ripeto, non conosco le reazioni dei
consorziati, né vi è stata sinora una loro presa di
posizione ufficiale. Ho solo avuto la possibilità di leggere
la relazione tenuta dall’Avvocato Raffaele Caso, presidente
del Consorzio, all’ultima assemblea dei consorziati risalente
al 21 marzo scorso. Il tono apodittico e le argomentazioni dell’avvocato
Caso non persuadono: continuo a non capire come possa l’avvocato
conciliare l’assetto associativo del Consorzio con il rivendicato
regime di comproprietà; come possa sovrapporre ed identificare,
senza contraddirsi, lo status di associato (che, secondo la disciplina
del codice civile, non può vantare alcun diritto di comproprietà
sui beni costituenti il fondo comune) a quella del proprietario
pro quota. Poiché le pagine di un giornale non possono essere
piegate ad una disputa tra avvocati e cultori del diritto, mi limito
a rinviare ai circostanziati e documentati rilievi che io ed altri
undici rappresentanti di associazioni altamurane abbiamo esposto
nell’atto di diffida indirizzato al Consiglio Comunale ed all’Amministrazione
e recentemente pubblicato da Piazza.

Il Politeama Pratese fa scuola.

Teatro: sì grazie!
Teatri da riaprire cercansi.
Questo
il titolo scelto per la giornata d’incontro al Politeama
Pratese
giovedì 27 maggio 1999. Proprio la sala della
città toscana è un esempio ancora unico in Italia
di una gestione
del tutto particolare
. Il teatro, chiuso per diversi
anni e infine destinato a scopi diversi da quelli per cui l’edificio
era stato costruito, è stato salvato da una Public company,
ovvero da una Società per azioni sostenuta dagli enti
pubblici, da realtà economiche private e da semplici cittadini
che hanno acquistato i pacchetti azionari della società.
Con il denaro raccolto si è formato il capitale con cui è
stato restaurato, riaperto e gestito il teatro. Diffusasi la notizia
di questa originale formula molti teatri italiani hanno chiesto
informazioni più precise, dando modo al Comitato che gestisce
la sala di organizzare quest’incontro.

Chi ha aderito
Hanno aderito alla manifestazione il Teatro Mercadante di Altamura
(Bari), il Teatro Cressoni di Como, il Teatro Comunale di Treviso,
il Teatro della Senna di Feltre, il Teatro di Cagli (Pesaro), il
Teatro di Longiano, Il Teatro Beltrame di Pisa, il Petruzzelli di
Bari, il Teatro di Empoli e il Niccolini di Firenze.

La giornata di incontro è stata
realizzata con il patrocinio dell’Azienda di promozione turistica
di Prato, dell’Assessorato alla cultura del Comune di Prato,
e con il patrocinio del Il Sole 24 Ore.
Sono stati invitati ad intervenire il ministro per i Beni e le attività
culturali Giovanna Melandri, il regista Luca Ronconi, Simona Marchini
in veste di presidente della Fondazione Spettacolo Toscana, Giorgio
Van Straten, Presidente dell’ Agis, il critico teatrale Franco
Cordelli, Giulia Maria Mozzoni Crespi, Presidente del Fondo per
l’ambiente Italiano, Marialina Marcucci vice presidente Regione
Toscana, Franco Cazzola Assessore alla cultura della Regione Toscana,
Daniele Mannocci, presidente della Provincia di Prato e il sindaco
della città Fabrizio Mattei e il presidente della Camera
di commercio di Prato Silvano Gori. Per il Politeama interverranno
Roberta Betti, presidente del Politeama Pratese, l’avvocato
Nardi e il presidente del collegio sindacale Alessandro Giusti.
L’incontro sarà coordinato dalla giornalista della Rai
Tiziana Missigoi. In chiusura si terrà un dibattito con il
pubblico.

ATTO DI SIGNIFICAZIONE ED INTERVENTO.

  • dall’Associazione WWF, sezione di
    Altamura
    , in persona della sua Presidente Dott.ssa Gabriella
    Fagioli, con sede in P.zza Repubblica n. 8;
  • dall’Associazione "DONNE IN …
    "
    , in persona della sua Presidente Prof.ssa Mimma Lucariello,
    con sede in Via Isernia n. 5, Altamura;
  • dall’Associazione CIDI, in persona
    della sua rappresentante Prof.ssa Francesca Ferrulli, con sede
    in P.zza Municipio n. 11, Altamura;
  • dall’Associazione "CENTRO STUDI TORRE
    DI NEBBIA"
    , in persona del suo Presidente Prof. Pietro
    Castoro, con sede operativa in Via Vecchia Buoncammino n. 97,
    Altamura;
  • dall’Associazione PIAZZA, in persona
    del suo Presidente Dott. Michele Saponaro, con sede in Via Già
    Corte d’Appello n. 13, Altamura;
  • dall’Associazione NELLA CITTA’,
    in persona del suo Presidente Prof. Luigi Langone, con sede in
    Via Madonna della Croce n. 14, Altamura;
  • dall’ASSOCIAZIONE "CENTRO STUDI ALDO
    MORO"
    , in persona del suo Presidente Prof. Vincenzo Basile,
    con sede in Via San Nicola n. 10, Altamura;
  • dall’Associazione TRACCE, in persona
    del suo Presidente Prof. Giuseppe Dambrosio, con sede in Via Francesco
    Tota n. 17, Altamura;
  • dall’ASSOCIAZIONE DANZARTE, in persona
    della sua Presidente Sig.ra Lucia Cannito, con sede in Via Vecchia
    Buoncammino n. 97, Altamura;
  • dall’ASSOCIAZIONE ANFFAS, in persona
    della sua Presidente Sig.ra Anna Pappalardo, con sede in Via Vecchia
    Buoncammino n. 97, Altamura;
  • dall’ASSOCIAZIONE CENTRO PROMOZIONE FAMIGLIA,
    in persona del suo Presidente Avv. Loreto De Stefano, con sede
    in Via Marche 3;
  • dal "Comitato per la difesa del Teatro
    Cittadino — Il Teatro di tutti
    ", in persona del
    suo portavoce Dott. Vincenzo Colonna, con sede temporanea c/o
    l’Associazione CIDI in P.zza Municipio n. 11, Altamura,


tutti domiciliati ai fini del presente
atto in Altamura nel domicilio di quest’ultimo, "Comitato
per la difesa del Teatro Cittadino — Il Teatro di tutti",
alla P.zza Municipio n. 11 c/o Associazione CIDI;

  • nei confronti:
  1. del Sindaco del Comune di Altamura Preside
    Vito Plotino;
  2. del Consiglio Comunale di Altamura in persona
    del suo Presidente
    Geom. Locapo, che avrà cura di trasmetterlo
    ai singoli consiglieri;
  3. del Segretario Generale dell’Amministrazione
    Comunale di Altamura
    nella persona che attualmente ricopre
    l’Ufficio Dott. Francesco Leto.

* * *

I) Premessa.

Di recente i cittadini di Altamura
sono venuti a conoscenza – da organi di stampa locali e regionali
– che si sta’ avviando a conclusione l’iter procedimentale
diretto a definire l’assetto proprietario del Teatro Cittadino
‘S. Mercadante’ con la necessaria ratifica consigliare
di un accordo sottoscritto da rappresentanti dell’Amministrazione
comunale e del Consorzio Teatro Mercadante..

Dei termini di tale accordo i cittadini
altamurani sono venuti a conoscenza attraverso le vie indirette
dei mezzi di comunicazione, non avendo l’Amministrazione
Comunale ritenuto opportuno o necessario [come pure lo Statuto
comunale e le leggi statali n. 142 dell’8 giugno 1990 (art.
6 in particolare) e n. 241 del 7 agosto 1990 (artt. 1 e 7 in particolare)
imporrebbero] coinvolgere nella procedura decisionale né
la Consulta Cittadina delle associazioni, nè singoli rappresentanti
del mondo associativo, né tantomeno esponenti del ‘Comitato
per la difesa del Teatro Cittadino – Il Teatro di tutti
’,
costituito nell’estate scorsa, che, facendosi portatore di
idee, interessi e convincimenti di larga parte del mondo associativo
culturale, si era dichiarato disponibile (v. Documento "Il
Teatro di tutti
" depositato e protocollato presso il
Municipio di Altamura nel luglio 1998: Allegato G)
a collaborare con l’Amministrazione Comunale per la definizione
di una secolare incertezza giuridica relativa all’assetto
proprietario del Teatro Mercadante e per la soluzione del problema,
ormai decennale, della chiusura ed inaccessibilità alla
fruizione pubblica e collettiva del Teatro stesso.

