La lettera indirizzata dal prof. avv. Gagliardi La Gala.

* * *

Bari lì 20/5/2000

Gent.mo Signor Sindaco

del Comune di Altamura

SEDE

OGGETTO: procedimento concernente l’acquisizione
del Teatro Mercadante.

 

Illustre Signor Sindaco,

in seguito alla Sua autorizzazione
del 13/4/2000 ho provveduto ad inviare al Presidente pro-tempore
del Consorzio Teatro Mercadante l’articolata lettera datata 6/4/2000.

Ancorchè sia decorso oltre
un mese non vi è stato alcun formale riscontro alle civile,
bonarie, sollecitazioni ivi contenute.

Pertanto, ho riesaminato l’intera
questione in tutti i profili di fatto e di diritto e ritengo che,
ora, l’iter da perseguire sia il seguente:

a) il Sindaco dovrà
inviare al Soprintendente per i Beni Ambientali, Architettonici,
Artistici e Storici di Bari un atto di iniziativa del procedimento
ablatorio giusta lo schema allegato alla presente;

b) si dovrà officiare
l’ottimo Collega Antonio Ventura del Foro di Altamura che, con il
pregnante parere del 18/11/1999 aveva evidenziato le nullità
delle determinazioni assunte dal Consorzio in ordine alla modifica
dello Statuto (ove i consorziati hanno ritenuto di atttribuirsi
impropriamente il diritto di proprietà del manufatto), di
esperire dinanzi al Tribunale di Altamura azione giudiziaria per
la declaratoria di nullità e di illiceità di tali
atti (il Comune in virtù della propria appartenenza diretta
al Consorzio è legittimato a proporre tale azione e non versa
in situazione di prescrizione trattandosi di azione di nullità).

* * *

La Giunta, con un proprio deliberato,
dovrà avallare le azioni sopra indicate sub a) e b).

Mi riservo, con separata nota,
di verificare a breve la concreta percorribilità giuridica
dell’attivazione contestuale di un ulteriore procedimento amministrativo
che conduca il Prefetto di Bari ad intervenire sul Consorzio adottando
provvedimenti idonei al suo scioglimento.

Con viva cordialità.

(Avv. Franco Gagliardi La Gala)

 

 

Allegato: n.1.

 

SCHEMA

della nota che l’Illustrissimo Signor
Sindaco, avallato da una delibera di Giunta, dovrà inviare
con plico R.A.R. al Soprintendente per i Beni Ambientali, Architettonici,
Artistici e Storici di Bari e per conoscenza al Ministro per i Beni
e le Attività Culturali.

 

Dopo qualche giorno da tale invio
dovrà essere richiesto incontro diretto del Sindaco con il
Soprintendente
(naturalmente accompagnerò il Signor Sindaco
a tale incontro).

* * *

 

Il Teatro Mercadante è
un bene d’interesse storico-artistico regolarmente sottoposto a
motivato, pregnante, vincolo, giusta decreto del Ministero per i
Beni Culturali ed Ambientali del 16/4/1984, che lo ha dichiarato
d’interesse particolarmente importante ai sensi della Legge 1/6/1939
n.1089.

Purtroppo, da molti anni, il bene
non è in grado di assolvere la funzione cui è destinato,
in quanto versa in uno stato di assoluto degrado.

Non si tratta solo di riportare
l’immobile all’originaria destinazione d’uso, ma di evitare il perimento
del bene.

Per quanto è dato informalmente
sapere, l’On.le Soprintendenza, nel corso del 1997, ebbe ad effettuare
un sopralluogo ed a riscontrare tale situazione di compromissione;
nel contempo, la Soprintendenza ebbe ad invitare formalmente il
Consorzio Teatro Mercadante in persona del suo Presidente pro-tempore
a porre in essere il recupero funzionale dell’edificio predisponendo
adeguato progetto di restauro conservativo.

A tutt’oggi non risulta che alcun
idoneo lavoro (che peraltro dovrebbe essere previamente autorizzato
dalla Soprintendenza) sia stato posto in essere, né tantomeno
che un regolare progetto sia stato sottoposto al vaglio dell’On.le
Soprintendenza.

Allo stato non risulta che il
Consorzio Teatro Mercadante sia in grado di provvedere a tali adempimenti,
né che abbia attivato minimali procedimenti (corroborati
da idonea, pertinente, documentazione: segnatamente progettazione)
per usufruire di contributi pubblici.

L’unico atto che il Consorzio
Teatro Mercadante ha ritenuto di porre in essere è stata
una modifica dello Statuto mirante a mutare il “diritto al palco”
dei consorziati in “diritto di proprietà” degli stessi sul
manufatto (naturalmente, tale atto illecito e nullo sarà
sindacato dal Comune di Altamura nelle sedi giudiziarie ordinarie).

Tanto rilevato e premesso, si
invita l’On.le Soprintendenza a verificare la sussistenza degli
inadempimenti e lo stato fisico in cui versa un bene di cotanta
importanza per la vita civile e culturale di Altamura, ed all’esito
di attivare il procedimento per l’ablazione del bene ai sensi dell’art.91
del D.Leg.vo 29/10/1999 n.490 nel rispetto delle norme regolamentari
di cui all’art.66 e ss. del R.D. 30/1/1913 n.363.

Nel contempo, si rappresenta all’On.le
Soprintendenza non solo che l’istanza alla effettiva restituzione
dell’uso del bene alla Collettività scaturisce da una iniziativa
popolare di migliaia di cittadini, ma che il Consiglio Comunale
per il restauro ed il ripristino del manufatto ha previsto nel bilancio
una posta di rilevante importo (giusta attestazione dell’Ufficio
di Ragioneria che si unisce alla presente).

Naturalmente, ove venisse attivato
un procedimento ablatorio il Consiglio Comunale non troverebbe ostacolo
a destinare tali fondi anche all’esproprio del manufatto.

Il delicato problema giuridico
dei titolari del diritto a percepire il prezzo di esproprio, si
pone come un posterius da risolvere in contraddittorio con
l’On.le Soprintendenza, in relazione alla permanenza in vita del
Consorzio Teatro Mercadante (che ove ritenuto soggetto legittimato
a percepire il prezzo di esproprio, dovrebbe pur sempre per regola
statutaria destinare tali importi al miglioramento del bene).

Da ultimo, si voglia considerare
che il suolo su cui insiste il manufatto è di proprietà
pubblica, e che il Comune è socio del Consorzio Teatro Mercandante.

* * *

LETTERA DI PIETRO PEPE AL SOTTOSEGRETARIO GIANPAOLO D’ANDREA

* * *

Caro D’Andrea,desidero sottoporre alla Tua cortese attenzione il problema del Teatro Mercadante di Altamura.Trattasi di un bene di notevole interesse storico, melanconicamente muto da tanto tempo e che pur sta molto a cuore ai miei concittadini per i ricordi che evoca e per il ruolo che potrebbe continuare a svolgere.La sovrintendenza di Bari nel 1997 ha invitato, purtroppo senza ottenere alcun risultato, il consorzio di privati "apparentemente proprietari" a predisporre, a causa dell’avanzato stato di degrado in cui versa l’edificio, un progetto di restauro conservativo. Realisticamente non è pertanto questa la via per ridare voce al Teatro e nemmeno per garantirne la conservazione.Con decreto in data 16 aprile 1984, il Tuo Ministero ha fortunatamente provveduto a dichiarare il Mercadante "bene di interesse particolarmente importante".Occorre ora passare alla fase successiva e, conformemente al T.U. n. 490 del 1999, norme in materia di beni culturali e ambientali, procedere all’espropriazione dell’immobile.In questa direzione si è già espresso all’unanimità il consiglio comunale di Altamura e la richiesta è stata inoltrata al Ministero insieme con una petizione sottoscritta da seimila cittadini.T’invito pertanto a adoperarti, nell’interesse generale, affinché sia avviata al più presto dal tuo Ministero la procedura d’espropriazione, il cui completamento offrirebbe la possibilità al Comune di utilizzare le risorse che il POR 2000 della Puglia riserva alla tutela e valorizzazione del patrimonio culturale.Conoscendo la Tua sensibilità, confido sul Tuo generoso e sollecito impegno: non si può non ascoltare una legittima richiesta di un’intera Cittadinanza. Non si tratta soltanto di rischiare la perdita di fondi regionali, ma soprattutto di evitare di assistere impotenti al degrado inesorabile di un pezzo della nostra storia, di penalizzare ulteriormente una Città del Sud che non elemosina elargizioni ma rivendica il diritto di fruire ancora di uno strumento culturale e quindi di vero sviluppo.

Prof. Pietro Pepe

LETTERA DI GAGLIARDI LA GALA AL PRESIDENTE DEL CONSORZIO MERCADANTE.

* * *

Gentilissimo Signor Avvocato

N.H. Raffaello Vincenzo Caso


nella sua qualità di Presidente

del Consiglio di Amministrazione
del


Consorzio Teatro Mercadante

SEDE

e, p.c. Gent.mo Signor Sindaco

del Comune di Altamura

SEDE

 

Gentilissimo Avvocato,

di recente, ho avuto l’avventura e
l’onore – per quel poco di competenza amministrativa e di affezione
che mi si riconosce di avere e di nutrire per gli Enti esponenziali
di interessi generali- d’essere officiato dalla Giunta Municipale
di Altamura d’assisterla nel suo intendimento di ricondurre ad un
effettivo uso pubblico l’antico Teatro Mercadante.

Nella contingenza, ho avuto modo
di leggere una parte degli atti stratificatisi nel tempo sì
da scorgere il suo nome quale attuale, degno, Presidente del Consiglio
di Amministrazione del Consorzio Teatro Mercadante.

Non può immaginare quanto
la circostanza mi abbia reso lieto: sia perché La conosco
da molti anni, nutrendo profonda stima e rispetto per la Sua magnifica
Persona, sia perché Lei è un giurista di antica e
solida formazione che è stato, e continua, ad essere Maestro
per le nuove generazioni dell’elevato Foro di Altamura.

Con queste consapevolezze ardisco,
pertanto, rivolgermi a Lei per chiederLe, in primo luogo, di vagliare
serenamente – con la sensibilità civile e con la cultura
che Le è propria – la situazione di fatto e giuridica in
cui versa il Teatro Mercadante.

Ignoro se Ella abbia avuto modo
di analizzare un perspicuo, esemplare, parere reso all’Amministrazione
Comunale dall’ottimo collega Signor Avvocato Antonio Ventura nel
mese di novembre dello scorso anno (ove Ella non ne avesse cognizione,
procurerò a che ne abbia copia con il consenso del Signor
Sindaco che – a prescindere dalla lealtà di sentimenti che,
a sua volta, nutre nei Suoi confronti – certamente mi autorizzerà
atteso l’intento di raggiungere con più immediatezza
l’interesse pubblico nei termini che, nel prosieguo, Le saranno
manifesti).

