2 GIUGNO 2021, NELLA GIORNATA DELLA REPUBBLICA IL LICEO CAGNAZZI INAUGURA IL LABORATORIO-ARCHIVIO “GLI STRUMENTI DELLA SCIENZA”. UNO DEI 37 “LUOGHI IDENTITARI DI PUGLIA” FINANZIATI DALLA REGIONE.

Mercoledì 2 giugno 2021, giornata di soddisfazione collettiva. Verrà inaugurato l’Archivio-Laboratorio “Gli Strumenti della Scienza ”. È stata infatti completata la realizzazione di un progetto elaborato dal Liceo “Cagnazzi” di Altamura e finanziato, originariamente, con 30.000 euro dalla Regione Puglia nell’ambito della misura “Luoghi Identitari di Puglia”. Il soggetto beneficiario del finanziamento regionale è stato il Comune di Altamura, in quanto proprietario dell’immobile, che ha destinato al progetto anche risorse proprie pari a circa 10.000 euro, per cui sono grato.
📌 La soddisfazione e la felicità sono anche molto personali, intime, avendo dedicato a questo obiettivo non poche energie e impegno per circa due anni e mezzo, sin dall’elaborazione della misura regionale, a cui sono seguiti numerosi incontri, interlocuzioni, incertezze e difficoltà da superare.
✅ Si tratta di una iniziativa regionale, avviata due anni e mezzo fa, che era indirizzata agli istituti scolastici pugliesi e finalizzata a incentivare la tutela attiva e la fruizione consapevole del patrimonio storico-culturaie da parte dei più giovani, che ha visto finanziati 37 interventi in tutta la regione, di cui 7 nel barese compreso appunto quello proposto dal Liceo Cagnazzi (i restanti, a Toritto, Acquaviva delle Fonti, Grumo Appula, Adelfia, Mola, Noicattaro). Ulteriori informazioni possono essere recuperate dai miei aggiornamenti di cui faccio una parziale rassegna in coda a questo testo.
✅ È un bel progetto elaborato e proposto dal Liceo Classico, che prevede interventi finalizzati a dare valore, rendendola fruibile, a una sezione dell’ex Convitto Cagnazzi con la realizzazione di un Archivio/Laboratorio dedicato alla ricca e preziosa collezione dello storico laboratorio scientifico della scuola: circa 400 antichi strumenti scientifici, conservati nell’Istituto Cagnazzi fin dalla sua fondazione (fine del XVIII secolo).
✅ Ricordo che oltre un anno fa fu completata la realizzazione di una piattaforma web che contiene foto, schede informative e, in alcuni casi, anche video dei pezzi della collezione [rinvio alla nota dell’8 febbraio 2020 segnalata in calce]. Un’operazione, quindi, collegata al progetto dell’Archivio/Laboratorio, ma resa possibile grazie a un altro e precedente finanziamento regionale di 15.000 euro concesso al Liceo nell’ambito di una misura che sviluppammo assieme all’Assessore regionale all’Istruzione, Sebastiano Leo, e alla Sezione “Istruzione e Università” diretta dall’arch. Marella Lamacchia (a loro rinnovo i miei ringraziamenti), finalizzata a promuovere e sostenere la qualificazione dell’offerta culturale, formativa ed educativa nelle scuole pugliesi (di cui hanno beneficiato diverse scuole altamurane).
✅ Con il secondo finanziamento di 30.000 euro ottenuto per il Liceo di Altamura nell’ambito della misura “Luoghi Identitari di Puglia” si è effettuato un intervento più organico che ha consentito l’allestimento degli ambienti che ospiteranno l’Archivio/Laboratorio, quindi la collezione degli strumenti conservati dal Liceo, un patrimonio storico di eccezionale valore che così potrà essere meglio conosciuto anche a scopi didattici.
✅ Non c’è migliore e più grande gratificazione che vedere, con l’opera realizzata, la concreta attuazione del proprio lavoro, in questo caso di una innovativa e interessante misura regionale elaborata dalla Sezione regionale “Valorizzazione Territoriale” assieme all’allora Assessore Loredana Capone, che ho contribuito a definire, che ho sostenuto e seguito e che consentirà di realizzare interventi significativi di valorizzazione e fruizione di beni culturali e luoghi simbolo di tante città pugliesi, come l’ex Convitto Cagnazzi di Altamura, grazie alle idee progettuali elaborate e proposte dalle scuole. È un bellissimo risultato che siamo riusciti a conseguire per Altamura. Ci sono motivi per andare orgogliosi ed essere felici.