Non si intende in questa sede esprimere
giudizi di valore in ordine alla ‘qualità’ amministrativa
dell’iniziativa sviluppata dall’Amministrazione in questi
mesi; né, tantomeno, mettere in dubbio la ‘bontà’
delle Sue intenzioni da ascrivere, in assenza di spunti contrari,
alla categoria delle ‘migliori’. La riapertura di un
Teatro è un obiettivo altamente qualificante l’azione
di qualunque Amministrazione pubblica, perfettamente coerente
con il generale dovere di perseguire l’interesse collettivo
a cui essa è tenuta e come tale apprezzato e condiviso
dai ricorrenti.

Le perplessità e le difficoltà
sorgono nel momento in cui ci si spinge a verificare la congruità
tra ‘qualità e bontà’ delle intenzioni
e ‘qualità e bontà’ degli strumenti individuati
dall’Amministrazione per il raggiungimento di quell’obiettivo.
In questo senso è inevitabile rilevare la presenza di discrasie
che, forse per la loro evidenza ed enormità, sono sfuggite
all’attenzione dell’amministratore di turno.

Poiché i ricorrenti
sono persuasi



– che, soprattutto nella
gestione della cosa pubblica, siano più i mezzi a qualificare
il fine, che il fine a giustificare qualunque mezzo;

– che nell’individuazione
e predisposizione degli strumenti la Pubblica Amministrazione
deve necessariamente vagliare e comparare i diversi ed a volte
confliggenti interessi di un’intera comunità,
riconoscendo e tutelando in via prioritaria l’interesse
pubblico e collettivo rispetto a quello egoistico o particolare
di singoli privati;

– che l’azione amministrativa
deve necessariamente ispirarsi ai principi di legittimità,
economicità ed efficacia;

– che tra Amministratori
ed Amministrati deve correre un rapporto di stretta, corretta
e reciproca collaborazione,


ritengono necessario:



1) intervenire ai sensi e
per gli effetti dell’art. 9 della legge n. 241/90 nei
procedimenti amministrativi in corso relativi al "Teatro
Cittadino Mercadante" che inevitabilmente, per la peculiarità
della materia, coinvolgono interessi individuali, collettivi
e diffusi rappresentati a diverso livello dai soggetti ricorrenti;

2) attivare, ai sensi dell’art.
2 della legge n. 241/90, le ‘potestà’ degli
organi in indirizzo – per le ragioni e nei termini di cui
in prosieguo – affinché vaglino discrasie, illegittimità
e rischi degli atti che si accingono ad adottare e, conseguentemente,
diano avvio ai necessari procedimenti diretti a rimuoverli;

3) fornire le informazioni
di cui al prosieguo ed i documenti allegati, che gli organi
in indirizzo avranno l’obbligo di valutare ai sensi dell’art.
10 della legge n. 241/90;

4) sollecitare il rispetto
delle norme sul corretto procedimento amministrativo di cui
agli artt. 1-13 della legge n. 241/90, in particolare quelle
relative all’individuazione del responsabile del procedimento
ed agli obblighi di comunicazione (art. 8). A tal fine i ricorrenti
chiedono che tutte le comunicazioni vengano indirizzate al
domicilio eletto ai fini del presente atto.



II) Le discrasie ed illegittimità
riscontrate
.

L’accordo che il Consiglio
Comunale si accinge a ratificare risulta palesemente nullo dal
punto di vista del diritto civile, e quindi illegittimo sul piano
contabile-amministrativo.

È indispensabile che il Consiglio
Comunale tenga presente alcune circostanze prima ancora di ratificare
un accordo con cui si impegna il cui Comune ad acquistare 1/3
della proprietà dello stabile per la cifra di -£ 1.500.000.000.
Soprattutto si dovrebbe preliminarmente fare chiarezza sulla natura
giuridica dell’attuale Consorzio, l’alienante, e sulla
sua effettiva titolarità dell’immobile.

È bene, dunque, che ciascun
organo destinatario del presente atto, alla luce della documentazione
ufficiale (che si allega),
sappia che:



a) Il Consorzio Teatro
Mercadante è nato come comitato promotore di una sottoscrizione
pubblica allo scopo di edificare un teatro cittadino (v. Statuto
del 1895: Allegato E).

b) Le sottoscrizioni
furono centinaia (vedi Elenco, Allegato D),
ma gli attuali consorziati si sono ridotti – in virtù
di una selezione operata con clausole statutarie via via adottate
e modificate nei decenni – a poche decine: il meccanismo selettivo
si è fondato sulla previsione contenuta nell’art.
8 (Statuto del 1993; v. anche l’art. 6 dello Statuto
del 1955. Allegato E), in base al quale il presunto
diritto di proprietà o di palco spettante ai singoli
consorziati non è trasferibile che ad un solo erede:
qualora nessuno si sia fatto riconoscere come tale e siano
trascorsi dieci anni dalla morte del titolare, gli "eredi
si riterranno decaduti di diritto dal diritto di proprietà
o da quello di palco, che sarà trasferito, con semplice
presa d’atto dell’assemblea, al Consorzio, il quale
ne potrà disporre
". Ma a parte il rilievo
che tale disposizione si rileva palesemente in contrasto con
la previsione originaria (art. 10 dello Statuto del 1895),
è evidente che, per coerenza logico-giuridica, due
siano le alternative opzioni:


b1) o, effettivamente,
i singoli consorziati sono titolari di quote esclusive ed
individuali di proprietà, ma allora la previsione
menzionata è palesemente nulla in quanto in contrasto
con il principio dell’imprescrittibilità del
diritto di proprietà;

b2) oppure, come si
chiarirà più avanti, i singoli consorziati
erano e sono titolari solo di un diritto di palco, che si
sostanziava e si sostanzia tuttora semplicemente in un diritto
ad essere preferiti nell’acquisto degli abbonamenti
stagionali (art. 10 dello Statuto del 1895, lett. a.
V. anche la disciplina di cui alla legge n. 1336 del 1939:
Allegato A), diritto in ordine al quale ben
può prevedersi una clausola statutaria di quel tipo.


c) Lo Statuto del comitato
del 1895 attribuiva ai sottoscrittori delle somme più
consistenti unicamente un diritto di palco, non la proprietà
dell’immobile che è cosa ben diversa.

d) A detta di molti,
se lo scopo di un comitato è quello di realizzare un’opera
per la città, sembra logicamente consequenziale ritenere
che l’opera stessa, una volta realizzata, sia di proprietà
dell’intera città, quindi del suo ente esponenziale
che è il Comune.

e) Una conferma testuale,
la si ha dalla lettura dello Statuto, adottato dallo stesso
Consorzio nel 1955, che infatti continuava a parlare unicamente
di un Consorzio per la "gestione, amministrazione
e conservazione del Teatro
" (art. 1), di cui facevano
parte i titolari di palchi e poltrone (art. 2), non dunque
i proprietari dell’immobile.

f) Sempre lo Statuto
del 1955 continuava, coerentemente all’ispirazione originaria,
a distinguere tra un diritto di proprietà assoluto
ed uno relativo: quello assoluto (che si sostanziava nel diritto
di accedere ed usare gratuitamente del posto) era riconosciuto
unicamente al Comune (che aveva concesso gratuitamente il
suolo e fornito il sipario precedentemente sistemato nel Teatro
Comunale S. Francesco) ed agli eredi dell’ing. Striccoli
(che aveva gratuitamente progettato il teatro, 0, 0); quello relativo
(che si sostanziava semplicemente in un diritto ad essere
preferiti nell’acquisto degli abbonamenti stagionali)
era riconosciuto a tutti gli altri eredi degli originari titolari
del mero diritto di palco.

g) La distinzione era
sostanziale, soprattutto perché esprimeva statutariamente
la distinzione operata dalla legge n. 1336 del 1939 (Allegato
A
) che regolava (e tuttora regola) appunto i rapporti
tra i proprietari degli edifici adibiti a teatri ed i semplici
titolari del diritto di palco.

h) Solo nello Statuto
del 1993 i consorziati, autonomamente ed unilateralmente,
hanno operato una dubbia ed equivoca equiparazione o assimilazione
tra titolarità del diritto di palco e titolarità
del diritto di comproprietà sull’intero immobile.

i) L’idea ora condivisa
da molti cittadini altamurani è che originariamente
la proprietà del teatro appartenesse alla città
(da qui l’espressione di "Teatro Comunale"
contenuta nello Statuto del 1895: Allegato E)
e che ai sottoscrittori di certe somme fosse assicurato solo
il diritto di palco.

l) Né nella convenzione
del 1895 (Allegato C) con cui il Comune concedeva
il suolo al Comitato promotore della sottoscrizione, né
nello Statuto del 1895 di tale comitato si faceva riferimento
ad una proprietà piena dei singoli consorziati sull’immobile.



