La proposta delle associazioni.

Il Teatro non deve essere semplicemente
riaperto, è necessario fare in modo che resti aperto. Si
deve evitare che, una volta riaperto esclusivamente grazie all’intervento
finanziario del Comune, si ripropongano in breve tempo le stesse
incertezze e difficoltà che hanno determinato la chiusura
del teatro otto anni fa’. Per questo motivo, chiediamo a chi
può decidere che ora vanno risolti contestualmente i problemi
legati all’assetto giuridico della proprietà ed alla
futura gestione. Invitiamo Amministrazione comunale e Consorzio,
uniti ora nelle trattative, ad individuare una soluzione moderna,
originale, senza rinchiudersi in un gioco a due e senza lasciarsi
prendere dalla morsa dell’alternativa o della contrapposizione
pubblico/privato. Tra questi due termini di riferimento, la moderna
realtà culturale e giuridica offre una serie di soluzioni
che consentono contestualmente di riconoscere il ruolo storico svolto
dal soggetto privato (il Consorzio), di tener conto delle funzioni
e dei doveri cui è tenuto l’ente pubblico (il Comune)
e soprattutto di rispettare i diritti dell’intera comunità
cittadina.

La nostra proposta è ispirata
al buon senso ed all’idea del rispetto dei diritti di un’intera
comunità. Un teatro, soprattutto in una città come
la nostra che non ne ha alcuno ed ha un solo cinema a disposizione,
non è un immobile qualunque, non può essere considerato
e trattato alla stregua di un banale condominio, con tanto di quote
e di tabelle millesimali. Vale la pena ricordare che gli attuali
consorziati, appena una settantina di persone, sono solo gli ererdi
di alcuni dei circa 300 cittadini altamurani che nel 1895 aderirono
ad una sottoscrizione pubblica che consentì l’edificazione
del teatro. Volendo utilizzare un’espressione ormai desueta,
ma per noi ancora carica di significato, quella vicenda fu un fatto
di popolo, coinvolse tutta la città, non solo i suoi sottoscrittori:
basti pensare che, quasi programmaticamente, nello statuto originario
del comitato promotore della sottoscrizione si esaltava la volontà
e la necessità di affidare i lavori alle maestranze, agli
artigiani e agli artisti della città; il sipario è
quello dell’ormai scomparso Teatro Comunale "S. Francesco".
Altro che condominio privato, come si legge nell’ultimo statuto
del consorzio!

In ogni caso, noi non chiediamo che
si proceda all’esproprio, che pure diverse leggi consentono
(anche quella sui teatri in condominio), non vogliamo ora contestare
la proprietà in capo al consorzio, sebbene dubbi e perplessità
si possano esprimere. Chiediamo solo che almeno per quanto riguarda
la gestione si recuperi quella dimensione corale e cittadina che
caratterizzò la costruzione del teatro, che si dia spazio
alla città, a quanti svolgono "senza scopo di lucro"
attività culturale, musicale teatrale, ecc. In questa direzione
si muove la nostra proposta di costituire una fondazione di gestione
che riunisca nel suo consiglio di amministrazione rappresentanti
del Consorzio, del Comune e della Comsulta cittadina delle associazioni.
Chiediamo il minimo! Abbiamo evitato, proprio per essere propositivi,
di mettere in discussione l’assetto proprietario. Quella dovrà
essere il frutto di una scelta di politica amministrativa. Vorremmo
però far osservare alla commissione al lavoro che in ogni
caso un eventuale nuovo consorzio, che nascerebbe con il contributo
economico che il Comune si appresterebbe a dare, deve vedere coinvolti
il Comune ed il Consorzio come ente giuridico autonomo. I singoli
consorziati non sono comproprietarii, come pure sostengono nel loro
ultimo statuto. A loro lo Statuto originario del 1895 e quello del
1955, nonché la legge del 1939 sul condominio dei teatri
riconosce unicamente un diritto di palco, vale a dire un diritto
ad essere preferiti nella sottoscrizione degli abbonamenti stagionali.
E’ con il consorzio che il Comune deve scendere a patti, non
con i singoli consorziati. Comunque, ripetiamo, la nostra proposta
si occupa solo della gestione. Alla città interessa non il
contenitore, ma il suo contenuto; non i quattro tufi, ma cosa con
quei quattro tufi è possibile fare. Interessa quindi che
la gestione sia affidata ad un soggetto giuridico che ad un tempo
garantisca i diritti dei privati ed assicuri il teatro alla sua
funzione sociale e culturale ed alla comunità cittadina.

(a cura di enzo colonna)

A chi appartiene il Teatro Mercadante?

A chi appartiene il Teatro Mercadante?
E’ comunale o privato? Domanda ricorrente seppur in sé
piena di limiti.

Se solo, infatti, si riflettesse
sulla natura del Comitato promotore. Se solo si prendesse
in considerazione il contenuto del diritto che fu riconosciuto
ai sottoscrittori dallo Statuto del 1895 (l’unico ad avere
un’efficacia non limitata al gruppo dei consorziati, in quanto
costituiva parte integrante della Convenzione del 1895 in virtù
di un richiamo espresso). Se solo si desse giusto risalto alla
misura ed alle forme del coinvolgimento della città nell’edificazione
del Teatro. Se solo si tenessero presente le motivazioni e le
intenzioni dei promotori espresse nella Premessa allo Statuto
del 1895. Ebbene, se si tenesse presente tutto ciò (su
cui ci si è soffermati nel dossier dedicato agli statuti),
la conclusione naturale ed obbligata sarebbe una sola: il Teatro
appartiene costitutivamente, culturalmente, emotivamente e funzionalmente
alla comunità altamurana, non – si badi – all’Ente
Comune.

Se solo si cessasse di parlare e
di litigare sulle "cose", sulle "quattro mura"
che formano un "recinto" (ma non definiscono una proprietà
o un bene). Se si ripercorressero, invece, le linee del ragionamento,
moderno e lungimirante, seppur avviato un secolo fa’ dai
nostri avi. Se, dunque, si ritornasse a discutere sugli obiettivi,
sugli interessi della città, sul "bene" racchiuso
nelle "quattro mura", sul contenuto e non sul contenitore,
sulla funzione che qualifica una "cosa" e definisce
un "bene". Ebbene, solo allora, si comprenderebbe che
un Teatro come il Mercadante è difficilmente riconducibile
alle rigide categorie del "pubblico" e del "privato".

Si potrebbe affermare di essere
in presenza di un bene privato con funzioni ed interessi pubblici
oppure, con formula perfettamente simmetrica ed altrettanto corretta,
un bene pubblico su cui gravano interessi privati: la sostanza,
però, non cambia. Il problema vero è allora quello
(usando le parole del professor Michele Costantino che segue la
vicenda del Teatro Petruzzelli di Bari) di capire come è
possibile "raccordare interessi privati, collettivi e pubblici
nel risolvere i problemi della ricostruzione e della futura gestione".

Per fare questo è necessario
inventarsi un luogo giuridico e, prima ancora, fisico in cui sia
possibile far incontrare (per superarle, senza annientarle!) soggettività
diverse (pubbliche, private, collettive) che si pongono come obiettivo
quello di restituire il Teatro Mercadante alla sua funzione ed
alla città. (enzo colonna)