✅ Quanta opera, quanto ingegno, quanta vitalità dell’uomo, sono in questo lavoro, in questi pezzi, in questi progetti. Nel tempo si fanno storia, vita vissuta. La loro riscoperta e conoscenza, la loro restituita fruizione, con l’attivo coinvolgimento dei nostri ragazzi è “legna da ardere”, legna che deve attizzare e alimentare nel presente il “fuoco” della curiosità, della conoscenza, dell’ingegno. Della vita, insomma. I beni storici e culturali non sono “pezzi da museo”, da impolverati archivi, mummificate rappresentazioni, impenetrabili teche. Non possono e non devono limitarsi ad evocare il passato. Al contrario evocano futuro, capacità di creare futuro, quindi chiamano all’impegno nel presente, che è l’unico tempo che ci è dato, per generare nuove energie, nuovi ingegni, nuove opere.
📌 Anche per questo, mi sembra molto felice e simbolicamente significativa la scelta operata dal Liceo di far coincidere il momento inaugurale con la giornata dedicata alla Festa della Repubblica.
La Repubblica è il suo Popolo con il suo Patrimonio civile, culturale, storico. Il meglio che abbiamo avuto. Il meglio che possiamo dare.
🤝 C’è questo, ci sono questo tipo di riflessioni nel lavoro e nelle diverse iniziative e leggi che abbiamo sviluppato in Regione, soprattutto con la Sezione regionale “Valorizzazione Territoriale”, al cui personale rinnovo, ancora una volta, la mia gratitudine (per tutti, mi limito a menzionare Silvia Pellegrini, Massimiliano Colonna, Antonio Lombardo, nonché il direttore del dipartimento “cultura e turismo” Aldo Patruno). Ringrazio quanti hanno contribuito a rendere possibile il risultato altamurano, in particolare, il preside Biagio Clemente, il prof. Piero Castoro e gli studenti impegnati nelle attività, gli uffici amministrativi del Liceo “Cagnazzi”; i tecnici coinvolti dalla scuola (gli architetti Michele Forte, Pasquale Gentile, Vincenzo Laterza e l’ing. Domenico Garripoli); il Comune di Altamura, l’Amministrazione comunale e i tecnici del settore “opere pubbliche” Rosa Cirrottola e Vincenzo Martimucci che hanno curato gli adempimenti amministrativi; l’impresa che ha realizzato l’intervento (Coger srl).
ENZO COLONNA
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“la durata è la forma delle cose”
📌 DI SEGUITO LE TAPPE PIÙ SIGNIFICATIVE, ATTRAVERSO ALCUNI DEI MIEI INTERVENTI SUL TEMA:
➡ Gennaio/Febbraio 2019 – Pubblicazione dell’Avviso regionale “Luoghi Identitari di Puglia”:
➡ Marzo 2019 – La Regione, in particolare l’Assessorato all’Istruzione, con un’altra misura assegna un finanziamento di 15.000 euro al Liceo Cagnazzi per attività didattiche legato al progetto di “Museo–Laboratorio delle Scienze”:
➡ 14 Maggio 2019 – Ammissione di 44 candidature di scuole pugliesi alla valutazione di merito nell’ambito della misura “Luoghi Identitari di Puglia”:
➡ 10 Luglio 2019 – Presentazione dei 44 progetti alla Commissione regionale di Valutazione:
➡ 17 Luglio 2019 – Pubblicazione della graduatoria provvisoria:
➡ 30 settembre 2019 – Pubblicati gli esiti finali della valutazione dei progetti:
➡ Ottobre 2019 – Incrementata la dotazione finanziaria per finanziare tutti i 37 progetti valutati positivamente:
➡ 7 Novembre 2019 – Pubblicazione della graduatoria definitiva dei 37 progetti finanziati:
➡ 14 Novembre 2019 – Sottoscrizione dei disciplinari tra gli enti beneficiari del finanziamento e la Regione:
➡ 8 Febbraio 2020 – Presentate le prime realizzazioni del progetto finanziato dalla Regione:
➡ Maggio 2020 – La Regione trasferisce il finanziamento:
➡ 11 Febbraio 2021 – Inizio dei lavori:

The father

Non poteva che essere imperdibile un film (#TheFather di Florian Zeller) che, al suo avvio, ci apre le porte di un appartamento londinese accogliendoci con la straordinaria aria “What Power art thou” del King Arthur di Henry Purcell.
👉 Per chi voglia ascoltarla:
È la dimora di un anziano signore (interpretato da Anthony Hopkins, un attore che è un dono del cielo, in un’interpretazione, quest’ultima, divina!) che con tutte le sue forze oppone una strenua e vana resistenza al deperimento delle sue capacità intellettive. La sua mente lo sta abbandonando.
Quasi tutto il film è ambientato tra le pareti di questa casa. Almeno così sembra! Qui succedono cose inspiegabili. Oggetti scompaiono e ricompaiono. Cambiano i colori delle piastrelle della cucina, che da una scena all’altra ritroviamo ammodernata. La casa si arricchisce di nuovi arredi, poi è improvvisamente svuotata. Spariscono quadri. Gli ospiti che vanno a trovare l’anziano cambiano volto o nome. Anzi, non si capisce più a chi appartenga la casa stessa, a lui o alla unica figlia che cerca di prendersi cura del padre? Chi sono poi quelle persone che trova in casa? La figlia, la badante, l’altra figlia morta anni prima in un incidente, il genero (ma non si erano separati anni prima?), il nuovo compagno. Chi sono, hanno volti e nomi diversi, eppure ricorrenti? La figlia, a momenti alterni, gli comunica che si trasferisce a Parigi e smentisce la circostanza: lo lascia solo, come teme l’anziano? E che ci fa quella simpatica badante con il viso dell’altra figlia che non vede da tempo e di cui non ha notizie, in realtà morta anni prima in un incidente e di cui conserva orgoglioso un quadro che, da una scena all’altra, scompare lasciando solo una traccia sulla parete?
Il prima e il dopo si sovrappongono e si invertono; le situazioni vengono rivissute, due o più volte, ora da una prospettiva, ora dall’altra; porte che danno su ambienti aperti e sconosciuti si rivelano poi nicchie chiuse; la mattina si fa sera da una stanza all’altra.
Tempi, luoghi, gesti e parole sono sempre gli stessi e sempre altri. Ricorrono e si rincorrono. Un vortice sfuggente che segue la fluidità della mente di questo vecchio, ora burbero e sgradevole, ora tenero e affascinante, che arriva, alla fine, ad ammettere a sé stesso di non capire “cosa sta succedendo”. Eppure era stato sempre “molto intelligente”, come vezzosamente ricorda.
Sono saltate le certezze e le solidità dei riferimenti temporali, spaziali e relazionali. Di una vita. Al loro posto, solo smarrimento, incomprensione, vulnerabilità.
Sì, cosa sta succedendo, sfugge a lui e a noi?!
Siamo fuori strada. Tempo, luogo, azione, le canoniche unità aristoteliche, si annullano. La casa non è più la stessa, i ricordi svaniscono, le relazioni si sciolgono, come il tempo nonostante l’anziano signore ossessivamente cerchi di legare al polso il suo vecchio orologio.
Tempo, luogo, azione, relazioni (quelle essenziali) non esistono più se non ricomposti in un’altra dimensione, in una diversa e irriducibile unità.
Il film non rappresenta la malattia, non segue le conseguenze della perdita del controllo razionale di sé. Ci fa entrare nella sfera intima della persona. Tempo luogo e azione sono quelli percepiti attraverso tale prospettiva, la lente dei sentimenti più intimi.
Quello non è l’appartamento del vecchio signore, siamo stati introdotti nella sua mente. Le pareti sono il suo perimetro esistenziale, dei suoi affetti più cari. Le parole, i gesti, i sentimenti sono quelli del tempo in cui passato e futuro si schiacciano più che mai sino ad annullarsi, quello ristretto e sospeso dell’essere pronti a partire, un’ultima volta. Le relazioni non ci sono più, nemmeno nella forma di ricordi. Restano solo come stato primigenio, solo percepito come insostituibile e irrinunciabile, bellissimo, sempre uguale e senza tempo, con il calore della mano e dell’abbraccio di una madre e di un figlio.
In un momento di lucidità finale, arriva la consapevolezza estrema e ineluttabile di fragilità, con un bisogno di protezione che, pur padri e madri, avvertiamo prima o poi e che ci riporta alla condizione di bambini, di figli di padri e madri, chiudendo il cerchio, in cui la fine è segnata dall’inizio, quanto l’inizio è segnato dalla fine. Al principio e alla fine siamo gli stessi, con gli stessi bisogni.
《Chi sono io esattamente? … Anthony? Un bel nome. Me lo ha dato sicuramente mia madre. È lei mia madre?》
《Mi sento come se stessi perdendo tutte le mie foglie … i rami e il vento e la pioggia.》
👉 Per la straordinaria scena finale del film:
Nudi e soli, con l’invocazione alla mamma, la ricerca della sua mano e del suo abbraccio, che ci rassicuri, e l’evocazione del proprio nome quello che lei ci ha dato. La figura della madre, solo avvertita, intimamente, e il proprio nome sembrano evocare l’immane distesa del tempo, del tempo passato e che passa. Le madri e i nomi risalgono il corso del tempo, richiamano l’avo e l’avo dell’avo… e, così, sempre più indietro. Questa “potenza evocatrice”, per dirla con Thomas Mann, ci rivela la nostra identità e la nostra fragilità, che spesso non ci diciamo e confessiamo.
Fuori il tempo è bello, ma dura poco.
P.S.: Visto ieri al Cinema Grande. Sono tornato al cinema dopo diversi mesi difficili. È sempre una bella sensazione.
Sosteniamo i due esercenti cinematografici altamurani (Grande e Mangiatordi). Sono luoghi preziosi.