Sintetizzando questi
primi rilievi, si può concludere che IL TEATRO GIÀ
APPARTIENE ALLA CITTÀ; QUINDI IL COMUNE NON POTREBBE ACQUISTARE
UNA QUOTA (1/3) DI UNA COSA GIÀ INTERAMENTE DI SUA PROPRIETÀ
.
Fu edificato su suolo comunale (a detta di alcuni, ma la questione
si lascia alla necessaria verifica degli organi in indirizzo,
l’area sarebbe addirittura demaniale) e grazie alle somme
raccolte in una sottoscrizione che coinvolse l’intera città.
I sottoscrittori aderirono ed accettarono quanto stabilito nello
statuto del comitato promotore, vale a dire: il denaro sarebbe
stato destinato alla costruzione di un teatro cittadino; i sottoscrittori
delle somme più consistenti avrebbero acquistato unicamente
il diritto di palco o di poltrona, non dunque una quota della
proprietà del teatro; tra tutti i titolari di tali diritti
sarebbe sorto un consorzio (l’attuale consorzio) a cui non
era attribuita la proprietà del teatro, che restava alla
città, ma unicamente il compito di "amministrare,
gestire e conservare il teatro
". Il consorzio nasceva
per tutelare la buona conservazione e la gestione di un bene che
restava definitivamente acquisito al patrimonio della collettività.

III) Il Teatro non è
una proprietà dei singoli consorziati.

Alla luce di quanto si è
sin qui segnalato, appare del tutto inconsistente ed infondata
la tesi, che solo recentemente ed inutilmente i consorziati hanno
tentato di accreditare con la modifica statutaria del 1993, secondo
la quale "l’intero complesso appartiene… in comproprietà
ai soli consorziati proprietari assoluti di palchi, poltrone e
sedie, pro correlativa proporzionale quota
" (art. 2 dello
Statuto del 1993: Allegato E. Disposizione confermata
nella bozza di Statuto sottoposta alla ratifica del Consiglio
Comunale: v. artt. 2 e 4).

È bene ricordare che uno
statuto ha un’efficacia meramente interna ed ovviamente non
può costituire di per sé un titolo di acquisto o
di proprietà. Nella vicenda, il titolo risulta dallo Statuto
originario (Allegato E) a cui aderirono i sottoscrittori
dell’epoca ed il Comune di Altamura e dalla Convenzione con
cui il Comune concesse l’uso del suolo (Allegato C).
In quegli atti era chiaramente ed inequivocabilmente definita
la posizione dei singoli consorziati: essi erano e sono titolari
unicamente del diritto di palco o di poltrona, non di una quota
proporzionale della proprietà del teatro.

È per questo che si richiama
e si sollecita, con il presente atto, la doverosa e necessaria
attenzione degli organi in indirizzo nel momento in cui sono chiamati
a vagliare un’ipotesi di accordo gravemente pregiudizievole
degli interessi dell’intera comunità e degli stessi
consorziati
(il punto verrà chiarito più
avanti) in quanto andrebbe a legittimare (sia pure in un modo
del tutto precario, soggetto, com’è, ad impugnazioni
in differenti sedi giurisdizionali) una situazione infondata giuridicamente
e non corrispondente a quella determinata un secolo fa’.

L’accordo, se ratificato, avrebbe
l’effetto non certo di riconoscere la proprietà di
1/3 dell’immobile al Comune, ma al contrario quello di attribuire,
ora e per sempre, la proprietà pro quota dei restanti
2/3 del Teatro ai singoli consorziati. Paradossalmente, l’accordo
avrebbe un effetto abdicativo di diritti e prerogative dell’intera
comunità cittadina
(rappresentata dal Comune) a favore
dei singoli consorziati e per giunta con un ragguardevole esborso
di denaro della collettività stessa
.



IV) Anche se ci trovassimo
dinanzi ad una comproprietà l’accordo risulterebbe
contraddittorio ed illegittimo.



I ricorrenti ritengono utile ricordare
all’Amministratore pubblico che, quand’anche ci si riducesse,
in maniera del tutto impropria ed illegittima, a parlare di una
comproprietà dello stabile tra i consorziati, trascurando
quella distinzione (chiaramente definita e disciplinata dalla
legge n. 1336/39) tra diritto di proprietà dell’edificio
e diritto di palco, in ogni caso:



1) l’Ente
pubblico dovrebbe
far valere ed esercitare appieno
i diritti che gli spettano (in modo incontestato ed incontestabile)
nella sua qualità di consorziato e, quindi (secondo
tale tesi), di comproprietario dell’edificio, oltreché
proprietario esclusivo del suolo su cui sorge;

2) il Comune dovrebbe
preliminarmente accertare l’entità della sua quota
di comproprietà all’interno del Consorzio;

3) in altri termini,
nell’attribuzione delle quote, così come determinate
nella bozza di intesa, si dovrebbe tenere conto
non solo della somma destinata ai lavori di ristrutturazione
che andrebbe ad erogare il Comune (il miliardo e mezzo), ma
anche della considerevole quota di comproprietà (se
si tiene presente che l’immobile sorge su suolo pubblico,
nonché che il sipario di notevole pregio storico-artistico
proviene dal vecchio Teatro Comunale S. Francesco) che esso
già detiene sull’immobile e di quelle quote che
il Comune potrebbe acquisire grazie alla cessione gratuita
operata da singoli consorziati (una disponibilità in
tal senso è stata mostrata già da alcuni consorziati!!, 0, 0);

4) il Comune dovrebbe,
prima di acquistare una quota, esigere uno stato di riparto
dell’attuale proprietà, da cui sia possibile desumere
la ripartizione delle quote di comproprietà tra i singoli
consorziati;

5) il Comune dovrebbe,
quindi, verificare che la quota di 1/3 che si accinge ad acquistare
sia effettivamente disponibile, cioè che ci siano effettivamente
consorziati disposti a dismettere la propria quota di comproprietà:
la proprietà non è certo a geometria variabile,
non è possibile che vi sia una proliferazione artificiosa
di quote;

6) in altri termini,
se si accedesse all’idea (lo si ripete, infondata) che
si sia dinanzi ad una proprietà in regime di comunione,
(consequenzialmente e necessariamente) il Comune-acquirente
dovrebbe
fare chiarezza su quali siano le effettive
quote che si accinge ad acquistare e, soprattutto, individuare
quali siano i singoli consorziati disponibili ad alienare
le proprie correlative quote di proprietà;

7) dovrebbe il Comune,
quindi, eliminare la contraddizione (in termini ed in diritto)
che presenta l’accordo attualmente in esame che, da un
lato, presenta il Consorzio come la controparte contrattuale
(l’alienante) e, dall’altro, riconferma la contitolarità
della proprietà dell’immobile unicamente in capo
ai singoli consorziati. Delle due l’una,
infatti: o è il Consorzio, come soggetto
giuridico autonomo e distinto dai suoi singoli componenti,
ad essere il legittimo titolare della proprietà indivisa,
nemmeno pro quota, del Teatro, ed è quindi ben
possibile che esso possa alienare una quota della sua proprietà;
o sono i singoli consorziati ad essere i titolari
esclusivi pro quota della proprietà, come pure
recita lo Statuto del 1993 e si riconferma nell’accordo
in esame, ma allora unica e legittima controparte contrattuale
sono esclusivamente i singoli consorziati, gli unici, secondo
l’idea sottesa all’accordo, a poter disporre, in
quanto esclusivi comproprietari dell’immobile, delle
proprie quote di proprietà;

8) ne consegue, che il
Comune potrebbe
acquistare unicamente da quei singoli
consorziati disposti a cedere le proprie quote;

9) in ogni caso il
Comune dovrebbe
pretendere, preliminarmente, che venga
adottato un Regolamento che disciplini l’uso e la destinazione
del Teatro e delle sue pertinenze.



V) Invalidità dell’accordo.
I provvedimenti necessari.

Alla luce di tale ricostruzione
appaiono evidenti i profili di contraddittorietà ed invalidità
dell’intesa ora alla ratifica del Consiglio Comunale. Da
quanto si è detto, inoltre, si conferma la necessità
che l’Amministrazione comunale attivi un nuovo procedimento
diretto a verificare ed accertare preliminarmente il reale assetto
proprietario dello stabile
, prima ancora di addivenire
a qualsivoglia forma di acquisto, totale o parziale, del Teatro.
Altrimenti, ove il Consiglio Comunale dovesse avallare l’intesa
raggiunta, i consiglieri esporrebbero se stessi ed il Comune a
gravi conseguenze sul piano strettamente civilistico e sul
piano contabile-amministrativo
. L’accordo, per le
sue intime contraddittorietà e discrasie, è palesemente
nullo e, come è ben noto, la nullità di un contratto
che veda coinvolto l’ente pubblico se da un lato è
sanzionata con l’inefficacia assoluta dell’atto stesso,
dall’altro, ove il Comune dovesse sostenere degli esborsi
economici ingiustificati (in quanto fondati su un atto nullo),
non potrebbe non comportare gravi conseguenze sub specie
di danno erariale, con le inevitabili responsabilità
personali di chi se ne rendesse autore
.