Ivi, sulla scorta degli atti,
col suffragio di pertinente dottrina e giurisprudenza, sostanzialmente
si conclude – per quanto interessa in questa sede – che il Teatro
è di esclusiva proprietà del Consorzio del Teatro
Mercadante e non dei singoli consorziati; questi ultimi non sono
proprietari pro-quota: nella loro sfera patrimoniale rientra unicamente
il "diritto di palco", sicché sarebbe privo di
validità giuridica ogni atto che si ponesse in contrasto
con siffatta "prospettazione".

Anche ove si volesse dissentire
da questo inquadramento della fattispecie e pur prescindendo da
essa, v’è, però, un dato di fatto ben fermo:
da lungo torno di tempo non viene espletata alcuna attività
teatrale nell’immobile in questione.

Sono certo che l’On.le Consorzio
si sarà pur attivato per reperire fondi, commissionare progetti
di restauro, iniziare lavori di adeguamento e ristrutturazione,
ma, oggettivamente, questi impulsi non si sono ancora ritradotti
in una percepibile realtà.

Presumibilmente, lo stato del
bene è ancora quello che un sopralluogo della locale Soprintendenza
ai Beni Storici Artistici e Culturali disegnò qualche anno
or sono in un verbale che, di recente, ho avuto modo di visionare:
ivi non appaiono sussistere affatto i presupposti materiali per
una fruibilità del Teatro.

In questo contesto, il Comune,
sollecitato da una poderosa iniziativa popolare e resosi interprete
degli interessi generali giusta la delibera Consiliare assunta nella
seduta del 9 marzo scorso, non potrà non essere avallato
e correttamente assistito nel legittimo intendimento di promuovere
un procedimento ablatorio nei termini e nei modi che l’ordinamento
consente.

Come Ella mi insegna, infatti,
un "bene vincolato" di tale valenza qual è il Teatro
Mercadante, in virtù del peculiare atto Ministeriale di tutela
che lo riconosce di particolare interesse storico artistico, finisce
per rientrare in un singolare "regime" che consente di
porre in essere, con strumenti amministrativi privilegiati, attività
volte a favorire la sua "circolazione" e, quindi, un reale
uso culturale.

Sulla base di queste annotazioni,
che affido al Suo esame e valutazione, nel mentre il Comune avvierà
gli atti prodromici ad un intervento ablatorio Ministeriale, sono
a chiederLe – a nome e nell’interesse dell’Ente – di condurre
all’esame dell’On.le Consorzio l’intiera problematica
sì da generare nel suo seno una profonda, leale, rimeditazione
delle proprie posizioni, della propria funzione: costituirebbe veramente
un evento stupendo e memorabile il fatto che l’On.le Consorzio,
recuperando appieno l’autentico spirito che informò
la propria nascita, si ponesse in sintonia con gli interessi di
una intera Collettività.

Nel Consorzio sono presenti illustri
figli della nobile Città di Altamura; a Lei l’onere
di renderLi edotti di questa civile speranza.

Sospingere il Comune ad attivare
le procedure di un esproprio, se da un canto comporterà,
comunque, gravosi oneri (sottraendo risorse che bene, invece, potrebbero
essere destinate ad una splendida ricostruzione) per converso, non
genererà assolutamente benefici diretti nel patrimonio dei
singoli consorziati.

Quanta finezza culturale e sociale,
e quale alto magistero scaturirebbe, invece, da una posizione dell’On.le
Consorzio che dovesse offrire, senza preventive condizioni, il bene
al patrimonio dell’Ente Locale!

Non compete a chi Le scrive (che ha
un limitato orizzonte e non altro compito se non quello di interpretare
ed esternare ideali che sottendono l’azione amministrativa)
assegnare giudizi di valore, ma alla Storia.

Operare nei sensi prospettati
significherà certamente, per Lei ed i Signori consorziati,
lasciare un’ulteriore impronta positiva nella vita di una città
che tanto merita, aggiungere un incredibile credito d’onore
al patrimonio dei propri figli che, un giorno, siederanno in quei
"palchi" – che nessuno potrà loro mai sottrarre
– fieri ed orgogliosi, ricoperti per sempre, come da un luminoso
mantello, dal nobile, intelligente, gesto che fu dei loro padri.

La Sua finezza di sentimenti coglierà
cosa voglia significare non porsi in coerenza con profonde, sentite,
esigenze sociali, ed, invece, quale valore — nell’oggi,
nei giorni che verranno, nei confronti delle generazioni che succederanno
– potrà assumere una intelligente posizione riformatrice
di pregresse, supposte, ragioni, anticipatrice delle ideali aspettative
culturali che sono sgorgate all’unisono dal seno della intera
Comunità di Altamura.

Tutto il resto, ove non si pongano
preventive preclusioni od improprie condizioni, scaturirà
naturalmente, nell’ambito di una equilibrata dialettica. Non
mi è difficile prefigurare che, a fronte di positiva, concreta,
disponibilità, l’Ente Locale non potrà non sovvenire
ad oggettive, storiche, esigenze dell’antico Consorzio, facendosi
carico – ad esempio – di oneri a suo tempo assunti per la manutenzione
del bene, o inserendo un suo rappresentante nella istituzione che
pur nel domani dovrà "gestire" il Teatro come azienda.

Una sinergia tra l’On.le
Consorzio e Comune che si ritraduca in atti formali e tempestivi,
produrrà sicuramente, nell’immediato, proficui frutti
consentendo all’Ente Locale di attivare – tra le altre – forme
oltremodo rapide di finanziamento della Comunità Europea
(cui – come è noto – possono accedere solo Enti pubblici
proprietari di un manufatto) oggi disponibili per il restauro del
bene culturale.

Nella consapevolezza di trovare
nella sua nobile Persona, e, di riflesso, nei Signori consorziati,
il più fertile terreno per comprendere ed attuare quanto
fin qui preconizzato, Le porgo i più cordiali saluti

prof. avv. Franco Gagliardi La Gala

Dieci ragioni per un esproprio.

di enzo colonna
e lello rella
(Comitato cittadino "Il Teatro di tutti")
comitatoteatro@hotmail.com

Qualcuno continua a dire che la situazione
è complessa, difficile da risolvere. Si alimenta ad arte
la confusione, introducendo ulteriori elementi di complicazione
e di perplessità. Quale risultato si vuol perseguire? Dilatare
ancora a dismisura i tempi della riapertura e della riconquista
del Teatro alla città?

E’ opportuno allora spendere
alcune buone ragioni a favore dell’acquisizione al patrimonio
comunale del Teatro; seguire la strada del ragionamento per far
comprendere che la situazione e la soluzione da noi suggerita sono
semplici, quasi banali, anzi ovvie. Solo chi, per i motivi più
vari, non vuole vedere ora risolto il problema dell’abbandono
e del degrado del Teatro può proseguire nel lamentoso refrain
della difficoltà e della confusione, che sono, come è
noto, gli alibi a cui si fa usualmente ricorso per gabbare la gente
semplice e di buon senso e per mascherare le proprie reali intenzioni.

Cerchiamo dunque di isolare le
risposte possibili alla domanda: perché la stragrande maggioranza
della cittadinanza altamurana (in 6000 hanno sinora aderito alla
petizione da noi promossa) sta chiedendo all’amministrazione
ed al consiglio comunali di espropriare e di riprendere un bene
che da sempre è stato sentito come un bene di tutti, della
collettività?

1) Perchè esproprio,
in questo caso, significa realizzare semplicemente il trasferimento
della proprietà del Teatro dal Consorzio (un ente giuridico
privato che riuniva un tempo i trecento cittadini che contribuirono
economicamente alla costruzione del Teatro ed ora conta appena una
trentina di soci) al Comune; vale a dire da chi (il Consorzio) un
secolo fa’ riusciva effettivamente, per l’ampiezza della
compagine associativa e la pubblicità delle proprie attività,
a rappresentare gli interessi diffusi dell’intera collettività,
impegnandosi per statuto a "conservare ed amministrare il Teatro",
ed ora non riesce, per esiguità dei componenti e di risorse
economiche proprie, a mantenere fede a quel patto stipulato con
la città, a chi (il Comune) per legge è tenuto ora
a difendere gli interessi di tutti su un bene di evidente utilità
pubblica e può assicurare il recupero e la riapertura, quindi
un futuro non precario, del Teatro.

2) Perché esproprio
significa restituire alla collettività un bene realizzato
davvero con uno sforzo collettivo senza precedenti: il suolo su
cui sorge, le suppellettili ed il sipario sono stati concessi gratuitamente
dal Comune; circa 300 cittadini nel 1895, altre centinaia negli
anni successivi, hanno contribuito economicamente alla costruzione
del Teatro; decine di operai, artigiani e professionisti (ad esempio
il progettista, l’ingegnere Vincenzo Striccoli) hanno prestato
anche gratuitamente la propria opera ed il proprio lavoro.

3) Perché esproprio
significa tradurre giuridicamente un senso di appartenenza collettiva
del Teatro che è già forte e radicato. E’ sufficiente
domandare ad un qualunque altamurano di chi, pensi, sia il Teatro.
La risposta stupita è una sola: perché non è
del Comune?!