«Astenetevi dal male e avrete fatto tutto.»

Questo passo di Piero Chiara – che ho ripreso chissà dove e quando e archiviato in quello che nel tempo è diventato una sorta di zibaldone – mi è tornato alle mente leggendo delle “scuse” del Ministro Luigi Di Maio [v. qui:
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«Astenetevi dal male e avrete fatto tutto. Non cercate di fare agli altri ciò che vorreste fosse fatto a voi. Quello che va bene per uno di voi, quasi mai va bene per un altro. Non siate giudici di ciò che occorre, o fa bene, agli altri. La virtù sta nel non fare agli altri ciò che non vorremmo fosse fatto a noi. Non amate il prossimo come voi stessi, che è impossibile e pericoloso. Fareste già molto a non odiarlo, a lasciarlo vivere a modo suo. Se vi schiaffeggiano sulla guancia sinistra, cercate di allontanarvi. Non porgete la guancia destra: sarebbe una provocazione. Pensate a tutto il male che è stato fatto da quando il mondo esiste, o meglio da quando esistono gli uomini. Gli schiaffi, gli omicidi, i soprusi, le vendette, le ingiustizie, i tradimenti, le offese, le guerre, gl’inganni, le male parole, le calunnie, le maldicenze, l’usura, la crudeltà. Poi togliete pure tutto il bene che è stato fatto: la carità, i conforti, i soccorsi, le cure, la giustizia. Vedrete che il bene è solo un tentativo per riparare o evitare il male, una specie di antidoto che il male stesso genera e attiva; e vi convincerete che basterebbe non fare il male perché il mondo diventasse un paradiso». (Piero Chiara)

Male e bene sono tra noi, appartengono allo stesso mondo, si alimentano delle nostre forze e debolezze, nobiltà e miserie, valori e convenienze. Giovanni Falcone è stato un grande giudice e, prim’ancora, un grande pensatore. Credo che sia questa capacità di pensiero ad aver reso grande il giudice. È riuscito, come nessuno prima di lui, a comprendere la mafia. L’ha decifrata, compresa e messa a nudo come fenomeno umano. È questa consapevolezza che gli ha permesso di affrontare e battere la mafia nei processi, senza rifugiarsi in una rappresentazione simbolica, non umana, del fenomeno. Come spesso si faceva e si continua a fare. O consapevolmente avendo così un alibi per non far nulla e lasciare tutto com’è; o inconsapevolmente quasi che confinare il male nella dimensione animale, mostruosa, altra rispetto all’umano, servisse a esorcizzarlo, quindi a spiegare il dolore e la morte.
La liberazione dal male, di cui siamo capaci, implica una nostra capacità. Di resistenza e di azione.