VI) Avvio di un procedimento
diretto a chiarire l’attuale assetto proprietario.

Lo spirito partecipativo e collaborativo
che anima i ricorrenti induce a ricordare all’Amministrazione
comunale ed agli stessi consorziati che un momento di chiarificazione
in ordine al reale assetto proprietario del Teatro ed in ordine
al suo utilizzo risulta non solo inevitabile, alla luce dei rilievi
succintamente svolti (e che i ricorrenti si riservano di ulteriormente
sviluppare ed argomentare nelle successive fasi del procedimento),
ma anche utile e vantaggioso per tutte le parti coinvolte nella
controversa vicenda. Per inciso ed a livello di mero suggerimento,
sembra opportuno precisare che la sede per una definizione trasparente
e legittima della questione che tenga conto dei differenti interessi
coinvolti ben potrebbe essere una conferenza di servizi indetta
ai sensi dell’art. 14 della legge 241/90 o un lodo arbitrale;
non necessariamente dunque quella più defatigante e complessa
della giurisdizione civile.

Che una definizione chiara
dell’attuale assetto proprietario dell’immobile e dello
status giuridico del consorzio
sia la condizione
sufficiente ed imprescindibile di qualsivoglia futura intesa tra
ente pubblico e soggetti privati è confermata da una circostanza
sinora non adeguatamente presa in considerazione. Se tra gli obiettivi
dell’accordo attualmente in esame vi è sicuramente
quello di sopperire ad un’oggettiva e giustificabile difficoltà
dei soggetti privati di far fronte con risorse economiche proprie
ai necessari lavori di restauro e ristrutturazione del Teatro,
non si deve trascurare (in aggiunta ai motivi della sua illegittimità)
che il ricorso, esplicitamente accolto nell’ultimo
Statuto del Consorzio ed implicitamente confermato nella bozza
di accordo, all’istituto giuridico della comunione
del diritto di proprietà (comproprietà)
,
per un’inevitabile e paradossale eterogenesi dei fini (dichiarati
e no dai consorziati), avrebbe, tra le altre, come ineludibile
conseguenza quella di assoggettare tutti i consorziati alla relativa
disciplina codicistica e speciale
(rispettivamente, gli
artt. 1100 e ss. del codice civile e le leggi n. 1221/37 e n.
1336/39: queste ultime sub Allegati A e B)
ed in particolare:



A) Ciascun partecipante
alla comunione sarebbe tenuto a contribuire
"nelle
spese necessarie per la conservazione e per il godimento della
cosa comune e nelle spese deliberate dalla maggioranza…
salva la facoltà di liberarsene con la rinunzia al
suo diritto
" (art. 1104 cod. civ.). Ne deriva che
il ricorso all’intervento del Comune per far fronte ai
necessari lavori di restauro del Teatro non potrebbe comunque
eludere la chiara disposizione codicistica: nel momento in
cui la nuova assemblea consortile dovesse deliberare tali
interventi, la somma eventualmente versata dal Comune non
esimerebbe tutti gli altri consorziati-comproprietari dal
contribuire pro correlativa quota nelle spese
necessarie. In altri termini, negare (come è nella
premessa dell’accordo e dello Statuto del 1993) che il
consorzio sia un soggetto giuridico autonomo (distinto dai
singoli consorziati) vale anche ad escludere la possibilità
giuridica che l’ente disponga di un fondo patrimoniale
comune distinto dai patrimoni dei singoli associati-consorziati.
Quindi il Comune sarebbe tenuto a versare unicamente il contributo
pro corrispondente quota (1/3) per le spese
di ristrutturazione o restauro; tutti gli altri consorziati
sarebbero dunque coobbligati, in ogni caso, a coprire,
con fondi propri e pro quota, i restanti 2/3
. Inoltre,
il "partecipante che, in caso di trascuranza degli
altri partecipanti o dell’amministratore, abbia sostenuto
spese necessarie per la conservazione della cosa comune, ha
diritto al rimborso
" (art. 1110 cod. civ.). Alle
medesime ed inequivoche conclusioni si perviene alla luce
della disciplina specifica predisposta dalla legge n. 1336/39
("Norme sul condominio dei teatri e sui rapporti tra
proprietari dei teatri ed i titolari del diritto di palco":
Allegato A).

B) Tutte le deliberazioni
(tra cui quelle relative alla nomina di amministratori o di
consiglieri di amministrazione, ad innovazioni, a modifiche
regolamentari) potrebbero essere adottate con maggioranze
calcolate unicamente sul valore delle quote
(art. 1105
cod. civ.; v. anche l’art. 5, 2° comma, della legge
n. 1336/39) non valendo altre forme di conteggio o di limitazione
del diritto di voto; da qui l’ulteriore e già
ribadita necessità di pervenire in ogni caso alla definizione
del riparto delle quote individuali. Ciò per dare un
senso al principio codicistico per cui il "concorso dei
partecipanti, tanto nei vantaggi quanto nei pesi della comunione,
è in proporzione delle rispettive quote" (art.
1101 cod. civ.).

C) Sarebbe
"necessario il consenso di tutti i partecipanti
per gli atti di alienazione o di costituzione di diritti reali
sul fondo comune e per le locazioni di durata superiore a
nove anni
" (art. 1108 cod. civ., 3° comma).
La disposizione dovrebbe valere, naturalmente, anche per l’atto
di alienazione che il Consorzio si accingerebbe a compiere
a favore del Comune.

D) Inoltre, se fosse
confermata la tesi di un teatro in regime di comunione tra
i singoli consorziati (tra cui, quindi, anche il Comune),
allora sarebbe inevitabilmente applicabile la
disciplina di cui all’art. 12 della legge n. 1336/39
(comma 1: "Chi abbia la comproprietà del
teatro per una parte costituente almeno la metà del
suo valore, previa autorizzazione del ministro… può
chiedere l’espropriazione della parte spettante agli
altri condomini
". Comma 2: "l’espropriazione
di cui sopra può essere chiesta da uno o più
condomini che rappresentino almeno un terzo del valore del
teatro quando, per esigenze di pubblico interesse, sia riconosciuta
l’utilità di eseguire notevoli lavori di ricostruzione,
di trasformazione o di ampliamento del teatro e gli altri
condomini si rifiutino di concorrere nella spesa relativa
";
in tale ipotesi, comma 4, "qualora il ministro…
riconosca che i lavori siano urgenti ed indifferibili… può
disporre l’occupazione dell’immobile espropriando,
prefiggendo un termine per l’esecuzione dei lavori
":
v. Allegato A) ed all’art. 1 della legge
n. 1221/37
("I comuni… possono chiedere al prefetto
la espropriazione per causa di pubblica utilità dei
palchi e relativi camerini, con la rispettiva quota di altre
parti del teatro e dell’area di esso spettante ai palchettisti,
esistenti sia nei teatri comunali, sia in quei teatri dei
quali i comuni abbiano almeno la quarta parte in proprietà
":
v. Allegato B).



VII) I dubbi sull’opportunità
politico-amministrativa. Le certezze.

Appare evidente, dal quadro sommariamente
e parzialmente delineato delle conseguenze, come la soluzione
su cui è chiamato a pronunciarsi il Consiglio Comunale
oltreché giuridicamente invalida, ponga,
sul piano della stessa opportunità politico-amministrativa,
gravi motivi di perplessità, incertezza e conflittualità.

Motivi, invece, che meriterebbero,
ora, di essere definitivamente dissipati assumendo come base
di ogni ragionamento od intesa i seguenti dati, fermi ed incontestabili
:



il Comune è già
a pieno titolo consorziato
;

l’attuale Consorzio
Teatro Mercadante, "nonostante il nome, si presenta
senz’altro come un’associazione
, riconducibile
fra quelle non riconosciute come persone giuridiche
"
(in tal senso, l’autorevole e condivisibile parere del
Notaio Patrizia Speranza rilasciato in data 1 ottobre 1998
al Sindaco di Altamura ed al Presidente del Consorzio: Allegato
F
, 0, 0);

la disciplina applicabile
è, quindi, quella prevista dagli artt. 36 ss. del codice
civile
;

i suoi componenti (consorziati,
nella terminologia degli statuti), non vantano (e non possono
vantare) alcun diritto di proprietà, nemmeno pro
quota
, sul fondo comune (il Teatro).
Finché
l’associazione dura "i singoli associati non
possono chiedere la divisione del fondo comune, né
pretendere la quota in caso di recesso
" (art. 37
cod. civ., 0, 0);

