PROPOSTA DI LEGGE SU VACCINAZIONI: ASSICURARE EFFETTIVITÀ DELL’OBBLIGO SOLO PER I BAMBINI DI ASILI NIDO E SCUOLE INFANZIA

Sulla materia delle vaccinazioni tanta disinformazione, tanta mistificazione, tanta strumentalizzazione politica.
In consiglio regionale si sono tenute due sedute di audizioni, ascoltando voci e opinioni diverse. Nella nota che riporto più avanti spiego la mia posizione, già espressa nei mesi scorsi, che è in linea con la normativa statale e propone una soluzione che è stata condivisa dal Consiglio di Stato con un’ordinanza depositata proprio ieri.
Torno a ribadire, comunque, che le vaccinazioni obbligatorie sono quelle (4) definite da leggi statali. A livello regionale, nessuno ha intenzione di rendere obbligatorie altre vaccinazioni, né potrebbe farlo. Le vaccinazioni rispondono ad un’esigenza di precauzione dell’intera comunità. Grazie alle vaccinazioni, nel corso degli ultimi decenni, sono state pressoché cancellate malattie che nella storia hanno fatto milioni di vittime e le fanno tuttora, purtroppo, in paesi lontani dai nostri livelli di sviluppo, benessere, prestazioni sanitarie.
Altrettanto chiara è la pur ridottissima eventualità di reazioni avverse, effetti collaterali anche molto gravi e dolorosi. Effetti e rischi presenti, in numeri ben maggiori, in ogni assunzione di qualsiasi farmaco, anche il più banale. Si tratta di scelte. Da fare con responsabilità. Immaginiamo se improvvisamente tutti decidessimo di non vaccinare i bambini? Faremmo precipitare la nostra società nel buio dei tempi in cui erano “normali” malattie come poliomielite, difterite, ecc..
Si tratta di scegliere. E le scelte sono sempre dolorose. La vita è responsabilità, verso gli altri e verso noi stessi. La favolosa vita descritta da chi “accarezza” le insicurezze, le paure, i dolori o l’ignoranza degli altri, sfruttandole in chiave di ricerca di consenso politico, e parla di diritti e non di obblighi, di libertà confondendola per liberazione dagli altri, di autonomia dimenticando che ogni nostra scelta ha implicazioni nella vita degli altri… beh, quel “favoloso” mondo semplicemente non esiste, è una menzogna.
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PROPOSTA DI LEGGE SU VACCINAZIONI: ASSICURARE EFFETTIVITÀ DELL’OBBLIGO SOLO PER I BAMBINI DI ASILI NIDO E SCUOLE INFANZIA

Questa mattina si è consumato il secondo appuntamento dedicato alle audizioni, nell’ambito della prima e terza Commissione consiliare, esperti e rappresentanti di associazioni sulla proposta di legge a firma dei colleghi Amati, Zinni, Abaterusso e Blasi “Disposizioni per l’esecuzione degli obblighi di vaccinazione dei minori”.
Ringrazio i presidenti delle due commissioni, Amati e Romano, per quest’utile approccio all’esame di una materia particolarmente sensibile.
La proposta di legge, ricordo, prevede il divieto di accesso alle strutture che offrono servizi educativi, pubblici e privati, per tutti i minori che non hanno adempiuto agli obblighi vaccinali previsti dalla legislazione statale vigente.
In merito alla proposta di legge ribadisco che ne condivido i motivi ispiratori, ma la mia iniziativa consiliare si muoverà nella direzione di prevedere alcune significative modifiche alla impostazione che è stata data al disegno di legge:
1) Si dovrà prevedere che l’assolvimento dell’obbligo di vaccinazione sia requisito di accesso solo agli asili (nido e infanzia), pubblici e privati che beneficiano di contributi e finanziamenti pubblici. In pratica si tratta della fascia di età 0-6 anni.
2) Per i minori di età superiore (6-16), invece, l’accesso ai percorsi scolastici rientranti nell’istruzione obbligatoria non può essere condizionato alla positiva verifica dell’assolvimento dell’obbligo di vaccinazione. In tal senso, si esprime anche la normativa nazionale che, a partire dal 1999, prevede che “la mancata presentazione della certificazione (vaccinale) non comporta il rifiuto di ammissione dell’alunno alla scuola dell’obbligo o agli esami”; nel caso di mancata presentazione della certificazione o della dichiarazione sostitutiva da parte dell’interessato, il dirigente scolastico entro cinque giorni è tenuto a comunicare la circostanza all’azienda unità sanitaria locale di appartenenza dell’alunno ed al Ministero della salute, per gli opportuni e tempestivi interventi (dpr n. 355/1999).
3) È necessario, in ogni caso, promuovere interventi di carattere tecnico-regolamentare diretti a migliorare il livello informativo prevaccinale degli utenti su finalità, necessità ed eventuali rischi delle vaccinazioni e soprattutto a migliorare la gestione del rifiuto alla vaccinazione, attraverso il personale dei dipartimenti di prevenzione e la rete dei medici pediatri di base.
Con tali modifiche e integrazioni al disegno di legge, ritengo, è possibile contemperare e assicurare, ad un tempo, la tutela della salute collettiva e il diritto del minore all’istruzione e alla formazione, entrambi costituzionalmente garantiti, così da scongiurare il rischio che l’eventuale scelta dei genitori di non effettuare le vaccinazioni (quelle per cui sussiste un obbligo sancito dalla normativa statale), possa tradursi in un irreversibile pregiudizio del minore stesso nel proprio percorso di crescita e formazione.
La tutela della salute collettiva, mediante l’effettività dell’obbligo di vaccinazione sancito dalla normativa statale e il diritto del minore all’istruzione e alla formazione sono entrambi interessi costituzionalmente garantiti di cui è necessario tener presente.
Peraltro, quest’approccio finalizzato a limitare l’introduzione del divieto di accesso alle strutture educative, unicamente ai bambini della fascia d’età 0-6 anni (quindi asili nido e scuole per l’infanzia) è stato confermato con provvedimento depositato proprio oggi dal Consiglio di Stato, che si è occupato della legittimità dell’obbligo di vaccinazione introdotto dal Comune di Trieste per l’accesso ai servizi educativi comunali da 0 a 6 anni, dagli asili nido alla scuola materna.
Nell’ordinanza, il Consiglio di Stato ha evidenziato come l’obbligo di vaccinazione, oltre ad essere coerente con il sistema normativo generale in materia sanitaria e con le esigenze di profilassi imposte dai cambiamenti in atto – quali la minore copertura vaccinale in Europa e l’aumento dell’esposizione al contatto con soggetti provenienti da Paesi in cui anche malattie debellate in Europa sono ancora presenti – non si ponga in conflitto con i principi di precauzione e proporzionalità e ha rilevato altresì come il principio di precauzione, secondo cui in presenza di un’alternativa che presenti un rischio per la salute umana non dimostrato ma neppure smentito dal sapere scientifico, il decisore pubblico deve optare per la soluzione che neutralizzi o minimizzi il rischio, in questo caso, opera a tutela della salute pubblica e in particolare della comunità in età prescolare, prevalendo sulle prerogative sottese alla responsabilità genitoriale.