DISTRETTO DEL GRANO DURO, C’È ORA IL RICONOSCIMENTO DEFINITIVO.

Anche questa vicenda ha avuto il suo esito, ricercato e positivo. Nei giorni scorsi è stato deliberato dalla giunta regionale il riconoscimento, in via definitiva, del “Distretto del Grano Duro”, su cui ho più volte aggiornato tra la primavera e l’estate 2020. Nonostante, come sapete, il mio mandato sia terminato da molti mesi, dalla Regione mi hanno informato nei giorni scorsi, sapendo l’attenzione e il sostegno che ho cercato di assicurare alla questione nei miei anni in Regione. Ci sono garbo e sensibilità, soprattutto rispetto per il lavoro svolto, che rendono felici.
👉 Ne avevo scritto qui, nell’aprile 2020, al momento del riconoscimento preliminare:
📌 A seguito della presentazione da parte del Comitato Promotore di un articolato Programma di Sviluppo contenente il dettaglio degli interventi che si andranno a realizzare e dell’istruttoria della struttura del Dipartimento “Sviluppo Economico”, la Giunta regionale ha potuto procedere con il riconoscimento definitivo di questo Distretto.
📌 Il Distretto del Grano Duro, appunto incentrato sulla filiera del grano duro, è promosso dall’Associazione Meridionale Cerealisti, il cui nucleo forte è nel nostro territorio, con base ad Altamura in particolare, e vede aggregate un centinaio di imprese tra aziende agricole, della trasformazione, del trasporto, del commercio e della vendita, laboratori di analisi, oltre ad associazioni di categoria e sigle sindacali, e può contare sull’adesione di importanti gruppi industriali di diverse regioni del mezzogiorno. Questo distretto, tra i suoi obiettivi, punta a realizzare progetti che agevolino scambi commerciali (come una fiera internazionale del settore cerealicolo, corsi di formazione), a creare un comitato scientifico multidisciplinare, a mettere in campo progetti formativi, culturali e di ricerca tecnologica.
📌 I Distretti del Cibo sono stati introdotti a livello nazionale con la finanziaria per il 2018 (art. 1, comma 499, della legge n. 205/2017) come evoluzione dei distretti produttivi legati all’agroalimentare e perseguono l’obiettivo di promuovere lo sviluppo territoriale, la coesione e l’inclusione sociale, favorire l’integrazione di attività caratterizzate da prossimità territoriale, garantire la sicurezza alimentare, diminuire l’impatto ambientale delle produzioni, ridurre lo spreco alimentare e salvaguardare il territorio e il paesaggio rurale attraverso le attività agricole e agroalimentari. Si tratta dunque di uno strumento di aggregazione e coordinamento di realtà produttive, organizzazioni ed enti, a diversi livelli, allo scopo di meglio conoscere, diffondere e valorizzare le produzioni del settore agroalimentare che in particolare la Puglia può vantare.
📌 Ricordo che, tra i sette che ottennero il riconoscimento preliminare oltre un anno fa, quattro erano i Distretti del Cibo pugliesi che interessano il territorio murgiano, il cui iter ho avuto modo di seguire:
✅ Due, di iniziativa pubblica, sono stati promossi rispettivamente dal Parco Nazionale dell’Alta Murgia e dalla Città Metropolitana di Bari (quest’ultimo approvato definitivamente da parte della Giunta regionale giugno 2020).
✅ Gli altri due sono frutto di iniziative private, molto interessanti perché nate e mosse dal basso:
➡ appunto il Distretto del Grano Duro promosso dall’Associazione Meridionale Cerealisti e ora riconosciuto in via definitiva
➡ e il Distretto Interregionale “Agroecologico delle Murge e del Bradano” approvato in via definitiva il 2 luglio 2020, come scrissi qui ad esempio:
che è nato dall’aggregazione di numerose piccole realtà produttive, della ristorazione e associative, ubicate a cavallo tra la Murgia e la fossa bradanica (nord della Basilicata), in un’area di circa 250 mila ettari, ispirate alla metodologia della agricoltura biologica, dei prodotti di qualità e di “filiera corta”, consumati cioè non distanti dal luogo di produzione.
📌 Sono particolarmente felice per il lavoro che si è sviluppato su questi importanti strumenti. Ora, dopo quello “Agroecologico delle Murge e del Bradano”, anche il Distretto del Grano Duro, con il riconoscimento definitivo, potrà avviare le attività previste nel suo Programma di Sviluppo, contribuendo a difendere e rafforzare il settore dell’agroalimentare dei nostri territori.
📌 Ringrazio la giunta regionale, in particolare l’assessore allo sviluppo economico Alessandro Delli Noci e lo staff del relativo dipartimento, in particolare la dott.ssa Claudia Germano, che ha curato, con grande professionalità e puntualità, l’iter di questi provvedimenti. Ringrazio quanti hanno promosso la nascita di questo Distretto, in particolare l’Associazione Meridionale Cerealisti a cui vanno i miei