– l’associazione è
nata tra tutti coloro che effettuarono a favore del Comitato
promotore le oblazioni necessarie alla edificazione del Teatro.
A loro lo Statuto del Comitato assicurava unicamente il
diritto di palco
. Se lo scopo del Comitato promotore era
l’edificazione di un "altro" Teatro
Comunale (così nella Premessa e nell’art. 1 dello
Statuto del 1895: Allegato E), lo scopo dell’associazione
(o consorzio) che riuniva "i sottoscrittori per una
somma non inferiore alle lire cinque per ogni decimo
"
era "l’amministrazione teatrale" (art.
20 dello Statuto del 1895). Finalità confermata ed
esplicata ulteriormente nello Statuto del 1955 (Allegato
E
) ove si prevedeva la costituzione di un "Consorzio
per la gestione, amministrazione e conservazione del Teatro
Saverio Mercadante di questa Città
" (art.
1, 0, 0);

– nessuna disposizione, in
questi due originari Statuti, faceva riferimento o faceva
pensare ad una comproprietà tra i singoli consorziati,
anzi lasciava chiaramente impregiudicata la questione relativa
alla proprietà dell’intero immobile; i chiari
e significativi riferimenti
alla necessità di un
altro Teatro Comunale’ (Premessa dello Statuto
del 1895) o al ‘Teatro Saverio Mercadante di questa
Città
’ (art. 1 dello Statuto del 1955) inducono
a ritenere che per i consorziati dell’epoca il Teatro
fosse patrimonio dell’intera città
;

– in ogni caso, pur prescindendo
dalla questione relativa alla titolarità dello stabile
(e che pure dovrà essere chiarita: il Teatro è
patrimonio del Comune o patrimonio del Consorzio inteso però
come associazione, soggetto giuridico autonomo e distinto
dai singoli associati?), inammissibile, perché illegittima,
è qualunque soluzione che recepisca la tesi che si
tratti di una proprietà in comunione tra i singoli
associati
;

– se l’Amministrazione
ed il Consiglio Comunale non avessero la volontà o
la forza politico-amministrativa di perseguire un chiarimento
definitivo della controversa questione che tenga nel sufficiente
conto i diversi interessi (pubblici, collettivi e privati)
coinvolti, potrebbero sempre attivare l’Autorità
Governativa competente affinché adotti i necessari
ed improrogabili provvedimenti
utili al recupero edilizio,
alla riapertura e alla collettiva fruizione del Teatro ai
sensi del codice civile
[che a proposito di "Associazioni
non riconosciute e comitati" dispone all’art. 42:
"Qualora i fondi raccolti siano insufficienti allo
scopo, o questo non sia più attuabile, o, raggiunto
lo scopo, si abbia un residuo di fondi, l’autorità
governativa stabilisce la devoluzione dei beni, se questa
non è stata disciplinata al momento della costituzione
"]
ed ai sensi della legge n. 1089/39, "Tutela delle
cose d’interesse artistico o storico", [che, agli
artt. 14 – 17, faculta il Ministro per i Beni Culturali a
"provvedere direttamente alle opere necessarie per
assicurare la conservazione ed impedire il deterioramento
delle cos
e" di interesse artistico e storico, accollando
agli "enti e privati interessati… l’obbligo
di rimborsare allo Stato la spesa sostenuta per la conservazione
della cosa
"]; disciplina, quest’ultima, applicabile
al Teatro Mercadante in quanto dichiarato con decreto ministeriale
del 16 aprile 1984 immobile di particolare interesse storico-artistico.


* * *

Tutto quanto sopra premesso e rilevato

  • sollecitano il rispetto delle norme
    e dei principi sul corretto procedimento;
  • intervengono nei procedimenti in
    corso relativi al "Teatro Mercadante" presentando la
    memoria e gli allegati di cui al presente atto che gli organi
    in indirizzo saranno obbligati a valutare ai sensi dell’art.
    10 della legge n. 241 del 1990;
  • sollecitano i responsabili dei detti
    procedimenti a coinvolgere, nel rispetto della normativa vigente,
    i ricorrenti nelle successive fasi del/dei procedimento/i, assicurando,
    in particolare, la possibilità di una loro diretta partecipazione
    e di un loro intervento alle prossime sedute consiliari dedicate
    al tema;
  • per le ragioni ed i fini esplicitati, costituiscono
    in mora
    gli organi destinatari del presente atto affinché
    attivino le opportune e necessarie procedure ed iniziative dirette
    a valutare e rimuovere discrasie, errori o illegittimità
    degli atti che si accingono ad adottare o/e ratificare.


Tanto con espressa avvertenza che,
in caso di omissioni o di errori non scusabili, saranno attivate
azioni di responsabilità nei confronti dei destinatari
del presente atto.

Si allegano:

  1. Testo della legge 26 luglio 1939, n. 1336.
  2. Testo del R.D.L. 18 febbraio 1937, n. 579, convertito
    con la legge 17 giugno 1937, n. 1221.
  3. Convenzione del 15 febbraio 1895 tra il Comune
    di Altamura ed il Comitato provvisorio per la costruzione del
    Teatro Mercadante; Contratto di Appalto per la costruzione del
    Teatro Mercadante.
  4. Elenco dei sottoscrittori per la costruzione del
    Teatro Mercadante.
  5. Statuti del Consorzio Teatro Mercadante del 1895,
    del 1955 e del 1993.
  6. Copia del Parere rilasciato in data 1° ottobre
    1998 dal Notaio Patrizia Speranza al Sindaco di Altamura ed al
    Presidente del Consorzio Teatro Mercadante.
  7. Documento "Il Teatro di tutti" depositato
    e protocollato presso il Municipio di Altamura nel luglio 1998.


Altamura, lì 10 maggio 1999

Associazione WWF, sezione
di Altamura
, in persona della sua Presidente Dott.ssa Gabriella
Fagioli

Associazione "DONNE IN …
"
, in persona della sua Presidente Prof.ssa Mimma Lucariello

Associazione CIDI, in persona
della sua Presidente Prof.ssa Francesca Ferrulli

Associazione "CENTRO STUDI
TORRE DI NEBBIA"
, in persona del suo Presidente Prof.
Pietro Castoro

Associazione PIAZZA, in persona
del suo Presidente Dott. Michele Saponaro

Associazione NELLA CITTA’,
in persona del suo Presidente Prof. Luigi Langone

ASSOCIAZIONE "CENTRO STUDI
ALDO MORO"
, in persona del suo Presidente Prof. Vincenzo
Basile

Associazione TRACCE, in persona
del suo Presidente Prof. Giuseppe Dambrosio

ASSOCIAZIONE DANZARTE, in
persona della sua Presidente Sig.ra Lucia Cannito

ASSOCIAZIONE ANFFAS, in persona
della sua Presidente Sig.ra Anna Pappalardo

ASSOCIAZIONE CENTRO PROMOZIONE
FAMIGLIA
, in persona del suo Presidente Avv. Loreto De Stefano

"Comitato per la difesa del
Teatro Cittadino — Il Teatro di tutti
", in persona
del suo portavoce Dott. Vincenzo Colonna

Comunicato del ”Comitato per la difesa del Teatro cittadino”

* * *

La situazione

Il consiglio comunale e l’assemblea
dei consorziati sono chiamati ora a esaminare e ratificare l’intesa
sottoscritta dai rappresentanti dell’amministrazione comunale
e del consorzio. La loro responsabilità morale e giuridica
è grave e grande. Devono deliberare con l’urgenza che
il degrado e la chiusura decennale dell’immobile immediatamente
esigono. Ma hanno dinanzi una proposta ipocrita, contraddittoria
e soprattutto giuridicamente illegittima, moralmente indegna ed
irrispettosa degli interessi dell’intera città. Una
proposta di soluzione che recepisce principi e falsità contro
cui buona parte dell’associazionismo culturale (in primo luogo
i periodici Carta Libera e Piazza) ha lottato, da quasi dieci anni,
nell’indifferenza generale dei partiti.