4) Perché esproprio
significa dar finalmente corso anche ad Altamura alla nuova stagione
politico-amministrativa del settore dei beni culturali, inaugurata
da recenti provvedimenti (dei governi Prodi e D’Alema) per
l’attuazione del decentramento amministrativo, che vedrà
in pochi anni un sensibile aumento di beni ed istituzioni culturali
governate direttamente a livello locale. Gli enti territoriali sono
chiamati ad attivare reti locali (cittadine, provinciali, territoriali)
i cui nodi, enti ed istituzioni culturali della "filiera culturale",
possono condividere strutture, costi organizzativi e specifiche
competenze professionali, ottimizzandone in tal modo la gestione.
Esperienze e ricerche sinora avviate (come al solito il Sud si muove
anche in questo campo con ritardo rispetto al Centro-Nord Italia)
valorizzano le potenzialità economiche, sociali e culturali
derivanti dalla creazione di sistemi civici di integrazione dei
servizi culturali, di cui un Teatro, un Museo o una Biblioteca rappresentano
le cellule di base. Sono proprio questi elementi costitutivi di
base, che gli enti locali possono concretamente offrire e gestire,
a delineare non solo la mappa dell’offerta culturale italiana,
ma anche quel patrimonio di beni, risorse e servizi degli enti locali
che rivela la qualità della vita di una comunità e
quindi la capacità di attrazione di ulteriori risorse (nuovi
investimenti produttivi, flussi turistici, investimenti nazionali
e comunitari nel settore dei beni e delle attività culturali,
valorizzazione di nuove professionalità). E’ sufficiente
menzionare solo l’ultimo, in ordine di tempo, dei provvedimenti
adottati: il decreto del Ministro Melandri n. 470 del 4 novembre
1999, in vigore dal 30 dicembre 1999, che dispone il regolamento
sui "criteri e modalità di erogazione di contributi
in favore delle attività teatrali, in corrispondenza agli
stanziamenti del Fondo unico per lo spettacolo". Il regolamento
riorganizza il meccanismo di distribuzione delle risorse finanziarie
statali privilegiando le attività teatrali stabili ("L’attività
teatrale stabile è attività di interesse pubblico
ed è caratterizzata dal peculiare rapporto con il territorio
entro il quale è ubicato ed opera il soggetto che la svolge,
nonché da particolari finalità artistiche, culturali
e sociali, dalla priorità dell’assenza di fine di lucro
e dal conseguente reinvestimento nell’attività teatrale
degli eventuali utili conseguiti": art. 12), in particolare
quelle svolte dai "Teatri stabili ad iniziativa pubblica"
("I teatri stabili ad iniziativa pubblica sono costituiti dalle
regioni e dagli enti locali, direttamente o attravero forme associative
o consortili di loro emanazione": art. 13, 0, 0); in ogni caso, anche
quando non abbiano i requisiti per divenire teatri stabili, i teatri
municipali godono di un regime di favore in ordine ai "contributi
sui costi della gestione della sala e della pubblicità"
(art. 19).

5) Perché esproprio
significa avere accesso, in via prioritaria e preferenziale (gli
"interventi in immobili di proprietà di enti pubblici
territoriali, e soggetti alle disposizioni della legge 1° giugno
1939, n. 1089" sono al primo posto nell’ordine di priorità:
art. 4, comma 2, decreto ministeriale n. 516/97), ai finanziamenti
previsti per il restauro, la ristrutturazione e l’adeguamento
funzionale degli immobili adibiti a teatro (legge n. 135/97, art.
4; legge n. 444/98, art. 1; legge n. 513/99, art. 2; decreto ministeriale
n. 516/97).

6) Perché esproprio
significa avere la possibilità per il Comune di effettuare
i costosi lavori di restauro attingendo ai circa 300 miliardi destinati
dal Programma Operativo Regionale (POR), elaborato nell’ambito
dell’Agenda 2000-2006 (i fondi strutturali riservati dalla
Comunità Europea alle regioni del Sud Italia), alla "Tutela
e valorizzazione del patrimonio culturale" (Asse 2, Settore
2.1, del POR). In particolare, il Settore 2.1 prevede, tra gli altri,
almeno due programmi di intervento che fanno al caso del Teatro
di Altamura: "valorizzazione e tutela del patrimonio culturale
pubblico attraverso interventi di: recupero di contenitori destinati
ad attività culturali, teatrali, musicali e cinematografiche"
(Misura 14, 0, 0); "interventi per il miglioramento dell’offerta
e della qualità dei servizi culturali, finalizzata anche
ad accrescere il suo potenziale attrattivo a livello nazionale ed
internazionale" (Misura 16). E’ appena il caso di evidenziare
che ciò significa riaprire il teatro a costo zero (o ridotto
al minimo) per il Comune, alla duplice condizione però che
"il bene sia pubblico e che il destinatario dei finanziamenti
sia un’amministrazione pubblica". I tempi sono stretti:
entro la fine di quest’anno la Regione individuerà i
progetti da ammettere al finanziamento. Chi (privato o forza politica)
si opporrà all’acquisizione al patrimonio comunale del
Teatro o ne tarderà l’acquisizione si assumerà
dunque una gravissima responsabilità nei confronti della
città.

7) Perché esproprio
significa, dopo dieci anni di abbandono e di degrado, intervenire
rapidamente sul bene. L’eventuale contenzioso che il consorzio
vorrà intentare contro la città non potrà pregiudicare
l’acquisizione al patrimonio comunale del Teatro, ma interesserà
unicamente la misura dell’indennizzo di esproprio. E’
ovvio peraltro che un simile contenzioso sarebbe l’occasione
e la sede ideale per fare definitivamente chiarezza sul reale ed
attuale assetto proprietario del Teatro: chi chiede un indennizzo
deve infatti provare ed esibire il proprio titolo di proprietà.
Non è escluso che un tale contenzioso possa accertare definitivamente
che il teatro, come qualcuno ha ipotizzato in questi anni, è
già della città, quindi del Comune che ne è
la sua espressione.

8) Perché esproprio
significa trasferire la proprietà del teatro dal suo attuale
proprietario, che si assume essere il Consorzio, al Comune. I diritti
dei singoli consorziati non verrebbero toccati ed espropriati (si
raffronti la situazione giuridica prima e dopo l’esproprio
attraverso le Tabelle 1 e 2
). A loro lo statuto fondamentale
del 1895 e la legge n. 1336 del 1939 riconoscono unicamente il diritto
di palco o poltrona, vale a dire il diritto ad essere preferiti
nell’acquisto dell’abbonamento teatrale stagionale: se
la proprietà del teatro passasse al Comune, la loro posizione
giuridica ed i loro diritti non subirebbero alcun mutamento. Anzi
sarebbe interesse degli stessi consorziati agevolare il trasferimento
del Teatro al Comune, poiché in tal modo potrebbero esercitare
appieno il loro diritto di palco in un teatro finalmente riaperto
e funzionante. Né l’esproprio determinerebbe lo scioglimento
del Consorzio: infatti, continuerebbe ad essere un’associazione
senza fini di lucro che riunisce i titolari del diritto di palco
e che ha come unico scopo statutario "la conservazione del
teatro", scopo a cui sarebbe destinato il proprio fondo comune
costituito non più dall’immobile (passato al Comune),
ma dalla somma ricevuta a titolo di indennizzo (si veda la Tabella
3
). Tale somma, quindi, non potrebbe mai essere divisa tra i
componenti del consorzio (è bene ricordare che anche il Comune
è membro del consorzio), ma sarebbe destinata sempre al perseguimento
di quel nobile scopo associativo. Che sia cento lire o un miliardo,
l’indennizzo non potrebbe mai essere distratto da quell’unica
destinazione: la conservazione del Teatro.

9) Perché esproprio
significa assicurare al Teatro un assetto proprietario stabile,
non soggetto a capricci privati e non condizionato dalle ristrettezze
finanziarie di un’associazione. Dopo anni di trattative mancate,
mediazioni fallite o fallimentari, capaci solo di elaborare soluzioni
giuridicamente inconsistenti od illegittime, l’esproprio per
pubblica utilità (per pubblica necessità, si dovrebbe
dire!) si rivela oggi come l’unica via d’uscita legittima
e rapida rispetto ad una condizione di stallo che dura da almeno
dieci anni.

10) Perché esproprio
significa dare una risposta ad una comunità che chiede oggi,
con forza, di essere difesa nella sua storia, nei suoi diritti e
nel suo futuro. Chiede a chi amministra la cosa pubblica di restituirle
quanto le spetta: un Teatro che sia davvero di tutti.

Una lunga attesa ed un parere legale per sentirsi ribadire concetti ed argomenti

Dieci anni tra silenzi
ed abusi

di enzo colonna

(Comitato Cittadino "Il
teatro di tutti")

comitatoteatro@hotmail.com

Abbiamo atteso anni perché
qualcuno finalmente capisse che dire Teatro Consorziale non implicasse
l’affermazione di una proprietà esclusiva, divisa in
quote, dei singoli consorziati; non significasse ridurre il regime
giuridico del Teatro a quello di un misero sottoscala condominiale.

Abbiamo atteso anni nella speranza
vana che qualcuno dei consorziati fosse toccato dal dubbio che quello
che andavamo sostenendo, in svariate occasioni e sedi, non era il
frutto demagogico ed avvelenato della nostra immaginazione, ma semplicemente
quello che coscienza e legge ci imponevano di dire e pensare.

Anni trascorsi senza che a qualcuno
di loro venisse il sospetto che la difesa ostinata ed immotivata
di un "abuso" avrebbe determinato, com’è inevitabilmente
avvenuto, una paralisi di dieci anni, quindi danni e svantaggi per
tutti: sia per chi rivendicava (i consorziati), sia soprattutto
per chi subiva (la città) l’abuso.

Anni mediocremente caratterizzati
da una classe politica, quella al potere e quella all’opposizione,
unita nel silenzio, nell’ipocrisia e nell’indifferenza.

Anni di inconcludenza che, com’è
prassi dalle nostre parti, non potevano non concludersi con l’ennesima
richiesta di parere ad un libero professionista.

Dieci anni durante i quali unici a
richiedere con forza che nella vicenda-Mercadante si affermassero
verità e legalità sono stati singoli cittadini ed
associazioni; solitariamente: sono stati loro (con articoli di giornale,
petizioni e ricorsi amministrativi) a consentire che si determinasse
questo primo momento di chiarezza.

A chi (grande cosa, la posta elettronica!)
mi sta chiedendo, per aver seguito in questi anni il caso, cosa
pensi del parere, rispondo semplicemente: "Non c’è
nulla di nuovo", e non certo per svilire il coscienzioso lavoro
dell’avvocato Ventura (solo un paio di questioni tecnico-giuridiche
di carattere secondario ci dividono), ma solo per rimarcare che
quanto andavamo dicendo in questi anni non era "a priori"
giusto o sensato; era quanto suggerivano logica, leggi e atti. Solo
demagogie, compromessi di una classe politica essa stessa compromessa,
egoismi, potevano stravolgere e non vedere la realtà, velandola
delle proprie pulsioni, contraddizioni ed inibizioni.

In questo senso, un operatore del
diritto non poteva, salvo smentire se stesso ed il proprio lavoro,
che ribadire quello che noi (ad esempio nell’ultimo ricorso
indirizzato nel maggio scorso al Comune da 11 associazioni e movimenti
cittadini) abbiamo da sempre sostenuto. Perché allora si
è voluto pervicacemente attendere, non capire e non vedere
e non sentire? Per dieci anni! Non so… o, meglio, la risposta
è troppo chiara e complessa per poter essere riportata in
due righe.

Che fare ora? Questo importa davvero.

Dire che "non c’è
nulla di nuovo" significa infatti anche ricordare che "c’è
tutto ancora da fare". Mi limito a segnalare i prossimi appuntamenti,
come sempre, secondo logica e diritto:

1) Il Comune non può, a questo
punto, che prendere atto della validità e bontà delle
argomentazioni svolte dalle undici associazioni nel ricorso del
maggio scorso in cui contestavano l’illogicità e l’invalidità
dell’accordo sottoscritto tra Comune e Consorzio. Deve dunque
considerare nulla l’intesa.