complimenti e saluti per il tramite del suo presidente Nunzio Panaro.

Un senso di fragilità

Il periodo è così. Di perdite e sofferenze, lacerazioni e difficoltà, indifferenza, aggressività e recriminazioni, quindi solitudini. Che poi è nella solitudine che si vede meglio l’essenza autentica delle cose e dei rapporti.
Il periodo è così. Almeno così lo avverto. Un senso di fragilità che prende e morde l’anima, prim’ancora che il corpo, che soli, ancor più se soli, si affronta.
Le nostre bacheche fisiche e mentali, pure quelle social, si affollano di ricordi, momenti e persone che non ci sono più, a cui, per vari motivi, eravamo legati, che ci hanno detto qualcosa, da cui abbiamo imparato qualcosa, che ci hanno resi, tanto, un po’, quello che siamo.
Riferimenti familiari, ideali, culturali. Quasi che nel recupero di quella memoria sia un estremo gancio con la realtà, un siamo stati quindi siamo. Nel recupero del senso del tempo, passato e che passa, in questa “durata”, la possibilità o speranza di trovare la “forma” delle cose, della propria esistenza, smarrite nel presente.
C’è anche altro, spesso, deteriore. È l’incapacità di cogliere l’importante e il buono nelle persone e in quello che incrociamo nella nostra vita, se non quando vengono a mancare. A pensarci è un tratto molto significativo dei tempi. Non è ipocrisia. Anche questa. È piuttosto la perdita della generosità, il pericoloso ripiegamento su stessi, che ci fa scoprire e dare un valore solo quando questo viene meno, quindi quando quel valore viene “conteggiato” come perdita, non in sé, ma per sé. La prospettiva è egocentrica. Ci si domanda quali sono state le attenzioni e le parole quando era il tempo? Quali le parole e attenzioni quando si era in tempo perché quelle fossero lenimento per l’altro?
A me piace il culto dei defunti. Lo pratico ogni giorno con le persone più care che non ho più, fisicamente, accanto a me. In primo luogo mio Padre e mia Madre. Il mio Maestro di vita e di diritto. E poi una serie di riferimenti, della mia formazione ideale, umana, politica e culturale. Un culto che impegna a sforzarsi di essere all’altezza dell’amore, dell’affetto, dell’orgoglio o dell’amicizia che ci riservavano da vivi. I nostri defunti non sono immaginette o santini. I sentimenti e le qualità che in loro riconoscevamo e amavamo vanno vissuti, fatti vivere, devono animare la vita quotidiana. Praticate, messe in pensieri e azioni.
Un culto vivo e vivificante perché mi ricorda costantemente che le parole, i sentimenti, l’affetto, l’amore li dobbiamo rivolgere ai vivi. A questi vanno riservati ed esternati. Alimentano le relazioni, alimentano le persone, le tengono in vita, sono impulsi di vita. Le parole, ai morti, non servono. Ai vivi, sì.
Spesso ricordo la “cecità” di Saramago: il male, l’urgenza, dei nostri tempi è l’indifferenza. Ci fa regredire a uno stato animalesco e uccide. Per questo si deve andare avanti, con la fatica della stagione, con il peso di parole negate o ingrate, con la convinzione che non basta alimentare la speranza, pratica diffusa e spesso controproducente, disturbante, distorcente. Tocca assolvere, invece, il dovere di essere speranza, per tanti, pochi, pochissimi, per una sola persona. Anche quando, quella speranza, non la si ha per sé.

