Abbiamo peccato di presunzione. La presunzione di credere che politica fosse generosità e coraggio. Abbiamo perso. È un fatto.

Siamo stati generosi con i partiti e i rappresentanti del centrosinistra che, dopo un decennio di opposizione, avrebbero dovuto riconoscere e riconoscersi nel lavoro di anni e anni anziché chiudersi in egoismi e liturgie risolte con la conta delle primarie. Siamo stati generosi con tante persone amiche, alcune delle quali ora esponenti del M5S, che onestamente e coerentemente avrebbero potuto e dovuto riconoscere che cambiamento/miglioramento (fosse solo un solo centimetro in avanti nella direzione del progresso e della speranza) era averci al governo della città dopo essere stati per loro, per tantissimi anni, sicuri, presenti e costanti riferimenti in anni di battaglie e impegno civile (non siamo migliori degli altri, ma uguali agli altri, no, non lo siamo mai stati!). Siamo stati generosi nei confronti dei nostri avversari a cui, in tutti questi anni, non abbiamo risparmiato critiche, anche dure, ma sempre rispettose delle persone, della loro umanità, dei loro sentimenti, anche nei momenti per loro più difficili, a volte oggettivamente imbarazzanti e inquietanti, e da cui, invece, nella ricerca di un consenso d’accatto, ancora una volta abbiamo ricevuto infamie e volgarità di ogni genere.
L’ho ripetuto l’altro giorno. Non siamo tutti uguali, come non lo siamo stati in questi anni [ricostruiti parzialmente qui: www.enzocolonna.com]. Ho avuto la netta percezione che avremmo perso nel momento in cui, proprio le persone che ritenevamo più consapevoli e sensibili, ci accomunavano – per calcolo, per posizionamento politico, per opportunismo, per comodità retorica, per pigrizia – a tutti gli altri, in un’indistinta e informe massa nauseabonda.

Cosa credevamo, che fossero elementi vincenti generosità e coraggio, quando a dominare la scena sono sempre più calcolo, egoismo, opportunismo? Abbiamo peccato di presunzione e abbiamo perso. Questo è! Lo riconosco.

Ed ora, che fare? Non so. Mi sento di mettervi a parte di un paio di cose strettamente personali.
1) Ho speso tantissime energie, perché conosco e pratico da decenni ormai, nonostante i pregiudizi di alcuni e le mie corazze, l’umiltà dei militanti e perché, anche se non ero a guidare la coalizione, sentivo il dovere di difendere il durissimo lavoro di questo decennio e di conquistare la possibilità di essere messo alla prova del governo (che mi è sempre mancata), la sfida di dimostrare che nell’inappagante alternativa tra il “non far nulla” e il “far male” c’è la terza virtuosa via di “fare bene le cose”.
2) Mi spiace molto per le migliaia di persone, persone semplici, quelle che conoscono e sanno riconoscere a pelle il lavoro quotidiano, che hanno riposto una straordinaria fiducia e speranza nelle mie energie. Mi spiace che il risultato ottenuto (primo dei non eletti nella circoscrizione di Bari con poco meno 4000 voti) non sia stato all’altezza di questa ambizione.
3) Io e tanti amici e compagni del mio percorso politico probabilmente abbiamo sbagliato. Non so, ma è umano, comprensibile dunque. C’è una bella differenza, però, tra il rischiare di vivere ed il rischiare di morire. Sono convinto, cioè, che si muore perché e quando si è perduto l’interesse alla vita. Chi invece si rifiuta di vedere amputata la vita, sacrificata o condizionata dall’interesse di pochi, proprio perché non vi è rassegnazione, né castrazione in una tale prospettiva, ma al contrario speranza, può anche rischiare di perderla; succede! Ma se vince, vive meglio e più di altri. Non siamo votati alle sconfitte, ma la mettiamo in conto, come rischio possibile di battaglie che vanno combattute per tentare la vittoria.
4) Non so se ci saranno e quali saranno le forme del mio futuro impegno politico e civile. So solo che ora, dopo averlo evitato in campagna elettorale per scongiurare il sospetto di una squallida strumentalizzazione, voglio dare una mano alla famiglia di Domi. So solo che, se impegno deve essere, deve essere per dare un’opportunità ai nostri giovani e sostenere il mondo del lavoro.

Chiudo. Vi confesso un altro mio difetto. L’orgoglio. Un sentimento bellissimo, per una scrittrice cara a mia madre. Non so se sia così. So solo di essere orgoglioso di aver vissuto la politica come un atto di generosità. Ritengo la generosità di un dovere. Per i nostri affetti, per le persone più care, per chi ci sta vicino, per chi ci ama o rispetta. Perché gli anelli di quella lunga catena che ci unisce e unisce le generazioni non si spezzino. Nella politica, come nella vita, dobbiamo cercare di onorare l’orgoglio che leggiamo negli occhi dei nostri genitori, l’affetto delle nostre compagne e compagni di vita e di essere l’orgoglio dei nostri figli.
Ecco, da questo punto di vista, io sto bene. La mia competizione elettorale l’ho vinta un paio di giorni fa, quando i miei figli mi hanno passato un biglietto, la loro scheda, in cui c’era la loro dichiarazione di voto con relativa motivazione: “Per Altamura pulita votiamo Enzo Colonna”.
Ecco, così sto bene.

Ringrazio la mia compagna di vita. Sono fortunato. Ringrazio mio fratello che ritrovo sempre quando estremo è il bisogno. Ringrazio le amiche e gli amici di sempre, quelli di Aria Fresca, le compagne e i compagni di ABC. È stato un onore, mi hanno arricchito. Ringrazio chi mi ha votato e sostenuto, chi avuto la parola giusta, chi ha consumato un gesto buono e affettuoso, tra cui tantissime persone che non ho avuto ancora il piacere di conoscere personalmente.
Aliti di speranza. Sì, siete per me speranza.

Altamura, 15 giugno 2015

enzo colonna

P.S.: Un carissimo abbraccio ad Antonello Stigliano, che ho sostenuto. Buon lavoro al nuovo Sindaco Giacinto Forte..