2) Il Comune, sulla base delle medesime
considerazioni (ora confermate dall’avvocato Ventura), dovrà
considerare altrettanto nullo lo Statuto consorziale del 1993 con
cui i consorziati si autoattribuivano la proprietà divisa
in quote del teatro; ove necessario, dovrà impugnarlo in
sede di giustizia civile. Se non vi provvederà, lo faranno
per esso associazioni e semplici cittadini, ora legittimati ad agire
nell’interesse del comune in qualunque sede (legge 265 del
1999, la c.d. Napolitano-Vigneri).

3) Una volta azzerati accordo e statuto,
si potrà convocare una conferenza di servizi con la partecipazione
di tutte le parti interessate, la quale, in tempi certi e definiti
in anticipo, lavori per una soluzione giuridica ed economica del
problema del recupero e della gestione del Teatro.

4) Soluzioni come quella di Striccoli
e Viti (nella duplice ed incompatibile veste di consiglieri comunali
e di amministrazione del Consorzio), che tentano il compromesso
tra il salvataggio del proprio (le quote di proprietà: ancora
ne parlano!) ed il rabbonimento del prossimo (una società
ad azionariato diffuso sul modello di Prato da noi in passato suggerito),
si rivelano pasticciate e giuridicamente impossibili. Ogni qualsivoglia
soluzione concordata deve passare imprescindibilmente attraverso
la rimozione dello Statuto del 1993, attraverso quindi un ritorno
allo spirito ed alla lettera dello Statuto originario del 1895.

5) Veti ed ostacoli, pretestuosamente
frapposti sulla strada di una dignitosa (per la città) soluzione,
potranno sempre essere facilmente rimossi con l’esproprio da
parte del Comune o con la procedura di scioglimento del consorzio
da parte del Prefetto ai sensi dell’art. 42 del codice civile.

Questa volta, speriamo proprio di
non dover attendere altri dieci anni perché qualcuno intenda.

V-DAY PER UN PARLAMENTO PULITO: GRANDE CONSENSO POPOLARE AD ALTAMURA

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GRANDE CONSENSO POPOLARE AD ALTAMURA. ARIA FRESCA RINGRAZIA. RACCOLTE 2500 FIRME! Il Movimento Cittadino Aria Fresca ha aderito al V-Day organizzato da Beppe Grillo per il giorno 8 settembre 2007 (v. www.beppegrillo.it). In moltissime piazze italiane (ed anche estere) si sono raccolte le sottoscrizioni per un progetto di legge di iniziativa popolare. Una proposta di legge denominata “PARLAMENTO PULITO”¿ che prevede: 1) la non eleggibilità in Parlamento dei condannati in via definitiva; 2) l’impossibilità di essere eletti parlamentari per più di due legislature; 3) l’elezione diretta da parte dei cittadini dei candidati al Parlamento attraverso la preferenza  diretta. Nella nostra città, le firme sono state raccolte in Piazza Resistenza (Porta Matera) sabato 8 settembre (dalle ore 17:00 sino alle 23:30) e domenica 9 settembre (dalle 10:00 alle 13:30), su iniziativa di un comitato spontaneo di cittadini (soprattutto giovani), del mensile altamurano La Nuova Murgia e del Movimento Aria Fresca. L’iniziativa ha riscosso ad Altamura un grande interesse ed un ampio consenso popolare, tanto, appunto, da rendere necessario proseguire la raccolta delle firme anche domenica. SONO STATE RACCOLTE CIRCA 2500 FIRME! Il Movimento Cittadino Aria Fresca ringrazia i cittadini altamurani che hanno risposto all’appello alla sottoscrizione della proposta di legge lanciato qualche giorno fa’ e tutti coloro che hanno contribuito a promuovere, organizzare e sostenere la manifestazione. È stata un’iniziativa politica, di cittadinanza attiva e di autentica partecipazione democratica.

Altamura, 10 settembre 2007 MOVIMENTO CITTADINO ARIA FRESCA

LA MAGGIORANZA STACCA APPROVA IL PROGETTO SETRA: L’IPERMERCATO E’ SERVITO!


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Venerdì 13 luglio, all’una di notte, il voto favorevole della maggioranza di Stacca. Calpestando leggi, regolamenti e buon senso.

 

LA MAGGIORANZA DEL SINDACO STACCA APPROVA L’IPERMERCATO DI VIA SANTERAMO. IN SPREGIO ALLA LEGGE!!

 

Nella notte tra il 12 e 13 luglio scorsi la maggioranza di centrodestra guidata dal dottor Stacca ha approvato, in via definitiva, la realizzazione di un ipermercato in Via Santeramo, nei pressi del mattatoio comunale: la famosa (o famigerata) lottizzazione Setra. Un "colpaccio" riuscito ora, a tre anni dal precedente fallito tentativo.

Questa circostanza fa riflettere e impressiona: l’approvazione è arrivata infatti con un’altra amministrazione, con un’altra maggioranza, con un altro sindaco. Le intenzioni, però, sono rimaste le stesse! Tutti uniti e compatti quando in gioco sono interessi grandi e particolari! Comicamente, ad approvare sono stati coloro, sindaco in testa, che tre anni fa accusavano il centrosinistra di compiere atti illegittimi.

Va dunque in porto una grande operazione economica che, in estrema sintesi, prevede: una megastruttura commerciale di 78mila metri cubi; una superficie coperta di 13.000 metri quadrati; 8.000 metri quadrati di verde e parcheggi (quando di soli parcheggi ne erano forse necessari almeno 25.000 mq); aree a standards (strade in particolare) non disponibili; svincoli stradali e corsie di ingresso da via Santeramo inesistenti (con grandi rischi per la sicurezza stradale).

È stata aggirata la legge regionale sul commercio, ignorati i relativi regolamenti attuativi, che impongono, tra le altre cose, una rigorosa procedura per il via libera che, in questo caso, non è stata seguita: la verifica dell’impatto che una simile megastruttura ha sul tessuto economico e commerciale cittadino, la previsione di incentivi e misure di sostegno per i commercianti al dettaglio della città che saranno penalizzati dalla presenza di un grosso centro commerciale, la consultazione delle associazioni di categoria e dei consumatori. Tutto ignorato! Così come si è fatto finta di nulla sulle prescrizioni in merito ai parcheggi e all’accessibilità stradale (il progetto non rispetta gli standards previsti dalla normativa regionale sul commercio ed ignora volutamente precedenti provvedimenti comunali). Calpestato anche il piano regolatore: l’area interessata (zona annonaria) è infatti destinata a depositi e mercati all’ingrosso di prodotti alimentari, non certo a ipermercati!

Tali considerazioni sono state ignorate anche quando il nostro consigliere comunale Enzo Colonna (che ha votato contro l’approvazione) le ha fatte presenti non solo nel suo intervento, ma anche in una memoria scritta depositata agli atti (leggi più avanti).

Di fronte a chi, con arroganza, se ne infischia delle norme pensate per il bene comune, non rimane che prendere le distanze da questi Signori e continuare a lavorare affinché vengano presto ripristinate, confidando anche nell’operato di tutti gli organi di controllo, le regole minime di convivenza civile e democratica, la legalità, il rispetto degli interessi collettivi e dei diritti dei cittadini.

Altamura, 14 luglio 2007

MOVIMENTO CITTADINO ARIA FRESCA

 

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La nota depositata agli atti del consiglio comunale. 

MERCATO O IPERMERCATO IN VIA SANTERAMO?!

Con questa proposta deliberativa, a distanza di tre anni dal precedente tentativo (2 agosto 2004), questa Amministrazione porta nuovamente alla discussione ed approvazione definitiva un piano di lottizzazione ricadente in zona F5 – Zona Annonaria [«In queste zone – recita l’art. 32 delle Norme Tecniche di Attuazione del nostro PRG – è consentito l’insediamento di impianti, anche privati, per la conservazione e la preparazione, a scopo di trasformazione e/o distribuzione, di prodotti alimentari, nonché degli impianti tipici del settore annonario, quali depositi, mercati e simili, compresi alloggi di custodia»] presentato dalla società SETRA.

Il precedente tentativo – è noto a tutti – non andò in porto per il venir meno del numero legale al momento della votazione [risultarono presenti e votanti 15 consiglieri del centrosinistra, io non vi presi parte, la seduta mancava del numero legale e fu quindi sciolta]. Il fallimento di quel tentativo sancì – a detta di molti – la fine dell’esperienza dell’Amministrazione Popolizio, che infatti, tre mesi dopo, si concluse con le dimissioni del Sindaco.

Il piano, ora come allora, prevede la realizzazione di una struttura di oltre 78.000 mc, per una superficie coperta di circa 13.000 mq. Era stato adottato dal consiglio il 26 maggio 2003.

Come nel 2004, si tenta nuovamente di approvarlo, con un’altra amministrazione, con un’altra maggioranza, con un altro sindaco, ma con le medesime intenzioni. In termini strettamente politici, questo è un dato che fa riflettere, colpisce e preoccupa.

È sufficiente ricordare – e li ricordano tutti – i toni, i contenuti, le insinuazioni, le illazioni, i lazzi (tutti ricorderanno la felice, anche se criptica, espressione "il quartetto Setra"), che da buona parte dei banchi dell’allora opposizione di centro-destra (ora al governo) furono utilizzati quando fu affrontata tale questione.

 

Nel corso della discussione del 2 agosto 2004 emersero le seguenti circostanze che vale la pena riproporre, in quanto il quadro normativo e progettuale, da allora, è rimasto immutato:

A) contrariamente a quanto si sosteneva, la deliberazione di adozione non aveva prescritto nulla, in particolare non aveva escluso la commercializzazione di beni e prodotti al dettaglio;

B) anzi negli elaborati grafici allegati alla deliberazione (di cui facevano parte integrante), i proponenti indicavano le parti dell’immobile destinate a "commercio al dettaglio di prodotti alimentari" ed a "commercio al dettaglio di prodotti non alimentari";

C) la realizzazione di una struttura di questa tipologia è incompatibile con la destinazione d’uso prevista per le zone F5 dalle NTA del nostro Piano Regolatore Generale.

 

Per quanto mi riguarda, oltre ai rilievi sopra menzionati, feci presente e ripropongo oggi – a distanza di oltre tre anni, a quadro normativo e progettuale immutato – una circostanza decisiva. Non possiamo ignorare la legge ed atti già prodotti da questo Comune, dissi in sintesi. Non possiamo ignorare o far finta che non esista la legge regionale n. 11 del 1° agosto 2003 che ha introdotto la "Nuova disciplina del commercio".  Non possiamo ignorare o far finta che non esista il relativo regolamento regionale attuativo (n. 1 del 30 giugno 2004).

