ANCORA A PROPOSITO DELLE ATTIVITÀ AGRICOLE NON PROFESSIONALI

Torno sulla questione attività agricole non professionali (quella svolta, come si usa dire oggi, dai cosiddetti hobbisti), che sto seguendo da diversi giorni, per chiarire alcuni aspetti tecnici di carattere normativo e fornire alcuni aggiornamenti.

Il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (l’ultimo DPCM, quello di una settimana fa) contenente le disposizioni sulle misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da COVID-19, applicabili sull’intero territorio nazionale consente “solo gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero per motivi di salute” [art. 1, comma 1, lett. a] e poi individua una serie di attività e servizi non sospesi, che quindi giustificano gli spostamenti.
Tra queste non è espressamente contemplata l’attività agricola svolta da chi non ha la qualifica di imprenditore, coltivatore o lavoratore agricolo.
Stabilisce altresì che “si continuano ad applicare le misure di contenimento più restrittive adottate dalle Regioni” (art. 8, comma 3), possibilità prevista per le Regioni dal precedente Decreto Legge n. 19 del 25 marzo 2020 solo nelle more dell’adozione dei DPCM e con efficacia limitata fino a tale momento, in relazione a specifiche situazioni sopravvenute di aggravamento del rischio sanitario verificatesi nei loro territori.
La formulazione del DPCM prevede, dunque, che le regioni possano solo adottare misure più restrittive rispetto a quelle del Governo nazionale, ma non prevede la possibilità di derogare ai divieti statali.

In altri termini, non è la Regione a vietare tali attività, ma la normativa statale sull’emergenza. La Regione non ha introdotto nessun divieto per i cosiddetti hobbisti.

Ebbene, a fronte di questo quadro normativo così rigido, sono due le principali iniziative in corso per andare incontro alle istanze di tanti cittadini che svolgono in modo non professionale l’attività agricola.

La prima (di cui ho dato conto ieri https://www.facebook.com/enzo.colonna.9/posts/10221555210340463) è quella che il Parlamento sta mettendo in campo, con l’introduzione, in sede di conversione del Decreto Legge “Cura Italia” (D.L. 17 marzo 2020, n. 18), di modifiche finalizzate a consentire specifiche attività agricole anche da soggetti non professionali, in particolare quelle indispensabili nel contrasto alla Xylella o tutti gli altri interventi di manutenzione necessari al fine di evitare il rischio di incendi derivante dalla mancata cura dei terreni.

Sulla seconda si sta lavorando in Regione. Una soluzione, non semplice, che, per un verso, possa considerare le esigenze di quanti svolgano attività agricola non in maniera professionale e, al contempo, non sia in contrasto con le disposizioni statali, prima richiamate, che vincolano fortemente le regioni.

Su questo tema, ribadisco, l’attenzione, mia e delle strutture regionali, è stata ed è alta e, perciò, continuerò ad aggiornare e dar conto degli sviluppi di queste iniziative.