Marco Pannella

A cinque anni dalla morte, 19 maggio 2016, quattro pagine dedicate dal Foglio, due giorni fa, a Marco Pannella. Con scritti e interviste del 1968, 1973, 1974, 1975, 1991, 2011. Intuizioni, riflessioni e parole, fresche e attuali anche a distanza di molti anni.
«siamo gente d’altri tempi, speriamo futuri»

Abbiamo una Costituzione bellissima e chiarissima

Abbiamo una Costituzione bellissima e chiarissima e ci perdiamo, perdendoci, in discussioni su quote, colori, declinazioni, rosa, bianco, nero, bi, omo, trans, etero, lesbo, razze, religioni, sessi, orientamenti, generi… frammentando concetti, frantumando l’unità, l’unicità e l’irriducibilità del concetto di persona. Un pericoloso processo di tipizzazione dell’umano che ci fa credere di essere liberi e per la libertà e invece ci imbriglia in categorie, sezioni, tipologie. Un processo di banalizzazione anche dei corpi, strumenti di profilazione e targetizzazione. Un processo che ci illude con i diritti e invece ci vuole fuori dal diritto che è relazione, rapporti, faticosa e necessaria capacità di stare insieme, come genere umano, come persone.
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《Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.》 (art. 3, primo comma)

INFRASTRUTTURE VERDI NEL QUARTIERE PARCO SAN GIULIANO, APPROVATO IL PROGETTO ESECUTIVO FINANZIATO NEL 2018 DALLA REGIONE CON 1,3 MILIONI.

Apprendo con piacere, dall’albo pretorio comunale online, che è stato approvato il progetto esecutivo candidato dal Comune di Altamura nell’ambito del bando relativo alle infrastrutture verdi pubblicato dalla Regione all’inizio del 2018. Con il medesimo provvedimento, il dirigente del 3° settore comunale “sviluppo e governo del territorio”, arch. Giovanni Buonamassa, ha avviato la procedura di individuazione dell’impresa che dovrà eseguire i lavori (procedura negoziata con invito di dieci operatori sorteggiati sulla piattaforma Empulia tra le imprese iscritte
nell’elenco degli operatori di fiducia del comune). Ringrazio quanti, a vario titolo, ci hanno lavorato (nelle immagini, tutto lo staff).
Questa idea progettuale si collocò tra le prime dieci ammesse a un finanziamento regionale a seguito del bando con cui la Regione Puglia nel febbraio 2018 aveva destinato complessivamente 13 milioni di euro per finanziare la realizzazione di infrastrutture verdi.
Fu candidata entro il termine dell’8 giugno 2018 e si classificò all’8° posto, tra le complessive 85 candidature pervenute in Regione.
La graduatoria regionale fu pubblicata tra ottobre e novembre 2018. Ne avevo dato conto qui:
👉 Ottobre 2018 / Approvazione graduatoria provvisoria delle candidature.
👉 Dicembre 2018 / Approvazione graduatoria definitiva delle candidature.
Un risultato frutto di un ottimo lavoro, sostenuto dall’allora Commissario Vittorio Lapolla, del Settore comunale “Sviluppo e governo del territorio” e di un processo partecipativo condotto dal giovane e motivato gruppo di Iperurbano con tecnici e cittadini che attivamente hanno sostenuto e sviluppato questa progettualità.
Un obiettivo che ho accompagnato e sostenuto, giorno dopo giorno, sin dalla pubblicazione dell’Avviso regionale e su cui ho aggiornato in numerose occasioni.
Uno straordinario risultato, considerata l’alta partecipazione al bando. Altamura ottenne un cospicuo finanziamento (1.300.000 euro, il massimo previsto dal bando) a copertura totale dei costi di realizzazione di questo intervento.
Il progetto è finalizzato a dotare di superfici verdi attrezzate il quartiere Parco San Giuliano (così da ridurre l’effetto “isole di calore”), a collegare il quartiere al centro della città, a diffondere la mobilità ciclopedonale, oltre che a migliorare l’assorbimento delle acque meteoriche. Direttrice principale dell’intervento è l’antica strada vicinale “Fornace”. Si prevede una sorta di corridoio verde che attraversa il quartiere e si sviluppa in direzione del centro cittadino, attraversando lo storico varco Port’Alba delle Mura Megalitiche, con aree verdi, pavimentazioni permeabili, percorsi pedonali e ciclabili, arredi quali sedute e vasche in pietra, alberi, arbusti e prati.
Il disciplinare, sottoscritto tra Regione e Comune due anni fa, prevedeva che tutte le opere fossero completate entro la metà del 2022. Ne scrissi qui:
👉 Aprile-Maggio 2019 / Ammissione al finanziamento e sottoscrizione del disciplinare tra Comune e Regione.
Nel maggio 2020, a seguito della presentazione del progetto definitivo, è arrivato il parere favorevole nella procedura di valutazione di incidenza ambientale.
👉 Ne scrissi qui:
Tali interventi,
insieme agli altri già previsti e finanziati dalla Regione per il quartiere Parco San Giuliano
👉 prevenzione rischio sismico (3,1 milioni di euro, assegnati definitivamente nel settembre 2019)
👉 sistema raccolta delle acque piovane (bando regionale del 2017, finanziamento 1,5 milioni di euro)
sono destinati a migliorare significativamente la qualità della vita dei suoi abitanti.
ENZO COLONNA
“la durata è la forma delle cose”