 

Alla luce di detta normativa e poiché la  proposta di lottizzazione è finalizzata alla realizzazione di una struttura di vendita (al dettaglio o all’ingrosso non importa), come allora, lo ripeto ancora una volta oggi, si devono considerare questi elementi normativamente imposti:

 

1) La proposta struttura è di fatto – nonostante la laconicità degli elaborati e delle relazioni – da classificare, secondo l’art. 5 della legge regionale, nella tipologia "G2 – grandi strutture superiori con superficie di vendita maggiore di 4.500 mq. fino a 15.000 mq".

 

2) La correlazione tra concessione edilizia e autorizzazione commerciale è stretta e comunque non può il profilo edilizio essere trattato e risolto prima ed indipendentemente dal profilo commerciale. Ciò è detto e imposto chiaramente dalla normativa regionale:

«La presentazione della domanda di autorizzazione per medie o grandi strutture di vendita deve avvenire in maniera coordinata alla richiesta del relativo titolo edilizio. Il rilascio del titolo edilizio avviene in maniera contestuale o successiva al rilascio dell’autorizzazione commerciale. L’autorizzazione amministrativa per l’apertura, il trasferimento e l’ampliamento delle medie e grandi strutture di vendita può essere rilasciata soltanto in conformità degli strumenti di pianificazione territoriale, paesistica e urbanistica e previa verifica delle condizioni di compatibilità e delle dotazioni di standards urbanistici in relazione alla tipologia dell’esercizio insediato o risultante dall’ampliamento» (art. 14).

 

3) Sotto il profilo procedurale, la legge regionale prevede che

«la domanda di autorizzazione per grandi strutture di vendita è inoltrata al Comune, alla Provincia e alla Regione ed è esaminata da una Conferenza di servizi indetta dalla Regione, composta dai rappresentanti della Regione, della Provincia e del Comune competente per territorio. Le deliberazioni della Conferenza sono adottate a maggioranza dei componenti e il rilascio dell’autorizzazione è subordinato al parere favorevole del rappresentante della Regione. Copia dell’autorizzazione deve essere trasmessa alla Regione» (art. 8, comma 8). Le procedure di valutazione sono volte a: «a) garantire la trasparenza del procedimento e snellezza dell’azione amministrativa e la partecipazione al procedimento ai sensi della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modifiche; b) garantire l’insediamento in aree adeguate dal punto di vista urbanistico e ambientale; c) garantire la concorrenza tra diverse aree di insediamento al fine di garantire la migliore qualità degli insediamenti; d) definire il termine, comunque non superiore a centottanta giorni dalla richiesta, entro il quale le domande devono ritenersi accolte qualora non venga comunicato il provvedimento di diniego» (art. 8, co. 9). Inoltre, «alle riunioni della Conferenza di servizi, svolte in seduta pubblica, partecipano a titolo consultivo i rappresentanti dei comuni contermini, delle organizzazioni dei consumatori e delle imprese del commercio e le OO.SS. più rappresentative a livello regionale. Ove il bacino d’utenza riguardi anche parte del territorio di altra regione confinante, la Conferenza dei servizi ne informa la medesima e ne richiede il parere non vincolante ai fini del rilascio dell’autorizzazione» (art. 8, co. 10).

 

4) A tal fine, il regolamento attuativo prevede che

«le domande di autorizzazione per l’apertura, l’ampliamento e il trasferimento di grandi strutture di vendita… contengono le seguenti informazioni: a) Ubicazione e caratteristiche dell’intervento (tipologia di struttura, superficie di vendita complessiva, riferita ai singoli esercizi (nel caso di strutture complesse) e ai diversi settori merceologici; b) Requisiti professionali e morali del richiedente (sotto forma di auto dichiarazione); c) Richiesta di titolo urbanistico o comunque documentazione e planimetria relative alla disposizione degli spazi, con particolare riferimento alle superficie di vendita, gli standard di parcheggi e ai requisiti di accessibilità; d) Documentazione necessaria alla realizzazione delle procedure di verifica previste dall’art. 16 (procedure di verifica) della Legge Regionale 12 aprile 2001, n. 11 (Norme sulla valutazione dell’impatto ambientale); e) Relazione sull’impatto socio-economico contenente: stima del bacino d’utenza, rilevazione delle medie e grandi strutture commerciali e degli effetti della nuova struttura sul tessuto commerciale esistente, del fatturato della struttura commerciale e degli effetti occupazionali diretti ed indiretti, eventuali proposte e impegni per mitigare l’impatto socio-economico della struttura. Le stime dovranno essere basate sui dati aziendali dei proponenti» (art. 13, comma 1).

 

5) Sempre in via preliminare alla valutazione e rilascio di autorizzazioni commerciali, la legge impone ai comuni di dotarsi, entro 180 giorni dall’emanazione del regolamento (il termine decorreva quindi dal 30 giugno 2004), dei seguenti strumenti [a margine di tale punto, ricordo che, in attuazione della deliberazione di giunta comunale n. 431 del 2002, fu affidato un incarico a professionista esterno, per 15.000 euro, al fine di predisporre un piano commerciale cittadino: come spesso accade in questo Comune, di tale lavoro e di tale incarico si sono perse le tracce… approfitto per chiedere una verifica a tale riguardo, al fine di evitare ingiustificati esborsi di denaro pubblico]:

«a) documento di valutazione del commercio con i seguenti contenuti minimi: 1) un’analisi della rete commerciale costituita almeno dalla quantificazione degli esercizi di vicinato suddivisi per settore e dalla localizzazione e classificazione di ciascuna media o grande struttura esistente; 2) un’analisi delle previsioni del PRG vigente, consistente nella mappatura delle possibilità di insediamento di strutture commerciali e delle relative condizioni normative e requisiti di insediamento; 3) una valutazione delle previsioni del PRG vigente rispetto ai criteri della presente legge; 4) l’individuazione delle aree da sottoporre a misure di incentivo di cui agli articoli 16 e 17 della presente legge. Tale documento deve essere inviato alla Regione e costituisce elemento di valutazione necessario per la Conferenza dei servizi per il rilascio dell’autorizzazione per grandi strutture di vendita. In assenza di tale provvedimento la Regione valuta l’autorizzazione sulla base dei criteri di cui all’articolo 2, comma 1, lettere a) e b).

b) criteri per il rilascio delle autorizzazioni per le medie strutture di vendita e le strutture di interesse locale: 1) i criteri individuano, sulla base delle analisi di cui alla lettera a) e dell’evoluzione della domanda di beni e servizi del Comune, i parametri per la graduazione e le modalità attuative delle aree urbanisticamente idonee per l’insediamento di medie strutture di vendita e delle strutture di interesse locale. Le previsioni sono articolate secondo i settori merceologici, le tipologie dimensionali e le modalità insediative previste dall’articolo 5; 2) i criteri devono essere rivisti ogni tre anni sulla base dell’evoluzione del quadro conoscitivo di cui alla lettera a) e delle potenzialità del mercato locale; 3) i criteri di cui all’articolo 2, comma 1, lettera a), definiscono le modalità di verifica dell’influenza sovracomunale delle previsioni relative a grandi strutture di interesse locale, medie strutture di vendita di tipo M3 e, limitatamente ai comuni con popolazione inferiore ai 10 mila abitanti, di tipo M2;

c) misure di promozione e sviluppo del commercio nelle aree a vocazione commerciale dei centri storici, delle aree urbane, dei centri di minor consistenza demografica e delle altre aree definite negli articoli 16 e 17» (art. 15 della legge).

 

6) I Comuni devono individuare, anche facendo riferimento alla delimitazione degli strumenti urbanistici comunali, i centri storici e le aree urbane a consolidata presenza commerciale da sottoporre a misure di incentivo e di sostegno al commercio. A tal fine, all’interno degli strumenti menzionati nel punto precedente, i comuni possono prevedere:

«a) il divieto di vendita di particolari merceologie o settori merceologici; b) la possibilità di interventi in materia merceologica e qualitativa, anche prevedendo incentivi a marchi di qualità o di produzione regionale; c) facilitazioni in materia di orari, apertura, vendite straordinarie e di occupazione di suolo pubblico nelle aree attigue ai pubblici servizi; d) disposizioni particolari a tutela del patrimonio storico, artistico o ambientale; e) di disporre misure di agevolazione tributaria e sostegno finanziario» (art. 16).

Tali progetti di valorizzazione commerciale

«sono elaborati d’iniziativa del Comune in accordo con i soggetti pubblici, i privati interessati, le associazioni del commercio maggiormente rappresentative anche in sede locale, le organizzazioni dei consumatori e sindacali» (art. 16). «Il progetto di valorizzazione commerciale – dice la legge – può prevedere: a) la realizzazione di opere infrastrutturali, di arredo urbano o di rilevante riorganizzazione della logistica; b) l’attivazione o la modifica di servizi urbani; c) il riuso di contenitori esistenti per l’insediamento di nuove attività o il potenziamento di quelle esistenti anche attraverso l’insediamento di medie strutture di vendita; d) l’attuazione di azioni di promozione; e) l’individuazione di una struttura per la gestione coordinata degli interventi sul territorio. Il Comune, sulla base del progetto, può: a) incentivare la qualificazione delle attività economiche esistenti o il loro addensamento anche attraverso: l’utilizzo della fiscalità locale, la monetizzazione o ridefinizione dei requisiti urbanistici, facilitando, anche attraverso apposite disposizioni urbanistiche o regolamentari, l’utilizzazione commerciale dei locali degli edifici esistenti, anche dal punto di vista dei requisiti igienico-edilizi; b) vietare i cambi di destinazione d’uso da attività commerciale, artigianale o pubblico esercizio ad altri usi che comportino la cessazione delle attività» (art. 16).

 

7) Dal punto di vista urbanistico ed edilizio la legge regionale impone che, sempre entro 180 giorni dall’emanazione del regolamento, i comuni individuino

«le aree idonee all’insediamento di strutture commerciali attraverso i propri strumenti urbanistici, in conformità degli indirizzi generali di cui all’articolo 3, con particolare riferimento al dimensionamento della funzione commerciale nelle diverse articolazioni previste all’articolo 5. L’insediamento di grandi strutture di vendita e di medie strutture di vendita di tipo M3 è consentito solo in aree idonee sotto il profilo urbanistico e oggetto di piani urbanistici attuativi anche al fine di prevedere le opere di mitigazione ambientale, di miglioramento dell’accessibilità e/o di riduzione dell’impatto socio economico, ritenute necessarie» (art. 12).