Accordo illegittimo
e nullo

Senza ipocrisie ed infingimenti, l’accordo
che si vuol proporre è palesemente nullo sul piano del diritto
civile ed illegittimo dal punto di vista amministrativo e contabile.
L’intesa prevede che il Comune rilevi una quota pari al 30%
della proprietà del teatro, acquisendo lo status di condomino
al pari di tutti gli altri attuali consorziati. Dov’è
la stranezza, la causa di invalidità? Per essere sufficientemente
chiari ed obiettivi, ragionerò secondo tre differenti moduli
argomentativi. Secondo un’opinione condivisa da molti, il teatro
già appartiene alla città: fu edificato su suolo comunale
e con le somme raccolte in una sottoscrizione cittadina promossa
da un comitato di cittadini costituito per l’occasione. A quella
sottoscrizione pubblica aderirono centinaia di persone che sapevano
ed accettavano quanto stabilito nello statuto del comitato promotore
e cioè: il denaro sarebbe stato destinato alla costruzione
di un teatro cittadino; i sottoscrittori delle somme più
consistenti, una volta edificato il teatro, avrebbero acquistato
unicamente il diritto di palco o di poltrona (espressamente disciplinato
dalla legge n. 1336 del 1939), vale a dire il diritto ad essere
preferiti nell’acquisto degli abbonamenti stagionali, non dunque
una quota della comproprietà del teatro; tra tutti i titolari
di tali diritti sarebbe sorto un consorzio (l’attuale consorzio)
a cui non era attribuita la proprietà del teatro, che restava
alla città, ma unicamente il compito di "amministrare,
gestire e conservare il teatro" (art. 1 dello Statuto). In
altri termini, il consorzio nasceva e si faceva tutore della buona
conservazione e gestione di un bene che restava definitivamente
acquisito al patrimonio della collettività di cui è
espressione il Comune. Che questo fosse il senso di tutta l’intelligente
e lungimirante iniziativa è confermato da una circostanza
marginale, ma non irrilevante: il sipario, di notevole pregio artistico
stando anche al provvedimento ministeriale che a metà degli
anni ‘80 ha sottoposto a vincolo storico-architettonico l’intero
immobile, non era altro che quello proveniente dal precedente teatro
comunale S. Francesco. Alla luce di questa ricostruzione storico-giuridica,
è evidente che sarebbe del tutto illogico, oltrecché
giuridicamente invalido, un qualunque accordo diretto all’acquisto,
da parte del Comune, di una quota della comproprietà del
teatro. Il Comune acquisterebbe una parte di una cosa già
interamente sua.

Non tutti
condividono questa ricostruzione

Proviamo allora a valutare l’accordo
che si propone alla luce degli altri due schemi ricostruttivi a
cui accennavo. Si può ritenere, a mio parere con sufficiente
fondamento giuridico, che la proprietà dell’immobile
spetti al consorzio, inteso però come persona giuridica,
sebbene non riconosciuta, autonoma e distinta dai singoli consorziati.
Sarebbe una sorta di fondazione di fatto o un’associazione
che riunisce i titolari del diritto di palco. La proprietà
unica ed indivisa, nemmeno pro quota, sarebbe di tale fondazione
o associazione. Se così è, non è giuridicamente
ammissibile un contratto diretto ad acquistare lo status di associato
o di fondatore. In una fondazione, fondatore o lo si è dal
principio, o non lo si è: non lo si può certo diventare
per contratto, al massimo si può contribuire e sostenere
dall’esterno e per puro spirito di liberalità l’attività
della fondazione stessa. Ad un’associazione ci si può
iscrivere, versando magari, se è prevista dallo Statuto,
una quota associativa, ma certo non si può divenire associato
comprando una quota delle proprietà dell’associazione.
Ma diamine… un miliardo e mezzo: altro che quota associativa…
nemmeno la Fiat versa una simile cifra alla Confidustria! In ogni
caso, è nozione elementare del diritto civile che gli associati
non possono vantare un diritto di comproprietà sui beni che
costituiscono il fondo comune. Queste nozioni minime, i funzionari
comunali preposti al controllo di legittimità degli atti
amministrativi presumo che, se ricoprono quel ruolo, le sappiano
ed allora… perché stanno avallando questa manovra, inducendo
peraltro il Sindaco all’adozione di un atto palesemente nullo
che lo esporrebbe a gravi conseguenze sul piano amministrativo e
contabile? Eppoi, si tace una circostanza fondamentale e risolutiva:
il Comune è già membro del consorzio e per di più,
secondo lo statuto, un consorziato estremamente qualificato. Anche
per questa via interpretativa, quindi, si approderebbe, con l’intesa
raggiunta ed ora al vaglio degli organi assembleari, al peregrino
risultato che il Comune acquisterebbe uno status che già
gli è riconosciuto per statuto.

I consorziati ed anche
la bozza di accordo parlano di un condominio

Alla luce di quanto ho detto, questa
è proprio l’interpretazione più infondata ed
inconsistente, nonostante i consorziati con una recente modifica
statutaria abbiano tentato di accreditare. Non sta nè nel
cielo, nè nella terra del diritto. E’ nozione, anche
questa elementare, che uno statuto ha un’efficacia meramente
interna ed ovviamente, nei confronti dei terzi (in questo caso di
un’intera città), non può costituire di per sé
un titolo di acquisto o proprietà. Il titolo, in questo caso,
è costituito sia dallo statuto originario a cui i sottoscrittori
dell’epoca aderirono, sia dalla convenzione con cui il Comune
concesse l’uso del suolo di sua proprietà per l’edificazione
del teatro. Allora come oggi, era chiaro che i singoli associati
o fondatori che dir si voglia divenivano titolari unicamente del
diritto di palco, non di una quota della comproprietà del
teatro.

Pericoli ed ambiguità
dell’intesa

Un’amministratrore pubblico può
decidere, se le leggi lo consentono (ma non credo proprio!) e se
in tal modo ritenesse di perseguire un interesse collettivo, di
concedere a privati cittadini soldi pubblici. Ciò che sicuramente
non può fare è contrabbandare la regalia per un contratto,
invalido giuridicamente e patrimonialmente svantaggioso per il Comune.
Il vero pericolo è che il Comune, con l’accordo in esame,
andrebbe a legittimare, ora e per sempre, una situazione infondata
giuridicamente e non corrispondente a quella determinata un secolo
fa’: una situazione che, semplicemente, non esiste. Eppoi,
ragioniamo solo per un attimo e per assurdo come se effettivamente
ci trovassimo dinanzi ad un condominio e domandiamoci: perché
il Comune, disposto ora a rilevare il 30% della proprietà,
non chiede alla sua controparte, i consorziati, di esibire il proprio
titolo di proprietà, cioè non verifica, come fa chiunque
voglia acquistare qualcosa, se chi vende è effettivamente
proprietario? Inoltre, se si tratta, come sostengono, di un condominio
mi sembra logico, anzi indispensabile, che prima di acquistarne
una quota si conosca e sia disponibile uno stato di riparto dell’attuale
proprietà, cioè, come in tutti i condominii, una tabella
millesimale da cui si desuma la ripartizione delle quote di proprietà
dei singoli consorziati e la eventuale presenza di quote libere
e disponibili all’acquisto: non si può certo acquistare
alla cieca. Ed ancora e sempre se ragioniamo in termini di condominio,
il Comune, essendo già consorziato per aver tra l’altro
concesso il suolo ed il sipario, vanta già la proprietà
di una consistente quota di quel condominio: ne deriva che il Comune,
ad esito dell’accordo, dovrebbe risultare proprietario di una
quota pari alla somma di quella già attualmente detenuta
e della nuova pari al 30 %. Perché dunque si trascura, nell’accordo,
che il Comune è già titolare di una quota? Perché
si trascura che qualche consorziato, come l’avvocato De Stefano,
si è mostrato disponibile a donare la propria quota al Comune?

Soluzioni
alternative

La realtà è che si vuol
ridurre il tutto ad una anacronistica contrapposizione pubblico/privato.
La moderna realtà giuridica, al contrario, offre soluzioni
che consentono efficacemente di comporre quell’apparente contrasto.
In tutti questi anni non siamo stati disponibili a portare avanti
una battaglia di retroguardia: abbiamo chiesto e continuiamo a chiedere
il minimo: il rispetto delle leggi e dell’interesse collettivo,
non la penalizzazione dell’interesse privato. L’assessore
alla cultura è tenuto, per legge, alla cura dell’interesse
generale ed è lui, quindi, che deve spiegare perché
deve essere il Comune a sborsare un miliardo e mezzo per un teatro
che i consorziati continuano a sostenere di essere di propria esclusiva
proprietà e disponibilità. La contraddizione è
la sua e della maggior parte dei consorziati: si riempiono la bocca
di libero mercato e di libera proprietà privata nel mentre
non hanno nessuna remora a svuotare le casse comunali. E se l’assessore,
in perfetta buona fede credo, considera quello che ha sottoscritto
sia un "buon affare" per il Comune, voglio ricordare a
lui, che è un uomo di destra, che leggi del periodo fascista
in materia di teatri gli consentirebbero di acquisire l’intera
proprietà del teatro con la stessa cifra che ora è
disposto a versare per il 30% della proprietà, e che leggi
varate recentemente da Veltroni gli consentirebbero di restaurare
il teatro cittadino con fondi statali; per non parlare della possibilità
di far ricorso a fondi comunitari disponibili per questo settore.
Il fatto è che non si sono volute considerare altre soluzioni
che pure avrebbero consentito agli stessi consorziati di essere,
sotto certi aspetti, maggiormente tutelati: una fondazione, come
suggerimmo alcuni mesi fa’, o, seguendo l’interessante
soluzione adottata per il Politeama di Prato (con i cui responsabili
siamo in contatto), una società ad azionariato popolare in
cui un terzo delle azioni potrebbe essere riconosciuto di diritto
agli attuali consorziati, un terzo potrebbe essere sottoscritto
dal Comune ed il restante terzo destinato ad un’offerta pubblica
di vendita. Una soluzione di questo tipo consentirebbe, ad un tempo,
di riconoscere il ruolo storico avuto dai consorziati (che si ritroverebbero
in mano non un evanescente ‘diritto di palco’, ma azioni
liberamente disponibili e facilmente convertibili in denaro, 0, 0); di
recuperare liquidità ben maggiori del miliardo e mezzo messo
a disposizione del Comune, in quanto un altro miliardo e mezzo si
ricaverebbe dall’offerta pubblica divendita; e, soprattutto,
consentirebbe di coinvolgere, esattamente come avvenne un secolo
fa’, l’intera città alle sorti presenti e future
del Teatro. Sarebbe, questa, un’operazione di alto livello
giuridico e, soprattutto, di altissimo profilo civile e culturale,
di cui l’amministratore pubblico dovrebbe farsi doverosamente
promotore e di cui potrebbe andare legittimamente fiero.