Cose che rimangono

COSA RESTA? Ad un anno dalla morte di Ezio Bosso, viene lanciato il progetto THINGS THAT REMAIN con la piattaforma www.thingsthatremain.it
GRAZIE, MAESTRO.
Mi resta il suo delicato “Grazie a lei, Enzo” di qualche giorno fa (8 maggio 2020), quando le inviai il mio post che riprendeva la sua ultima bella intervista in cui ci ricordava alcuni fondamentali:
《Vivere è una cosa pratica, a volte anche faticosa, non una favoletta, e per usare quella bacchetta, che sia magica o meno, bisogna fare tanta fatica. Una cosa la so per certo, a tutte le peggiori nefandezze che sono successe nel nostro Paese nei secoli l’arte è sopravvissuta, questo deve farci trovare la forza, e quel puntino di luce che si sprigiona all’apice della bacchetta ci può dare la forza per sopravvivere, o meglio, di vivere! Vivere sempre come pratica quotidiana, non come poesiola. Vivere è un impegno quotidiano》.
Ci resta la sua musica, che è bellezza, buono, testimonianza e impegno dentro la vita, con lo vita e oltre la vita. Per sopravvivere.
Mi restano i ricordi di quei giorni del giugno 2019 (27-29), quando riuscii, con lo sforzo di tanti, a tenerla qui da noi. E queste immagini in cui la ritraggo nella nostra Murgia e nella nostra Cattedrale.
Come scrissi dopo quelle giornate [qui: https://www.facebook.com/story.php?story_fbid=10218809868788640&id=1558501860], con lei, Ezio Bosso, abbiamo “sentito”, non ci siamo semplicemente emozionati. È stato un sentire insieme, non solo la sua musica, i nostri e i suoi silenzi, ma anche le nostre storie, che hanno formato i luoghi e su cui costruire presente e futuro.
Per questo, per questo valore liberato dal prezzo, dalla logica da eventificio degli spettacoli “mordi e scappa”; per questa cultura che riprende le tracce, il percorso, le storie delle generazioni e riparte dai luoghi in cui il tempo si è fatto forma; per il tempo che ci ha donato, per l’attenzione e gli stimoli che ha donato a tanti, ebbene per tutto questo… e aggiungo – per quanto mi riguarda, per riprendere mie vecchie ossessioni – per avermi ricordato che “siamo tutti fragili, siamo dei bugiardi se non lo ammettiamo e, come gli antichi viandanti, dobbiamo, nel momento di difficoltà, appoggiarci e sostenerci gli uni con gli altri” e che la Bellezza e il Buono sono rischio, esigono impegno quotidiano, costano fatica, GRAZIE EZIO!