 

8) L’individuazione di aree per l’insediamento di grandi strutture di vendita – precisa a questo proposito il regolamento pubblicato il 30 giugno 2004 – «deve avvenire nel rispetto delle condizioni di accessibilità e degli standard di parcheggio previsti dal presente regolamento» (art. 7, comma 2). In particolare, per quanto riguarda le grandi strutture di vendita di prodotti alimentari e misti (categoria a cui era ed è riconducibile quelle del progetto sottoposto all’approvazione del consiglio comunale), l’art. 4 del regolamento impone la realizzazione di almeno 2,5 mq di parcheggi per ogni mq di superficie di vendita (si calcolano a tal fine i metri quadrati eccedenti i 2500: vale a dire per una superficie di vendita di 12.500 mq, i parcheggi devono avere una dimensione di almeno 25.000 mq). Nel progetto esaminato dal consiglio, la superficie (complessiva) destinata a standards (non solo parcheggi, ma anche viabilità, verde, ecc.) è pari a circa 8.000 mq a fronte di una superficie coperta di oltre 13.000 mq. In ordine ai requisiti di accessibilità alle strutture, l’art. 6 del regolamento prescrive che, per le grandi strutture di livello provinciale o G2 alimentare (tipologia a cui era ed è riconducibile il progetto esaminato), siano previsti «ingresso principale con corsie di decelerazione della viabilità di riferimento e corsie di accumulo di lunghezza adeguata ai flussi attesi» (interventi assenti nel progetto sottoposto all’esame del consiglio comunale).

 

In consiglio comunale, allora come oggi, mi limito dunque a richiamare quanto legge e regolamento prescrivono, a richiamare regole che impongono di programmare simili interventi e di salvaguardare l’identità e la realtà commerciale di paesi e città. Non ho alcuna posizione pregiudizialmente contraria all’insediamento di grandi strutture di vendita, o avversa agli imprenditori interessati a simili realizzazioni. Ritengo però che prima di prendere una decisione sia necessario conoscere la natura e la realtà commerciale della nostra città, sia necessario essere consapevoli degli effetti socio-economici che l’insediamento di una grande struttura può comportare, sia necessario quindi coinvolgere nelle decisioni di tale rilevanza le associazioni di categoria, dei consumatori e le organizzazioni sindacali interessate, sia necessario programmare gli interventi ed inserirli in una cornice urbanistica adeguata e in un quadro di politiche ed azioni amministrative finalizzate alla tutela e salvaguardia di un settore importante dell’economia altamurana come il commercio.

In sintesi, evito considerazioni di altra natura, che pure il contesto politico amministrativo in cui stiamo operando imporrebbero; mi limito a sottolineare la necessità che si faccia tutto ciò che, semplicemente e chiaramente, impongono di fare legge e regolamenti regionali.

Ora come tre anni fa, il progetto sottoposto al consiglio, la procedura sinora espletata, la proposta deliberativa semplicemente e deliberatamente (perché di questa vicenda, in tutti questi anni, tutti conoscono tutto!) ignorano quanto previsto dalle norme sommariamente richiamate ed ignorano atti amministrativi già prodotti da questo Comune.

Credo che tutto si possa fare e si possa ritenere lecito e possibile amministrativamente: valutare l’opportunità, esprimere la propria discrezionalità, imporre la volontà di una maggioranza numerica, interpretare estensivamente o analogicamente una legge. Non è consentito, però, soprattutto da parte di una istituzione pubblica, ignorare una legge o una regola o far finta che una legge o una regola non esistano o che atti amministrativi (deliberazioni di giunta) non siano stati prodotti. Un provvedimento o atto che ignori la legge, è esso stesso dalla legge ignorato e sanzionato.

A quest’opera maldestra, pericolosa, dolosa di rimozione della legge e delle regole, continuo ad oppormi. Il Comune non può essere o ridursi alla terra dei ciechi, dei sordi e dei muti.

Ora, come tre anni fa, come sempre… e come sarà – lo dico sin d’ora a scanso di equivoci – qualora si dovessero proporre, anche per altra via, altre megastrutture, altri centri ma con le medesime procedure e rimozioni.

 

Altamura, 12 luglio 2007

 

enzo colonna

consigliere comunale per il MOVIMENTO ARIA FRESCA

 

______

 

POSTILLA

Le considerazioni svolte nel mio intervento a braccio e, più puntualmente, nel testo scritto messo agli atti non tengono conto – in quanto del tutto irrituali e come tali irrilevanti – delle "presunte" modifiche apportate alle tavole progettuali che, stando all’istruttoria, renderebbero inapplicabili alla lottizzazione in esame la legge n. 11 del 2003 ("Nuova disciplina del commercio") ed i successivi regolamenti attuativi [sia quello già menzionato (il n. 1 del 2004), sia quello adottato successivamente alla discussione consiliare del 2 agosto 2004 (il n. 2 del 1° settembre 2004, pubblicato sul Bollettino Ufficiale della Regione Puglia n. 105 supplemento, disciplinante gli "Obiettivi di presenza e di sviluppo per le grandi strutture di vendita")].

In verità l’unica modifica intervenuta nel maggio 2005 (a distanza quindi di due anni dall’adozione della lottizzazione) è il cambio, in una delle tavole progettuali e "con penna rossa e sottoscrizione del progettista", delle diciture indicanti la destinazione d’uso dei singoli e ampi ambienti interni in cui è articolato il manufatto edilizio: da "vendita al dettaglio di prodotti alimentari" o "vendita al dettaglio di prodotti non alimentari" in "mercato".

Così, semplicemente, senza null’altra precisazione e puntualizzazione. Come se un medesimo progetto o manufatto possano indifferentemente essere stati immaginati, progettati e poi effettivamente destinati sia per la vendita al dettaglio, sia per la realizzazione di un mercato.

Non trascurabile – in questa sorta di gioco di ombre cinesi – è poi la circostanza che nell’istruttoria si faccia riferimento e si esprima parere favorevole in merito alla realizzazione di un "mercato generale all’ingrosso per prodotti alimentari" e nella tavola progettuale modificata si richiami genericamente e laconicamente l’espressione "mercato".

A prescindere da questi rilievi, comunque, è notorio che in sede di approvazione viene in discussione il progetto ed il piano così come è stato presentato ed è stato oggetto di adozione (maggio 2003) e successiva pubblicazione (settembre-ottobre 2003). Il che significa che simili modifiche, presentate come rilevanti e dirimenti tanto da determinare la disapplicazione del citato articolato quadro normativo regionale e da determinare la modifica dell’oggetto della proposta deliberativa rispetto alla deliberazione di adozione (solo ora, in fase di approvazione definitiva, si richiama nell’oggetto "la realizzazione di mercato annonario"), impongono che la proposta urbanistica sia nuovamente oggetto di adozione e successiva pubblicazione e soprattutto impongono di verificare preliminarmente, in sede istruttoria, che, dal punto di vista edilizio e realizzativo, il progetto presentato risponda agli specifici caratteri di un manufatto destinato ad ospitare mercati, secondo la propria e specifica funzione delle zone annonarie.

Di tale verifica, come di alcuni documenti e planimetrie, non c’era traccia nei documenti istruttori sottoposti al consiglio del 12 luglio 2007. (e.c.)

 

____________

 

DI SEGUITO L’APPELLO CONGIUNTO SOTTOPOSTO, INVANO, DA CONFESERCENTI E CONFCOMMERCIO AL SINDACO ED AL CONSIGLIO COMUNALE PRIMA DELL’APPROVAZIONE DEFINITIVA DELLA LOTTIZZAZIONE SETRA AVVENUTA IL 12 LUGLIO 2007:

 

Altamura, 11.07.2007

 

Ill.mo Sig. Presidente del Consiglio Comunale

Ill.mo Sig. Sindaco

Ill.mi Sigg. Consiglieri Comunali

– Comune di Altamura –

 

Oggetto: Provvedimento SETRA. Appello al Consiglio Comunale del 12.07.2007.

Il Consiglio Comunale di Altamura è alle prese con il problema "ipermercati" da circa 10 anni (sindacati Plotino, Popolizio, Comm. Prefettizio e Stacca) e più volte il Consiglio Comunale è stato chiamato a trattare l’argomento – soprattutto in riferimento alla domanda della Setra – ma anche in relazione alla recente paventata costruzione di un altro ipermercato in Via Matera non consentendo, nella sostanza, che tali iniziative potessero aver luogo nella nostra città.

La città – e non solo il consiglio comunale – attraverso le rappresentanze delle imprese dei vari settori economici (industria, agricoltura, commercio, servizi e artigianato) hanno più volte rimarcato le loro ragioni di dissenso e perfino i cittadini-consumatori non hanno espresso entusiasmo per una struttura commerciale che, lungi dall’offrire reali convenienze, avrebbe determinato un forte impatto distruttivo sulla qualità della vita degli stessi cittadini-consumatori.

In questi 10 anni, inoltre le attività di commercio nella città di Altamura si sono notevolmente modificate, sia dal punto di vista della struttura dei consumi e delle abitudini dei consumatori che dal punto di vista della rete distributiva che ha visto ridursi notevolmente il numero degli esercizi commerciali sostituiti da unità di vendita più ampie e moderne e di libero servizio.

Il Comune di Altamura, inoltre, si è dotato di un’ampia e pressoché esaustiva "programmazione commerciale" che, in particolare, ha sancito la liberalizzazione degli esercizi commerciali al dettaglio fino a 250 mq., ampliato le opportunità dei pubblici esercizi (creando addirittura un’inflazione dell’offerta) ed ha disciplinato correttamente e progressivamente l’apertura di medie strutture di vendita, ritenendole efficaci per la ulteriore modernizzazione del servizio commerciale, coerentemente con quanto stabilito dalla legge regionale "Fitto" tuttora vigente.

Le scelte urbanistiche, infine, compiute dai Consigli Comunali di questo decennio hanno inteso favorire l’estensione di una città che alla crescita della residenza accompagnasse, contestualmente, la crescita dei servizi e della rete commerciale, sia prevedendolo nelle norme urbanistiche che, appunto, nella programmazione commerciale.

Di tal che le imprese del settore distributivo hanno avviato poderose iniziative di ristrutturazione, investimenti tesi all’ammodernamento, l’apertura di nuove e moderne  unità di vendita per predisporre la rete alla nuova domanda di consumo e di servizi proveniente dalla cittadinanza, anche ricorrendo a notevoli sforzi finanziari ed indebitamenti a medio-lungo termine.

Lo stesso Comune di Altamura ha finanziato con risorse proprie strutture pubbliche di servizio al commercio al dettaglio dei prodotti ittici (Mercato del pesce) e delle carni (Mattatoio Comunale) voluto – quest’ultimo – quale presidio sanitario, valorizzazione e sbocco commerciale per la zootecnia, garanzia di qualità attraverso la rete numerosa delle macellerie.

Tutto questo percorso coerente e condiviso stride fortemente con la domanda della Setra o altre richieste della stessa natura.