Le reazioni
dei partiti

Il quadro politico cittadino è
davvero allarmante. I partiti e le istituzioni si sono ridotte a
casse di risonanza attraverso cui maturano carriere e si affermano
personalismi di vario genere. Ipocrisie e contraddizioni non vengono
più nemmeno dissimulate. Penso anche, ad esempio, ad autorevoli
esponenti dell’opposizione di centro-sinistra così sinceramente
indignati nella denucia della superficialità e vessatorietà
di certi censimenti comunali in materia di tasse, che miracolosamente
ritrovano la pace interiore quando, in veste di consorziati, approvano
un accordo che – sanno bene – causerà un esborso ingiustificato
di denaro pubblico. Da nessun versante politico, nonostante le sollecitazioni
di singoli ed associazioni, si sente l’esigenza di affermare
un principio ed un’idea profondamente radicati, invece, nella
coscienza collettiva cittadina, oltrecché nella legge. Il
principio: la soluzione di problemi di natura collettiva, come la
presenza e la funzione di un teatro cittadino, e la gestione di
interessi diffusi devono vedere la partecipazione ed il coinvolgimento
dei diretti interessati, vale a dire i cittadini, gli amministrati,
sistematicamente e spudoratamente invocati solo nelle occasioni
elettorali e di propaganda. L’idea: poiché è
stato edificato, un secolo fa’, grazie ad una mobilitazione
cittadina generale, il Teatro appartiene, ora come allora, alla
città. Si tratta allora solo di tradurre il senso di quell’appartenza
collettiva in una moderna forma giuridica, capace di attirare nuovi
apporti finanziari e di valorizzare le molteplici, a volte preziose,
risorse umane disponibili, attualmente impegnate nel campo culturale
ed artistico nelle necessitate forme di un anacronistico spontaneismo
e dilettantismo. Questo, non me ne vogliano i professionisti della
politica locale è un compito prettamente affidato alla politica
ed all’amministrazione della cosa pubblica: organizzare le
risorse per fini comuni, schiodare i singoli dai lori frustranti
isolamenti ed egoismi per renderli partecipi di una dimensione altra,
eppure comune a tutti. L’interesse di tutti deve interessare
davvero di tutti.

(a cura di enzo colonna)

Teatro Mercadante: un accordo nullo?

* * *

Il Comune verserebbe
1.500 milioni al Consorzio
per contare meno del
due di bastoni

Teatro Mercadante:
un accordo nullo…

di enzo colonna

Pochi sapranno che l’Amministrazione
comunale, in particolare su iniziativa ed opera dell’assessore
Vito Marvulli, ha da mesi avviato una trattativa con il Consorzio
Teatro Mercadante per risolvere il problema della chiusura (ormai
quasi decennale) del teatro. Ancor meno persone avranno appreso
che un’intesa è stata raggiunta. A dire il vero si tratta
di un accordo che, per ora e finché non verrà ratificato
dal consiglio comunale e dall’assemblea dei consorziati, non
impegna nessuno, nemmeno i quattro gatti che senza alcun reale potere
di rappresentanza vi hanno aderito. Ci sarebbe da discutere su certi
metodi adottati a più livelli (Comune, partiti, associazioni…)
per affrontare e risolvere questioni che hanno una rilevanza collettiva;
ma tant’è, prendo atto che la realtà politica
e civile di Altamura non concede spazio all’idea di un’attività
amministrativa partecipata (vale a dire, che veda coinvolti i diretti
interessati nei processi decisionali che li riguardano) e non offre
motivi per nutrire una ragionevole speranza di cambiamento.

I silenzi sono significativi. Ricorro
a facile retorica, ma non credo di esagerare, dicendo che il silenzio,
sotto cui e da ogni versante politico si sta facendo passare l’accordo,
fa venire alla mente quello proverbiale di cui approfittano i ladri
notturni. A ben vedere, di un furto (non ancora consumato) ai danni
della collettività si tratta. L’intesa raggiunta impegnerebbe
il Comune di Altamura ad acquistare, per un miliardo e mezzo, un
terzo della proprietà del teatro; con tale somma (che, invero,
sarebbe più che sufficiente ad espropriare tutto il Teatro),
il Consorzio potrebbe avviare quei lavori minimi ed indispensabili,
che non è stato in grado di effettuare in tutti questi anni
con risorse proprie (private!), per l’adeguamento dell’immobile
alle misure di sicurezza ed alla risistemazione forse di qualche
intonaco e di qualche poltroncina di modesta qualità. Non
altro, dicono gli esperti, è possibile effettuare con quella
cifra, a fronte di un teatro che, chiuso da dieci anni, avrebbe
bisogno di interventi ben più radicali e costosi. Solo che
il teatro fosse nelle mani del Comune, sarebbero disponibili molti
finanziamenti statali che recenti leggi (proposte da Veltroni) assicurano
sia per le ristrutturazioni che per le attività teatrali.

Il problema non è però
questo o, meglio, non è solo questo. In realtà, ciò
che ci vogliono propinare come un acquisto (un terzo del teatro!),
non è altro che una donazione senza ritorno da parte del
Comune (cioè, tutti noi) a favore dei consorziati, che non
sono disposti a tirare fuori una lira.

Dico subito che un accordo del genere
solleva fondati e gravi dubbi di legittimità giuridica, contabile
ed amministrativa. Non penso, a dire il vero, che i trenta consiglieri
di maggioranza ed opposizione, siano così folli da ratificarlo
in consiglio comunale: il rischio è che la Corte dei Conti
li condanni a tirare dalle proprie tasche almeno cinquanta milioni
a testa.

Infatti le domande a cui l’assessore
Marvulli ed il dott. Leto, rispettivamente l’autorità
politica ed il responsabile amministrativo più direttamente
coinvolti nella vicenda, non vogliono o non sono in grado di rispondere
sono due:

  1. perché il Comune dovrebbe acquistare un
    terzo dell’immobile, condannandosi a svolgere, in futuro
    e nella gestione del teatro, un ruolo di eterna ed irrilevante
    minoranza nel consiglio di amministrazione e nell’assemblea
    del consorzio?
  2. che cosa realmente compra e, soprattutto, è
    sicuro di acquistare dai reali proprietari?

In ordine al primo quesito, è
il buon senso comune (di imprenditori alle prese con l’acquisto
di un’azienda, padri e madri di famiglia alle prese con l’acquisto
della casa per la figlia, giocatori di lotto e lotterie alle prese
con le quote, casalinghe impegnate nella lotta quotidiana con gli
altri condomini…) a dire che è assolutamente illogico
acquistare per un terzo una cosa non frazionabile di cui non si
può godere (nemmeno per un terzo), di cui non è possibile
determinare (perché in minoranza) l’impiego e la destinazione.
Faccia un passo avanti chi è disposto ad acquistare, ad esempio,
la quota di terzo di un appartamento, sapendo che il proprietario
dei restanti due terzi continuerà ad abitarci e, a piacimento,
potrà decidere di concederlo in locazione? Chi è disposto
ad acquistare la quota di un terzo di una schedina, sapendo di non
poter profferire parola sul 2, inopinatamente dato dal titolare
delle altre quote, al Bari che gioca in casa e, soprattutto, di
non poter controllare la scheda madre per verificare se si è
fatto tredici o no? Sono quelle situazioni paradossali di condominio
che si determinano, ad esempio, quando dal povero nonno defunto
i tre nipoti ereditano i due tomoli di terra: un bel guaio far fronte
ai famelici titolari degli altri due terzi che si sono coalizzati
per fregare il terzo!