La richiesta all’esame del Consiglio Comunale, contenente correzioni manuali dell’ultimo minuto, non è esaustiva della necessaria dichiarazione di intenti del proponente – mai resa chiara sin dall’inizio – e, per questo, è inammissibile se riferita alle modalità di presa in esame dettate dalla legislazione vigente.

Cosa si intenda per "Mercato Annonario" non è assolutamente chiaro a noi e, soprattutto, non è stata verificata la sua necessità e rispondenza agli obiettivi di programmazione e di sviluppo della rete distributiva commerciale ed annonaria del Comune di Altamura; è un’area mercatale (ambulante al dettaglio)?, è una struttura per un mercato agro-alimentare all’ingrosso?, è una struttura per deposito, stoccaggio, lavorazione e confezionamento di prodotti? A queste ed altre domande occorre rispondere prima di entrare nel merito delle "ragioni tecniche" con le quali taluni giustificano il loro consenso.

Il Consiglio Comunale, inoltre, oltre a verificare preventivamente l’impatto di tale struttura rispetto alla rete viaria, alla viabilità, all’accessibilità, all’inquinamento ambientale-acustico-paesaggistico, dovrebbe preoccuparsi dell’impatto economico-finanziario che si determinerebbe, del rapporto costi-benefici rispetto al sistema economico locale fatto di piccola industria, commercio, agricoltura, artigianato e servizi.

Il Consiglio Comunale, in particolare, dovrebbe approfondire le problematiche collegate alla tutela e valorizzazione delle produzioni agro-alimentari-zootecniche tipiche del nostro territorio riferite al sistema "grano-farina-pane-altri prodotti da forno-carni, caseari", settore su cui si vuole puntare per diversificare il sistema produttivo del mobile imbottito e dare un’alternativa di speranza alla volontà e capacità di impresa e di lavoro degli altamurani, mortificata dalla crisi pesante del "salotto": questo "Sistema locale" in via di evoluzione sarebbe fortemente penalizzato dai concorrenziali prodotti della grande distribuzione.

Non parliamo poi dell’impatto con la città e il suo tessuto urbano che, nonostante una programmazione urbanistica non sempre equilibrata ha realizzato e tutelato una simbiosi tra residenza e servizi commerciali.

Verifichi il Consiglio Comunale, invece, le opportunità che potrebbero derivare a questo sistema economico locale dall’uso appropriato della "zona annonaria" prevista dal PRG, al suo ruolo di servizio alle imprese non solo locali – tra Puglia e Lucania – con funzioni di intermediazione, stoccaggio, deposito, parziale trasformazione, confezionamento e vendita all’ingrosso e a grandi utilizzatori delle produzioni locali primarie.

La Confesercenti e la Confcommercio, pertanto, fanno appello al Consiglio Comunale affinché nelle sue decisioni senta di corrispondere pienamente agli interessi complessivi della città piuttosto che "adempiere" a ragioni tecniche che, invece, si pongono con tutta la loro equivocità, in contrasto con gli obiettivi generali della comunità altamurana.

 

p. Confesercenti                           p. Confcommercio

Nicola Caggiano                                Saverio Mascolo

 

STACCA STANGA [2]

La stangata dell’amministrazione Stacca è riuscita a metà. Grazie alla nostra opera di informazione sulle intenzioni del sindaco ed alla nostra attività di proposta, la maggioranza, con un emendamento dell’ultima ora, ha fatto marcia indietro rispetto alla decisione di aumentare l’ICI per gli immobili diversi dalla prima casa dal 5,8 al 6 per mille.

Nel consiglio comunale del 26 aprile, sono state così confermate le stesse aliquote ICI dell’anno scorso (4 per mille sulla prima casa; 5,8 per mille per tutti gli altri immobili). Durante la riunione, il consigliere comunale del Movimento Aria Fresca Enzo Colonna – nonostante sia stato ancora fatto oggetto di violenti, volgari, vili (perché allusivi e per nulla argomentati) attacchi personali dal "primo cittadino" – ha proposto un emendamento finalizzato ad impegnare l’amministrazione comunale a prevedere, già dal 2007, l’esenzione o la riduzione dell’ICI, per un determinato periodo, a favore dei cittadini che decidano di installare su abitazioni o opifici impianti fotovoltaici o pannelli solari. L’emendamento non è stato accolto, ma almeno è stato fatto proprio dall’amministrazione come raccomandazione su cui si sente impegnata.

Sempre il nostro consigliere Enzo Colonna ha presentato un ulteriore emendamento, come già l’anno scorso, finalizzato ad impegnare l’amministrazione a prevedere misure di incentivazione della raccolta differenziata (il cui è livello è tuttora tra i più bassi d’Italia, circa il 6% nel 2006), riconoscendo in particolare sconti e riduzioni della tassa sui rifiuti solidi urbani (TARSU) per i cittadini che facciano la raccolta differenziata. Pure questo emendamento non è stato accolto, anche se più esponenti della maggioranza si sono dichiarati disponibili a prendere in considerazione la proposta.

Confermata invece la previsione dell’addizionale IRPEF. È la prima volta ad Altamura!! La maggioranza ha votato la sua introduzione nella misura dello 0,35%. La riteniamo una tassa ingiusta che colpirà soprattutto i lavoratori dipendenti (che si vedranno alleggerite le buste paga già a partire da quest’anno) e soprattutto non garantisce gli altamurani dall’uso che i signori dell’amministrazione vorranno fare di quasi un milione e mezzo di euro che prevedono di incassare.

Non riuscendo a convincere i consiglieri di maggioranza dell’assenza di valide ragioni per questo ulteriore balzello, il nostro consigliere ha proposto che almeno fosse previsto un vincolo di destinazione sulle somme incamerate con l’addizionale: ha proposto che tali somme fossero destinate a essere utilizzate solo ed esclusivamente per realizzare nuove aule per scuole e asili (in particolare nel quartiere Lama di Cervo) o per realizzare nuove aree di verde attrezzato e non fossero invece dirottate sulla spesa corrente (cioè nel "calderone" da cui questi amministratori pescano soldi per elargire contributi a pioggia, compensare incarichi conferiti con dubbie procedure e consulenze a professionisti non altamurani, per pagare ditte private con costi doppi, per pagare spazi di propaganda politica in radio e tv riservati al sindaco ed alla maggioranza, ecc.). Anche questo emendamento non è stato accolto dall’amministrazione. I cittadini, quindi, non avranno il controllo sull’uso che di tali risorse farà l’amministrazione.

Altamura, 28 aprile 2007

MOVIMENTO CITTADINO ARIA FRESCA

STACCA STANGA [1]

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ZITTI ZITTI, SORDI E MUTI MA ATTIVISSIMI NEL METTERE LE MANI NELLE TASCHE DEI CITTADINI ALTAMURANI
 

ARRIVA LA STANGATA DI STACCA:
INTRODOTTA L’ADDIZIONALE IRPEF
AUMENTI SOSTANZIOSI PER ICI E TARSU


Senza annunciare nulla, senza far trapelare niente, senza comunicare nulla ai cittadini, con assoluta indifferenza e la solita faccia tosta, l’amministrazione di centrodestra guidata da capitan Stacca ne combina un’altra delle sue. Bella grossa, sfacciata. Queste le proposte all’ordine del giorno dei consigli comunali di giovedì 26 e venerdì 27 aprile:

– Introduzione, a partire già da quest’anno, dell’addizionale IRPEF nella misura dello 0,30%.

– Aumento dell’ICI su tutti gli immobili (tranne la prima casa) dal 5,8 dell’anno scorso al 6,0 per mille.

– Imminente l’aumento del 20% della tassa sui rifiuti (TARSU), senza prevedere – come abbiamo più volte proposto – premi, sconti e riduzioni sulla tassa per incoraggiare i cittadini alla raccolta differenziata.

Indovinate cosa si sono inventati per giustificare tali aumenti, per giustificare l’ingiustificabile? «La crescita demografica ed urbana della città – scrivono – comporta una maggiore erogazione di servizi quali il verde e le strade nonché per potenziare le varie strutture comunali. Si è incrementata la spesa per l’assistenza alle classi più deboli nel settore sociale e previdenziale».

Avete letto bene: lorsignori, capitan Stacca e soci, chiedono soldi per le aree verdi e le strade… e allora devono avere la decenza di spiegare dove vanno a finire i milioni di euro di oneri di urbanizzazione incassati dal Comune, con i quali verde, strade, asili andrebbero realizzati, senza ulteriori aggravi per i cittadini.

Se si vogliono aumentare le tasse comunali, che almeno si abbia la decenza di giustificare i provvedimenti senza sparare falsità clamorose. Capitan Stacca e soci spieghino piuttosto come è possibile aumentare le tasse mentre si spendono, ad esempio, oltre 100mila euro in più per affidare il servizio di trasporto scolastico, prima pubblico, a privati o mentre si pagano con soldi pubblici spazi in tv e radio per propaganda politica riservati a sindaco, assessori e consiglieri di maggioranza o mentre si affidano, con generosità e con dubbie procedure, incarichi e servizi privi di utilità.

Questa è l’onesta, la chiarezza, la programmazione che sindaco e partiti di centrodestra vanno sbandierando? A nostro parere, è solo il modo di fare di chi crede di non dover dare conto a nessuno, con arroganza e indifferenza verso i bisogni dei cittadini.

Altamura, 25 aprile 2007 

MOVIMENTO CITTADINO ARIA FRESCA

NOI SIAMO ALTRO!!

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Editoriale del periodico Free, marzo 2007.

 

 

A CHI AFFIDIAMO I NOSTRI SOGNI

di Ivan Commisso

 

I fanghi inquinanti sversati in pieno parco nazionale che aspettano ancora la bonifica, il pane tipico impastato con farine di dubbia qualità, la vicinanza del più grande impianto di presunto compostaggio d’Europa (sequestrato dalla magistratura), l’unica radio del mondo occidentale censurata a priori dagli inquirenti e messa a tacere dalla sera alla mattina, l’unico stadio sul globo chiuso per "festività  patronale Madonna del Buoncammino", lìunico comune dell’Unione Europea dove un consiglio comunale vota un ordine del giorno, in seduta segreta, volto a monitorare l’attività degli organi di informazione locali. E poi: il più alto tasso di richieste di condoni della Penisola, uno dei bassi indici italiani di raccolta differenziata, l’unico Comune dove la maggioranza al governo non vede non sente non parla e nomina da sè gli organi di verifica e controllo del proprio operato, l’unico municipio dove un sindaco liquida come chiacchiere, voci, quisquilie, pinzillacchere il fermo di un suo assessore pescato con un bustone di soldi addosso, l’unica squadra di governo cittadino in cui se hai una lottizzazione da costruire ti fanno assessore.

E’ la fotografia di Altamura, quella che risalta sugli organi di informazione. Un giorno sì e l’altro pure. Ma, fin qui, forse qualcuno ha ritenuto che la condizione della vita pubblica della nostra città fosse solo grave ma non seria. E invece chi, minimizzando, ha giustificato, ha chiuso un occhio, ha liquidato tutto come quisquilie e pinzillacchere, si è sbagliato. Clamorosamente. Quando a un giornalista scomodo rompono le ossa e bruciano la macchina e ad un altro la sabotano, quando un pubblico ministero della Direzione Distrettuale Antimafia, Desirè Digeronimo, indaga ufficialmente sull’ipotesi di intreccio tra criminalità, politica e affari esistente ad Altamura (l’indagine si avvale anche delle dichiarazioni di un pentito), allora vuol dire che la situazione è anche dannatamente seria. Altro che le quisquilie e pinzillacchere di chi non vede non sente non parla.

Il cancro che la città porta nel suo corpo è da tempo al lavoro e quel che si vedono sono metastasi. In pochi denunciano da anni il corso delle cose, per molti la questione semplicemente non esiste. Chiacchiere, quisquilie, pinzillacchere: non disturbate il manovratore. Anche se mettono a tacere il dissenso, anche se ti massacrano di botte in pieno giorno per far vedere quanto vali tu e quanto valgono loro. Anche quando ti bruciano l’auto e qualcuno lassù decide se sei importante o meno a seconda di quanto veloce è il rilascio della concessione edilizia che ti interessa.

Ma davvero qualcuno crede che siano quisquilie e pinzillacchere precompilare diciotto foglietti con tre nomi e cognomi variamente combinati, passarli ai consiglieri comunali di maggioranza (compreso il sindaco che non vede non sente non parla) ed eleggere così l’intero collegio dei revisori contabili del Comune, senza sentire non dico la decenza ma almeno il pudore di riconoscere che la minoranza è parte integrante della vita democratica? È quisquilia e pinzillacchera vedere il deprimente spettacolo di un sindaco che in trasmissioni televisive (magari a pagamento pubblico!) lancia messaggi allusivi e denigratori contro esponenti di minoranza, rei di essere l’unico ostacolo tra la realtà e il paradiso promesso? È questione da nulla subire il linguaggio greve di un primo cittadino che non fa nomi e cognomi ma manda a dire, dà ad intendere, lancia segnali in codice? È quisquilia o pinzillacchera aver sentito con queste orecchie, all’indomani del pestaggio estivo ai danni del conduttore di Radio Regio, un collaboratore stretto del sindaco e un importante assessore mettere in dubbio l’aggressione, ritenerla finanche una simulazione o, nella migliore delle ipotesi, una «presunta aggressione»? Ancora: è quisquilia, pinzillacchera o involontaria comicità sentir dichiarare ad un presidente del consiglio comunale che «in consiglio non si fa politica» (vedi lo scorso numero di questa rivista)? E, di grazia, quale capocomico ha suggerito al sindaco la frase finale della lettera inviata al Prefetto e al Comando Provinciale dei Carabinieri con cui è stata chiesta (tardiva) protezione per Dipalo, nella quale si legge «detti episodi (l’incendio dell’auto del giornalista, ndc) potrebbero essere stati favoriti dal tono politico non corretto di alcuni rappresentanti politici locali» se è vero che è dalla sua parte politica e da egli stesso che giungono gli attacchi più duri al giornalista in questione? Non è quisquilia né pinzillacchera ma pura e semplice verità che il primo cittadino in persona, del resto, pochi mesi prima abbia stanziato fondi pubblici e di tutti per pagare un noto avvocato barese per agire, in sede penale o civile, contro le critiche e le accuse rivoltegli da Dipalo, come un novello Re Sole che, investito della carica sindacale per volere di Dio, non può distinguere tra se stesso e la sua funzione di rappresentanza. Insomma, è Totò o sono i nostri amministratori a scrivere, in una prima stesura e nel pieno del fragore mediatico dell’apertura dell’inchiesta della Direzione Antimafia su Altamura (ripetiamo: si ipotizza un intreccio tra criminalità, politica ed affari), che «ogni affermazione lesiva della sola immagine della città di Altamura sarà sicuro oggetto di censura nelle sedi giudiziarie competenti»? Per costoro è più importante la loro faccia della sostanza, di chi siamo, di dove va la comunità che amministrano. Per costoro, per moltissimi, è tutta una voce, una quisquilia, una pinzillacchera.

Per me, per noi NO! Noi, da questi qui, siamo diversi e distanti. Noi siamo altro da chi condiziona, picchia, intimidisce, usa violenza, si rifugia dietro l’allusione, minimizza, giustifica, seda. La nostra cifra è fatta di errori, incertezze, cantonate ma con gli occhi lucidi di chi, con emozione, si ribella al corso delle cose che altri hanno deciso con la forza.

 

Vorrei stendere il mio mantello sotto ai tuoi piedi

Ma sono povero

Ho solo i miei sogni

Ho steso i miei sogni sotto ai tuoi piedi

Cammina con passo lieve

Perché cammini sui miei sogni

(W.B.Yeats)

 

 

Ivan Commisso

 

 

 

* * *

 

 

Intervento pubblicato da Comunità in cammino, giornale delle Parrocchie di Altamura, febbraio 2007.

 

 

ALLA RICERCA DELLA CITTADINANZA PERDUTA

di enzo colonna

 

Noi consideriamo la libertà un fatto scontato, una questione risolta. Non sentiamo il bisogno (salvo qualche breve inquietudine o lamento) di scendere in piazza per rivendicare ed esigere una libertà maggiore o più completa. Tendiamo pure a credere di non poter fare molto “individualmente o assieme agli altri“ per cambiare il modo in cui vanno le cose.

È possibile che l’aumento della libertà individuale coincida con l’aumento dell’impotenza collettiva in quanto i ponti tra vita pubblica e vita privata sono stati abbattuti o non sono mai stati costruiti oppure perché si stenta a tradurre le preoccupazioni private in questioni pubbliche ed a identificare e mettere in luce le questioni pubbliche nei problemi privati.

L’opportunità di mutare questa condizione dipende dal recupero di una agorà: uno spazio né privato né pubblico, ma più esattamente privato e pubblico al tempo stesso. Lo spazio in cui i problemi privati si connettono per cercare strumenti gestiti collettivamente abbastanza efficaci da sollevare gli individui dalle miserie, dalle difficoltà e dalle sofferenze vissute privatamente; lo spazio in cui possono nascere e prendere forma idee quali "bene pubblico", "società  giusta", o "valori condivisi". Il problema è che oggi è rimasto poco degli antichi spazi privati/pubblici e, a dire il vero, non se ne intravedono di nuovi idonei a rimpiazzarli.

La caratteristica più evidente della politica contemporanea – rilevò già alcuni anni fa un filosofo – è la sua insignificanza: «i politici sono impotenti … non hanno più un programma … ambiscono solo a rimanere in carica». Questa politica elogia e promuove il conformismo. E al conformismo si può arrivare anche da soli; non c’è bisogno della politica per uniformarsi. «Perché sopportare politici che non possono promettere niente di diverso?»

La stessa idea di libertà individuale può essere concepita e definita solo pensando al risultato di un incontro tra diversi, al prodotto di un impegno comune e, in quanto tale, può essere difesa e garantita solo collettivamente. Nondimeno, oggi "tendiamo alla privatizzazione dei mezzi per assicurare, tutelare e garantire la libertà individuale", viviamo in un periodo di privatizzazione dell’utopia e dei modelli di bene tale per cui i modelli di "vita buona" o "vita di qualità" tendono a prevalere sul modello di "società buona" o "qualità della vita". Il vero senso della politica (coniugare privato e pubblico o, meglio, tradurre problemi privati in questioni collettive, sottraendo alla solitudine gli individui) rischia così di essere del tutto dimenticato.

Tendiamo a sentirci orgogliosi di ciò per cui dovremmo invece provare vergogna: vivere nell’epoca "postideologica" o "postutopica", mostrare indifferenza per qualunque immagine coerente di società buona e aver barattato la preoccupazione per il bene pubblico con la libertà di perseguire l’appagamento personale. Ma se anche ci fermassimo a riflettere sui motivi per cui la ricerca della felicità raramente dà i risultati sperati, per cui una sensazione di amaro ci resta sempre in bocca anche quando le voglie e gli appetiti personali vengono soddisfatti individualmente, privatamente, non andremmo molto lontano senza richiamare dall’esilio della nostra memoria o coscienza concetti quali bene pubblico, società buona, equità, giustizia, partecipazione, impegno, responsabilità, e così via. Così pure non andremmo molto lontano senza ricorrere alla politica (che attiene alla polis, alla città), senza far uso del tramite costituito dall’azione politica e senza tracciare la direzione che quel tramite dovrebbe seguire.

Le soluzioni a problemi individuali o collettivi non sono mercanzia offerta sullo scaffale di un qualche supermercato, non vengono da sé o da qualcuno. Sono l’esito di un impegno comune, uno stare insieme legato dal tessuto di responsabilità reciproche, legami e solidarietà «laterali», fondate e manifestate nel continuo dialogo. Come le cellule per rimanere in vita devono ricevere continuamente segnali di sopravvivere da parte di altre cellule, allo stesso modo, le persone per sopravvivere devono avere il riconoscimento degli altri (le "carezze" di cui parla Eric Berne). Un dialogo continuo che non punti all’unanimità, ma alla comprensione e rispetto reciproci [«la voce della coscienza, che è la voce della responsabilità, è percepibile – osserva un sociologo dei nostri tempi – solo nella discordanza di suoni dissonanti. Il consenso e l’umanità preannunciano la tranquillità del cimitero; nel cimitero del consenso universale, la responsabilità, la libertà e l’individuo esalano il loro ultimo respiro»], non alla tolleranza, ma alla solidarietà, non all’identità, ma ai reciproci benefici della differenza.

Solo in questa modalità di "vita insieme" gli individui liberi possono trovare sicurezza senza sacrificare la loro libertà. È nell’antica agorà (la piazza, il luogo dei raduni e degli incontri, lo spazio della democrazia), luogo privato e pubblico al tempo stesso, che si potrà tornare a parlare ed agire, ad interrogarsi, a trovare risposte, a rinsaldare legami, a coltivare speranze possibili ed ad essere speranza per altri quando questo possibile non si realizza per sé, a confermare reciprocamente l’impegno che Camus attribuiva alla propria generazione e che è ancora dell’attuale: "impedire che il mondo si sfasci". Solo così anche le sofferenze private potranno essere pensate e vissute come problemi condivisi, comuni, quindi politici.

 

enzo colonna