Tanto vale chiamare le cose con il
loro nome: questa storia dell’acquisto di un terzo del teatro
sembra inventata di sana pianta per far digerire ai poveri ed utili
idioti (che pagano oneri di urbanizzazione, tasse e balzelli comunali,
e per di più alle prese con gli odiosi ed illegittimi accertamenti
fiscali disposti dal Comune) un vero e proprio finanziamento a fondo
perduto a favore di uno sparuto manipolo di trenta persona. Se questa
è la politica culturale e di investimenti che l’Amministrazione
intende da ora in poi perseguire, sarà bene, da domani, presentarci
in Comune e proporre la vendita di quote (non al di sopra di un
terzo) dei nostri appartamenti fatiscenti, delle nostre aziende
in dissesto: possiamo stare tranquilli, il Comune ci finanzierà
i necessari interventi di ristrutturazione o di investimento, e
noi, dall’alto dei nostri due terzi, continueremo comodamente
ad abitare i nostri appartamenti ristrutturati o a gestire le nostre
aziende risanate. Risultato: 1- 0; anzi, rispettando le quote, 2
—1 per i furbi.

Veniamo ora al secondo quesito. Il
codice civile, oltreché la logica comune, dispone che un
contratto (di compravendita, ad esempio) è valido se il suo
oggetto è possibile, lecito, determinato o determinabile;
in più, per poter acquistare validamente ed efficacemente
è indispensabile che chi vende è davvero il legittimo
titolare del bene venduto. Sono rispettate le due condizioni nell’accordo
in esame? Pare proprio di no. Ed il notaio che si dovesse prestare
alla stipula di un atto palesemente nullo andrebbe incontro a sicure
sanzioni disciplinari.

Per tentare di essere chiari sul punto,
ricorro ad un’argomentazione schematica:

  • Il teatro è stato edificato alla fine del
    secolo scorso su un suolo di proprietà comunale. Il Comune,
    con una convenzione, concesse ad un comitato l’utilizzo del
    suolo per la sua costruzione. Il comitato cittadino si fece promotore
    di una pubblica sottoscrizione a cui aderirono circa trecento
    altamurani. Non solo il suolo, ma anche il sipario è di
    proprietà comunale, trattandosi di quello proveniente dal
    Teatro Comunale S. Francesco andato poi distrutto. Chi sottoscriveva,
    versando una somma di denaro, aderiva ad un regolamento statutario
    che prevedeva a favore dei sottoscrittori non l’acquisto
    della proprietà di una quota del teatro, ma il solo diritto
    di palco o di poltrona, cioè il diritto di essere preferito
    nell’acquisto dell’abbonamento stagionale relativo a
    quel palco o poltrona.
  • Tutto ciò era perfettamente chiarito nello
    Statuto originario, l’unico che rileva giuridicamente in
    quanto l’unico conosciuto e sottoscritto da coloro che versarono
    realmente le quote di denaro per la costruzione del teatro. Peraltro,
    due leggi degli anni trenta hanno disciplinato in modo altrettanto
    chiaro il diritto di palco, che veniva distinto dal diritto di
    proprietà che poteva ben spettare ad un altro soggetto
    (pubblico o privato). Solo con una modifica statutaria recente
    (1993), i consorziati (circa 70 persone, delle quali la maggioranza
    ormai disinteressati alle vicende del teatro: è evidente
    che i 70 sono gli eredi solo di alcuni dei trecento originari
    sottoscrittori) si sono proclamati, in modo del tutto unilaterale
    ed arbitrario, proprietari esclusivi in condominio del teatro.
    A questo proposito è sufficiente rilevare un’evidente
    contraddizione. Delle due l’una: o, come dicono nell’ultimo
    statuto, sono proprietari pro quota, ed allora non si capisce
    come possano con un tratto di penna o con una clausola statutaria
    tagliare fuori tutti gli altri eredi (300 — 70 = 230), seppure
    assenti o sconosciuti, trattandosi di un diritto (la proprietà)
    imprescrittibile e non violabile con una regola statutaria, che,
    nell’ipotesi, sarebbe palesemente nulla. Oppure i singoli
    consorziati, come disponeva chiaramente lo statuto originario
    e come in effetti è, non sono in realtà proprietari
    di quote, ma semplici associati a cui è riconosciuto unicamente
    quella preferenza nell’acquisto dell’abbonamento stagionale.
    Nulla di più.
  • Un’ultima precisazione è necessaria
    dal punto di vista ricostruttivo. Al Comune di Altamura, in quanto
    concedente il suolo, ed all’ingegnere Striccoli (quindi ai
    suoi eredi), che aveva progettato gratuitamente il teatro, era
    riconosciuta la proprietà piena rispettivamente del palco
    centrale (di rappresentanza) e di una poltrona. Il Comune, dunque,
    è già un membro (qualificato) del consorzio.

Tornando al profilo della validità
o meno dell’acquisto di una quota pari ad un terzo, dal quadro
storico-giuridico sommariamente descritto si ricava che: a)
se si ritiene, come fanno inopinatamente ed ingiustificatamente
gli attuali consorziati, che i singoli consorziati siano proprietari
pro quota o condomini dell’edificio, il Comune (esso
stesso consorziato di prima classe) non può acquistare un
terzo di una cosa di cui esso stesso è già, pro
quota
, proprietario; b) se, invece, più correttamente
si ammette che i singoli non siano proprietari di un bel nulla,
ma siano semplici membri di un associazione non a fini di lucro
o, a mio parere, componenti di una fondazione (di fatto) a cui era
ed è da riconoscere un semplice diritto di palco o poltrona,
il Comune non può acquistare, con denaro (un miliardo e mezzo),
uno status di associato (o componente di tale fondazione)
che già gli è riconosciuto dallo Statuto e dalla convenzione
stipulata all’epoca; né può acquistare, per la
bella cifra di un miliardo e mezzo, il solo diritto o capriccio
di contare di più (da 1/70 a 23/70, cioè contare un
terzo). Sarebbe come se al circolo del tresette avessero bisogno
di denaro liquido per effettuare dei lavori di pitturazione della
sede e proponessero a Silvio di versare un po’ di soldi all’associazione
in cambio dell’impegno a considerare il suo voto due volte
quello di Onofrio, nel momento in cui, nell’assemblea degli
associati, si dovesse decidere se comprare la birra Peroni anziché
la Raffo. E’ bene ricordare che lo status di associato
(o di componente di una fondazione) è condizione ben diversa
da quella di socio di una società commerciale o di condomino
di un edificio, in cui la quota corrisponde esattamente alla misura
dell’apporto patrimoniale iniziale o del titolo di proprietà
individuale.

Una volta escluso che si possa parlare
di una proprietà ripartita in quote tra i singoli consorziati
e considerato il consorzio un soggetto giuridico che riunisce i
titolari del semplice diritto di palco (o poltrona), resta da domandarsi:
chi è il proprietario del teatro? Il quesito non è
facilmente risolvibile, le risposte possibili sono due: o si ritiene
il teatro in proprietà indivisa, nemmeno pro quota,
del Consorzio, inteso però, si è detto, come soggetto
giuridico autonomo e distinto dai singoli i quali, si ripete, non
sono proprietari di nulla; oppure lo si considera di proprietà
della città, quindi del suo ente esponenziale che è
il Comune. Giuridicamente, la questione è complessa, ma fa
piacere ricordare la gloria e la lungimiranza che fu’ dei nonni
e bisnonni. Un secolo addietro, si proposero di fare qualcosa per
la città, quindi per se stessi; sottolinearono, nello statuto,
che la città aveva bisogno di un teatro, di un luogo di cultura
per gli altamurani; si impegnarono a raccogliere e versare denaro
e si obbligarono, anche contrattualmente, con l’amministrazione
dell’epoca a rivolgersi ad un’impresa di costruzioni altamurana,
a ricorrere alla manodopera altamurana, a coinvolgere, insomma,
in quella loro idea l’intera città: e così fu’,
se si pensa alle circa 300 sottoscrizioni, al numero di artigiani
ed operai impegnati nei lavori, al suolo ed al sipario che furono
concessi dal Comune… Mi piace pensare allora, e forse il diritto
milita a favore di queste interpretazioni, che il teatro fu costruito
per la città. Un esempio mi sembra più efficace di
tante argomentazioni giuridiche e – sembrerà strano, ma questa
città vive di queste incomprensibili contraddizioni —
mi è stato suggerito proprio dal nostro Sindaco in occasione
di una recente e piacevole conversazione, del tutto informale, sull’argomento.
A me, che discettavo in punta di diritto, mi fece osservare: "E’
quanto è avvenuto per Padre Pio". Scusi, Sindaco, che
c’entra Padre Pio? "Eh sì, parlo della statua di
Padre Pio che abbiamo eretto vicino alla Consolazione. Mi attivai
con un gruppo di altri fedeli e costituimmo un comitato: raccogliemmo
soldi e contributi, chiedemmo l’autorizzazione al Comune trattandosi
di suolo pubblico e riuscimmo nell’impresa. La statua è
lì". E quindi? "Insomma, mica noi diciamo che la
statua è nostra, magari in condominio!". Bravo Sindaco!
Trenta e lode in diritto privato, ma se vuol meritarsi un altro
trenta, per il Teatro Mercadante, dovrà cambiare programma
di studi e soprattutto professori.